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lunedì 16 marzo 2026

Citazioni Cinematografiche n.659

 

Ian Donnelly: Sai, stavo leggendo una cosa su questa idea che se ti immergi totalmente in una lingua straniera di fatto puoi riprogrammare il cervello.
Louise Banks: Sì, è l'ipotesi di Sapir-Whorf, la teoria secondo cui... è la teoria secondo cui la lingua che parli determina il tuo modo di pensare e anche...
Ian Donnelly: Sì, incide su come vedi tutto. Era... per curiosità, stai sognando nella loro lingua?
Louise Banks: ...Forse ho fatto qualche sogno, ma non... non credo per questo di non essere idonea a svolgere questo compito.

(Ian Donnelly/Jeremy Renner e Louise Banks/Amy Adams in “Arrival”, di Denis Villeneuve – 2016)







lunedì 8 luglio 2019

Citazioni Cinematografiche n.310

Walter Keane: Devo farti una domanda. Come mai questi grandi occhi strani?
Margaret: Oh, vedi io penso che si vedano tante cose negli occhi. Gli occhi sono lo specchio dell'anima.
Walter Keane: Sì, ma tu li fai come fossero frittelle! Sono troppo sproporzionati.
Margaret: Sì, gli occhi sono il modo in cui esprimo le mie emozioni. Li ho sempre disegnati così. Da piccola un'operazione mi ha lasciata sorda per un periodo e così mi sono ritrovata a fissare con lo sguardo. Mi affidavo agli occhi della gente.

(Walter Keane/Christoph Waltz e Margaret/Amy Adams in "Big Eyes", di Tim Burton - 2014) 



mercoledì 8 maggio 2019

Arrival (2016)


Qualche ora la casa completamente libera, sono da solo e cosa faccio? Guardo un film! Un film di fantascienza! Guardo “Arrival” di Denis Villeneuve.
Andiamo subito al sodo e scrivo che mi è piaciuto, nonostante sia un film di fantascienza filosofica, poiché dopo il per me detestabile, nonché troppo lungo, Interstellar dell'ancora più detestabile Nolan, il sottogenere mi crea qualche disagio.

Arrival invece è un film equilibrato e ben recitato, dove la sceneggiatura è solida nella sua apparente semplicità, senza concedere sentimentalismi di sorta e soprattutto presenta temi filosofici e speculativi senza ammorbare lo spettatore che si può godere le belle immagini, con una mirabile fotografia, seguendo il dipanarsi di ipotesi e tesi. La differenza con l'altra opera citata è evidente, anche perché Amy Adams è veramente al meglio, o quasi, ben affiancata dal veterano Forest Whitaker e dal bravo Jeremy Renner.


Uno dei punti forti del film di Villeneuve è l'essere riuscito a offrire qualcosa di veramente personale e infondere nuova forza ad un genere che rischia di ripiegare su se stesso film dopo film. Invece la fantascienza proposta in questo caso pur ancorandosi molto al classico, ovvero uno sbarco alieno sulla terra, riesce ad essere declinata con convincente originalità e, partendo dalla dialettica tra linguaggio e scienza, la narrazione risulta arricchita di intuizioni filosofiche e sociologiche, senza mai perdere di vista un valido intrattenimento, né risparmiandosi attualità ed aggiornamenti più che validi sulla scienza stessa, sul cinema e sulle sue modalità artistiche ed espressive.

Anche nei momenti in cui ci si avvicina al baratro dell'involuzione espositiva e si prospetta lo spettro delle immagini autocelebrative, nonché dell'estetismo fine a se stesso, il regista decide di fermarsi un attimo prima. Così i riferimenti alle emozioni umane, alla maternità, alla riflessione dell'uomo e della scienza sono eleganti ed al medesimo tempo sostanziali e “pieni”, godibili all'interno di un prodotto che coniuga intrattenimento e divulgazione (senza che quest'ultimo aspetto venga messo in primo piano oltre che utilizzato per onanismi autoriali). Ritmo e tensione narrativa vengono mantenuti per tutto il film, senza uno sterile filosofeggiare che manderebbe all'aria il tutto, lasciando soddisfatti solo i maniaci dell'inspiegabile e dell'astratto. Invece lo spettatore si diverte e si emoziona, si gode quanto viene raccontato e viene accompagnato verso una “semplice” soluzione dell'enigma, degli enigmi privati e collettivi, non consolatoria ma profonda nella sua vitalità, in equilibrio tra scienza e fantasia, realtà e finzione.

lunedì 22 aprile 2019

Citazioni Cinematografiche n.299

Robert: Allora, da quanto stai con il tuo principe?  
Giselle: Oh, sarà più o meno un giorno.  
Robert: Vuoi dire che siete così felici che ti sembra passato solo un giorno?  
Giselle: No, è proprio un giorno. E domani saranno due giorni!

(Robert Philip/Patrick Dempsey e Giselle/Amy Adams in "Come d'incanto", di Kevin Lima - 2007) 



mercoledì 9 gennaio 2019

Set on You





"Got My Mind Set On You"  
I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you

But it's gonna take money
A whole lotta spending money
It's gonne take plenty of money
To do it right child

It's gonna take time
A whole lot of precious time
It's gonna take patience and time, ummm
To do it, to do it, to do it, to do it, to do it,
To do it right child

I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you

And this time I know it's for real
The feelings that I feel
I know if I put my mind to it
I know that I really can do it

I got my mind set on you
Set on you
I got my mind set on you
Set on you

But it's gonna take money
A whole lotta spending money
It's gonna take plenty of money
To do it right child

It's gonna take time
A whole lot of precious time
It's gonna take patience and time, ummm
To do it, to do it, to do it, to do it, to do it,
To do it right child

I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you

And this time I know it's for real
The feelings that I feel
I know if I put my mind to it
I know that I really can do it

But it's gonna take money
A whole lotta spending money
It's gonna take plenty of money
To do it right child

It's gonna take time
A whole lot of precious time
It's gonna take patience and time, ummm
To do it, to do it, to do it, to do it, to do it,
To do it right

Set on you
Set on you


mercoledì 14 novembre 2018

Animali Notturni (2016)


È sempre molto bello e stimolante quando un regista ed uno sceneggiatore hanno tante idee e svariate intuizioni, lo si può considerare come il prodromo ad una prolifica produzione ed a varie opere interessanti. Quando però accade che regista e sceneggiatore siano la stessa persona e questa persona scelga di scrivere e girare un film inserendo tutta una serie delle sue idee, intuizioni e temi a cui si è interessato, il risultato potrebbe non essere dei migliori.

Tom Ford con “Animali Notturni” ha scelto questa strada. Forse ha fatto una scommessa, magari un tentativo, che, a mio parere, non gli è riuscito del tutto.


La sua regia è molto attenta, le inquadrature in alcune sequenze risultano perfette, con un notevole gusto della geometria ed una non indifferente cura ed attenzione ai volti. In più la luce e la fotografia esaltano la recitazione dei personaggi, tra cui i bravi Amy Adams e Jake Gyllenhaal. Rimane però la sensazione di essere incerti di fronte a cosa sia questo film. Ford sembra non scegliere un genere od una particolare idea, alternando melodramma e noir, critica sociale e western, ed in questo non aiuta neanche il suo girovagare fra linee narrative. Il presente, il passato e la narrazione che deflagra dalla lettura di un romanzo si rubano forza e presenza l'una con l'altra, depotenziando l'effetto complessivo. Per quanto la linea narrativa originata dal romanzo letto dal personaggio interpretato dalla Adams occupi lo spazio maggiore e goda di un buon apporto recitativo, questa impedisce lo sviluppo di ulteriori filoni che avrebbero potuto essere interessanti. La critica al vuoto mondo delle gallerie d'arte, così come il tema sul classismo insito nell’alta società wasp americana, vengono ridotti sullo sfondo, quasi come elementi decorativi, evidenza di una formalità stilistica del regista, elegante ma poco funzionale, così evidente in alcune scene dove personaggi vengono presentati per mai più ritornare.



Ford ambisce a fare un film complesso, di una certa raffinatezza visiva, ma a cui non corrisponde profondità narrativa. La realtà della protagonista femminile ed il romanzo scritto/vissuto da quello maschile si intrecciano, non si sa bene quanto per i sensi di colpa della prima e quanto per volontà del secondo. Il tema della vendetta (la parola Revenge campeggia a caratteri giganti nella galleria d'arte) prende il sopravvento, quantomeno in termini di minutaggio, ma altri temi ed argomenti vengono accennati, ingolosendo lo spettatore che fatica ad accontentarsi della evidente bellezza estetica e formale di un film più ambizioso che riuscito.

Susan Morrow riceve il manoscritto intitolato "Nocturnal Animals" dal suo ex marito Edward Sheffield, con cui si era separata vent'anni prima, in cui sono raccontate le tragiche disavventure di Tony Hastings, un uomo in vacanza con la famiglia. Sentendosi chiamata in causa dal manoscritto, Susan sarà costretta a riflettere sul proprio passato e su alcuni lati oscuri della sua personalità. (da cinematografo.it)