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giovedì 22 novembre 2018

Voi che li avete votati...














Voi che li avete votati:

Avete votato per la salvaguardia dell'ambiente, vi trovate con un decreto che consente di innalzare i limiti degli idrocarburi contenuti nell'opera di smaltimento dei fanghi in agricoltura;

Avete votato per l'onestà, vi trovate con un decreto che consente agli evasori fiscali di farla franca (anche se non lo si può chiamare condono);

Avete votato per la legalità; vi trovate con un decreto che sana gli abusi edilizi, anche quelli che contribuiscono al dissesto idrogeologico (anche questo non possiamo chiamarlo condono, sebbene gli effetti siano gli stessi);

Avete votato per una politica contro le mafie; vi trovate con una riscrittura delle leggi che di fatto facilita ai mafiosi, attraverso dei prestanome, di tornare in possesso dei beni loro sequestrati;

Avete votato per i diritti civili ed i diritti umani; vi trovate come Presidente della Commissione Diritti Umani una come Stefania Pucciarelli, che nel 2012, commentando la notizia di un cittadino che aveva sparato a un gruppo di Rom, scrisse che, considerata l’entità del risarcimento, avrebbe dovuto prendere meglio la mira, nel settembre dello stesso anno criticò l’adozione da parte delle coppie gay, sostenendo che fosse una pratica contro natura, nel 2017 mise like a un post che parlava di forni crematori per gli stranieri;

Avete votato per diminuire le differenze fra Nord e Sud; vi trovate con la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio, ovvero che le lauree non avranno più lo stesso valore, ma in tutti i concorsi (anche pubblici) diventerà legale discriminare gli Atenei (provate ad immaginare quali saranno considerati, anche arbitrariamente, di eccellenza e quali no);

Avete votato perché il merito fosse più forte delle raccomandazioni e delle amicizie; vi trovate con ministri, sottosegretari, collaboratori e portavoce incompetenti, ignoranti ed arroganti, investiti di un ruolo solo in virtù di essere fedeli e sodali di Di Maio, Casaleggio e gli altri della cricca;

Avete votato per la certezza delle condanne e la Giustizia certa, vi trovate con il Ministro della Giustizia e l'intero Governo che sono convinti che i processi, in Italia, durino troppo solo a causa della prescrizione;

Avete votato per la certezza delle condanne e la Giustizia certa (bis), vi trovate con il Ministro della Giustizia che sostiene che “la riforma della prescrizione è necessaria perché le vittime delle stragi attendono giustizia!”, quando l'art. 157 del codice penale, già oggi, stabilisce che NON ESISTE PRESCRIZIONE per i reati la cui pena è pari all'ERGASTOLO e l'art. 422 del codice penale prevede l'ERGASTOLO per il reato di STRAGE;

Avete votato perché tutti avessero un lavoro, vi trovate con una elemosina di tre mesi a fronte di tassi di disoccupazione sempre più preoccupanti e con l'invito al lavoro nero;

Avete votato per la Cultura ed il Sapere diffuso, vi trovate con una legge di bilancio che prevede 26 milioni di euro in meno per la cultura, ovvero il Governo ha deciso di ridurre drasticamente le agevolazioni fiscali, e più in generale le misure economiche, a favore di cinema, musei, case editrici e librerie, oltre a prevedere una considerevole riduzione del bonus cultura per i diciottenni (d'altra parte se arrivi al Potere grazie all'ignoranza e parlando alla pancia dei cittadini non puoi volerne nutrire le menti, fosse mai che capiscano quanto siete cialtroni);

Avete votato per la Democrazia, il Progresso, l'Uguaglianza, una Società più giusta, e vi trovate con ministri razzisti, omofobi, antiabortisti, sessisti;

E chissà cos'altro ci riserveranno prossimamente Di Maio, Toninelli, Tria, Salvini, Fontana e gli altri...

Siete ancora sicuri di aver fatto bene a votare MoVimento 5 Stelle?








giovedì 1 maggio 2014

1° Maggio - Festa dei Lavoratori, Festa del Lavoro


Dignità e Lavoro, Rispetto e Giustizia Sociale.
Questo chiediamo, questo cerchiamo. Per il futuro nostro e dei nostri figli.

Andiamo oltre il giorno di festa e l'ormai logoro concerto a Roma.
Riaffermiamo il nostro diritto a lavorare ed essere adeguatamente pagati. Non contro qualcuno o qualcosa, anche se i nemici dei lavoratori sono tanti e ben riconoscibili, ma per noi, i nostri figli, le nostre vite di uomini e donne che hanno il dovere, il diritto di ricercare la propria realizzazione e la propria felicità, anche attraverso il lavoro, il nostro quotidiano impegno, fisico e mentale, con il corretto utilizzo delle nostre intelligenze e delle nostre forze.
Chiediamo la semplificazione delle attuali formule contrattuali, più di 40, che mortificano la dignità e il valore di chi desidera e vuole lavorare.
Sono state create per facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro, ma vengono utilizzate per facilitare sfruttamento e licenziamenti!
 
Ci ascoltino i politici, si sveglino i sindacati!
Smascheriamo l'ingiustizia e l'arroganza di chi si definisce imprenditore e datore di lavoro, mentre le uniche cose che elargisce sono miseri stipendi, inadeguati per vivere dignitosamente, e bugie a ripetizione per i lavoratori.
I sindacati si accorgano di come è cambiato il mondo del lavoro. Una giungla in cui non ci sono diritti ma solo il dovere di stare zitti e ingoiare qualsiasi contratto, qualsiasi trattamento, anche il più mortificante.
Gli amministratori pubblici siano seri e pronti ad opporsi a speculazioni e frodi. Siano difensori veri dei lavoratori e dei cittadini, denunciando i furfanti e farabutti che si inseriscono nel territorio, con l'unico scopo di arricchirsi sulla fatica di chi lavora onestamente e si vede ripagato con contratti che tutto prevedono, tranne il rispetto ed il diritto di essere pagati dignitosamente.
Imprese, Aziende, Cooperative che ti fanno aprire partita IVA e poi ti fanno lavorare 40 ore alla settimana, nello stesso luogo e con orario fisso!
Imprese, Aziende, Cooperative che assumono solo con contratti a progetto, li rinnovano periodicamente e dopo i 29 anni di età ti scaricano.

Imprese, Aziende, Cooperative che non ti riconoscono malattia o infortunio e licenziano o ti fanno dimettere quando non sei più "conveniente".

Chiediamo un serio Piano per l'Occupazione, in Italia, nelle nostre Regioni, contro l'arroganza e la protervia di mafiosi, ladri, farabutti, faccendieri e loschi individui che avvelenano le nostre vite.

Festa per il Lavoro, per i Lavoratori, per i Diritti e la Giustizia Sociale!


venerdì 27 settembre 2013

Dove c’è Barilla c’è casa. Ma non per i gay



Dove c’è Barilla c’è casa. Ma non per i gay


«Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri».

Guido Barilla a La zanzara, su Radio24, 25 settembre 2013


Incuriosito dalla polemica e dalle discussioni che si sono generate mi sono informato sulla questione Barilla. Ovvero le dichiarazioni  radiofoniche di Guido Barilla, di cui ho riportato l’estratto più significativo.

Personalmente ritengo che sia sacrosanto, ovvio, che un’azienda possa scegliere come e con quali testimonial o simboli pubblicizzare i propri prodotti. Fossero anche spot con gattini sperduti sotto la pioggia, una bambina asiatica che mangia spaghetti e (forse) si integra con una famiglia italiana, un noto calciatore brasiliano od un sexy attore spagnolo che parla con una gallina e così via. 


Va bene anche una improbabile colazione in mezzo ad un campo di grano o in mulino di alto design con il sole splendente, alto e a picco anche se è solo mattina presto.  Accetto (con qualche riserva) anche una famiglia di quattro persone con la madre perfettamente truccata e con la messa in piega, il padre rasato di fresco e vestito di tutto punto che sorride amabile ai figli (maschio e femmina) pettinati, puliti, biondi, senza brufoli o apparecchio ai denti che ridono felici all’idea di andare a scuola e via di fantasia.


È questione di marketing, di pubblicità, di promozione di un marchio, di un brand, di un prodotto, anche di una idea di consumatore. Probabilmente alla Barilla studiano bene le pubblicità e sanno come muoversi, a chi rivolgersi, quali sono i consumatori a cui vogliono arrivare e che magari si aspettano tali messaggi. Tutto bene, ok, se si vende si va avanti, l’azienda lavora e crea lavoro e siamo felici che un marchio italiano faccia fortuna anche all’estero.

Allora dove sta l’inghippo? Dov’è che il meccanismo crea un inciampo e perché le dichiarazioni del Barilla urtano anche me, che, tra le altre cose, so poco di pubblicità, guardo con parsimonia la televisione (senza farne motivo di orgoglio) e mangio relativamente poca pasta e pressoché per niente merendine o fette biscottate (del sexy attore di cui sopra)?

Lasciamo da parte, almeno per ora, il fatto che all’interno della Barilla potrebbero lavorare, e quindi contribuire alla fortuna dell’azienda, uomini e donne omosessuali, parenti ed amici di omosessuali, persone “sensibili” ai temi dei diritti civili, poiché se il Guido Barilla ritiene opportuno non tenerne conto sono affari suoi (“in casa degli altri” si sa… “questa è casa mia e qui comando io” e vai di luoghi comuni). Sorvoliamo sul fatto che l’illustre imprenditore, di fatto, rischia anche di arrecarsi un danno, di minare (magari solo in parte) le sorti dell’azienda, perché è molto probabile, quantomeno possibile, che nelle famiglie felici e tradizionali delle campagne Barilla si riconoscessero perfino alcuni appartenenti a famiglie gay: il sistema di valori e principi, la legittima aspirazione alla serenità, alla condivisione, la ricerca di un’intimità affettiva familiare, anche solo il desiderio di bere un caffèlatte e ingozzarsi (sorridenti ed in armonia) di biscotti e merendine, e tante altre belle cose non cambiano in base all’orientamento/identità sessuale (omofobi e intolleranti vari se ne facciano una ragione). D’altronde, è evidente, quelle delle pubblicità sono famiglie proiettive, non ritratti puntuali, precisi dell’attuale società italiana, che è andata molto cambiando dai tempi in cui un piccolo mugnaio bianco sfornava deliziosi tegolini per la sua bella Clementina.


Allora è il “noi siamo per la famiglia tradizionale” che mi crea imbarazzo.
È un’opinione legittima, per carità. Ma è un’opinione personale del proprietario, espressa con un atteggiamento greve e con poca grazia, anzi brutalmente, poiché non credo che fosse legittimato a parlare a nome di tutti i dipendenti della Barilla, tantomeno incaricato di esporre un marchio accanto ad opinioni strettamente personali.

Allora, noi chi?

Non c’è scelta di mercato o strategia aziendale, bensì mera posizione ideologica. Espressa, con scarsa lungimiranza, identificandola con il marchio che porta il nome del padrone di una importante azienda italiana. Il Barilla compie una scelta, da cui nasce un principio che non è inclusivo, ma è esclusivo. Allora non più “dove c’è Barilla c’è casa” o “c’è amore”, bensì, per bocca del suo sventurato padrone, questa azienda, nei pensieri di molti, “tifa” esclusivamente “per la famiglia tradizionale”, cosa che esclude e potrebbe anche dare fastidio a chi non ne fa parte.


Ma, a pensarci bene, anche questo potrebbe starci, in questi cupi e difficili tempi, dove omofobia ed intolleranza ce ne fanno vedere e vivere di ogni colore, dove il ritenere che la questione omosessuale sia un tema di civiltà che riguarda tutti, non solo gay ed il mondo LGBT, automaticamente ti fa entrare nella categoria “frocio e amico dei froci”, fine sillogismo tipico della destra nostrana.

No, quello che veramente mi fa uscire di testa è il passaggio “Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri”!

Caro Barilla, Cara Barilla,
come le “scelte” e la “vita” delle persone omosessuali possono infastidirvi?
Perché le loro “scelte”, anche quella di non consumare la vostra pasta, devono essere descritte come potenzialmente fastidiose rispetto alla “norma” eterosessuale?

Vi rendete conto che questo alimenta, tra le altre cose, quell’atteggiamento per cui una minoranza, per vivere in pace o esser degna di essere parte della società civile, deve rimanere ai margini, “tenere un basso profilo”, persino dimostrare di avere una moralità maggiore rispetto al popolo dei “normali”? Vi accorgete che le frasi pronunciate durante una trasmissione radiofonica e diffuse in lungo ed in largo, sostengono l’idea che ai gay sia “permesso” vivere in Italia ma senza eguale dignità giuridica?

Certo, poi se non ci piace, possiamo sempre cambiar paese, pardon, marca di pasta.










mercoledì 1 maggio 2013

1° Maggio: Festa del lavoro. Festa dei Lavoratori e aspiranti tali



Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli sforzi e le azioni per togliere valore ed essenza a questa festa, da troppi considerata solo come una festa “rossa”, “comunista”, dunque non degna di essere festeggiata, ma al contrario volgarizzata e limitata, colpevolmente, a misero raduno di partito, oppure a mega-concerto con musiche usurate e qualche grottesco gruppo musicale.  Le opere di “distrazione” sono tante e varie. Le mettono in atto gli industriali, molti politici, i comici, le persone di spettacolo, persino la Chiesa che due anni fa ha beatificato Giovanni Paolo II proprio in questo giorno (che curiosa coincidenza!).

La Festa del Primo maggio, la Festa del Lavoro non è questo, non deve essere questo.
È l’occasione principale per riflettere sul Lavoro, su quello che ci hanno fatto, sulla dignità che ogni giorno vogliono toglierci, sulle miriadi di contratti che prevedono tutto, fuorché il diritto di essere degnamente retribuiti per il nostro impegno, per il nostro lavoro.

Ben venga un giorno di festa, siano gradite e gradevoli le ore di riposo, da passare con la famiglia, gli amici, i colleghi, i compagni, ma ricordiamo l’essenza di questa ricorrenza. Ricordiamo il valore del sacrificio di chi ci ha preceduto. Ricordiamo e facciamo evidente la mancanza di lavoro e di salari giusti, facciamo risaltare l’arroganza e la protervia di chi calpesta i nostri diritti e i nostri valori!

Riaffermiamo il nostro diritto a lavorare ed essere adeguatamente pagati. Non contro qualcuno o qualcosa, anche se i nemici dei lavoratori sono tanti e ben riconoscibili, ma per noi, i nostri figli, le nostre vite di uomini e donne che hanno il dovere, il diritto di ricercare la propria realizzazione e la propria felicità, anche attraverso il lavoro, il nostro quotidiano impegno, fisico e mentale, con il corretto utilizzo delle nostre intelligenze e delle nostre forze.

Per il lavoro, per i diritti, per la dignità!
Per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale!
In piazza o in famiglia, sul luogo di lavoro e nelle scuole, tutti noi abbiamo il dovere anche e soprattutto ora, in questi tempi bui, di far vibrare le corde dell’appartenenza e del comune intento a rendere il mondo un posto migliore dove vivere, lavorare, studiare, amare, lottare…
immagine di Andrea Rivola