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venerdì 10 ottobre 2025

Arte, Letteratura, Musica, Emozioni

 

Tancredi e Clorinda, 1761, olio su tela, 195×261, Lagrenée, Louis-Jean-François - Galleria Statale Tretyakov, Mosca


L’episodio di Tancredi che uccide Clorinda è uno dei punti più alti della “Gerusalemme Liberata per la sua carica emotiva, tragica e morale. La narrazione mescola eroismo e vulnerabilità, amore e morte, in una sintesi perfetta del dramma epico di Torquato Tasso.

La morte di Clorinda è il culmine di una tensione tra il conflitto esterno della guerra e quello interiore dei sentimenti, offrendo una riflessione profonda sul destino umano e sul ruolo della grazia divina.

Propongo il combattimento di Tancredi e Clorinda sulle note di Monteverdi: la musica e le voci del soprano e dei due tenori sono parte di un’esperienza emozionale.





giovedì 23 gennaio 2025

A proposito degli Stranieri


William Shakespeare richiama alla tolleranza verso i migranti nell'opera “Tommaso Moro”.


Gli uomini sono da sempre "in cammino", sono sempre stati migranti e perciò, per qualcuno e per qualcosa, "stranieri".


I flussi migratori, la migrazione, come Shakespeare splendidamente narra e mostra in questa notevole scena, non è un fenomeno nuovo: la domanda fondamentale è come noi reagiamo ad esso, come chi ci amministra e governa si pone di fronte ad esso, quali decisioni prende e quali parole utilizza.




Immaginate allora di vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla, e i poveri bagagli arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto, e che voi vi asseggiate come Re dei vostri desideri - l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato - e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione.


Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara che, in un’esplosione di odio e di violenza, non vi conceda un posto sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole.


mercoledì 31 maggio 2023

Le parole che si dicono

 


Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti.

(Stefano Benni - Saltatempo)






venerdì 12 maggio 2023

 


Aria di casa, i locali, il quartiere che vedo
e dove cammino; da anni e anni.

Ti ho creato nella gioia e nel dolore:
in tante vicende, in tanti fatti.

E sei tutto sentimento, ora, per me.

(Konstantinos Kavafis, da Tutte le poesie, Donzelli, 2019 – Trad. Paola Maria Minucci)




martedì 9 maggio 2023

Scegliere senza soffrire?

 



È in questo sostanziale malinteso che inciampano molte esistenze. Nell’idea completamente sbagliata che tutto sia sotto controllo. Che si possa scegliere di andare o stare, senza soffrire”.

(Josephine Hart, Il danno – trad. Vincenzo Mantovani)







mercoledì 22 marzo 2023

Confessioni



Non a tutti è dato cantare,

non a tutti è dato cadere

come una mela ai piedi degli altri.


È questa la confessione piú grande

che possa mai farvi un teppista.

Io vado a bella posta spettinato

col capo sulle spalle come un lume a petrolio.

Mi piace rischiarare nelle tenebre

l’autunno senza foglie delle vostre anime.

Mi piace quando i sassi dell’ingiuria

mi volano addosso come la grandine d’una ruttante bufera.

Stringo allora piú forte con le mani

la bolla tremula dei miei capelli.


È cosí dolce allora ricordare

lo stagno erboso e il rauco suono dell’alno

e mio padre e mia madre viventi in qualche luogo,

che s’infischiano di tutti i miei versi

e mi amano come il campo e la carne,

come la pioggerella che a primavera rende soffice il verde.

Verrebbero a infilzarvi con le forche

per ogni vostro grido contro di me scagliato.


Poveri genitori contadini!

Siete di certo diventati brutti,

temete sempre Dio e le viscere palustri.

Potreste almeno capire

che vostro figlio in Russia

è il migliore poeta!

Il cuore non vi si copriva di brina per la sua vita,

quand’egli si bagnava i piedi nudi nelle pozze autunnali?

Ora invece cammina in cilindro

e con le scarpe lucide.


Ma sopravvive in lui l’antica foga

del monello di campagna.

Ad ogni mucca delle insegne di macelleria

di lontano egli manda un saluto.

Ed incontrando i vetturini in piazza,

ricordando l’odore di letame dei campi nativi,

egli è pronto a reggere la coda d’ogni cavallo

come lo strascico d’una veste nuziale.


Io amo la patria.

Amo molto la patria!

Anche se una mestizia rugginosa avvolge i suoi salici.

Mi sono gradevoli i grugni imbrattati dei maiali

e la voce dei rospi sonante nella quiete notturna.

Io sono teneramente malato di ricordi d’infanzia,

sogno la bruma delle umide sere d’aprile.

Come per riscaldarsi il nostro acero

s’è accoccolato al rogo del tramonto.

Oh, quante volte mi sono arrampicato sui rami

a rubare le uova dai nidi dei corvi!

È ora sempre lo stesso, con la cima verde?

La sua corteccia è dura come prima?


E tu, mio diletto,

fedele cane pezzato?!

La vecchiezza ti ha reso stridulo e cieco

e vaghi per il cortile, trascinando la coda penzolante,

senza piú ricordare dove sia la porta e dove la stalla.

Come mi sono care quelle birichinate

quando, sottratto a mia madre un cantuccio di pane,

lo mordevamo insieme uno alla volta,

senza avere ribrezzo l’uno dell’altro.


Io non sono cambiato.

Non è cambiato il mio cuore.

Come fiordalisi nella segala fioriscono gli occhi nel viso.

Stendendo stuoie dorate di versi,

vorrei dirvi qualcosa di tenero.

Buona notte!

A voi tutti buona notte!

Piú non tintinna nell’erba del crepuscolo la falce del tramonto.

Stasera ho tanta voglia di pisciare

dalla finestra mia contro la luna.


Azzurra luce, luce cosí azzurra!

In quest’azzurro anche il morir non duole.

Che importa se ho l’aria d’un cinico

dal cui sedere penzola un fanale!

Vecchio e bravo Pegaso straccato,

mi occorre forse il tuo morbido trotto?

Sono venuto come un maestro austero

a decantare e a celebrare i sorci.

Simile a un agosto, la mia zucca

si effonde in vino di capelli tumultuosi.


Io voglio essere una gialla vela

per quel paese verso cui navighiamo.

(Sergej Aleksandrovič Esenin – Trad. Angelo Maria Ripellino)





giovedì 24 ottobre 2019

L'Infernale Quinlan: la sequenza iniziale

Il genere noir nel cinema, oltre agli aspetti di contenuto e di trama nonché alle specificità dei suoi protagonisti, risultò e ancora oggi risulta importante e straordinariamente interessante, per alcune caratteristiche di tipo tecnico-formale, a volte innovative, quali la voce over, il flashback, l’illuminazione a bassa intensità e la posizione della macchina da presa, spesso posta in diagonale o di sbieco, con uso di grandangoli, tra l'altro per accentuare il punto di vista emotivo del carattere o dei caratteri principali. 

L’infernale Quinlan (Touch of evil), diretto ed interpretato da Orson Welles nel 1958, rappresenta sia uno dei punti più alti del genere che un po' “il canto del cigno” del noir “classico” di tipo hollywoodiano (di lì a qualche anno arrivò il cinema europeo, francese in particolare e anche negli USA qualcosa cambiò).

Vidi il film, nella sua versione restaurata, in un cinema a me molto caro quanto scomodo come solo le vecchie sale potevano essere, durante gli anni universitari, rimanendone rapito e in qualche modo segnato. Non la farò troppo lunga e mi limito a sottolineare come l'interpretazione dei protagonisti e la fotografia, suggestiva nel suo bellissimo bianco e nero, mi misero di fronte ad una superba e avvincente lotta tra Bene e Male, tra stili di investigazione, tra distinte visioni con aspetti inconciliabili e con più di un elemento di tipo manicheo.

Goduria per gli occhi, le orecchie ed il cuore, questo concentrato di virtuosismo e di irriducibilmente esasperato barocchismo wellessiano offre distorsione delle immagini, primi e primissimi piani emozionanti, eccitante montaggio alternato, nonché un non comune uso, per frequenza ed efficacia, della profondità di campo e sbalorditivi movimenti di camera che culminano nell’ubriacante e mai abbastanza visto e rivisto piano-sequenza iniziale di 3'e 30".

Welles introduce la storia e alcuni dei principali protagonisti: da un primo piano di un paio di candelotti di dinamite la cinepresa si sposta rapidamente su un carrello, seguendo un’automobile che esce da un parcheggio e un carrello dolly la riprende quando si immette sulla strada, scivolando fra i personaggi che chiacchierano su una via trafficata. Il resto scopritelo da soli!




sabato 18 maggio 2019

Paddleton (2019)



Consigliatomi, quasi a bruciapelo, da un giovane amico, qualche settimana fa ho visto il film Netflix “Paddleton”. Pur non esente da qualche momento meno ispirato, il film procede in modo efficace e opportunamente sospeso tra dolore e tenerezza, disagio e commozione. Un'ora e mezza che si svolge in una solo apparente linearità, che mostra una evidente dose di lucidità nel suo essere un'opera spontanea e limpida, capace di trattare temi come la malattia e la morte senza ricorrere alla trascendenza o a pietismi di sorta. Un film in grado di mettere in scena una amicizia tra due uomini soli, che proprio alla solitudine ed al caos imposto da una società e da uno stile che non gli appartiene reagiscono creandosi un'oasi fatta di abitudini e gesti ripetuti ogni giorno, insieme, rimedio a tutti i mali, che, nella loro semplicità, bastano per vivere serenamente.

In una vita ordinaria ma tutto sommato “a propria misura” irrompe il fato, nella forma di una malattia oncologica, un tumore incurabile, a cui uno dei due amici contrappone la sua volontà, condividendola con l'altro. Così una esistenza fatta di ordinarietà, basata su pizza, film sulle arte marziali, un gioco appositamente da loro inventato, il Paddleton del titolo, si misura con temi “alti” e profondi, divisivi spesso, quali l'autodeterminazione, il “fine vita” ed il dissidio fra altruismo ed egoismo, solitudine e sincero affetto per chi si ha di fronte.

Molto centrati e ben supportati da una sceneggiatura solo ad una prima sensazione troppo essenziale gli interpreti, che fanno sì che l'opera riesca ad andare oltre la messa in scena minimale e gli spazi affollati dalle piccole cose di ogni giorno. Il film va oltre i trabocchetti drammaturgichi e le facili scorciatoie emotive, in modo tale che un tocco di umorismo nonsense e due volti stropicciati, si facciano apprezzare come elementi costituenti di una vicenda che fa divertire, pensare ed eleva a dignità la riflessione base della sceneggiatura, condita da una sintonia speciale fra due esseri umani, che allontana elementi esterni e intenti melodrammatici o pietosi dal suo cerchio magico.

Micheal e Andy sono due uomini soli, vicini di casa e amici di vecchia data. Trascorrono le loro serate a mangiare pizza riscaldata, guardare film (soprattutto "Il pugno mortale") o giocare a trivial pursuit. Nel weekend giocano a Paddleton (sport simile al paddle ideato da loro stessi) mentre chiaccherano delle loro vicende quotidiane. Un giorno a Micheal viene diagnosticato un incurabile cancro. Questi, dopo aver consultato due oncologi, prende la decisione di assumere un farmaco letale anziché avviare altre terapie invasive, lasciando Andy, nell'attimo in cui gli viene comunicata questa scelta, con un velo di palpabile amarezza. Andy è l'unico a sapere di questa sua decisione. (da wikipedia.org)



venerdì 22 marzo 2019

Between Two Lungs



Qualche anno fa ho già proposto questa canzone, “Between Two Lungs” dei Florence + Machine, in una più che apprezzabile versione acustica. Era contrassegnata dal tag videocitazioni, che come un gioco metaletterario e metaartistico accosta una citazione tratta da un romanzo, un saggio, una poesia oppure un discorso ad una canzone. Accostamento che trae origine dalla vicinanza di argomenti, dai temi o sensazioni proposti, oppure dal semplice utilizzo di medesime parole o frasi, come anche dalla mia sensibilità.

In questo caso propongo la stessa canzone all'interno di una esibizione dei Florence + Machine tenutasi alla Royal Albert Hall. È a mio parere estremamente emozionante ed intensa, con Florence Welch che oltre a cantare splendidamente, interpreta il brano trasmettendo e comunicando con il pubblico e riesce a valorizzare e valorizzarsi con il notevole accompagnamento approntato per l'occasione. Un video da vedere assolutamente e per goderlo al meglio, anche più volte, trascrivo l'emozionate testo.

Buon ascolto e buona visione/lettura.


Between two lungs it was released
The breath that carried me
The sigh that blew me forward


'Cause it was trapped
Trapped between two lungs, it was
Trapped between two lungs, it was
Trapped between two lungs


And my running feet could fly
Each breath screaming, "we are all too young to die"


Between two lungs it was released
The breath that passed from you to me
It flew between us as we slept
That slipped from your mouth into mine, it crept
Between two lungs it was released
The breath that passed from you to me
It flew between us as we slept
That slipped from your mouth into mine, it crept

'Cause it was trapped
Trapped between two lungs, it was
Trapped between two lungs


Gone are the days of begging, the days of theft
No more gasping for a breath
The air has filled me head to toe
And I can see the ground far below
I have this breath and I hold it tight
And I keep it in my chest with all my might
I pray to God this breath will last
As it pushes past my lips, as I
Gasp, gasp
Ah ah ah ah

venerdì 2 novembre 2018

Ti piacciono queste, Andy?



David Bowie nel film “Basquiat” di Julian Schnabel vestì i panni di Andy Warhol.
Nel 1971 incise la canzone “Andy Warhol” e quando la eseguì di fronte allo stesso Warhol come omaggio, dopo un imbarazzante silenzio pare si udirono solo le parole dell'artista statunitense: “Mi piacciono le tue scarpe”. Evidentemente la canzone non gli era piaciuta!



Lou Reed e John Cale avevano qualche motivo in più per omaggiare Warhol, quindi pensarono bene di dedicargli non solo una canzone ma un intero concept album “in memoria”. Emozionante ed a tratti struggente, forse perché sapevano bene di non indossare scarpe che avrebbero incontrato i favori del loro mentore.




Altri hanno provato a ricordare, celebrare o semplicemente dedicare un brano al fondatore della Factory. Chissà cosa ne penserebbe Andy!

Bodega - Warhol

Despair - Andy Warhol


Little Joy - How to Hang a Warhol


The Times - My Andy Warhol Poster

Dean & Britta - Silver Factory Theme

mercoledì 24 ottobre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #4 - Miles Davis

Ai tempi del bebop, tutti suonavano velocissimi. Ma a me non è mai piaciuto suonare tutte quelle scale su e giù. Ho sempre cercato di suonare le note più importanti di ogni accordo, per sottolinearle. Sentivo gli altri musicisti suonare tutte quelle scale e quelle note, e mai niente che valesse la pena di ricordare.”
(Miles Davis)

Nella seconda parte del 1955 il Miles Davis Quintet, con John Coltrane al sassofono tenore, iniziò una serie di registrazioni destinate a segnare lo stile del jazz anni 50, sia per le formazioni più grandi e composite che per i gruppi più ridotti.
Nello stesso anno, al Newport Jazz Festival, Miles Davis si ripresentò con una sensazionale interpretazione dopo un periodo lontano dalle scene causa la propria tossicodipendenza. In particolare il brillante trombettista scelse di eseguire una ballad di Thelonius Monk, in cui il suo strumento riesce a trasmettere un suono tanto illuminante quanto fresco ed emotivamente potente.
Questo brano diventerà presto negli anni immediatamente successivi sinonimo dello stile di Davis. “'Round Midnight” è stato probabilmente il brano, la principale tra le ballads che ha suonato, a rendere molto intimo il rapporto fra Miles Davis ed il suo strumento, quasi come se la tromba potesse essere suonata così solo da lui, ovvero con un suono limpido, privo di vibrato, pertanto lontano dal bepop, da cui si era allontanato. Questo lo si può ora considerare uno dei primi segni di come nel prosieguo della sua carriera non si sarebbe accontentato di suonare, ma avrebbe cercato di crescere come musicista, cambiando strada ogni volta che avesse sentito la necessità di continuare ad amare e credere in ciò che faceva.



mercoledì 10 ottobre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #3 - Charlie Parker


Quando ero adolescente e per diversi anni a seguire il volto di Forest Whitaker in “Bird”, il film di Clint Eastwood, era quello di Charlie Parker. Quel collage di scene dalla vita di Parker mi rimase dentro a lungo, per l'interpretazione del protagonista e per la musica che lo accompagnava. Un passaggio fondamentale della non lunga vita e carriera artistica di Charlie Parker avviene alla fine degli anni quaranta, quando decide di unire il vigore del bepop alle atmosfere sognanti e romantiche tipiche di un'orchestra.

Ebbe l'intuizione di far dialogare il suo sax alto con suoni più morbidi e compositi, operazione di dubbia riuscita e su cui incombevano critiche e aperte ostilità, persino da parte dei colleghi ed amici. Ma Charlie Parker, da conoscitore ed amante di Béla Bartók, Arnold Schoenberg e Igor Stravinsky, nonché dei suoni distintivi della musica da camera, mostrò la sua arte e la voglia di andare oltre i confini della musica jazz. Oltrepassò gli allora angusti spazi definiti per il suo strumento, per la sua musica e ne reinventò morfologia e sintassi, di fatto rendendo la strada un po' più aperta e libera per chi venne dopo.
Provate ad ascoltare Laura per credere. 


 

mercoledì 12 settembre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #1 - Billie Holiday


Eleanora Fagan nasce a Filadelfia nell'aprile del 1915.

Trasferitasi a Baltimora con la madre e poi a New York conosce la povertà e l'ambiente pericoloso e niente affatto favorevole ad una giovane donna, che formeranno la futura Lady Day alla parte più scura e dolorosa della vita. Prima di diventare una delle voci più intense nella storia del jazz, con il nome d'arte di Billie Holiday attraversa la disperata necessità di guadagnarsi pochi centesimi per mangiare, il razzismo stupido e brutale dell'America bianca che le negherà anche di esibirsi nelle grandi città, la prostituzione. Tutti dolori che l'artista riuscirà a riversare e sublimare in un canto inconfondibile e straordinariamente amaro.

Non mi va di cantare una canzone così com'è. Devo comunque cambiarla alla mia maniera”, disse una volta la Holiday, ed in effetti la sua tecnica, la sua intensa voglia di stravolgere sempre il brano da eseguire, mettendoci “del proprio”, rendono uniche le sue interpretazioni.

Questo accade soprattutto quando unisce la propria forza creativa con una spasmodica volontà di comunicare se stessa, di farsi conoscere e capire. Comunque la grandezza di Billie Holiday non si limita solamente alle registrazioni che testimoniano quanto scritto finora e la sua personale identità vocale. Fu artista anche come autrice, elegante, profonda e mai banale. Persino anche quando racconta una delle sue tante, disperate e sfortunate, storie d'amore. Come in “Don't Explain”.


Hush now, don't explain
Just say you'll remain
I'm glad you're back, don't explain
Quiet, don't explain
What is there to gain
Skip that lipstick
Don't explain
You know that I love you
And what love endures
All my thoughts of you
For I'm so completely yours
Cry to hear folks chatter
And I know you cheat
Right or wrong, don't matter
When you're with me, sweet
Hush now, don't explain
You're my joy and pain
My life's yours, love
Don't explain
You know that I love you
And what love endures
Nothing rates above you
For I'm so completely yours
Cry to hear folks chatter
And I know you cheat
Right or wrong, don't matter
When you're with me, sweet
Hush now, don't explain
You're my joy and pain
My life's yours, love
Don't explain

domenica 29 aprile 2018

Lei




Lei non parla mai
lei non dice mai niente
Ha bisogno d'affetto 
e pensa che il mondo non sia solo questo

Non c'è niente di meglio
che stare ferma dentro a uno specchio
come è giusto che sia
quando la sua testa va giù
e tutta la vita
gira infinita senza un perché
e tutto viene dal niente
e niente rimane senza di te

Lei non parla mai
lei non dice mai niente
Non è poi così strano se chiede perdono
e non ha fatto niente

Non c'è niente di meglio che stare in silenzio
e pensare al meglio
ha un'estate leggera che qui ancora ancora non c'è
e tutta la vita
gira infinita senza un perché
e tutto viene dal niente
niente rimane senza di te
e tutta la vita gira infinita
senza un perchè
e tutto viene dal niente
e niente rimane senza di te

Lei non parla mai 
lei non dice mai niente.



 

sabato 13 febbraio 2016

Nomi

“Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti li uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome: Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche.”

(Genesi, 2, 19-20)



"Che ci siano lingue diverse è il fatto più misterioso del mondo. Vuol dire che per le stesse cose ci sono nomi diversi; e questo dovrebbe far dubitare che non siano le stesse cose."

(Elias Canetti, La Provincia dell'uomo - 1973)

sabato 2 gennaio 2016

Dev'esserci un angelo...



L‘angelo
che passa laggiù
con moncherini d‘ali
che ti pare tanto stanco,
è quello
che si ritirò dagli uomini,
dalle cose,
e non tornò più.
Ma sii fiducioso,
anche
i suoi moncherini
ti porteranno
a casa.

Karl Lubomirski




giovedì 2 luglio 2015

Da un grande potere derivano grandi responsabilità



Leggo che la Marvel intende produrre un nuovo film su l’Uomo Ragno, ovvero Spider-Man. Sarebbe già stato deciso l’attore destinato ad impersonare il giovane Peter Parker, ovvero l’attore britannico Tom Holland.


Negli ultimi anni, dal 2002 al 2014, sono stati proposti ben 5 film su Spider-Man. Prima ci fu la “trilogia”, o meglio, i tre film diretti da Sam Raimi (Spider-Man 1, 2, 3), con protagonisti Tobey Maguire (Peter Parker), Kirsten Dunst (Mary Jane Watson), James Franco (Harry Osborn) e, nel primo, Willem Dafoe, che inevitabilmente interpretò la parte del “cattivo”, ovvero Goblin.

















In fondo c’era da essere sufficientemente soddisfatti, anche perché se si escludono alcune produzioni USA anni 70, che in fondo erano episodi di una serie televisiva adattati per essere spacciati per film, si era rimasti ai cartoni animati un po’ ingenui che si guardava da bambini.



Però nel 2012 e nel 2014 il regista Marc Webb, anche se in fondo non se ne sentiva il bisogno, ci "regala" “The Amazing Spider-Man” e “The Amazing Spider-Man 2” (evidentemente anche lui temeva non sapessimo contare), che oltre ad avere come protagonista Andrew Garfield (nessuna parentela con il gatto pare, anche se quest’ultimo recita meglio), ha almeno il merito di introdurre il personaggio di Gwen Stacy, interpretato da Emma Stone, che di lì a poco andrà non solo a recitare per Woody Allen ma addirittura a vincere un Oscar come attrice non protagonista in “Birdman” (evidentemente, anche se si hanno gli occhi da rospo, essere l’amore sfortunato di un supereroe fa curriculum!).

Non so esattamente quando quest’ultima produzione giungerà sugli schermi, forse a quella data potrò accompagnare al cinema mio figlio, giusto come scusa per poter vedere ancora in azione Peter Parker, anche se non sono sicuro di volermi sorbire nuovamente la trafila “morso del ragno - zio Ben che muore – Norman Osborne che strippa e con un senso estetico opinabile si mette una maschera e diventa Goblin”!

Nel frattempo mi riascolto Ode To A Superhero di "Weird Al" Yankovic (una gustosa parodia di cui propongo anche il testo) e Spider-man dei Ramones (con immagini del già citato cartone animato, tra l’altro!!). In fondo tutto il precedente pistolotto era per giustificare i due video! 


Ode To A Superhero
Peter Parker was pitiful
Couldn't have been any shyer
Mary Jane still wouldn't notice him
Even if his hair was on fire
But then one day he went to that science lab
That mutated spider came down
Oh, and now Peter crawls over everyone's walls
And he's swingin' all over town
La li la, li de da
La la, li le la da dumb
Sling us a web, you're the Spider-Man
Sling us a web tonight
'Cause we're all in the mood for a hero now
And there's evil doers to fight
Now Harry the rich kid's a friend of his
Who horns in on Mary Jane
But to his great surprise it seems she prefers guys
Who can kiss upside down in the rain
"With great power comes great responsibility"
That's the catch phrase of old Uncle Ben
If you missed it, don't worry, they'll say the line
Again and again and again
Oh, la la la, di de da
La la, di di da da dom
Now Norman's a billionare scientist
Who never had time for his son
But then something went screw and before you knew he
Was trying to kill everyone
And he's ridin' around on that glider thing
And he's throwin' that weird pumpkin bomb
Yes, he's wearin' that dumb Power Rangers mask
But he's scarier without it on
Sling us a web, you're the Spider-Man
Sling us a web tonight
'Cause you're brave and you're strong and so limber now
But where'd you come up with those tights?
It's a pretty sad day at the funeral
Norman Osborn has bitten the dust
And I heard Harry's said he wants Spider-Man dead
Aw, but his buddy Pete he can trust
Oh, and M.J. is all hot for Peter now
Aw, but Peter, he just shuts her down
Mary Jane, don't you cry, you can give it a try
Again when the sequal comes 'round
Oh, la la la, di de da
La la, di di da da dumb
Sling us a web, you're the Spider-Man
Sling us a web tonight
'Cause we all sure could use us a hero now
And we think that you'll do all right.


venerdì 9 maggio 2014

Dobbiamo morire tutti? Proprio tutti?


Frammento della Danza macabra, ad opera di Bernt Notke, presso la Chiesa di San Nicolò di Tallinn
La morte viene definita in vari modi, come la fine della vita, il compimento di un percorso, la conclusione di un’esperienza, totale o semplicemente terrena. La prospettiva può cambiare in base a credenze religiose o stili culturali, accostandola a termini come dolore, sofferenza, vita o altro ancora.

Si parla anche di mistero della morte, ci si interroga su quanto possa esserci dopo di essa, se ci sia qualcosa dopo la morte.

Come è possibile spiegare la morte ad un bambino? Quali parole usare, se si dovesse decidere di parlargliene? O anche solo come rispondere alle domande che lui potrebbe rivolgerci?

Il regista austriaco Michael Haneke, nel suo film “Il Nastro Bianco” (Palma d’Oro come miglior film al Festival di Cannes 2009), ci mostra un bambino chiedere della morte, le risposte della ragazza che si occupa di lui e la reazione del bambino stesso.


Mi sembra una scena bellissima, commovente e straziante allo stesso tempo, un esempio di come un bambino si accosta alla morte e la presa di coscienza infantile di fronte ad essa.


Michael Haneke