Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze.
Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Non toccherai le cose che non ti guardano: l’erba, il sasso, la foglia morta - esse sono del cielo. Ma potrai sul colle narrare in solitudine, con trepida voce, il tuo passare. (Giacomo Prampolini, da Molte stagioni, Mondadori, 1962)
Va bene, basta con i passanti, la smetto con questa mania delle passanti, che un po' ha rotto, ne convengo.
Ma, sebbene lei, con tutte le sue mossette e quelle smorfie da ragazzina mi abbia stufato, qualora la incontrassi per la strada, come se, appunto, fossimo due anonimi passanti, ebbene credo che il mio cuore farebbe un bel salto!
Andavano e sempre camminando cantavano eterna
memoria, e a ogni pausa era come se lo scalpiccio, i cavalli, le folate di
vento seguitassero quel canto.
I passanti facevano largo al corteo, contavano le corone, si segnavano. I
curiosi, mescolandosi alla fila, chiedevano: "Chi è il morto?" La
risposta era: "Živago." "Ah! allora si capisce." "Ma
non lui. La moglie." "È lo stesso. Dio l'abbia in gloria.
Gran bel funerale."
(Boris Pasternak – Il Dottor Živago, trad. Pietro Zveteremich)
“Dall’altra parte della strada,
attraverso i vetri appannati e la neve, potrebbero averci visto, io e Maggie,
fianco a fianco, sotto a un portone, in piedi come passanti che all’improvviso
si mettono a baciarsi per poi riprendere la posizione di passanti e assumere
l’aspetto di chi sta aspettando un taxi.”
(Jack Kerouac – da “Maggie Cassidy”, trad. Monica
Luciano)
“Se di notte ci si trova a passare per una
viuzza e un uomo ci corre incontro, visibile già da lontano, dato che la viuzza
che abbiamo davanti a noi è in salita e che c’è la luna piena, non lo acchiapperemmo
nemmeno se è debole e mal in arnese, nemmeno se qualcuno gli corre appresso
gridando, ma lo lasceremmo continuare nella sua corsa.
Poiché è notte, e non dipende da noi se la
viuzza s’inerpica, di fronte a noi, nel plenilunio, e inoltre può darsi che i
due abbiano inscenato quell’inseguimento per divertirsi, o forse essi inseguono
un terzo, forse è il primo a essere inseguito benché innocente, forse il
secondo vuole assassinarlo, per cui noi diverremmo complici del delitto, forse
i due ignorano qualsiasi cosa l’uno dell’altro e ciascuno corre per proprio
conto per andare a coricarsi, forse sono dei sonnambuli, forse il primo ha
delle armi addosso.
E, dopo tutto, non potremmo essere stanchi
noi o aver bevuto un bel po’ di vino? Siamo belli e contenti di non vedere più
neppure il secondo.
(Franz Kafka – I Passanti / I due che si
rincorrono, in Racconti, trad. Giulio Schiavoni)
Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.”