Visualizzazione post con etichetta Isabelle Huppert. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Isabelle Huppert. Mostra tutti i post

lunedì 22 dicembre 2025

Citazioni Cinematografiche n.647

 

"Il male lo trasformo in bello, più è violento dentro di me, più si manifesta in bello!"

(Marie-Claire Muller Polonski/Isabelle Huppert in “Grazie per la cioccolata”, di Claude Chabrol - 2000)







martedì 28 aprile 2020

venerdì 17 marzo 2017

sabato 15 ottobre 2016

8 Donne e un Mistero (2002)


Un piccolo gioiello del più recente cinema francese, “8 Donne e un Mistero” è una divertente e riuscita commedia noir, che vede protagoniste, come da titolo, 8 attrici impegnate ad interpretare una messinscena molto teatrale, con battute efficaci, scenografia e colori molto accesi, numeri musicali e canzoni che si susseguono ed una trama intelligente ed arguta.
Il regista François Ozon evita i ritmi lenti tipici del cinema d’oltralpe per regalare allo spettatore una vicenda serrata e farcita di sorprese e rivelazioni. I misteri sono più di uno, così come i segreti, alcuni difficilmente confessabili, custoditi dalle otto protagoniste.

Pressoché il meglio che in quegli anni potesse offrire la ottimamente fornita schiera d’attrici francesi, il gruppo al femminile è in gran forma, con una speciale menzione per Catherine Deneuve, Isabelle Huppert e Fanny Ardant.
L’atmosfera retrò, il gioco di utilizzare in modo ironico tabù e cliché, costumi e vezzi della borghesia anni 50, fa divertire e mette l’intera vicenda nella felice condizione di essere goduta fino in fondo e di beneficiare di una recitazione che ammicca al teatrale, utilizzando elementi noir e gialli per stravolgerli con ironia e senso del ludico.

Ci si può vedere più di un riferimento al cinema francese ed hollywoodiano del passato, con l’imbarazzo di passare da Truffaut a Cukor a Hitchcock, sia per l’indagine sul femminile, che per l’ironia evidente, comunque rispettosa di basi e “fondamentali” del mestiere.
I più critici probabilmente storcerebbero il naso di fronte al fatto che il delitto e l’elemento squisitamente giallo tendono a perdere centralità rispetto al resto, ma il resto, appunto, funziona molto bene e sembra proprio che possa bastare.


Non posso evitare di sottolineare il piacere ed il gusto provato ad ascoltare e vedere le protagoniste cantare ed in alcuni casi ballare durante il loro “numero musicale”, che le rappresenta e illustra.
Infatti ognuna delle otto donne è caratterizzata da un brano musicale. Cito quello sensualmente interpretato da Emmanuelle Béart, così come il tema malinconico interpretato dalla Huppert. Inoltre vedere Catherine Deneuve e Fanny Ardant cantare e ballare è un’occasione da non perdere.




Nel bel mezzo di un gelido inverno, in una casa isolata della campagna francese, una famiglia si riunisce per le vacanze. Ma proprio alla vigilia dei festeggiamenti, un tragico imprevisto fa precipitare la situazione: il capofamiglia viene assassinato. L'omicida non può che essere una delle otto donne più vicine alla vittima: la sua potente moglie, la cognata zitella, la suocera tirchia, l'insolente cameriera, la leale governante oppure una delle due giovani e graziose figlie? (da cinematografo.it)

giovedì 21 gennaio 2016

Il Buio nella Mente (1995)



Molto di frequente nei film di Claude Chabrol è presente una spietata e feroce critica della società borghese, con predilezione per quella svizzera e francese, che ne caratterizza una parte non secondaria della sua produzione.

Nel caso di “Il Buio nella Mente”, questo aspetto, pur presente seppure in modo meno conclamato, cede il posto ad un intenso e magnetico dramma psicologico, condito di “giallo”. Il dramma di due donne, tanto diverse e quasi opposte l’una all’altra per carattere ed indole, ed il dramma di due differenti solitudini. Così, tra inconfessabili segreti, tragiche vicende personali e tristezza vissuta ed interiorizzata o esternata, le due protagoniste, Sandrine Bonnaire ed Isabelle Huppert, abilissime nell’interpretare, anche e soprattutto con la propria fisicità, due caratteri così differenti che si incontrano, propongono allo spettatore una raffinata rappresentazione, dotata di una narrazione che cattura e coinvolge.

La regia si diverte a disseminare indizi, tracce e rimandi interni alla narrazione, tanto da costringere a non perdere una mossa delle due donne e a valutare ogni frase da loro pronunciata, come anche il loro silenzio.

Coppa Volpi a Venezia per la miglior interpretazione femminile sia per la Bonnaire che per la Huppert.



mercoledì 28 novembre 2012

Il Mio Miglior Incubo! (2011)

Così diversi, così distanti, così compatibili...


Sembra che il cinema francese abbia inaugurato, negli ultimi anni, un piccolo filone: l’incontro ed i rapporti fra personaggi agli opposti. Dopo gli apprezzabili ed anche divertenti “Giù al Nord!” e “Quasi Amici”, ho visto “Il mio migliore incubo!”, di Anne Fontaine.

Mentre i primi due sviluppano il tema in chiave sociale, “Il mio migliore incubo!” torna alla già collaudata coppia uomo/donna. Benoît Poelvoorde ed Isabelle Huppert interpretano i loro personaggi, tanto rozzo ed ignorante lui quanto algida e sofisticata lei, esasperandone le caratteristiche fino al limite della farsa. Fino al limite perché in realtà ne risulta una commedia a tratti brillante e con una certa dose di intelligenza e sarcasmo, che poggia sulla bravura dei protagonisti e sulle situazioni che si vanno a creare. 

La trama e relativa sceneggiatura non sono, giocoforza, prettamente originali, per quanto non sia un problema, giacché nelle commedie ciò che serve è anche un po’ di prevedibilità, ma è presente un capace gioco sul contesto e le vicende, che si sviluppano senza cadere nella trivialità od in stucchevoli banalità, come in altri prodotti invece accade sovente.

Isabelle Huppert e André Dussolier
La Huppert simpatica e capace di prendersi un po’ in giro è, almeno per me, una novità, dopo averla vista per anni interpretare donne carogne, disturbate, nevrotiche o anche solo antipatiche. Poelvoorde è efficace e riesce anche solo con la propria fisicità e le espressioni facciali a caratterizzare personaggio e situazioni. Inoltre è presente, e gli rendiamo grazie, André  Dussollier (Parole, Parole, Parole; Un cuore in inverno; Tre uomini e una culla, tra gli altri) misurato nella propria interpretazione e capace di mettersi al servizio dei due protagonisti con una certa, non comune, eleganza.

Isabelle Huppert e Benoît Poelvoorde
La seconda parte del film rischia di perdere la spinta iniziale, ma poi riesce a riprendersi con oneste trovate ed evitare la noia, quali la discussione sull’arte, elegante ed originale, la cena con autentico artista concettuale giapponese e giusta dose di sarcasmo, la Huppert nell’autolavaggio belga.

Voto: 7+