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mercoledì 25 settembre 2024

Carcere, castigo, dolore

 

La ronda dei carcerati (1890), Vincent Van Gogh - museo Puskin di Mosca


La critica spesso rivolta, nella prima metà del secolo XIX, al sistema carcerario (la prigione non è sufficientemente punitiva: i detenuti hanno meno freddo, meno fame, minori privazioni, nel complesso, di molti poveri e persino di molti operai) indica un postulato che non è mai stato chiaramente abbandonato: è giusto che un condannato soffra fisicamente più degli altri uomini. La pena ha difficoltà a dissociarsi da un supplemento di dolore fisico. Cosa sarebbe, un castigo incorporeo?”

(Michel Foucault, “Sorvegliare e Punire” - Einaudi)






giovedì 23 maggio 2024

Un posto dove andare

 


"E in tutto quel piangere, quel credere di chiamare a gran voce qualcuno, una sola cosa riusciva a pensare: che non aveva un posto dove andare, non poteva riconoscersi in un momento qualunque, non era atteso, non disponeva di una destinazione nello spazio come nel tempo; mentre avanzava con tanta furia restava fermo, seguitando a schiantarsi sempre intorno allo stesso punto."

(Ian McEwan, “Bambini nel tempo” - trad. Susanna Basso)





giovedì 25 aprile 2024

25 aprile - Non dimenticate!

 


Il 28 giugno 1960, Sandro Pertini, allora presidente della Camera, pronunciò un discorso sui valori della Resistenza e dell’antifascismo nella vita democratica del Paese.

In quell’occasione, di fronte alla folla genovese che protestava contro il congresso del Movimento Sociale Italiano, Pertini disse: “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. E ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta costituzionale”.








martedì 29 agosto 2023

Correva



"Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente"

(“Una questione privata”, Beppe Fenoglio)







 

venerdì 25 novembre 2022

Incipit 100/100

Secondo la leggenda di famiglia, il nonno di Ferguson partì a piedi da Minsk, sua città natale, con cento rubli cuciti nella fodera della giacca, viaggiò a ovest fino ad Amburgo passando per Varsavia e Berlino, comprò il biglietto per una nave chiamata Empress of China che attraversò l’Atlantico in mezzo a violente tempeste invernali ed entrò nel porto di New York il primo giorno del ventesimo secolo. Mentre aspettava di essere interrogato da un funzionario dell’immigrazione a Ellis Island, il nonno di Ferguson attaccò discorso con un altro ebreo russo. Quello gli disse: Scordati il nome Reznikoff. Qui non te ne fai niente. Per la tua nuova vita in America ti serve un nome americano, uno che suona bene in americano. Poiché nel 1900 l’inglese era ancora una lingua straniera per lui, Isaac Reznikoff chiese suggerimento al più esperto e maturo compatriota. Di’ che ti chiami Rockefeller, fece quello. Cosí vai sul sicuro. Passò un’ora, poi un’altra ora, e quando si accomodò per rispondere alle domande del funzionario, il diciannovenne Reznikoff aveva già dimenticato il nome che gli era stato suggerito da quell’uomo. Nome?, chiese il funzionario. Battendosi la fronte indispettito, lo stanco immigrato se ne uscí in yiddish, Ikh hob fargessen (Non me lo ricordo piú)! E fu cosí che Isaac Reznikoff cominciò la sua nuova vita in America come Ichabod Ferguson.

(4 3 2 1, di Paul Auster - Trad. Cristiana Mennella)





venerdì 28 ottobre 2022

Incipit 96/100

Sono le sei del pomeriggio e la luce è quella esatta delle sei del pomeriggio, fine estate: calda e gialla, appena velata di rosa in fondo alla campagna. Nel parcheggio davanti al palazzo c'è soltanto una macchina, una fiesta blu, coperta di polvere e sabbia. Il sole batte sul vetro dello specchietto retrovisore e torna indietro, una lama, sul caschetto biondo della bambina ferma in mezzo allo spiazzo. ”

(Dei bambini non si sa niente, di Simona Vinci)






venerdì 16 settembre 2022

Incipit 90/100

 

Alice cominciava ad essere veramente stufa di star seduta senza far niente accanto alla sorella, sulla riva del fiume. Una o due volte aveva provato a dare un'occhiata al libro che sua sorella stava leggendo, ma non c'erano né figure né filastrocche. "Che me ne faccio di un libro senza figure e senza filastrocche?" pensava Alice. A dire la verità non era possibile pensare molto, perché faceva tanto caldo che Alice si sentiva tutta assonnata e con le idee confuse: adesso si stava domandando se valesse la pena di alzarsi e raccogliere fiori per fare una ghirlanda di margherite, quando ecco che improvvisamente le passò proprio davanti un Coniglio Bianco, con gli occhi rosa.”

(Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll – trad. Tommaso Giglio)




venerdì 29 luglio 2022

Incipit 83/100

 

Avevo la pasta sul fuoco in cucina, quando squillò il telefono. Alla radio davano la Gazza ladra di Rossini, il sottofondo musicale ideale per prepararsi un piatto di spaghetti, e io l'accompagnavo fischiando. Fui tentato di non rispondere, gli spaghetti erano quasi cotti, e Claudio abbado stava giusto per portare l'orchestra filarmonica di Londra all'apice dell'intensità drammatica. Pazienza, mi rassegnai ad abbassare il fuoco, andai nel soggiorno e sollevai il ricevitore. Poteva anche essere un conoscente con qualche nuova proposta di lavoro.”
(L'uccello che girava le viti del mondo, di Murakami Haruki – trad. Antonietta Pastore)





venerdì 3 giugno 2022

Incipit 75/100

La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei.”

(La signora Dalloway, di Virginia Woolf – trad. Anna Nadotti)





domenica 8 maggio 2022

Il fascino del viaggiare secondo Cesare Pavese

Il fascino del viaggiare è lo sfiorare innumerevoli scene ricche e sapere che ognuna potrebbe esser nostra e passar oltre, da gran signore.”

(Cesare Pavese, “Il mestiere di vivere“)





venerdì 6 maggio 2022

Incipit 71/100

L'autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell'alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell'autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante ed ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l'autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L'ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l'uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all'autista – un momento – e aprì lo sportello mentre l'autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l'uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.”

(Il Giorno della Civetta, di Leonardo Sciascia)




venerdì 22 ottobre 2021

Incipit 43/100

“Nella mia casa paterna, quand'ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: - Non fare malagrazie!

Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: - Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci! 

Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire.”

(Lessico Famigliare, di Natalia Ginzburg)



 

giovedì 5 agosto 2021

I nomi delle strade


I NOM DAL STRÈDI

Al strèdi a gli è
tòti ad Mazzini, ad Garibaldi
a gli è di pèpa
ad quei chi scréiv,
chi dà di cmand, chi fa la guèra.
E mai ch’u t’capita d’avdéi
Vea d’éun  che fèva i brétt
Vea d’éun che stèva sòta un zris
Vea d’éun ch’u n’ à fatt gnént
parchè l’andeva a spass
s’una cavala.
E pansè che e’ mònd
l’è fatt ad zénta cume mè
ch’l’a magna i radécc
ma la finestra
cunténta ad stè l’instèda
Si pii néud.

(Nino Pedretti)


I NOMI DELLE STRADE

Le strade sono
tutte di Mazzini, di Garibaldi,
son dei papi,
di quelli che scrivono,
che dan dei comandi, che fan la guerra.
E mai che ti capiti di vedere
via di uno che faceva i berretti
via di uno che stava sotto un ciliegio
via di uno che non ha fatto niente
perché andava a spasso
sopra una cavalla.
E pensare che il mondo
è fatto di gente come me
che mangia il radicchio
alla finestra
contenta di stare, d’estate,
a piedi nudi.

(da Al vòuṣi e altre poesie in dialetto romagnolo, Einaudi, 2007)


 

venerdì 28 maggio 2021

Incipit 22/100

“Non ho ucciso mio padre, ma certe volte mi sembra quasi di avergli dato una mano a morire. E se non fosse capitata in coincidenza con una pietra miliare nel mio sviluppo fisico, la sua morte sembrerebbe un fatto insignificante in confronto a quello che è successo dopo. Parlai di lui con le mie sorelle per tutta la settimana seguente al giorno in cui morì, e Sue di sicuro pianse un po' quando gli uomini dell'ambulanza lo rimboccarono in una vivace coperta rossa e lo portarono via. Era un uomo fragile, irascibile e ossessivo, con le mani e il viso giallastri. Includo qui la breve storia della sua morte solo per spiegare come mai le mie sorelle ed io ci trovammo con tanto cemento a nostra disposizione ”

(Il giardino di cemento, di Ian McEwan – trad. Stefania Bertola)



 

venerdì 26 marzo 2021

Incipit 13/100

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d'infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto - chi lo nega - ma anche maledettamente suscettibili. D'altronde, non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella.

(Il giovane Holden, di J. D. Salinger – trad. Adriana Motti) 



 

venerdì 5 marzo 2021

Incipit 10/100

“Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944.”

(I ventitré giorni della città di Alba, di Beppe Fenoglio)



 

 

 

 

venerdì 26 febbraio 2021

Incipit 9/100

“Alla fine maggio 1916, la mia brigata – reggimenti 399° e 400° - stava ancora sul Carso. Sin dall'inizio della guerra, essa aveva combattuto solo su quel fronte. Per noi, era ormai diventato insopportabile. Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto. Non avevamo fatto altro che conquistare trincee, trincee e trincee. Dopo quella dei 'gatti rossi', era venuta quella dei 'gatti neri', poi quella dei 'gatti verdi'. Ma la situazione era sempre la stessa. Presa una trincea, bisognava conquistarne un'altra. Trieste era sempre là, di fronte al golfo, alla stessa distanza, stanca. La nostra artiglieria non vi aveva voluto tirare un sol colpo. Il duca d'Aosta, nostro comandante d'armata, la citava ogni volta, negli ordini del giorno e nei discorsi, per animare i combattenti.”

(Un anno sull'altipiano, di Emilio Lussu)



 

 

venerdì 5 febbraio 2021

Incipit 6/100

In Africa, alcune tribù della foresta equatoriale ritengono che quando un malato guarisce deve cambiare nome, e prenderne uno nuovo. La persona malata è morta, e quella che è riemersa è un'altra. Ciò perché al nome resta attaccata l'identità di prima, con tutto quel che ne consegue: sfortuna, destino e così via. La guida di Molanda le aveva assicurato che i bianchi non credono a certe superstizioni. E così, da quando era tornata in Europa, dopo tanti smarrimenti – risanata, o soltanto liberata – lei aveva ritrovato il nome che era sempre stato il suo: Annemarie.”

(Lei così amata, di Melania G. Mazzucco)



 

 

giovedì 22 settembre 2016

Nello specchio

“Fissandosi allo specchio, Chunyu Bai ripensò ai combattimenti che si erano svolti intorno alla Concessione internazionale di Shanghai; si ricordò l’attacco di tre bombardieri all’incrociatore giapponese Izumo ormeggiato sul fiume Huangpu, l’assedio ai magazzini Sihang, ripensò a come la città fosse diventata un luogo isolato dove si perpetravano nell’ombra numerosi crimini. Poi era scoppiata la guerra del Pacifico e i carri armati giapponesi avevano percorso via Nanchino.”



“L’uomo nello specchio sembrava essere diventato un altro. Chunyu Bai continuò a fissarlo per due o tre minuti, poi non se la sentì più di guardarlo e riprese il suo cammino. Benché il marciapiede fosse affollato di gente, provò una solitudine incommensurabile. Quando passò davanti a un ristorante che faceva cucina tipica del Sud-est asiatico, spinse la porta ed entrò.”

(Un incontro, di Liu Yichang – Einaudi Stile Libero, trad. Maria Rita Masci)




giovedì 15 settembre 2016

Giallo, Noir & Thriller/34



Titolo: Onora il Padre
Autore: Giancarlo De Cataldo
Editore: Einaudi - 2008

Giancarlo De Cataldo è conosciuto principalmente per “Romanzo Criminale”, ma ovviamente ha scritto molto altro.
“Onora il Padre”, ripubblicato da Einaudi nel 2008, era inizialmente apparso, circa 8 anni prima, nella collana Gialli Mondadori firmato dallo stesso De Cataldo con uno pseudonimo.
Non credo sia corretto, ancor meno consigliabile, esprimere un parere od un giudizio su un romanzo accostandolo ad un altro, sebbene del medesimo autore, per cui l’unica nota che esprimo è che si nota come nella trama e caratterizzazione dei personaggi, De Cataldo stesse ancora percorrendo la sua personale strada che lo avrebbe portato ai più recenti risultati.
Nel dettaglio: trama e sviluppo della vicenda sono tipici dello psyco-thriller di stampo anglosassone, anche se letto oggi, questo tipo di scrittura sembra un po’ troppo datato e da solo non basta a catturare il lettore.
I tempi drammaturgici non convincono del tutto e quelli che potrebbero essere elementi atti a creare tensione narrativa si risolvono, purtroppo, in un certo appesantimento nello sviluppo della vicenda, che a mio parere non “decolla” del tutto. L’attenzione ai caratteri è appena abbozzata ed in più di un’occasione sembra non sufficiente ad evitare un sapore di già visto e già letto, con il lettore che rischia di rimanere deluso. Qualche luogo comune di troppo infastidisce e molte situazioni, nella loro tipicità in questo tipo di romanzo, avrebbero probabilmente necessitato di una maggiore elaborazione, a partire dalla location romagnola (stereotipi sulla Riviera compresi).


I due principali personaggi, il serial killer ed il giovane e valente criminologo commissario Colonna, invece di dare origine ad un serrato confronto a distanza, potenzialmente stimolante per quanto abbastanza “topico”, si incontrano pressoché subito, a meno di un terzo del romanzo, anche se il funzionario di Polizia non se ne rende conto.
Questo elemento porta, di fatto, ad un depotenziamento della vicenda, inoltre la scelta dell’autore di inserire due tipologie di ricerca/indagine eseguite da Colonna, quella di un assassino seriale e quella del proprio padre, appare forzata e poco stimolante, dato che il commissario risulta in diversi passaggi abbastanza antipatico, nel senso peggiore dell’espressione, poiché risulta difficile provare empatia o anche solo simpatia per questo personaggio.
Viceversa le pagine in cui a parlare direttamente è il serial killer, nella sua leggermente forzata delirante visione, risultano maggiormente riuscite, anche se un po’ pesanti alla lettura.
I personaggi di contorno, che variano dalla anatomo patologa bella e ovviamente sedotta dal giovane criminologo in trasferta, ai vari poliziotti che sembrano essere presenti solo per creare movimento, fino al vicequestore troppo prevedibilmente in distonia con Colonna, non riescono a fare breccia e la lettura procede un po’ stanca, a tratti infastidita.
Da leggere senza particolari pretese, magari per rilassarsi qualche ora, meglio se preso in prestito in biblioteca.


Perché, uccidendo le sue vittime, l'assassino che i giornali chiamano «il Figlio dei fiori» ascolta sempre un dimenticato brano psichedelico del 1972? Che cosa sono il Giusto Ritmo e la Legge? Che cosa nasconde la tranquilla Casa di riposo Giovanni Pascoli, dove vegetano anziani con gli acciacchi piú diversi? Ce la farà il giovane e intuitivo Matteo Colonna, che cerca di immedesimarsi nell'assassino, a resistere all'orrore di ciò che sarà costretto a scoprire? (da einaudi.it)