venerdì 29 marzo 2013

Noi non siamo la Grecia!




Tutto il 2012 a sentirci dire “Noi non siamo la Grecia!”.
E grazie al c…o! se fossimo la Grecia scriverei questo post con caratteri buffi, mi chiamerei Karagounis (tra l’altro gioco meglio di lui) e mangerei insalata di feta e olive, ma senza cetrioli che poi mi vengono su.
Se fossimo la Grecia a pranzo ci sarebbe moussakà, berrei ouzo tutto il giorno e mi laverei i denti con quello schifo di vino Retsina.
Se fossimo la Grecia andrei alle partite del Panathinaikos, avrei un grasso grosso matrimonio e passerei l’estate a vendere souvenir del Partenone.

Facezie e minchiate varie a parte, ora che di mezzo c’è Cipro, che un po’ greca lo è, com’è che non si sente più dire che la culla della nostra Cultura è la Grecia, che da lì viene tutto (la democrazia, la filosofia, le basi della letteratura e così via…)?

Alle superiori (Liceo Classico, mica pizza e fichi intendiamoci), a me ed ai miei compagni ce l’hanno menata tanto con la storia che è da là che veniamo.

2013: È tempo di fare le valigie per il viaggio di ritorno?

giovedì 28 marzo 2013

Le stelle in streaming!



Per fortuna i due Capigruppo del Movimento 5 Stelle hanno ottenuto la diretta streaming del loro incontro con Bersani.

Così ci siamo tolti anche gli ultimi dubbi:
non solo sono entrambi digiuni di politica, dotati di scarsa dialettica, sprovveduti sul piano della diplomazia (elementi comunque che rivendicano con orgoglio), ma sono anche arroganti e spocchiosi, oltre che incapaci di distinguere chi hanno di fronte.

Su quali basi si definiscono i soli ad essere “credibili”?
Come riesce Roberta Lombardi a pronunciare frasi come “Noi non incontriamo le parti sociali, noi siamo le parti sociali”?
Con quale coraggio Vito Crimi proferisce periodi infarciti di supponenza e sprezzo degli interlocutori, per poi, successivamente chiarire, spiegare, smentire, integrare e così incasinare ancora di più le fregnacce slogan che produce il suo grande timoniere genovese.

Si rendono conto dell’assurda contraddizione che risiede nella dichiarazione di non volere dare fiducia ad alcun governo, ma essere disposti a votare su singoli provvedimenti? Pensavo fosse un calcolo, ovvero costringere la formazione di un Governo di larghe intese per poi fare la parte dei “duri e puri”, dell’opposizione intransigente, dei paladini dei “cittadini”, e successivamente capitalizzare alle prossime elezioni.

Ora penso invece che siano incapaci di comprendere che non sono nella casa del Grande Fratello, bensì nel Parlamento della Repubblica Italiana. Magari qualcuno li ha votati perché facessero i deputati ed i senatori e si occupassero della “cosa pubblica”.

Invece loro si preoccupano solo di recitare, peraltro in diretta streaming!
A quale punto del loro programma corrisponde?
Subito prima le macerie su cui il loro leader vuol ballare e lanciare insulti, probabilmente.

 Vedi anche:

mercoledì 27 marzo 2013

Dove ci siamo già visti?



Ci pensavo da qualche giorno.

Dove ci siamo già visti?



Ieri sera l’ho finalmente capito.

 
 



















Era in frigo da tanto tempo…

Mi sembrava un volto conosciuto!

martedì 26 marzo 2013

All Whites









Come è possibile notare, anche nel calcio, notoriamente conservatore, da lungo tempo ci si adopera per ottenere una certa differenziazione cromatica. Quanto meno per distinguere una squadra dall’altra.



Qui è bianco anche l’elicottero!

Oppure vogliono dirci che giocano nella stessa squadra? Una squadra con due capitani!! Ma andiamo… 

Ci sono! è il momento della sostituzione, infatti quello che esce si è messo la giacca a vento...
Diavolo di un ufficio stampa del Vaticano! 

Quando non vogliono fare la nanna... la femminuccia

La secondogenita a volte si sveglia durante la notte...
Non è così facile comprendere di cosa abbia bisogno, o cosa desideri...

Vedi anche:
Quando non vogliono fare la nanna... il maschietto
Quando non vogliono fare la nanna

sabato 23 marzo 2013

Lisbeth nella società degli uomini




Come parecchie decine di migliaia di lettori italiani, qualche anno fa ho letto la Millenium Trilogy di Stieg Larsson. Mi ha impegnato un discreto numero di ore e fatto perdere porzioni non indifferenti di sonno, ma nel complesso mi sono divertito. Forse un giorno ci scriverò un post dedicato. Ma per il momento propongo una riflessione ed un parallelo, parziale, su un aspetto della trilogia, meglio ancora su uno dei protagonisti. Forse l’unica vera protagonista: Lisbeth Salander.

Stieg Larsson
Nella sua trilogia, Larsson descrive abbastanza accuratamente e con studiato “mestiere” operazioni compiute dai servizi segreti, traffici di prostituzione, le ombre della società svedese ed europea in generale, mette in luce intrighi tra magistrati, politici e medici e, di romanzo in romanzo, racconta sempre più dettagliatamente la realtà.

Lisbeth viene maltrattata dal padre e da Peter Teleborian, psichiatra della clinica in cui viene internata da bambina, da adulta viene ad essere emarginata dalle istituzioni, che la ritengono incapace di intendere e di volere e le assegnano un tutore, Holger Palmgren, l’unico che pare interessarsi alle sorti della ragazza. Purtroppo a questo tutore, ridotto in fin di vita da un ictus, ne subentra un secondo, Nils Bjurman, che le userà una terribile violenza e di fatto la ricatterà, comunque scatenando la sua vendetta. Lisbeth è una giovane donna arrabbiata, chiusa in se stessa, ferita dagli uomini con cui è entrata in contatto, prova risentimento e rancore e non lo nasconde.

Nel primo romanzo, “Uomini che odiano le donne”, lei accetta di affiancare il giornalista Mikael Blomkvist in un’indagine: il potente industriale Henrik Vanger vuole scoprire se la nipote Harriet, scomparsa quarant’anni prima, sia ancora viva. E così nell’arco della narrazione non solo i due scopriranno verità davvero inquietanti, ma il loro legame si consoliderà, fino a trasformarsi in una singolare amicizia. Mikael è l’unica persona che riesce a fare allentare le difese a Lisbeth, è l’unico che merita la sua fiducia. Nonostante quindi l’atroce episodio di violenza che subisce da Bjurman e nonostante i soprusi passati, la protagonista comincia a capire che tra uomo e uomo c’è differenza. Non si chiude nuovamente in se stessa, non rinuncia al rapporto con Mikael, ma vi si lega sempre di più. Perché Lisbeth accetta di coadiuvare Blomkvist nell’indagine? Perché nella sua mente suona un campanello d’allarme: un’altra donna è stata vittima di violenza, una donna che non è in grado di difendersi. Lisbeth è determinata a scoprire se i carnefici di Harriet siano ancora in vita e di quale crimine si siano macchiati esattamente, per poterli “giustiziare”. Ne fa una questione personale. Di fatto si promuove paladina di donne impotenti e maltrattate, che è decisa a tutelare. Per questo vuole scoprire a tutti i costi se Harriet sia ancora in vita: per darle eventualmente la chance di rifarsi una vita, quella chance che nessuno ha mai dato a lei. Lisbeth, vittima dello stato, si immedesima in Harriet, probabilmente vittima invece della famiglia, e la vuole riscattare.

L’astuzia, il “mestiere” di hacker e la determinazione nel punire i colpevoli sono le armi con cui Lisbeth attacca gli Uomini che odiano le donne.
Lisbeth Salander/Noomi Rapace
“Uomini che odiano le donne” racconta innanzi tutta la violenza che gli uomini, esseri di potere, esercitano sulle donne, esseri oggetto di offesa. Dietro il parallelismo delle storie di Harriet e Lisbeth si nasconde l’amara presa di coscienza di quanto facilmente le donne diventino vittime non solo della famiglia, che invece dovrebbe essere garante della loro incolumità, ma anche della società.

Dopo qualche tempo la lettura del romanzo, e la visione del discreto film trattone (quello svedese con Noomi Rapace), mi è tornato alla mente un altro film uscito sul finire degli anni 90: “Nella Società degli Uomini”.

In quel film due amici e colleghi vivono un momento difficile e problematico, sia sul lavoro che nella vita privata, dove sono stati lasciati dalle fidanzate o mogli che siano. Decidono allora di prendersi una rivincita e fanno un piano d'azione: individuare una ragazza un po' sprovveduta e vulnerabile da corteggiare e sedurre, a poco a poco, da parte di tutti e due, per poi lasciarla improvvisamente. Dopo qualche tempo, individuano la loro vittima: una ragazza che lavora per la loro stessa azienda, riservata e solitaria. Dopo aver scoperto che è sorda il loro divertimento cresce, anche se uno dei due ha qualche scrupolo. Il più deciso dei due amici persegue l'obiettivo prefisso, seduce la ragazza, e, di punto in bianco le dice che deve lasciarla. L’altro le rivela l’inganno ed il gioco di cui è caduta vittima, provando invece affetto per lei. Ma la ragazza non capisce, o non vuole capire e lo allontana, ferita ed umiliata. Nonostante un po’ di piattezza drammaturgica ed una non eccelsa confezione e recitazione, il film mostra uomini che odiano le donne, che si vendicano del mondo mirando al cuore delle donne, ma odiando in realtà tutto il genere umano, cominciando probabilmente da loro stessi, anche se mai lo ammetterebbero, impegnati come sono a proporsi e “vendersi” con abiti, orologi e gadget da migliaia di euro.

giovedì 21 marzo 2013

Per chi vuole un cambiamento




Alcuni neo eletti pentastellati si riempiono la bocca di parole ed espressioni come “cambiamento”, “inversione di rotta”, “modifica dell’esistente”, “liberiamoci della casta”, “gesto di rottura (di p…e!)” e via così, senza peraltro curarsi del chip che da qualche parte gli deve essere stato inserito.

Ora, invece di sbraitare e pronunciare frasi e slogan a caso, perché non riflettono su chi ricopre la seconda e la terza carica di questa bistrattata Repubblica?

Camera: dall’autore della xenofoba legge Bossi-Fini, all’ex portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati.

 











Senato: da un indagato per connessioni con una famiglia mafiosa al superprocuratore antimafia.

 










Non vi sembra già un bel cambiamento?

Perché allora i parlamentari a cinque stelle vogliono continuare a fare “i duri e puri” a scapito degli altri? Di chi non li ha votati, ma anche di chi ha voluto dar loro fiducia?

Non vi parlo di responsabilità, bensì di onestà intellettuale, o forse quell’onestà che ritengono debba andare di moda si risolve solo nel rendicontare quante caramelle acquistano?

Vedi anche: 


Sai chi è Emma Bovary?




In merito al post di qualche giorno fa, dove sinteticamente ricordavo un episodio e quindi una ragazza che anni fa mi fu causa ed oggetto di un certo travaglio emotivo, non credo che in quell’occasione avrei potuto rivolgerle le parole pronunciate da Rodolphe ad Emma Bovary:

“Sì, penso a lei senza posa… Il suo ricordo mi fa impazzire! Ah, mi perdoni! … È meglio che me ne vada… Addio! … Andrò lontano… così lontano che non sentirà più parlare di me! Eppure, ancora adesso, non so quale forza mi abbia spinto verso di lei. Non si può lottare contro il cielo, non si può resistere al sorriso degli angeli! Ci si lascia trascinare perché è bello, affascinante, adorabile!”

Sarebbe stato troppo “teatrale” e fuori luogo, una forzatura insomma.
Probabilmente lei non sapeva neanche chi fosse Emma Bovary, ma questo è il male minore!

martedì 19 marzo 2013

Eroi, Superstar ed i Cartoni Animati


Principi e Valori nelle serie animate.

Riprendo un discorso già affrontato (clicca qui), per sottolineare quella che, a mio giudizio, è una disarmante differenza fra i cartoni animati che un tempo venivano proposti a me ed i miei coetanei e quelli rivolti agli under 14 che ora vengono prodotti e trasmessi.

In questi anni, grazie alla frequentazione di nipoti ed altri bambini e bambine, per i più svariati motivi, ovvero i lavori svolti e le “avventure” vissute, ho avuto la possibilità di visionare le proposte in tema di programmi televisivi per chi non ha ancora l’età per guidare uno scooter.


La fanno da padrone molti cartoni non giapponesi (e questa è una differenza non da poco con gli anni 80!), tipo il semiritardato, svagato ed un po’ irritante “Spongebob”, oppure le serie (per ora quattro) di “A tutto reality!”, con protagonisti al limite fra lo stupido, il volgare, l’ignobile od il trascurabile (diretta consonanza con chi partecipa ai reality “in carne ed ossa”). Ci sono inoltre alcuni supereroi un po’ vecchio stampo, riveduti e corretti come nel caso di “Ben Ten”, e serie che potremmo definire “ibride”, con protagonisti personaggi di fantasia impegnati in faccende più o meno ordinarie, tipo “Due Fantagenitori”, animali domestici antropomorfi o altre bestie non facilmente identificabili, ad esempio “Iggy Piggy Ranger”, “Polli Kung Fu” o “Lo straordinario mondo di Gumball”. Ok ci sono anche cartoni più carini e godibili, ma, disgraziatamente, vengono definiti e bollati, anche impropriamente, come “da piccoli”, perciò i ragazzini oltre i 6 anni li evitano come farebbero con le iniezioni od il minestrone.

A tutto ciò si aggiunge una “emozionante” lista di telefilm e programmi con protagoniste/i teenager-superstar!

E questa cosa mi piega sulle ginocchia! Ci ho pensato su. Teenager-superstar!
Negli anni 80, fase storico-sociale assunta a simbolo della mia fanciullezza anagrafica (poiché Pascoli un po’ deve averci preso con la storia del fanciullino che permane dentro di noi) le “Hannah Montana”, gli “High School Musical”, i Mondi di Patty  e gli “Amici di…”  non esistevano ancora. Gli unici esempi di superstar per ragazzi erano, a mia memoria, “Jem & le Holograms”, “l'Incantevole Creamy” e simili, tipo “Magica Magica Emi” e “Sandy dai mille colori”, ed il celebre telefilm “Saranno Famosi”.

Oltre questo c'era una popolazione intera di piloti (terrestri o di altri pianeti), guerrieri, lottatori, alieni (dal cuore nobile), individui variamente mascherati, capitani coraggiosi, esploratori, sportivi e sportive (che giocavano per la squadra), personaggi storici impavidi e valorosi, perfino ladri (però buoni e con un proprio codice morale) e veri e propri supereroi.
Ovvero gli eroi per chi era bambino in quegli anni, e si sciroppava ore di cartoni ogni giorno (dopo i dannati compiti!), non erano cantanti o ballerini di grido o adolescenti che si spacciavano come tali. Erano "eroi" nel vero senso della parola: coraggiosi, altruisti, virtuosi, con un’etica e valori saldi, simpatici e dotati di grande spirito di sacrificio. Venivano ammirati in quanto tali, non dovevano per forza essere popolari. Se dovevano cantare o recitare (Maya), combattere contro il male (Uomo Tigre), difendere la razza umana (Goldrake), ritrovare il proprio amore (Ken), vincere partite (Mila e Shiro) o pescare in giro per l’orbe terracqueo (Sampei) erano consapevoli delle loro qualità ma umili, generosi, disposti a privazioni, ad affrontare difficoltà ed imprevisti. Anche personaggi “normali” assumevano un’aura di onore e rispettabilità, guadagnandosi la nostra ammirazione per il percorso di crescita e di vita che stavano, con grande dignità, compiendo, come ad esempio in "Galaxy Express 999" (cartone animato che vantava inoltre una delle sigle più belle).

La "superstar", invece, è un concetto ben differente. La superstar ha i riflettori puntati addosso, è al centro del palco e mostra il suo eventuale talento per un fine che non è la salvezza del mondo o degli amici, la difesa di un principio etico o legato a sentimenti sani. La superstar è autocentrata, egotica, disposta a sminuire colleghi e rivali, vuol esser famosa ed idolatrata, lo desidera nel profondo. Vuole essere ammirata, adulata, presa a modello, protagonista assoluta della vita e si compiace del proprio successo, all’evenienza anche dispensando “perle” di relativa ed opinabile saggezza.

Mica tutti e mica sempre, ci mancherebbe. Però la sottile, ma profonda, distanza e diversità tra i due archetipi mi sembra degna di rilievo.

domenica 17 marzo 2013

Ho visto il film... e ho letto il libro!



Recentemente (cliccare qui) ho scritto di film 
tratti da libri e delle mie riflessioni al riguardo.


Ora intendo presentare quello che ritengo un virtuoso esempio di due opere, un romanzo ed un film, che ognuno per proprio conto meritano un giudizio positivo ed un chiaro riconoscimento di valore. Sono il libro di Karin Fossum, “Lo sguardo di uno sconosciuto”, ed il film trattone nel 2007 da Andrea Molaioli, “La Ragazza del Lago”.

Definisco virtuoso questo caso perché, indipendentemente da cosa si faccia per prima, leggere il lavoro della Fossum, o vedere il film con un bravo Toni Servillo, si può godere di prodotti molto ben fatti e lasciarsi conquistare dalle storie ed i suoi protagonisti.

Il regista italiano trasferisce una vicenda che ha tutte le caratteristiche di un giallo-noir, ambientata in una pressoché irriconoscibile Norvegia (a parte nomi e qualche descrizione delle location), in un italiano Nord-est drammaticamente riconoscibile e per questo ancora più angosciante.

La trama centrale è pressoché la stessa e le dinamiche si assomigliano veramente tanto, ma il film ha una sua intrinseca forza, così come il romanzo si ritaglia un suo personale spazio nel panorama dei prodotti che giungono nelle nostre librerie.

Toni Servillo e Anna Bonaiuto in "La Ragazza del Lago"
“La Ragazza del Lago” si impone nell’ambito del thriller con un incedere felpato. Questa pare essere la chiave della sua riuscita, un continuo scivolare a fianco dei fatti, senza forzature ma anche senza cedimenti all’effetto facile, al colpo di scena cercato a tutti i costi, consapevole che basterebbe un nulla per compromettere l’equilibrio raggiunto. Ottime interpretazioni degli attori coinvolti, pur con qualche perdonabile eccezione, e capacità di parlare non solo di un’attività investigativa, ma anche di umane faccende e quotidiane questioni, con garbo e astuzia narrativa, unita ad una discreta capacità di analisi e studio psicosociale.

Da parte sua “Lo sguardo di uno sconosciuto” tralascia stereotipi ed immagini oleografiche per narrarci una vicenda che effettivamente potrebbe accadere ovunque. Uomini, donne, ragazze e ragazzi molto simili a quelli che potremmo incontrare, che incontriamo ogni giorno, per una storia dove l’abile attività investigativa esalta un impegno di osservazione e studio dei caratteri umani. Volutamente non c’è un finale completamente positivo, tantomeno consolatorio, con dubbi e domande che permangono nella mente del lettore.

L’ispettore Sejer ed il Commissario Sanzio sono personaggi molto ben delineati, che si fanno apprezzare sotto ogni punto di vista. Servillo ha il merito di costruire un proprio personaggio, che si ritrova in quello letterario ma che allo stesso tempo se ne distanzia con opportuna caratterizzazione. La Fossum ci propone un buon romanzo che testimonia della bontà della scuola scandinava, a saper scegliere bene, anche al di là di autori maggiormente noti e venduti (non sempre con effettivo merito).

Titolo: “Lo sguardo di uno sconosciuto”
Autore: Fossum Karin
Traduttore: Marocco P. M.


Editore: Sperling & Kupfer - 2007








 








La Ragazza del Lago
Italia, 2007 - regia di Regia Andrea Molaioli

sabato 16 marzo 2013

Cosa volevo dirle?




Una sera estiva, in occasione di una cena con amici e colleghi, ho incontrato una ragazza che due anni prima mi aveva catturato a sé e poi fatto soffrire.

Qualche scambio di convenevoli, un mio sorriso un po’ tirato e poi più sciolto, frasi leggere ed una cortesia non nuova, sincera, una sensazione che sfiorava le mie guance e rendeva inquieto lo sgabello su cui sedevo.

A conclusione di battute e frasi rivolte l’una all’altro, come commiato a lei che si volgeva verso altri luoghi, in cerca di abbracci e baci non più miei, ho preso a prestito alcune parole del CHE e le ho detto: “vedi … (nome della suddetta ragazza) io andrò così lontano che il ricordo muoia disperso tra le pietre della strada. Ma sappi che continuerò ad essere lo stesso pellegrino, con dentro la pena e fuori il sorriso”.

Chissà se si ricorda. Chissà se ha capito cosa le ho detto.

Ma poi, io cosa volevo dirle? (alla stronza!)


venerdì 15 marzo 2013

Tweet, Apriscatole, Messaggi e Foto per i “Cittadini”




Il Movimento pentastellato oggi è entrato in Parlamento con i suoi “Cittadini”.
Cittadini nel senso dato nell’Impero Romano (essenzialmente un privilegio e garanzia di una certa immunità), o di quello riferibile alla Rivoluzione Francese, magari nella versione giacobina, con relativo “diritto/dovere alla rivoluzione”?

Magari, considerata l’alta percentuale di laureati presenti fra i suoi eletti, nel Movimento ci sarà qualcuno con un titolo di studio universitario in Storia o Diritto Costituzionale, così che potrà illustrarci la natura e le ragioni della scelta di questo appellativo e toglierci eventuali dubbi (il termine è stato inoltre usato in vari momenti storici ed all’interno di diverse proposte socio-politiche, non tutte felici).

Ebbene i neo parlamentari si presentano con Tweet (da non confondere con tweed, scelta da casta!), Apriscatole, Foto e Slogan, come è documentato di seguito (da Repubblica.it ).


In merito agli slogan e pagliacciate varie, li avvertiamo che la campagna elettorale è finita? Oppure hanno già deciso di bruciarsi la prima legislatura (delle due) concessagli dal loro Leader e pensano alla seconda? E conseguente ritorno nelle piazze per gridare contro il Complotto, la Cospirazione e la Congiura del Silenzio, la Malainformazione, la Casta e via con il repertorio e palline per lavare il bucato!

Per ora non sono poi tanto diversi da chi, a metà degli anni 90, esibiva fazzoletti verdi o tricolori riportanti slogan arbitrariamente sottratti alla maggioranza degli italiani, brandiva attrezzi da falegname o corde. Ed il grido “Arrendetevi! siete circondati” non riporta, a chi ha memoria, un passato sereno e positivo per il nostro Paese.

A ben guardare qualcun altro annunciò un parlamento al 100% composto di suoi deputati, dicendo “Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di […]. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto”.

Vedremo cosa accadrà o cosa non accadrà, anche grazie a questi “cittadini” giunti in Parlamento grazie al voto, espresso da un quarto degli elettori, non per il Movimento, bensì per un Leader (si badi, la differenza non è affatto sottile), uno beninteso che lì non entrerà e che fungerà da “ispiratore”.

Intanto riporto un aneddoto, con protagonista Kurt Freiherr von Hammerstein-Equord.

"Un giorno, quando gli chiesero da quale punto di vista valutasse i suoi ufficiali, disse: «Li divido in quattro tipi. Ci sono ufficiali intelligenti, laboriosi, stupidi e pigri. Il più delle volte due di queste caratteristiche coincidono. Se sono intelligenti e laboriosi, devono entrare nello Stato maggiore generale. Poi ci sono gli stupidi e pigri che costituiscono il 90 per cento di ogni esercito e sono adatti per compiti di routine. Chi è intelligente e insieme pigro si qualifica per gli incarichi di comando più elevati, perché dispone della chiarezza mentale e della stabilità emotiva per prendere decisioni difficili. Bisogna guardarsi da chi è stupido e laborioso e non affidargli responsabilità, perché combinerà solo disastri»" (da Enzensberger, Hans Magnus. Hammerstein o dell’ostinazione. Una storia tedesca. Einaudi - 2008).

Il medesimo aneddoto è ripreso da Gianrico Carofiglio nel suo romanzo Le perfezioni provvisorie (Sellerio - 2010). Credo meriti di essere letto in questa versione per le scelte lessicali che ritengo adatte ad essere da monito per gli odierni e prossimi eventi:

“Ha detto qualcuno che gli uomini si dividono nelle categorie degli intelligenti o dei cretini, e dei pigri o degli intraprendenti. Ci sono i cretini pigri, normalmente irrilevanti e innocui, e ci sono gli intelligenti ambiziosi, cui possono essere assegnati compiti importanti, anche se le più grandi imprese, in tutti i campi, vengono quasi sempre realizzate dagli intelligenti pigri. Una cosa però va tenuta a mente: la categoria più pericolosa, da cui ci si possono aspettare i più gravi disastri e da cui bisogna guardarsi con la massima circospezione, è quella dei cretini intraprendenti”.

Vedi anche:

giovedì 14 marzo 2013

Film di Guerra. 4 di 4



Ultimo appuntamento per le mie scelte in tema di film che trattano di guerra. Di seguito una breve rassegna in tema di conflitti in giro per il mondo.



GUERRE VARIE DAL MONDO


Sangue e morte in giro per il mondo in tempi recenti e lontani, in film capaci di parlare di drammatici capitoli della nostra storia e di rendere conto di quanto l'uomo perseveri e persevererà in errori sempre tragicamente uguali.

No man’s land (2001) di Danis Tanovic - Guerra serbo-bosniaca.
Teatro della crudeltà, ironia amara e sferzante, dialoghi coinvolgenti e spiazzanti. Da un tema già ampiamente sfruttato, ovvero il ruolo dei media nei conflitti armati, un film eccezionale per densità e spessore. Ce n’è per tutti: serbi e bosniaci che si attribuiscono colpe l’un l’altro, immobilismo dei caschi blu (i Puffi), politici interessati all’immagine più che alla sostanza (una neutralità da rispettare), Unione Europea inesistente ma evocata nel peggiore dei modi (sulla mina è scritto “Made in EU”).

Hotel Rwanda (2004)  di Terry George - Guerra Civile nel Rwanda.
Una follia che tutti noi guardavamo al Tg mentre si cenava, dopo aver assistito da lontano a violenze etniche molto più vicine. Questo film evita di essere didascalico e manicheo, cosa già lodevole, per divenire esempio di vero cinema, con una storia personale e vera che riesce a rievocare, con precisione, l'intreccio di complicità e indifferenza che portò al genocidio nel paese africano. Non mancano accuse all’ONU ed all’Occidente, ma non è un semplice film di denuncia, permettendosi anche di condannare le selvaggerie tribali e stringere il cerchio sull'acme della mattanza, sul ruolo svolto dall'informazione, sulla mutevolezza degli equilibri e dei caratteri etnici. Ambientare gran parte della vicenda in uno spazio circoscritto, un Hotel dunque, è allo stesso tempo scelta evocativa e di stile, da applauso.

Glory-Uomini di gloria (1989) di Edward Zwick - Guerra di Secessione Americana.
Le scene delle battaglie sono di grande effetto ed illustrative, ma non solo questo mi fa scegliere il film. Personaggi coinvolgenti e descrizione accurata di un periodo storico, degli uomini e dei loro vizi e virtù. È presente qualche ingenuità narrativa, forse inevitabile per un’opera che voleva essere di “consumo”, ma ci vedo anche una buona rappresentazione di ciò che si intende con “carne da cannone” e gli interpreti sono da apprezzare.

Valzer con Bashir (2008) di Ari Folman - Guerra in Libano.
Un documentario sotto forma di film d’animazione. I limiti sono nella sua componente documentaristica, che limita in parte le possibilità date dal film d’animazione, mentre la forza, dirompente, risiede nella lucidità della messa in scena degli eventi. Ripercorrendo con estrema crudezza e drammaticità i conflitti che coinvolsero il Libano nei primi anni ottanta e il massacro di Sabra e Shatila del 1982, il regista israeliano fa sia autobiografia che un’operazione paragonabile a quella di Coppola con Apocalypse now. Ho reso l’idea?



Underground (1995) di Emir Kusturica - Conflitto in Ex-Jugoslavia.
Componenti immaginifiche ed oniriche, tratti surreali e perciò più diretti del reale, per un film sulla Jugoslavia, dalla Seconda guerra mondiale alla guerra civile. A patto di non prendersela troppo per le manie e le ambiguità del regista, un’opera da vedere e gustare. Necessario è sospendere, almeno per un po’, il giudizio e nascono riflessioni e domande, con qualche risposta, sulle azioni e motivazioni degli uomini (e delle donne) a combattersi e a farsi del male a vicenda. Nonostante la prima parte sia quella più riuscita e la seconda zoppichi un po’, rimane la violenza di una tragedia storica, presentata senza preoccuparsi dei tempi, degli equilibri drammaturgici, delle omissioni e delle ripetizioni.

Un fotogramma da "Glory"