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martedì 23 novembre 2021

Nathan Never #365 - Memorie di un assassino


Memorie di un assassino proporre un’avventura che mescola fantascienza, indagine poliziesca e atmosfere gotico-noir

Nathan Never sembra dover affrontare un caso fra i più classici, ovvero la ricerca di un serial killer di prostitute che agisce come Jack lo squartatore, ma il focus si sposta su Solomon Darver, nello specifico su una questione delicata e potenzialmente pericolosa che deve gestire.


Quelle che all'inizio dell'albo sembrano due distinte linee narrative si intrecciano dopo poche tavole, sviluppando così una trama densa, con un ritmo ben scandito. Proprio il ritmo, tra le altre cose, è uno dei punti di forza della storia, dal momento che passa, con efficacia, dall'essere veloce, anche frenetico, a mostrarsi meditativo e consapevolmente lento.


L’albo richiama alcuni temi fondamentali della letteratura fantascientifica, di quella poliziesca e gotico-fantastica, oltre che questioni etiche e sociali proprie della science fiction più nobile.


martedì 8 giugno 2021

Nathan Never #360 - L'uomo senza volto

Il numero 360 di Nathan Never è un buon esempio di come, anche nei fumetti "popolari" ed a volte un po' trascurati, si possa trovare un valido e virtuoso incontro fra generi e temi.


In particolare "L'uomo senza volto" è fantascienza che si tinge di giallo e di attualità, indagine investigativa tutto sommato "classica" che si inserisce nella sociologia e psicologia, bei richiami al western e momenti lievi e di ironia intelligente.

I personaggi sono ben delineati e caratterizzati, i dialoghi ben costruiti e rendono godibile e interessante una storia che si presenta come ottimo esempio di fantascienza gialla, in grado di prestarsi anche a letture su più e differenti piani.

Da apprezzare anche i disegni, curati e realistici al punto giusto. 


 

sabato 10 ottobre 2020

Nathan Never #352 - I Combattenti dell'Isola


Una certa emozione mi ha accompagnato all'acquisto del numero 352 di Nathan Never. Emozione ed aspettative nutrite dal fatto che questo albo è opera di uno degli autori del personaggio, Michele Medda, e di uno dei disegnatori storici della testata nonché fra i miei preferiti anche oltre le produzioni Bonelli, Stefano Casini.

I combattenti dell'isola”, soddisfacendo al completo le aspettative di cui sopra, presenta una sceneggiatura che si poggia su dialoghi efficaci, duri e sferzanti quanto serve per un episodio di avventura, violenza, guerra, fughe e duri confronti. La trama ne guadagna in ritmo e coinvolgimento e regala entusiasmo e spazi di riflessione al lettore, una volta conclusa la storia.

Le tavole di Casini non sono da meno, disegni in cui la maestria del disegnatore si esprime a tutto tondo. Il segno è dinamico, essenziale nel rendere un’ambientazione diversa dalle città ipertecnologiche in cui si muove di solito Nathan. Nonostante l’azione sia cruda, la violenza a tratti spietata, viene valorizzata l’intensità e la recitazione dei personaggi, mediante frequenti primi piani e controcampi con lo sfondo che scompare. La sinergia fra i dialoghi e la scrittura di Medda e i disegni di Casini offre tutta una serie di emozioni: paura, disperazione, angoscia, rabbia, orgoglio, odio, ma anche desiderio di serenità.






giovedì 28 maggio 2020

Dampyr #242 - Il Pittore della Scuola Nera


Da quando, ormai sette anni fa, uscì il Dampyr Speciale n.9 attendo con emozione nuove storie ambientate nella Scuola Nera, o almeno con alcuni di quei fantastici personaggi. Talvolta sono stato accontentato, come ad esempio durante la lettura dell'albo numero 242 della serie regolare, “Il Pittore della Scuola Nera”.

Sappiamo che Harlan è stato studente del college infernale in questione, dove gli iscritti apprendono le arti della malvagità, ultimo umano (o almeno umano in gran parte) ad essere accettato prima di una perentoria proibizione ad ulteriori iscrizioni da parte di mortali umani. Ma scopriamo che invece, successivamente, è stata fatta una eccezione per lo straordinario talento artistico di Adam Weber.

Proprio il pittore Weber si presenta come un gran bel personaggio, in grado di affiancarsi ai nostri eroi, alla preziosa ed affascinante Ann Jurging ed ai vari docenti della Scuola per ritagliarsi un suo spazio ed un suo ruolo. Quindi le aspettative, procedendo nella lettura, si fanno alte, ma vengono deluse, poiché nonostante Adam Weber avrebbe tutte le carte in regola per meritare un approfondimento maggiore, la conclusione dell'albo delude un po', dal momento che invece di un valido ed emozionante antagonista, in grado di dare pepe alla narrazione e, perché no, anche alla continuity della serie, sembra risolversi solo come una effimera variante e carattere da poco più di sfondo.

La storia è comunque godibile, dal momento che il comparto grafico è di sicuro impatto visivo e apprezzabile. Le tavole si fanno incarnazione della fantasia di Michele Cropera, con uno
stile ricco di neri e fatto di segni e linee spezzate, in grado di creare nelle pagine incubi, atmosfere, visioni, architetture e creature mostruose emozionanti e mirabili.
Nonostante la proibizione di arruolare studenti dalla Terra dopo la storica crisi causata dalla ribellione del pur promettente Harlan Draka, il direttore Adar Melek e il suo fedele Haborym hanno fatto un’eccezione per Adam Weber, pittore dallo straordinario talento. Una volta diplomato, Adam s’imbatte però in un agente infernale che ha un conto da regolare con il Dampyr e i suoi amici. Ed è così che Harlan, Tesla e Kurjak, in compagnia di Ann Jurging, si trovano proiettati nel visionario mondo di Adam Weber, il pittore che dipinge gli incubi della sua anima perduta… (da sergiobonelli.it)

domenica 3 maggio 2020

Dampyr #241 - Il Cavaliere di Roccabruna


Albo speciale all'interno della serie regolare per festeggiare i venti anni di Dampyr, speciale nella foliazione (118 pagine), speciale nella colorazione e speciale perché il protagonista non è Harlan, bensì suo padre Draka.
Mauro Boselli, Majo e Matteo Vattani, quest'ultimo ai colori, fanno squadra per celebrare una iniziativa editoriale che raggiunge un traguardo niente affatto trascurabile. Venti anni di vita nelle edicole sono un tempo notevole, che solo perché inseriti nell'ambito delle pubblicazioni Bonelli non ci fanno gridare al mezzo miracolo.
Ma il festeggiamento non è con un “semplice” albo più grande e colorato, bensì si sostanzia in una sorta di celebrazione di alcuni fra i più grandi meriti e peculiarità di una testata che continua a ritagliarsi una sua dimensione, un suo ruolo ed una sua ragione d'essere, mese dopo mese.

Il cavaliere di Roccabruna”, il numero 241, è un esempio del valore e della ricchezza di un mondo narrativo che caratterizza ciò che Boselli ha costruito in due decenni di storie. Storie che hanno condotto i lettori in un universo, non solo narrativo, che ha spaziato in secoli di Storia, unendo e facendo danzare fra loro folklore, leggende, cronaca, avvenimenti diversi tra loro, mito e realtà, con il valore aggiunto di presentare decine di personaggi, tutti protagonisti a loro modo e secondo differenti inclinazioni, di altrettanti cicli narrativi, altro elemento della serie che mi appassiona. 

 

L'invito è a leggere l'albo, gustoso sia per chi conosce la serie, poiché scoprirà ulteriori tasselli del passato e anche del presente dei protagonisti, sia per il lettore occasionale, che potrà quantomeno godere della narrazione densa, nutrita e preziosa di Boselli e delle tavole ricche, dettagliate e precise di Majo, sempre a suo agio nel ricostruire gli ambienti, i costumi e le situazioni dell'Europa del '600, la Guerra dei Trent'anni in questo caso.

Un antico e magico volume della libreria di Harlan, quello che lo fece entrare nel corpo di suo padre e rivivere la sua lotta contro i Wehrwolfe di Sassonia, proviene dalla Biblioteca del Castello di Hochosterwitz, in Carinzia. L’antica fortezza, che Draka difese dai Turchi, è di nuovo minacciata, quando la Carinzia, risparmiata in parte dalla guerra che imperversa in tutta Europa, viene invasa dalle creature inviate dal Maestro della Notte Vlatna. Insieme all’amata Fortunata e al di lei fratello Orlando, Draka, sotto le spoglie dell’anziano generale Drago dell’Armata Imperiale, difende il castello dai non-morti di Vlatna, tra cui il perfido Vulcan e la crudele Dorka, in questa avventura di 110 pagine a colori! (da sergiobonelli.it)


domenica 26 aprile 2020

Samuel Stern #5 - La fine della coscienza

Sono dell'idea che 5 albi siano ancora pochi per potersi esprimere compiutamente su una serie a fumetti. D'altra parte, dopo il quinto episodio “La fine della coscienza”, ritengo si possa provare a declinare qualche considerazione su Samuel Stern, per poi allargare un po' il discorso, anche senza pretendere di essere particolarmente illuminanti o definitivi.
Ebbene, la prima questione che mi sento di esporre riguarda il “posto” che la nuova serie Bugs Comics potrebbe andare ad occupare in edicola. Mero clone delle produzioni Bonelli? Tentativo di “emulare” storici personaggi che da più di trent'anni si fanno leggere? Punto di partenza per crearsi una sua dimensione ed affermare le proprie caratteristiche, artistiche, di contenuto o altre ancora? Tentativo di proporre una propria produzione ed una propria visione all'interno di un genere e/o di un canale?

Credo si possa notare come utilizzando canoni e stili generali già affermati, quali il formato, la “gabbia” e quel grado di leggibilità necessario e probabilmente indispensabile per un fumetto da edicola, Samuel Stern stia cercando di farsi acquistare. Ovvero crearsi un pubblico, non esclusivo, da condividere con le produzioni più affermate e conosciute, che sono, per il momento e forse ancora a lungo, in capo alla Bonelli. Pertanto si parte da lì, si accetta e si rispetta il “classico” per poi, magari, andare avanti tentando di offrire il “proprio”. Un tentativo di sovrapporre a quanto già fatto (a buoni livelli) da altri a livello di azione e genere, una connotazione più personale, sul piano artistico, di immagine, di contenuto e forse anche sul piano empatico, limitatamente al medium in oggetto, per ora.

Forse coltivo ingenuamente questa personale speranza, che è possibile venga nei prossimi mesi delusa, ma la ritengo motivata da almeno due delle uscite. Quella del mese precedente, di cui ho parlato, e l'ultima. “La fine della coscienza” è l'albo che meno mi è piaciuto finora, ma è fra quelli che meglio ci ha mostrato l'impegno di interpretare la gabbia bonelliana, adattandola ad una testata che legittimamente desidera il proprio spazio ed un proprio percorso. Nonostante i layout restino debitori dell’impostazione tradizionale a sei vignette per tavola/pagina, i disegnatori dei cinque albi di Samuel Stern finora pubblicati presentano un’interpretazione almeno in parte autonoma benché discontinua, in cui si notano soluzioni simili a quelle del fumetto americano. A pagine debitrici dell’impostazione delle due vignette giustapposte in una striscia (3 per 2 quindi), la serie di Bugs Comics affianca tavole a sviluppo verticale, qualche splash page e libertà anche nello sviluppo orizzontale e delle linee. Vedremo nelle prossime occasioni se si oserà qualcosa di più e se magari verrà concessa maggiore libertà espressiva sotto l'aspetto espositivo e del tratto. A livello drammaturgico qualcosa si nota, ma rimane prematuro esporsi.

La considerazione generale, al di là del singolo episodio, l'ultimo, che si risolve in un fin troppo classico “hospital drama” con scene horror, è che la parentela con le serie Bonelli sia tutto sommato “fisiologica”, oserei dire inevitabile, soprattutto negli episodi iniziali di una serie da edicola e nell’allestimento e proposizione del mondo narrativo ideato. La sfida risiederebbe nel partire da lì, il più efficacemente possibile mantenere l'impianto di base affermatosi negli anni, con la leggibilità elemento fondamentale, per poi scegliere di distaccarsene progressivamente, valorizzando alcune novità (grafiche, narrative, tematiche, drammaturgiche, etc.) che suggeriscano al lettore una certa differenza, da cui trarre il piacere di leggere qualcosa di “diverso”.



venerdì 17 aprile 2020

Caravan e la nostra quotidianità

Circa 10 anni fa una sera mi capitò di parlare con un ragazzo, allora mio collega di lavoro, di una serie a fumetti che stavo leggendo. Per la precisione era una “miniserie”, di quelle che da qualche anno prima la Sergio Bonelli aveva cominciato a portare in edicola.
Si trattava di “Caravan”, 12 numeri, la cui trama, a grandi linee, è stata così riassunta su Wikipedia: La tranquilla vita della cittadina di Nest Point, negli Stati Uniti, è turbata da uno strano fenomeno meteorologico che blocca temporaneamente tutti i dispositivi elettrici, elettronici e le automobili; interviene l'esercito che organizza l'evacuazione della città e fa partire un esodo di tutti i cittadini in una colonna d'auto, diretta verso una destinazione ignota. 
 
Quindi, un po' grossolanamente, possiamo dire che per ovviare ad una situazione di pericolo, le cui cause erano in gran parte sconosciute o comunque non rese note, il fumetto, già dal primo numero ci dice come nel giro di poche ore si sia potuto trasferire un intero centro abitato, mettendolo su strada e facendolo viaggiare per settimane senza spiegargli il perché. I cittadini, quindi, di fronte ad una non meglio precisata minaccia, vengono costretti ad una soluzione estrema, dai contorni poco chiari e che comporta tutta una serie di limitazioni alla propria libertà e di stravolgimenti alla propria esistenza quotidiana. La serie, nel corso di un anno di uscite mensili, attraverso una trama orizzontale ed una verticale, ha proposto alcune soluzioni narrative con diversi pregi ed altrettanti difetti, che hanno fatto le fortune ed i limiti di quello che, ideato come esperimento narrativo e di uscita editoriale, ha esposto un possibile esperimento sociologico e di controllo sociale.

All'epoca a molti dei lettori quanto veniva raccontato, mese dopo mese, assumeva contorni distopici, da puro romanzo di fantasociologia o di fantascienza cupa, tanto poteva sembrare assurdo che un governo decidesse tali azioni. Insomma sembrava impossibile, o troppo lontano nel tempo e geograficamente improponibile che in Italia ed in Europa ci si potesse trovare in una condizione di temporanea limitazione dei propri movimenti, della propria libertà e finanche dei propri diritti (lavoro, retribuzione, studio, ecc. tanto per chiarire quelli secondo me maggiormente significativi al momento).


Ora, con le dovute differenze e con fondamentali distinguo, quanto raccontato ci risulta meno improponibile. Non notate una certa somiglianza con ciò che stiamo vivendo da poco meno di due mesi? Nel nostro Paese, a vari gradi e con ordini di grandezza diversi a livello locale, si sta vivendo un’emergenza sanitaria che ha portato a ordinanze governative atte a contenere la diffusione di un virus particolarmente difficile da contrastare.
Per quanto i due contesti non siano identici, dal momento che in Caravan la minaccia è ignota ed il mistero fin troppo fitto mentre nella nostra realtà è individuabile, l'esercizio di confronto (un ipotetico parallelo?) è accettabile in virtù del fatto che l’invisibilità propria di un agente patogeno, come la sua relativa novità per molti di noi in termini di diffusione e portata, lo rende ancora in larga parte “sconosciuto”, tanto da avvicinarlo, a livello concettuale, all’oscuro fenomeno atmosferico a cui si fa riferimento nel fumetto.

Quindi Caravan, dieci anni prima, ci diceva che una emergenza, sanitaria in questi mesi, ma anche di altro genere, potrebbe, può portare a decisioni, a provvedimenti impensabili in altri momenti. Una condizione straordinaria, ovvero al di fuori dell'ordinario, giustifica, forse rende inevitabili situazioni che stravolgano le nostre giornate, le nostre vite, il nostro quotidiano. Non mi riferisco alla passeggiata domenicale, all'aperitivo in centro, al giro in bici ed altre cose che ora a molti sembrano imprescindibili, ma alla nostra visione di individui in rapporto alla collettività, al senso civico che spesso smarriamo o dimostriamo di non possedere, alla fallace idea di libertà che proclamiamo con i nostri comportamenti ed i nostri commenti.

I più accorti potrebbero legittimamente dirmi che ancora prima di un fumetto, ci sarebbero la Filosofia, la Storia, il pensiero della Scienza, il Diritto ed altro ancora a informarci e avvertirci sul rapporto fra Bene Comune e Individuo, fra Potere e Democrazia, fra Pensiero e Azione, fra Ipotesi e Realtà, il concetto di Libertà in una democrazia compiuta e così via, ma, ammesso che molti di quelli che sento parlare o leggo inviare commenti siano poi in grado di leggerlo, una discreta serie a fumetti è ancora più abbordabile di importanti e validi libri e dissertazioni.