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venerdì 2 giugno 2017

Nathan Never #312 - Il Canto di Gaia


Si stanno per chiudere le celebrazioni per il 25° anniversario dell’uscita di Nathan Never in edicola.
La Sergio Bonelli in quest’ultimo anno ha proposto varie occasioni per ricordare e festeggiare l’importante compleanno, anche con buone storie contenute negli albi della serie regolare.


Proprio l’albo in edicola in questi giorni, il numero 312 “Il Canto di Gaia”, offre l’opportunità di godere di Nathan Never e del suo mondo con soddisfazione. È un albo interamente a colori (all'opera Romina Denti), dove il colore non è semplice aggiunta, ma elemento in più che entra a far parte della sceneggiatura e della vicenda, sottolineando, ora con tonalità scure, ora con tonalità chiare, non solo gli accadimenti ma anche le emozioni e gli stati d’animo stessi dei personaggi.

In più di una tavola inoltre si rompe la classica “gabbia bonelliana” che tanto negli ultimi anni è stata criticata e considerata uno dei principali limiti delle serie regolari della casa editrice milanese.
Sottolineo questo perché tale scelta esalta il lavoro di Mario Alberti ai disegni e di Alberto Ostini che presenta una intrigante e niente affatto banale sceneggiatura, che pone le basi sul classico e raggiunge originalità e caratterizzazione tale da far riconoscere le “mani” e la “visione” di chi pone la firma all’albo.

Come spesso in passato è accaduto, il messaggio di fondo della storia giunge al lettore in modo chiaro ed efficace, senza essere didascalico, grazie anche ad una linea editoriale che coniuga tradizione e innovazione.
 
La copertina è notevole, o sembra solo a me? 

La scomparsa di un tecnico di laboratorio che si perde tra i ghiacci del Nord, sembra solo un banale incidente. Ma Nathan Never si trova sotto copertura proprio in quel centro di ricerca, per indagare sulle molte zone d'ombra che il direttore e la sua assistente nascondono. I due, infatti, stanno cercando di recuperare una vecchia scoperta andata perduta, una scoperta che, se mal indirizzata, è in grado di produrre conseguenze apocalittiche! (da sergiobonelli.it)

venerdì 23 maggio 2014

Mortemer, la Dama Bianca - Editoriale Cosmo


Un’antica abbazia, peraltro realmente esistente in Normandia, infestata, dai fantasmi, apparizioni, rumori sinistri, una maledizione che si abbatte su chiunque voglia mettere le mani su un tesoro nascosto. Quali ingredienti migliori per una ghost story, con qualche elemento gotico e un leggero aggiornamento di temi e ambientazioni? Questo è possibile trovare leggendo le pagine e facendosi catturare da “Mortemer”, abilmente sceneggiato da Valérie Mangin e ottimamente disegnato e colorato da Mario Alberti (una vecchia conoscenza per chi ama, o ha amato, Nathan Never).

Non si tratta di un vero e proprio horror, bensì di una rivisitazione di situazioni classiche per trattare e rappresentare orrori più quotidiani e rappresentare le umane nefandezze e bassezze. Tanti spunti e diversi temi, dei quali solo alcuni vengono sviluppati, forse anche per risaltare le personali intenzioni della Mangin e le doti di Alberti.

La narrazione in prima persona (posizionata nel futuro, poiché la storia è ambientata nel 2050), debitrice anche nei confronti del cinema, è suggestiva e accattivante, riuscendo a completarsi attraverso gli evocativi disegni ben colorati. Le scene notturne sono splendidamente inquietanti e narrativamente invitanti, svelando i vari elementi che compongono la storia mano a mano che si procede nella lettura, la quale non può accettare pause o stacchi di sorta, poiché la suspense cresce fino ad un finale che, sebbene non sia poi così “a sorpresa”, poiché gli indizi sparsi per le pagine risultavano, in conclusione, abbastanza indicativi, ripaga il lettore ed esalta le capacità di scrittura e di rappresentazione degli autori.