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mercoledì 18 ottobre 2017
giovedì 16 gennaio 2014
Le Storie # 16 Friedrichstrasse
Con grande piacere accolgo il ritorno della coppia Bilotta
e Mosca nella serie “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.
Dopo l’intensa “Il lato oscuro della luna”, un vero
gioiello di poesia e umanità, Alessandro Bilotta alla sceneggiatura e Matteo
Mosca ai disegni ci regalano “Friedrichstrasse”, una storia
drammatica, da apprezzare per la capacità di suscitare sensazioni e offrire una
trama ricca ed intrigante dove non mancano colpi di scena e momenti
veramente emozionanti.
L’albo è dichiaratamente ispirato al bellissimo “Le
vite degli altri”, del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck,
un capolavoro di dramma e poesia, a livello visivo e di sceneggiatura.
Ambientazione e trama sono le stesse, ovvero la Germania Est patria del
socialismo e la pervasiva azione della STASI (Ministerium fűr
Staatssicherheit, Ministero per la Sicurezza dello Stato).
Quello che avvince e convince il lettore è la precisa
sceneggiatura, che si risolve in una storia con momenti intensi, dove il
senso del dramma e le emozioni suscitate vengono esaltate in una trama con
tratti polizieschi ed intimisti. Il “compagno capitano” Friedrich (suggestivo
il collegamento con la via da cui il titolo dell’albo) e la cantante “di
regime” Marlene Becker ci mostrano tutta la loro umanità, il loro
vissuto e le loro vite “ai tempi del Muro”, senza nasconderci anche gli abissi
ed i traumi che li hanno resi quello che sono e che poi li portano ad azioni e
scelte che il lettore scopre e osserva, impossibilitato a non entrarci dentro e
farsene conquistare.
Come detto non mancano colpi di scena ed eventi
imprevisti, ma tutto nella trama sapientemente disegnata ed ampiamente
valorizzata da tavole precise e rigorose, in grado di ricostruire interni ed
esterni in modo molto fedele e rispettoso della realtà, ma anche di
rappresentare turbamenti ed emozioni profondamente umane.
Sono molto sensibile a quel periodo storico e
mi lascio catturare da certe ambientazioni, per cui non nascondo di essermi
gustato l’albo per intero, dispiacendomi che non ci fosse qualche altra pagina
a disposizione di sceneggiatore e disegnatore, anche solo per prolungare il
piacere di una narrazione che coglie a piene mani dalle tecniche
cinematografiche, che ha riferimenti vari e vincenti (sia letterari che
di altro tipo) e che avrebbe anche potuto approfondire le psicologie di
altri personaggi (funzionari della STASI e familiari di Friedrich ad
esempio).
Una “scena” che mi ha particolarmente convinto ed
emozionato? Il tentativo di suicidio di Marlene, all’ultimo momento salvata da
chi aveva il compito di spiarla!
mercoledì 7 agosto 2013
Nobody - Le Storie 10
Avventura, Ossessione ed Identità nel numero 10 de "Le
Storie" - SergioBonelli Editore
Dopo “Il Lato oscuro della Luna”
(Le Storie n.5), ritroviamo Alessandro Bilotta come
sceneggiatore del n.10 della collana Le Storie, edita da Sergio Bonelli Editore.
A prima vista si
cambia genere: dalla “fantascienza” infatti si passa, con “Nobody”, ad un’affascinante
avventura di mare ambientata nel XIX secolo. In realtà le due storie sono
accomunate dal tema del “viaggio”: nello spazio, ma
soprattutto mentale di Lloyd ne “Il lato oscuro della Luna”, qui un
viaggio per mare, ma pur sempre mentale: un viaggio, per così dire, verso il
proprio destino.
Soprattutto in “Nobody”
il protagonista, un marinaio il
cui nome stesso è un omaggio ad un eroe dell’antichità (quell’Ulisse-Odisseo
che abbiamo imparato a conoscere a scuola), si troverà ad
affrontare i propri demoni interiori, oltre alle insidie che sia la natura che
l’Uomo gli opporranno.
Una storia in
apparenza semplice (eroe-missione-viaggio-imprevisto-conclusione),
in realtà ricca e molto articolata, che rappresenta un omaggio all’Avventura ed
ai più celebri romanzieri d’avventura dell’Ottocento, dove l’atmosfera e lo stile di
narrazione fanno rivivere le ambientazioni di romanzi di questo tipo. Melville, Verne, Salgari, Defoe, Conrad, il
nostro “Dino Buzzati” sono gli
autori a cui lo sceneggiatore Bilotta
si ispira ed inserisce in un’opera che si fa leggere bene, sempre pronta a
regalare emozioni e colpi di scena.
Un lungo viaggio
per raggiungere un obiettivo (abbastanza
classico quanto efficace: ritrovare il proprio amore perduto), dove il
percorso e le tappe che si susseguono diventano più importanti dell’arrivo
stesso (anche questo un concetto ormai
acquisito), un viaggio che è anche metafora sulla vita e sul percorso
individuale di ciascuno. Le citazioni
presenti nell’albo sono tanto evidenti quanto “sfacciate”, non ultimo il mare, che rappresenta tanto il mezzo
con cui raggiungere i nostri obiettivi quanto l’elemento che può limitare le
nostre ambizioni, ovvero ciò che tutti noi dobbiamo sconfiggere (potremmo
chiamarlo “demone”) per arrivare a ciò che vogliamo.
Eppure le
caratteristiche ed i “punti di forza”
di quest’opera rischiano di diventare le sue debolezze, gli elementi che
influenzano negativamente la lettura ed il giudizio sull’albo, poiché se un
lettore non accetta il gioco di
citazioni e di riferimenti (o non li coglie) e si “ferma” alla semplice
lettura delle avventure di Nobody,
come fossero parte di una storia “normale”, allora si perde il gusto della
lettura e dell’avventura che ne viene ispirata. Inoltre, come già espresso a
proposito di alcuni degli albi precedenti della collana, il numero limitato di pagine sacrifica i
segmenti centrali del racconto, che invece potrebbero essere raccontati più
dettagliatamente, arricchendo ulteriormente questa storia. Inoltre l’approfondimento psicologico, al
limite di un trattamento psicanalitico, tanto pervasiva è la presenza di
archetipi, miti, riflessioni
sull’identità ed il sogno, potrebbe risultare stucchevole e fuorviante.
Ma poiché chi
scrive si esalta delle citazioni e dei rimandi e apprezza molto i disegni di Pietro
Vitrano, il giudizio personale non può che essere positivo.
Il
disegnatore contribuisce senza dubbio alla riuscita dell’albo, con tavole molto curate e che
contribuiscono a creare la giusta
atmosfera per gustare un albo che è un
omaggio all’avventura classica, con un certo gusto per il moderno, con
colpi di scena e disegni veramente azzeccati, che accompagnano bene la trama e
conquistano il lettore.
Omaggio che si impreziosisce di un’opera di scavo nella complessità umana e di studio dell’animo di un eroe che, come
spesso è capitato, rappresenta l'ossessione travolgente e la fuga, materiale e
metaforica, da una realtà che si avverte come stretta e soffocante.
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