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martedì 20 giugno 2023

Raggio di sole

 


"Amo il sole di marzo a Pietroburgo, soprattutto il tramonto, naturalmente in una limpida serata di gelo. Tutta la via brilla all'improvviso, inondata di viva luce. Tutte le case sembrano sfolgorare di colpo. I loro colori grigi, gialli e verde-sporco perdono per un attimo tutta la loro tetraggine; come se l'anima ti si schiarisse, come se trasalissi o qualcuno ti urtasse col gomito. Un nuovo sguardo, nuovi pensieri... E' incredibile quel che può fare un raggio di sole all'anima di un uomo!"

(Fëdor Dostoevskij, "Umiliati e Offesi" - trad. Emanuela Guercetti)




sabato 12 novembre 2022

Qualcosa su "Amore e Guerra"

 

Nel guardare “Amore e Guerra” di Woody Allen, forse solo la prima volta ma anche ad una seconda visione, si corre il rischio di fermarsi alla vis comica, al lato ed aspetto divertente dell'opera. Intendiamoci in “Amore e Guerra” si ride parecchio, ci si diverte, ma è un po' un errore considerare l'opera un puro oggetto comico, spassoso, al quale ricorrere per il gusto di citarne le battute e da vedere quando si ha voglia di farsi quattro risate in compagnia (ma anche da soli!). Insomma è riduttivo relegare il film allo stesso piano, all'abito formale e costitutivo che presentano quelli immediatamente precedenti dell'autore newyorkese.

Woody Allen si confronta apertamente per la prima volta in questo film con due riferimenti culturali che avranno un forte impatto sulla sua poetica espressiva, sviluppandosi anche nei decenni a seguire.


Il primo, evidente fin dall’ambientazione geografica e ottocentesca, è la letteratura russa, ovvero le opere di Lev Nikolàevič Tolstòj e Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Per quanto riguarda Dostoevskij in particolare, l'autore di “Delitto e Castigo” sarà alla base delle riflessioni portanti sia di “Crimini e misfatti” che di “Match Point”. A questo aggiungiamo quanto si può ascoltare in “Io e Annie”, nelle lezioni universitarie, oltre a un sorprendente e brillante dialogo di “Mariti e mogli”, dove Allen e Juliette Lewis così affermano: Tolstoj... Tolstoj è un pasto... Turgenev io direi che è un favoloso dessert, così lo caratterizzerei... E Dostoevskij? Ah sì, Dostoevskij è un pasto completo con contorno di vitamina e germe di grano.


Il secondo è il cinema di Ingmar Bergman, che ispirerà alcuni dei ritratti più dichiaratamente psicologici di Allen, come “Interiors”, che riprende chiaramente “Sussurri e grida”, oppure “Una commedia sexy in una notte di mezza estate” che ammicca e gioca con “Sorrisi di una notte d’estate”, per giungera a “Hannah e le sue sorelle” che si accorge e quasi distrattamente si ricorda di “Fanny e Alexander”.

Visto in quest’ottica “Amore e Guerra” assume quindi un valore ed un ruolo centrale e (ri)fondativo all’interno della filmografia alleniana, valido ed emozionante punto di svolta per un passaggio che dal cinema comico, con tratti e costrutti parodistici e da stand up comedy, dei primi anni evolve in una direzione autobiografica, che due anni più tardi genererà “Io e Annie”.

Il film con Diane Keaton sarà poi di fatto il primo tassello di un vero e proprio canone espressivo, che il regista conserverà per tutto il suo percorso artistico, non solo con lui stesso protagonista delle proprie opere ma anche quando non lo sarà.





venerdì 27 agosto 2021

Incipit 35/100

“Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose?”

(Le notti bianche, di Fëdor Michajlovič Dostoevskij – trad. Luisa De Nardis)



 

 

giovedì 2 maggio 2019

Bagliori a San Pietroburgo, di Jan Brokken

Titolo: Bagliori a San Pietroburgo
Autore: Jan Brokken
Traduttore: Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo
Editore: Iperborea - 2017

 

In questo prezioso e affascinante libro leggiamo quanto scrive Nabokov nelle sue memorie: “Con pochissime eccezioni, tutte le energie creative di orientamento liberale – poeti, narratori, critici, storici, filosofi e così via – avevano lasciato la Russia di Lenin e di Stalin. A Berlino e a Parigi i russi formavano una colonia compatta. (…) Ma andarsene da San Pietroburgo per molti significava: non essere più a casa da nessuna parte”.
Proprio ad una città che periodicamente nel corso della sua storia ha cambiato nome, la meno russa delle città russe, Jan Brokken dedica questa sua opera. “Bagliori a San Pietroburgo” vive di storia e di presente, di storia dell'autore, che torna lungo la Neva quaranta anni dopo la prima volta, nel 1975, facendo inevitabili e a volte dolorosi confronti, e storia di una impressionante serie di scrittori, artisti, musicisti e compositori che a San Pietroburgo sono nati, hanno vissuto, hanno amato e lavorato ed in molti casi hanno abbandonato durante l'era sovietica.


Ci si potrebbe avvicinare al libro quasi fosse un reportage su un angolo di Europa, dimenticato e dimenticata, simbolo e crocevia di storia e cultura, ma vi è molto di più nelle pagine che il lettore non può fare a meno di godere e assaporare, continuamente stimolato ed invitato a seguire i passi dell'autore, il suo pellegrinaggio a San Pietroburgo che, dice, “se non fosse esistita, avrei inventato io questa città che sonnecchia sul fiume, come uno stato d’animo che mi corrisponde per sempre.”

Leggendo viene la voglia di recuperare poesie, romanzi, composizioni musicali, opere pittoriche o architettoniche, dal momento che nei brevi capitoli si alternano nomi come Anna Achmatova (un suo ritratto è sulla copertina), Nina Berberova, Dostojevskij e Turgenev, ma anche Solzhenitsyn e Nabokov, Esenin e musicisti quali Rachmaninov e Šostakovič, Rimskij Korsakov e Stravinskij e la pianista Marija Judina, e molti altri ovviamente.
I loro amori, le loro pulsioni, la loro arte, così come vizi, virtù, paure, debolezze, storie personali che si intrecciano con la Storia russa/sovietica ed europea. Jan Brokken segue i loro passi, ci porta nelle loro case, nei luoghi in cui hanno mostrato la loro grandezza o subito ingiustizie ed arresti, ammira la statua dell’uno o dell’altra, il ritratto che lascia indovinare il carattere, ci racconta un qualche dettaglio della loro vita. Cita versi che vanno dritti al cuore del lettore, che ce li fanno ricordare, che ci invogliano a scoprire altro su di loro. Jan Brokken non indulge con le sue storie, non ci lascia mai veramente sazi, quasi ci invitasse a scoprire altro su di loro e su questa città, che in questi ultimi venticinque anni molto ha smarrito ma altrettanto ha conservato, fosse solo ancora per poco.

È il 1975 quando Jan Brokken rimane folgorato da San Pietroburgo, l’allora Leningrado, patria splendente e malinconica di poeti e dissidenti, folli e geni, disperati e amanti, culla della ribellione agli zar e poi al regime sovietico in nome della libertà dell’arte e dello spirito. In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, Brokken ci accompagna nelle sue passeggiate fra presente e passato attraverso strade, teatri, case e musei sulle tracce dei personaggi che hanno reso Pietroburgo una capitale mitica della cultura europea. (da iperborea.it)


venerdì 9 dicembre 2016

Una di quelle notti


“Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose?”

(da Le notti bianche, di Fëdor Dostoevskij – trad. Luisa De Nardis)


venerdì 31 gennaio 2014

Miracoli personali


E dal momento che l’uomo non è in grado di rimanere privo di miracoli, egli si crea da sé miracoli nuovi e si inginocchia dinanzi al miracolo del ciarlatano, alla magia della fattucchiera, pur rimanendo cento volte ribelle, eretico e miscredente.

(Fëdor Dostoevskij – I Fratelli Karamazov)