Visualizzazione post con etichetta Jazz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jazz. Mostra tutti i post

martedì 5 dicembre 2023

mercoledì 24 giugno 2020

Smile


Se tu sorridi è per colmarmi di te 
Se tu sorridi io vedo il mondo intero. 
Paul Éluard












mercoledì 4 dicembre 2019

Circostanze sfortunate



Forse non è strano che nel corso mutevole della fortuna, attraverso l'infinità del tempo, la casualità degli eventi produca spesso circostanze uguali.
PLUTARCO, Sertorio


mercoledì 7 novembre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #5 - Sarah Vaughan



A fare di Sarah Vaughan una vera divina del jazz è stata un'estensione vocale fuori dal comune ed un controllo del fraseggio che le permetteva di ridisegnare una canzone secondo l'ispirazione e l'umore del momento. Nata nel New Jersey nel 1924, trovò nel mitico Apollo Theatre di New York il luogo ideale dove esprimere il suo talento. Così Sassy, come venne soprannominata, attraversò gli anni quaranta accompagnata dalla big band di Earl Hines e poi da quella di Billy Eckstine, a cui rimase legata tutta la vita considerandolo ancora più di un mentore.
Grazie a Eckstine, la Vaughan entrò in contatto con fuoriclasse come Dizzy Gillespie e Charlie Parker, divenendo così esponente di spicco del bepop. Infatti stando vicino ai suoi massimi esponenti, la Divina riuscì ad affinare un canto libero da schemi prestabiliti, potendo così permettersi di confrontarsi sia con brani dalla evidente complessità armonica, sia con l'eleganza delle canzoni di Gershwin. Con il padre della canzone moderna americana la Vaughan si confronterà per la prima volta nella metà degli anni cinquanta. E But Not For Me verrà ricordata nella sua interpretazione unica, caratterizzata da una intensa ed emozionante varietà espressiva.



Old Man Sunshine, listen, you
Never tell me dreams come true
Just try it, and I'll start a riot
Beatrice Fairfax, don't you dare
Ever tell me he will care
I'm certain, It's the final curtain
I never want to hear from any cheerful Pollyannas
Who tell you fate supplies a mate, it's all bananas
They're writing songs of love, but not for me
A lucky star's above, but not for me
With love to lead the way
I found more skies of gray
Than any Russian play could guarantee
I was a fool to fall, and get that way
Hi-ho, alas, and also lack-a-day
Although I can't dismiss
The memory of his kiss
I guess he's not for me
Although I can't dismiss
The memory of his kiss
I guess he's not for me

Compositori: George Gershwin / Ira Gershwin

mercoledì 24 ottobre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #4 - Miles Davis

Ai tempi del bebop, tutti suonavano velocissimi. Ma a me non è mai piaciuto suonare tutte quelle scale su e giù. Ho sempre cercato di suonare le note più importanti di ogni accordo, per sottolinearle. Sentivo gli altri musicisti suonare tutte quelle scale e quelle note, e mai niente che valesse la pena di ricordare.”
(Miles Davis)

Nella seconda parte del 1955 il Miles Davis Quintet, con John Coltrane al sassofono tenore, iniziò una serie di registrazioni destinate a segnare lo stile del jazz anni 50, sia per le formazioni più grandi e composite che per i gruppi più ridotti.
Nello stesso anno, al Newport Jazz Festival, Miles Davis si ripresentò con una sensazionale interpretazione dopo un periodo lontano dalle scene causa la propria tossicodipendenza. In particolare il brillante trombettista scelse di eseguire una ballad di Thelonius Monk, in cui il suo strumento riesce a trasmettere un suono tanto illuminante quanto fresco ed emotivamente potente.
Questo brano diventerà presto negli anni immediatamente successivi sinonimo dello stile di Davis. “'Round Midnight” è stato probabilmente il brano, la principale tra le ballads che ha suonato, a rendere molto intimo il rapporto fra Miles Davis ed il suo strumento, quasi come se la tromba potesse essere suonata così solo da lui, ovvero con un suono limpido, privo di vibrato, pertanto lontano dal bepop, da cui si era allontanato. Questo lo si può ora considerare uno dei primi segni di come nel prosieguo della sua carriera non si sarebbe accontentato di suonare, ma avrebbe cercato di crescere come musicista, cambiando strada ogni volta che avesse sentito la necessità di continuare ad amare e credere in ciò che faceva.



mercoledì 10 ottobre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #3 - Charlie Parker


Quando ero adolescente e per diversi anni a seguire il volto di Forest Whitaker in “Bird”, il film di Clint Eastwood, era quello di Charlie Parker. Quel collage di scene dalla vita di Parker mi rimase dentro a lungo, per l'interpretazione del protagonista e per la musica che lo accompagnava. Un passaggio fondamentale della non lunga vita e carriera artistica di Charlie Parker avviene alla fine degli anni quaranta, quando decide di unire il vigore del bepop alle atmosfere sognanti e romantiche tipiche di un'orchestra.

Ebbe l'intuizione di far dialogare il suo sax alto con suoni più morbidi e compositi, operazione di dubbia riuscita e su cui incombevano critiche e aperte ostilità, persino da parte dei colleghi ed amici. Ma Charlie Parker, da conoscitore ed amante di Béla Bartók, Arnold Schoenberg e Igor Stravinsky, nonché dei suoni distintivi della musica da camera, mostrò la sua arte e la voglia di andare oltre i confini della musica jazz. Oltrepassò gli allora angusti spazi definiti per il suo strumento, per la sua musica e ne reinventò morfologia e sintassi, di fatto rendendo la strada un po' più aperta e libera per chi venne dopo.
Provate ad ascoltare Laura per credere. 


 

mercoledì 26 settembre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #2 - Louis Armstrong


Qualcuno in passato ha affermato che senza Louis Armstrong il jazz probabilmente non sarebbe esistito. Di sicuro c'è che sarebbe stato diverso, almeno per quanto riguarda la tromba che, nata per orchestra, con questo fondamentale artista partito da New Orleans si nobilitò fino a diventare uno strumento solista.
Con Louis Armstrong il jazz degli inizi si trasformò da genere di divertimento e svago in vera e propria forma d'arte. Inconfondibile la tromba di Satchmo, ma inconfondibile è anche la sua voce. Il canto di Armstrong, reso immortale da un capolavoro oltre ogni genere e fuori dal tempo e dallo spazio come What a Wonderful World, sa essere anche ruvido e malinconico, ma allo stesso tempo dolce ed elegantemente velato di una sottile serenità che confina con la gioia di vivere e cantare la vita stessa.
Un po' come accade in Body and Soul.



For you, I sigh, for you, dear only
Why haven't you seen it, I'm all for you
Body and soul
I spend my days in longing
Wondering why it's me that you're wronging
I tell, you I mean it, I'm all for you
Body and soul
I can't believe it, it's hard to conceive it
That you'd turn away, romance
Are you pretending, it looks like the ending
Unless, I could have one more chance to prove, dear
My life a wreck, you're making
You know, I'm yours for just the taking
I'd gladly surrender myself to you
Body and soul
My life a wreck, you're making
You know I'm yours for just the very taking
I'd gladly surrender myself to you
Body and soul

mercoledì 12 settembre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #1 - Billie Holiday


Eleanora Fagan nasce a Filadelfia nell'aprile del 1915.

Trasferitasi a Baltimora con la madre e poi a New York conosce la povertà e l'ambiente pericoloso e niente affatto favorevole ad una giovane donna, che formeranno la futura Lady Day alla parte più scura e dolorosa della vita. Prima di diventare una delle voci più intense nella storia del jazz, con il nome d'arte di Billie Holiday attraversa la disperata necessità di guadagnarsi pochi centesimi per mangiare, il razzismo stupido e brutale dell'America bianca che le negherà anche di esibirsi nelle grandi città, la prostituzione. Tutti dolori che l'artista riuscirà a riversare e sublimare in un canto inconfondibile e straordinariamente amaro.

Non mi va di cantare una canzone così com'è. Devo comunque cambiarla alla mia maniera”, disse una volta la Holiday, ed in effetti la sua tecnica, la sua intensa voglia di stravolgere sempre il brano da eseguire, mettendoci “del proprio”, rendono uniche le sue interpretazioni.

Questo accade soprattutto quando unisce la propria forza creativa con una spasmodica volontà di comunicare se stessa, di farsi conoscere e capire. Comunque la grandezza di Billie Holiday non si limita solamente alle registrazioni che testimoniano quanto scritto finora e la sua personale identità vocale. Fu artista anche come autrice, elegante, profonda e mai banale. Persino anche quando racconta una delle sue tante, disperate e sfortunate, storie d'amore. Come in “Don't Explain”.


Hush now, don't explain
Just say you'll remain
I'm glad you're back, don't explain
Quiet, don't explain
What is there to gain
Skip that lipstick
Don't explain
You know that I love you
And what love endures
All my thoughts of you
For I'm so completely yours
Cry to hear folks chatter
And I know you cheat
Right or wrong, don't matter
When you're with me, sweet
Hush now, don't explain
You're my joy and pain
My life's yours, love
Don't explain
You know that I love you
And what love endures
Nothing rates above you
For I'm so completely yours
Cry to hear folks chatter
And I know you cheat
Right or wrong, don't matter
When you're with me, sweet
Hush now, don't explain
You're my joy and pain
My life's yours, love
Don't explain