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lunedì 30 marzo 2020

Citazioni Cinematografiche n.348

La mia mente è umana, il mio corpo è costruito: sono la prima del mio genere, ma non sarò l'ultima. Ci aggrappiamo ai ricordi come se ci definissero, ma è quello che facciamo a definirci. Il mio ghost è sopravvissuto per ricordare a chi verrà dopo di noi che l'umanità è la nostra virtù. Io so chi sono e perché sono qui. 
(Maggiore Mira Killian/Scarlett Johansson in "Ghost in the Shell", di Rupert Sanders - 2017)




mercoledì 31 luglio 2019

Ghost in the Shell (2017)


Mi sono avvicinato a “Ghost in the Shell”, il film del 2017 di Rupert Sanders, con cautela e un po' di titubanza, come si fa, o comunque sono solito fare, nel momento in cui scelgo di vedere ciò che si presenta come un remake, o quasi, di qualcosa che ho molto amato. In effetti il film è molto vicino all'omonimo anime datato 1995 per la regia di Mamoru Oshii, a sua volta basato sul manga di Masamune Shirow.

Ne avevo letto parecchie critiche negative, a volte spietate, basate su più aspetti e considerazioni, per cui ho dovuto impegnarmi maggiormente per poterlo guardare con la migliore predisposizione possibile. Credo che il film non sia affatto male, a patto di evitare almeno in parte il diretto confronto con l'anime anni 90. In caso contrario la lotta è decisamente impari, sebbene permanga qualche elemento positivo.

Dunque così ho cercato fare e la mia considerazione è che “Ghost in the Shell” di Sanders meriti attenzione ed una possibilità anche da parte dei fan dell'animazione giapponese.
Se la prima parte si risolve in poco più di una emulazione di quanto visto vent'anni prima, con scene talmente identiche da poter sovrapporre i fotogrammi dell'una e dell'altra opera, nel prosieguo della visione il film acquista una sua dimensione e prende una sua strada. Spinge sull'action movie e vira la riflessione e le vicende della protagonista sul versante della ricerca della propria identità, del proprio passato. Ovvero inserisce elementi tutto sommato conosciuti, quasi classici, su un impianto fantascientifico che guarda al cyberpunk, dove elementi thriller e polizieschi rendono il tutto maggiormente alla portata del grande pubblico. Il cyberpunk oggi è poco conosciuto e paga una carente diffusione, tra i più giovani in particolare. Pertanto averlo riproposto e portato in scena in grande stile e con vasta diffusione ritengo sia un'ottima cosa, pur con le semplificazioni stilistiche e drammaturgiche del caso.

I puristi ne rimangono inorriditi, ma un fetta non trascurabile del pubblico può farsi coinvolgere e magari (ri)avvicinarsi al genere. La fantascienza ed il cyberpunk hanno ancora molto da dire. Inoltre le critiche alla scelta come protagonista di Scarlett Johansson, con annesse accuse di whitewashing, dal momento che nel manga originale la protagonista, Motoko Kusanagi, è di etnia asiatica, mi sembrano ingenerose. Innanzitutto per gran parte del film non viene usato il nome Motoko, e quando si comincia a farlo è per inserire una deviazione narrativa e drammaturgica precisa, con molte e fondate giustificazioni e motivazioni. Inoltre l'attrice statunitense si è molto ben destreggiata nel ruolo, con buone prove nelle scene d'azione e tipicamente da science fiction thriller così come in quelle maggiormente dialogate e narrative (in fondo è pur sempre un membro degli Avengers, no?). Al limite la sua statura, non propriamente notevole, ha un po' penalizzato la resa scenica nei momenti in cui la si vede fianco a fianco con i protagonisti maschili. Infine anche nell'anime, così come nel manga, le fattezze del maggiore da lei interpretato non sono così spiccatamente asiatiche, come poi accade in molti altri esempi di opere cinematografiche o fumettistiche (anime e manga spesso hanno personaggi con viso e fattezze occidentali, secondo la tradizione produttiva).


In buona sostanza, se si guarda al film con il cuore e gli occhi all'anime, quest'ultimo vince nettamente e con facilità soprattutto per la profondità di riflessione e l'impianto narrativo-scenico, viceversa se si offre un'opportunità a Sanders, alla Johansson, a Takeshi Kitano ed agli altri attori coinvolti, non si rimane del tutto delusi e viene la voglia di chiedere altre opere di fantascienza con elementi filosofici, che possano raggiungere il pubblico ed anche solo intrattenerlo con discreta qualità.

lunedì 14 ottobre 2013

Citazioni Cinematografiche n.14


Batou: Una cyborg che fa immersione nel tempo libero. Non è un buon segno. Da quando in qua fai cose del genere? Non hai paura del mare? E se i galleggianti smettessero di funzionare?
Kusanagi: Allora morirei, e basta. Oppure ti tufferesti a salvarmi? Non ti ho costretto io a venire qui.

Batou: Senti, com'è immergersi?
Kusanagi: Non hai fatto anche tu le esercitazioni subacquee?
Batou: Non sto parlando di una vaschetta come quella, ma del mare.
Kusanagi: Ciò che provo è paura. Ansia. Solitudine. Buio. Poi, forse... speranza.
Batou: Speranza? In quelle acque buie?
Kusanagi: Quando sto per riemergere, avvicinandomi alla superficie, a volte mi sembra di poter diventare qualcun altro.
Batou: Non è che vuoi mollare la sezione 9?
Kusanagi: Batou? Quanta parte del tuo corpo è originale?
Batou: Che domanda è? Sei ubriaca?
Kusanagi: Comodo, vero? Basta volerlo, e gli impianti chimici all'interno dei nostri corpi metabolizzano tutto l'alcol contenuto nel sangue in pochi secondi, e torniamo sobri. Così possiamo starcene qui a bere mentre siamo in stato di allerta. L'essere umano non riesce a esimersi dallo sviluppare qualsiasi tecnologia possibile; è come se facesse parte del suo istinto. Metabolismo controllato. Percezioni sensoriali incrementate. Riflessi e capacità muscolare maggiorati. Velocità e capacità di elaborazione dati potenziate all'estremo. Tutto grazie ai nostri cervelli e corpi cibernetici. Non avremmo diritto di lamentarci, se non fosse che non riusciamo più a sopravvivere senza manutenzione di alto livello.
Batou: Ma questo non significa che abbiamo venduto anche l'anima alla Sezione 9.
Kusanagi: Certo, abbiamo il diritto di lasciare la sezione o andare in pensione, ma solo se restituiamo i nostri corpi cibernetici e le nostre memorie al Governo. Come sono necessarie numerose parti per fare un corpo umano, ci sono un numero incredibile di cose necessarie per definire completamente un individuo. Un viso per distinguerti dagli altri. Una voce della quale non sei consapevole. La mano che osservi quando ti svegli. I ricordi dell'infanzia, il presagio del futuro. Ma non è tutto. C'è la distesa di dati dell'enorme rete alla quale posso accedere con il mio cervello cibernetico. Anch'essa forma una parte di me, e dà vita a questa coscienza chiamata "io". E allo stesso tempo mi tiene limitata tra confini prestabiliti.
Batou: È per questo che ti immergi in mare con un corpo che va solo a fondo? Che cosa diavolo vedi, in quelle acque buie?
Kusanagi: È come se stessimo guardando uno specchio, ora. Ciò che vediamo ci appare confuso.

(Batou e maggiore Motoko Kusanagi in “Ghost in the Shell, di Mamoru Oshii - 1995)