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mercoledì 23 febbraio 2022

Giallo, Noir & Thriller/86



Titolo: La Ruggine del Tempo

Autore: Dario Galimberti

Editore: Libro/Mania- 2021

Terzo appuntamento con il delegato di polizia Ezechiele Beretta, interessante e accattivante personaggio nato dalla mente e dalla “penna” di Dario Galimberti.

Chi, come me, ha già letto ed apprezzato i due romanzi precedenti, “L'Angelo del Lago” e “Un'Ombra sul Lago”, si accorgerà che questa ideale trilogia (per il momento), non segue uno stretto ordine cronologico.

Il problema non si pone, potremmo dire, dal momento che le tre opere sono pienamente godibili prese singolarmente e nel complesso indipendenti le une dalle altre. Punto di forza ed allo stesso tempo invito a non farsele sfuggire, dal momento che una volta fatta la conoscenza dei personaggi e dell'ambientazione si prova il desiderio di saperne e leggerne ancora.


L'autore “gioca” con le linee temporali, imponendoci un salto nel passato, addirittura doppio, il primo nel 1932 a cavallo tra le due guerre, periodo dai lettori già conosciuto nei romanzi citati, ed un secondo nel 1881, cinquanta anni prima, alla ricerca dei colpevoli di una rapina sfociata in omicidio. Galimberti anche ne “La Ruggine del Tempo” ci fa vivere e respirare le atmosfere del tempo, descritte con attenzione ai particolari, storici ed architettonici in particolare, che trasportano nella Lugano di un tempo, fra il lungolago, le strade del centro ed i vicoli del Sassello, quartiere che non esiste più.

Come non esiste più il castello di Trevano, coprotagonista del romanzo, tanto che può sorgere il dubbio che il romanzo stesso sia stato un pretesto per parlare del castello. D'altra parte Galimberti è un architetto e docente di Architettura!


Si nota come “La Ruggine del Tempo” sia un romanzo che offre vitalità e vita, non come un susseguirsi di vicende e colpi di scena, bensì come escursione, o immersione se si preferisce, in una trama ed in vicende ricche di dati, informazioni e suggestioni, presentate con grande abilità ed innegabile conoscenza, frutto di ricerche ma anche di sincero amore per luoghi, ambienti e Storia di questi.


Lugano, 1881. Una banda di ladri penetra nel castello di Trevano e fa razzia di preziosi. Poco dopo Vera von Derwies, figlia del barone proprietario del castello, muore in seguito a una caduta da cavallo. E nei giorni seguenti la tragedia torna ad abbattersi sul castello: vengono trovati senza vita lo stesso barone e un giovane inserviente, Nuto. Cinquant’anni dopo, l’anziana Liside chiama al proprio capezzale il figlioccio Ezechiele Beretta, massima autorità della polizia cittadina, e gli chiede di indagare sulla morte di Vera. Ormai prossima alla fine, la donna – all’epoca dei fatti in servizio al castello – non riesce a darsi pace: è convinta che quella caduta da cavallo non sia stata accidentale. Nonostante le circostanze della richiesta e le prove inconsistenti, il Beretta si interessa al caso: assistito dall’appuntato Bernasconi appura che le teorie di Liside sono più plausibili del previsto, e qualcosa non quadra neanche nella morte del povero Nuto. L’indagine storica si sovrappone a quella su una morte più recente e altrettanto misteriosa, che porta Beretta a scontrarsi con personaggi in vista della Lugano che conta e tinge di sangue le acque blu del lago che bagna la città. (da libromania.net)

sabato 14 settembre 2019

Giallo, Noir & Thriller/71

Titolo: Un'Ombra sul Lago
Autore: Dario Galimberti
Editore: Libro/Mania- 2019

Il romanzo ripropone personaggi, ambientazioni e alcuni dei temi che il lettore aveva incontrato nel precedente “L'Angelo del Lago”. Ritorna il delegato di polizia Ezechiele Beretta, la Lugano anni 30 con i suoi quartieri, il Sassello in particolare, i suoi odori, colori e umanità, nonché il lago e gli eventi che si svolgono al suo cospetto. Ritorna il protagonista principale ed una parte degli amici, colleghi e rivali che lo affiancano, ma non ci si aspetti un altro consueto personaggio seriale, poiché, a mio avviso, l'autore si scioglie da quello che a volte può rappresentare un limite, per proporre una vicenda “nuova”, non direttamente legata o collegabile ad altre.
Certo, la città ed il contesto generale sono le medesime, ma Dario Galimberti sembra aver scelto di “riscrivere” Lugano e l'ambiente, le persone e le loro vite, con quanto ne consegue. Ovvero l'impressione è che Beretta possa divenire un personaggio seriale, ma che la scrittura proposta voglia evitare di dover dare per scontate una serie di informazioni e suggestioni, così da doversi mettere nella non sempre comoda situazione di riprendere molto e di rinnovarlo per il lettore, ma allo stesso tempo offrendo al lettore stesso il gusto di scoprire e “rivedere” il protagonista, l'ambiente e gli eventi sotto una luce che può anche modificarsi ed esprimere diverse versioni di un contesto fisico ed emotivo, nonché storico-sociale.

Galimberti, per così dire gioca in casa, dato che vive a Lugano, ma si nota un lavoro di studio e preparazione che fa compiere un salto di qualità al racconto ed alle descrizioni. Sotto il profilo più strettamente legato al genere la tensione non manca, in diversi passaggi ben dosata e accostata al gusto, personale e professionale, dell'autore. La scrittura in alcune pagine si lascia andare a termini e costruzioni sintattico-grammaticali che possono risultare strane al lettore odierno, come se l'utilizzo di parole desuete (un po' come questo aggettivo che ho scelto) sia un cedimento individuale alla propria preparazione e cultura. Ma, secondo chi scrive, quella che può essere, magari fondatamente, rivolta come una critica rivela invece l'intuizione di inserire anche nelle descrizioni e nel parlato elementi storici che invitino il lettore ad immergersi negli anni 30 del secolo scorso.

Risulta così piacevole leggere di questo umanissimo delegato di polizia, degli abitanti di un quartiere che non esiste più, diviene stimolante incuriosirsi di un periodo storico e di una nazione, la Svizzera di lingua italiana in particolare, che si conosce poco e si tende a valutare peggio. Personalmente non farei confronti con il precedente romanzo, dal momento che almeno per ora non siamo di fronte ad una evidente serialità (sebbene accoglierei con piacere un terzo volume con Beretta protagonista), poiché “Un'Ombra sul Lago” ha tutte le carte in regola per essere goduto ed apprezzato, senza rispettare l'ordine di pubblicazione. Rimane la soddisfazione di una lettura e l'impressione che alla fine del romanzo ci sia un arrivederci a presto, non un addio.

Lugano, 29 ottobre 1934. Il delegato Ezechiele Beretta, massima autorità della polizia cittadina, se ne sta rintanato in un angolo del bar Lugano a gustarsi il primo caffè del mattino, quando il trambusto proveniente dall’esterno attira la sua attenzione. Gli abitanti del malfamato Sassello avanzano verso il centro della piazza al seguito di Mosè Guerreschi che incede lentamente con la piccola Ombretta aggrappata ai suoi pantaloni vecchi e logori e un fagotto stretto in braccio. Non portano problemi. Quella processione è una richiesta d’aiuto. Beretta afferra il fagotto, una vecchia coperta militare da cui spunta la testa di un bambino esanime, Agostino Guerreschi, e si precipita in ospedale dove si assicura che il piccolo riceva cure adeguate. La ricostruzione di Agostino viene archiviata come una fantasia infantile, un modo per coprire le marachelle che hanno portato a quell’incidente quasi mortale. Pochi giorni dopo, però, quando Ombretta viene rapita in circostanze analoghe sotto gli occhi della madre e di una vicina, Beretta maledice le sue conclusioni affrettate e capisce che non c’è un attimo da perdere se vuole restituire a quella povera famiglia la bambina sana e salva. Tra false piste, intuizioni geniali e squarci sulla vita privata del tormentato protagonista, le indagini procedono faticosamente, ostacolate dai poteri forti della città che non vogliono guai, mentre ombre sempre più minacciose si allungano sulle acque blu del lago che bagna la città.

venerdì 29 marzo 2019

Giallo, Noir & Thriller/66

Titolo: Il Segreto di Palazzo Moresco
Autore: Irma Cantoni
Editore: Libromania – 2018
 
Seguito de “Il Bosco di Mila”, Irma Cantoni ne “Il Segreto di Palazzo Moresco” a mio parere cerca di approfondire il personaggio che indaga ed allo stesso tempo di aggiungere temi ed analisi alla sua opera. Dal punto di vista puramente tematico il risultato è buono, apprezzabile per la serie di personaggi presentati e le questioni ad essi legate, meno da quello stilistico. La scrittura, pur mantenendosi su una leggibilità e qualità non comune nell'attuale offerta di narrativa in generale, tende a volte ad essere un po' noiosa ed in qualche passaggio stucchevole. Un peccato perché poche pagine rischiano di rovinare il gusto di una lettura comunque piacevole ed interessante.

Il commissario capo Vittoria Troisi si trova questa volta ad indagare per conto proprio, o quasi, su una serie di intrighi e misteri che fanno capo ad una famiglia dell'alta borghesia bresciana (come nel precedente libro tra l'altro), ma la parte forse che intriga maggiormente il lettore è quanto accade a Roma e che è direttamente legata ai rancori ed alle torbide questioni che albergano più a nord. È presente azione ed un minimo di suspense, ma poco sufficienti a bilanciare le comunque non frequenti digressioni pseudofilosofiche ed esistenziali che la Cantoni inserisce, probabilmente sulla scorta di personali esperienze.

La figura malvagia, il cattivo del romanzo, pur detestabile e che si desidera venga fermato per le aberrazioni e le violenze di cui è fautore, si ritaglia un posto migliore e viene quasi da preferirsi alla commissario capo, che sembra smarrirsi troppo e finire a capo della vicenda un po' senza meritarselo. La sua condizione fisica, poi, risulta alla fine poco più di un pretesto per una incursione, gratuita e di cui non si sentiva il bisogno, su un terreno e temi come la vita dopo la morte, le percezioni post trauma e sul finire della vita (insopportabile la sfilza di colori elencati che apparirebbero a Vittoria dopo un trauma). Un leggero (?) passo indietro nel complesso del romanzo rispetto a quanto letto in precedenza, anche se comunque la lettura qualche soddisfazione la dona.

Ginevra Moro non crede ai suoi occhi: sul treno che la porta da Brescia a Milano le sembra di vedersi riflessa in uno di quegli specchi che deformano la realtà; l'immagine che vede passare dall'altra parte del vetro è quella di un'adolescente dall'aspetto selvatico, un'anima alla deriva, una copia di se stessa priva della ricchezza e dell'eleganza tra le quali è cresciuta. Le strade di Brescia si preparano intanto ad accogliere il rombo dei motori e lo scintillio delle carrozzerie delle auto d'epoca che partecipano alla Mille Miglia. Durante la cena di gala che precede la corsa e vede riunita tutta la Brescia che conta, la capo commissario Vittoria Traisi conosce Lodovico Moro, il padre di Ginevra: tra scambi di battute e galanterie, il collezionista si lascia andare a confidenze sulla sua vita privata e familiare che lasciano interdetta Vittoria, indecisa se interpretarle come un tentativo di seduzione o una richiesta d'aiuto. Quando il corpo di Lodovico Moro viene ritrovato senza vita nello studio privato di palazzo Moresco, la magnifica residenza che cela alla stessa maniera tesori d'arte e rancori familiari, Vittoria è incaricata delle indagini. (da ibs.it)

domenica 17 febbraio 2019

Fedeli al Vinile (2018)

Fedeli al Vinile” è un libro piacevole, divertente, a suo modo istruttivo nel senso più generale e ludico del termine e sincero per quello che trasmette e mostra.
Alessandro Casalini è riuscito a far convivere tratti e personaggi della Romagna più o meno contemporanea (tutta la vicenda o quasi è datata 2001) con suggestioni e spunti che vanno oltre la storia e la geografia, dei lettori ma non solo, per giungere a toccare corde e sensazioni, temi e questioni che possono trascendere la biografia e le radici personali. Tutto questo senza prendersi troppo sul serio e giocando con chi legge il suo romanzo. La scrittura è seria, per carità, poiché ci vuole veramente capacità e mestiere per far sorridere ed a volte ridere, dal momento che a far piangere sono capaci pressoché tutti. Com'è quella storia su Alberto Sordi? Sembra che Sordi, a un giovane autore incontrato mentre stava lavorando, chiese: “Che stai a scrive? ‘Na commedia?”. “No”, gli rispose quello, “un dramma”. “Ah, allora te stai a riposà”. Ecco, passatemi la suggestione, Casalini non si è riposato, ha fatto un bel lavoro, faticoso, ed il risultato ce lo possiamo godere.

L'autore vive a Cesenatico e scrive di quanto accaduto, o sarebbe accaduto a Cesenatico all'ombra del grattacielo sul finire del settembre 2001, subito dopo i fattacci di New York, anche se lui ed i suoi protagonisti di responsabilità in merito sembra che non ne abbiano. Come dite? “Cesenatico”? “E quanti anni ha questo Casalini”? “Vabbè, ci siamo capiti, ci dici di leggere il libro perché parla della tua città e poi magari quello è amico tuo. Lassandé va là”.
No, Alessandro Casalini non è amico mio, anche se mi sono fatto l'idea che probabilmente mi sarebbe piaciuto averci a che fare negli anni giovanili, considerando inoltre che siamo coetanei, ma non è questo il punto. Nel libro si parla di musica, di amore per la musica e per i dischi in vinile, con più di un rimando a luoghi e situazioni che per chi ha oltre 40 anni (e magari vive in Romagna da un periodo di tempo simile) non possono che essere quantomeno familiari.

La musica ed il vinile, poi, a ben leggere e a divertirsi, divengono quasi un pretesto per parlare anche di altro. Affetti, interazioni umane, amicizia, amore, cibo, dinamiche sociali, questioni micro e macroenomiche, con una leggerezza ed un brio accattivanti e gustosi. Il buon Alessandro (chiedo scusa all'autore per questa confidenza che mi prendo in modo audace quanto proditorio) ci propone i suoi personaggi e le sue situazioni un po' come si faceva nella Commedia dell'Arte e in alcuni felicissimi casi si riesce a fare ancora nel Teatro e nel Cinema. I caratteri che mette in scena si elevano dal semplice rango di personaggi di uno scritto, di una pièce, per assurgere a poco di meno di archetipi, propri della romagnolità e non, tratti caratteriali (caratteri appunto) di una commedia che rappresenta su un ideale palcoscenico dinamiche e peculiarità umane più grandi, nel loro essere momentaneamente circoscritte ad una vicenda e ad una collocazione territoriale, nonché linguistica. Non continuo per non fare arrabbiare chi studia e si guadagna da vivere con la Storia del Teatro e materie affini, ma spero di aver reso l'idea!

Ci si diverte, poi una volta lasciato sedimentare quanto letto ci si accorge di molto, di quanto contenuto nelle pagine e nei dialoghi, nelle descrizioni e nella musica che ci viene voglia di (ri)ascoltare. Quindi, anche se Alessandro Casalini non è amico mio dategli una possibilità, leggete “Fedeli al Vinile”.

Riviera Romagnola, settembre 2001. Tata e Hi-Fi sono i proprietari del VinylStuff, un negozietto di Cesenatico che vende esclusivamente vinili e cerca di sopravvivere all’onda d’urto prodotta dalla rivoluzione della musica digitale. La verità è che il VinylStuff non è solamente un negozio, è molto di più. All’interno di questo novello Bar Sport si incontrano tizi come Plutarco di cui si dice che in passato abbia suonato con i Pink Floyd, il Professore, un ex insegnante di fisica che crede di essere Einstein, oppure Marione: un appassionato che individua i suoi pezzi da collezione sfruttando una sorta di “tocco magico”. Nei giorni in cui Napster arriva all’apice della sua parabola e l’iPod sta per fare il suo debutto sul mercato, Tata e Hi-Fi ingaggiano una battaglia epica tra analogico e digitale, tra il bene e il male, a suon di note, bit, fruscii e bytes. Chi la spunterà? (da libromania.net)

mercoledì 19 settembre 2018

Giallo, Noir & Thriller/58



Titolo: Una Ragazza Cattiva
Autore: Alberto Beruffi
Editore: Libromania – 2017


Accade che tra le miriadi di nuove proposte nel panorama letterario italiano di genere, a metà fra la autoproduzione e la selezione operata dalle case editrici, ci si trovi a leggere un libro thriller che sorprende e ammalia. È il caso di “Una Ragazza Cattiva” dell'autore Alberto Beruffi per Libro/Mania.
Ambientato a Mantova, scelta originale e vincente, la storia alterna con attenzione ed efficacia ammirevole il presente e gli anni 80, cogliendone più aspetti e peculiarità attraverso la chiave delle canzoni e della musica.
Sono le canzoni, italiane fra le più note e degli artisti maggiormente rappresentativi del Bel Paese fra anni 80 e 90, a fungere da indizi, allo stesso tempo filo che unisce idealmente e nella pratica una serie di omicidi. Le indagini si dipanano fra vari personaggi che il lettore conosce nella loro adolescenza e durante gli anni della loro maturità, toccandone vizi e virtù, aspetti negativi ed elementi di luce. 

 
L'autore mostra di conoscere la narrazione e di sapere come coinvolgere il lettore, giocando con rispetto con le sue aspettative ed i suoi gusti. A dirla tutta circa a metà del libro sembra di intuire chi sia il colpevole degli omicidi rappresentati (poiché di vere rappresentazioni si tratta), ma Beruffi mescola le carte quel tanto che basta per non togliere tensione e così alimentare l'attesa. Ingredienti da thriller nordamericano, canzoni italiane, una città di provincia, meschinità e cattiveria che si mostrano tanto atroci quanto crudelmente vere e tanto dolore che sembra di provarlo pagina dopo pagina.
Dispiace quasi che si debba arrivare ad una conclusione, dal momento che anche il lettore si diverte a mettere insieme elementi delle scene dei crimini e testi musicali, ben sorretti anche dai personaggi “secondari”, che hanno la dote di saper giungere in aiuto quando quelli principali rischiano se non proprio di venire a noia quantomeno di essere troppo al centro di una vicenda e di una storia, serrata nei tempi ma che affonda le radici in abitudini e costumi che sembrano tramandarsi e dipanarsi fino all'oggi.
Un pizzico di satira, qualche frustata metaforica alla grettezza ed alla meschinità di certe figlie e di certi figli di quelle “famiglie bene” che covano ed allevano la cattiveria e l'orrore nei loro lussi e nei loro privilegi.
Concludo, notando che presto "Una Ragazza Cattiva" sarà riedito da Newton Compton, rivolgendo l'invito a riascoltare i brani musicali usati e citati nel romanzo, una ulteriore emozione di cui essere grati all'autore.


A metà degli anni Ottanta il collegio Santo Spirito di Mantova decide di aprire le sue porte anche alle ragazze. L’arrivo delle allieve stravolge la routine della gloriosa istituzione, con conseguenze tragiche. Venticinque anni dopo, nella medesima città, tre donne sono assassinate in rapida successione e inizia a diffondersi il timore che sia all’opera un serial killer. La scia di sangue sembra inarrestabile e tocca all’ispettore Marco Pioggia, coadiuvato da un esperto di musica e da una criminologa italoamericana, cercare di intuire la prossima mossa dell’assassino. La verità che si nasconde dietro le macabre rappresentazioni inscenate nei delitti è sconvolgente ed è solo l’inizio di un nuovo, terribile gioco. (da deaplanetalibri.it)

venerdì 23 febbraio 2018

Giallo, Noir & Thriller/50


Titolo: Malsangue

Autore: Claudio Sergio Costa

Editore: Libromania – 2017



L'autore di “Malsangue” compie la scelta di utilizzare due distinti punti di vista, uno per ogni personaggio centrale, e pertanto due narrazioni, una in prima persona ed una in terza, l'ispettore della squadra mobile di Milano Vanessa Redoaldi ed un bambino, Renato, dalla storia personale a dir poco singolare. A mio parere tale soluzione narrativa non risulta a conti fatti del tutto riuscita. Nello specifico l'uso, prolungato, della terza persona nella parte centrale del romanzo, depotenzia un po' la narrazione, rallentandone il ritmo che invece in altre parti risulta maggiormente coinvolgente. A volte, in particolare a causa del discontinuo e non preciso alternarsi degli stili di narrazione che sottrae al lettore un punto di riferimento, la tensione tende a calare. Peccato per un romanzo comunque non lungo e che risulta gradevole alla lettura, grazie ad una scrittura immediata e che solo saltuariamente si concede accessorie descrizioni e brevi incisi.



La storia narrata, nella sua durezza e tragicità, arriva al lettore, che si appassiona alle azioni di un becchino addetto in un cimitero di un paese non lontano dal lago di Como, luogo tanto remoto quanto adatto ad ospitare una personalità disturbata, che si rende colpevole di una serie di delitti e crudeltà che si prolungano per anni, fino a quando il caso o altro che si voglia definire giunge a far incrociare tra loro le vite ed i destini dei vari personaggi. La scrittura secca ed incisiva veicola e suscita emozioni, anche in virtù dell'umanità e della verosimiglianza dei caratteri, meglio descritti quelli adulti, forse un po' tirato e dai tratti ingenui quello del bambino, verso cui comunque, inevitabilmente, si indirizzano le simpatie del lettore.



Una buona proposta ed una lettura che mi ha incuriosito fin dalle prime pagine per lasciarmi in fondo soddisfatto, nonostante i lievi appunti che ho fatto all'inizio di queste righe.


L’ispettore della squadra mobile di Milano Vanessa Redoaldi si sta lentamente riprendendo da una triste vicenda personale, quando viene richiamata in servizio d’urgenza. Deve mettersi sulle tracce dell’assassino di un uomo brutalmente ucciso sui binari della metropolitana. Le indagini dell’ispettore, aiutata da un misterioso agente Senza Nome, portano a una serie di sparizioni tra Milano e Vedesimo, eventi all’apparenza non collegati tra loro eppure stranamente ricorrenti fino a dieci anni prima... La strada dell’ispettore si incrocia così con quella di Renato Frauleri, un bambino di dieci anni che fino al giorno di quell’omicidio non si era mai allontanato dal cimitero di Vedesimo, nascosto agli occhi del mondo. Per l’ispettore la serrata caccia all’uomo diventa una questione personale e fa tutt’uno con il tentativo di proteggere il bambino e superare la sua diffidenza per quegli adulti che sembra considerare tutti cattivi. (da libromania.net)



sabato 3 febbraio 2018

Giallo, Noir & Thriller/49


Titolo: L'Angelo del Lago

Autore: Dario Galimberti

Editore: Libromania – 2017



A proposito di un precedente libro di cui ho parlato, “Un Errore diInesperienza”, facevo notare come l'autore, a mio parere, non fosse riuscito a far “arrivare” i protagonisti della vicenda, i vari personaggi, al lettore, che si troverebbe in una condizione di relativo coinvolgimento e interesse verso i personaggi stessi.



Questo non accade durante la lettura di “L'Angelo del Lago” di Dario Galimberti, per le edizioni Libro/Mania. Le descrizioni dei luoghi, la Lugano degli anni 30, con la sua varia umanità, i quartieri, da quelli più poveri alle ville abitate dai ricchi e dai notabili della città, i mestieri che svolgono gli abitanti, il lago, le stradine ed i parchi aiutano il lettore nell'immaginare il contesto in cui accade quanto narrato. I principali attori vengono “raccontati” a chi legge, sia per il loro aspetto fisico che per le personalità che li distinguono, i loro caratteri sono messi alla portata del lettore, che può, in questo modo, sentirli vicini, vivi e pertanto amarli o detestarli, osservarli con empatia e partecipazione, viverli simpatici o sentirsene schifati, anche solo guardarli agire, magari sospendendo il giudizio o procrastinando valutazioni o conclusioni di sorta.



Il merito va ad una scrittura attenta e sapiente, semplice nella sua correttezza formale ed eleganza, in grado di dosare azione e descrizioni, riflessioni e colpi di scena, che trasmette amore per i caratteri presentati. Non mancano le emozioni, anche forti, e gli elementi toccanti e commoventi, in particolare dati dalla relazione, più che una collaborazione professionale, tra i due personaggi principali, il delegato di polizia Ezechiele Beretta ed il giovane gendarme Albino Frapolli, incaricati delle indagini su quello che frettolosamente viene considerato un caso di semplice ed ovvia soluzione.



Ritornando all'elemento iniziale di queste righe, sottolineo come mi sia sentito molto vicino ai due protagonisti, seguendone le vicende, appassionandomi alle indagini come al loro rapporto umano, all'evolversi della loro reciproca stima ed amicizia, fino al tragico epilogo, che mi ha commosso come non immaginavo e come non è comune che mi accada. Grazie all'autore. Grazie anche per l'ambientazione che mi ha fatto scoprire una parte di Svizzera in un periodo storico stimolante ed interessante.



Lugano, 1935. La ragazza trovata morta nel quartiere malfamato del Sassello non è una prostituta come tutti avevano creduto, ma Eleonora Alfieri-Ferri, secondogenita dell’uomo più ricco e potente della città e del cantone Ticino. Cosa ci facesse in quel luogo e in una condizione così equivoca è il cruccio del delegato di polizia Ezechiele Beretta e del giovane gendarme che lo accompagna, Albino Frapolli. I sospetti sull’improbabile fidanzato di Eleonora, un poveraccio originario del quartiere e protagonista di un’insostenibile storia d’amore con la giovane ereditiera, si volatilizzano come cenere al vento e la verità si rivela nella sua crudezza sconvolgente. Il prezzo da pagare per chi si batte perché la giustizia faccia il suo corso può essere caro, però, come non tarderanno a scoprire gli investigatori. (da libromania.net)

sabato 20 gennaio 2018

Giallo, Noir & Thriller/48


Titolo: Un errore di inesperienza
Autore: Errico Nero
Editore: Libromania – 2017

In qualità e ruolo di lettore, uno degli elementi che ritengo fondamentali nella stesura di un giallo-thriller risiede nella capacità ed impegno dell'autore di presentare personaggi, principali ma anche secondari o comprimari, che “arrivino” a chi legge, che conquistino la sua attenzione e suscitino qualche sentimento o anche semplici reazioni.

Desidero e mi aspetto protagonisti che donino parte di sé o al limite che ne nascondino porzioni creando una sorta di collegamento con il lettore, se non proprio un legame, magari temporaneo giusto il tempo di concludere il romanzo, quanto meno una via di comunicazione o di contatto.

Durante la lettura di “Un errore di inesperienza”, esordio di Errico Nero (pseudonimo) per la casa editrice Libro/Mania, purtroppo mi è mancato questo elemento.
A lasciarmi non completamente soddisfatto non è tanto la mancanza di descrizioni fisiche o psicologiche dei vari personaggi, che sono comunque molti e vari e non tutti facilmente inquadrabili e in grado di farsi ricordare da chi legge, ma il fatto che l'autore sembri deliberatamente scegliere una caratterizzazione degli stessi “leggera” e poco approfondita. Tale scelta a mio vedere penalizza un po' la vicenda che invece ha molti interessanti spunti e tocca temi attuali, per nulla banali e con diretto contatto con la realtà di questi anni.

Il plot, tanto per dire, è ricco e ci sono molti spunti interessanti, ma la protagonista Agnese Sloe solo occasionalmente suscita in chi legge sensazioni ed emozioni, personalmente neanche troppo positive, anzi alla fine mi risulta quasi più antipatica, lei “la buona”, dei vari “cattivi” presentati nel romanzo.
Forse solo ingenuità da parte dell'autore, magari, riprendendo il titolo, un po' di inesperienza, e non aiuta la scelta editoriale (almeno nell'edizione da me letta) di presentare capitoli molto lunghi, in cui sia lo scenario che la voce narrante tendono a cambiare più volte.

Detto questo rimangono elementi di originalità ed una certa tensione che si sviluppa per tutte le pagine, con una conclusione che non è tale e potrebbe far pensare ad un seguito con ulteriori interessanti sviluppi. Magari nel prossimo libro anche io mi potrei affezionare di più ai personaggi.

Di ritorno dalla gita scolastica annuale, il professor Serafini voleva godersi finalmente una domenica casalinga. L’aroma del caffè aveva già riempito tutte le stanze quando il professore decretò che fosse giunto il momento di uscire sul balcone a fumare una sigaretta. Mentre si crogiolava nel piacevole tepore mattutino, qualcosa di inconsueto lo disturbò. Doveva recuperare gli occhiali da miope e mettere subito a fuoco quello che sospettava di aver visto. Sul muretto laterale del giardino stavano i corpi di un ragazzo e una ragazza fissati in qualche modo al muro come statue di cartapesta o animali impagliati. Guardando ancora meglio gli sembrò di riconoscere quei corpi, ma non voleva essere lui a decretarlo, non in quel momento e nemmeno con sua moglie. Meglio lasciare le indagini al Sostituto Procuratore. Agnese Sloe, a cui di sicuro non sarebbe sfuggito che le due vittime Rebecca Mozic e Andrea Povelli erano, fino al giorno prima, due studenti del professore. Ma perchè i due ragazzi non erano andati in gita con il resto della classe? Perché erano stati uccisi in quel modo proprio nei pressi dell’abitazione del Serafini? (da libromania.net)

giovedì 21 settembre 2017

Giallo, Noir & Thriller/45

Titolo: Il Bosco di Mila
Autore: Irma Cantoni
Editore: Libromania – 2017



Un bel personaggio Vittoria Troisi, capo commissario romana in servizio a Brescia, dove deve occuparsi della scomparsa di una bambina, Mila Morlupo, figlia e nipote di due degli uomini più in vista in quella ricca città lombarda.

L'ambientazione bresciana non si limita al contesto cittadino, allargandosi alla provincia, dal lago di Garda fino ai paesini di montagna, luoghi chiave della vicenda raccontata, che risulta intrigante e coinvolgente. Grazie alla buona caratterizzazione di gran parte dei personaggi ed all'attenzione dell'autrice Irma Cantoni per le sfaccettature e le peculiarità di un contesto socio-culturale ed umano, il lettore si trova immerso in una realtà in divenire, complessa ed eterogenea, a dispetto di molte fallaci semplificazioni giornalistiche e tipiche di una classe politica, come quella attuale, incapace di leggere la società ed il territorio.

La scomparsa, il rapimento di una bambina a cui seguono morti e drammi familiari, che collegano il presente con gli anni di piombo ed il periodo della Resistenza e del secondo conflitto mondiale. Personaggi che attraversano gli ultimi 70 anni della storia d'Italia, a caratterizzare un'indagine che si sviluppa e risolve in modo originale e con un certo grado di freschezza e brio.



L'autrice, cultrice di Buddismo, inserisce in una narrazione semplice e tutto sommato lineare, con tratti tipici del giallo e del thriller, elementi di storia, di filosofia e di una visione della vita e della morte che fanno sfumare i concetti di bene e male. Attraverso i vari personaggi ed un elemento che solo all'apparenza è meramente fantastico/ultraterreno, la protagonista Vittoria Troisi fa incontrare fatti ed ipotesi, indizi ed intuizioni, azione e riflessione, dando la stessa importanza a quanto viene detto come ai silenzi di chi sa ma non dice. Un carattere per niente bidimensionale, complesso e quindi stimolante, che potrebbe offrire ancora molto ai lettori.


La notte di Santa Lucia è la più lunga dell'anno, una notte magica di trepidante attesa nelle case di Brescia per l'arrivo dei doni che anticipano il Natale. Nella villa dei Morlupo tutto tace, le luci sono spente, nessuno attende regali, ma notizie della piccola Mila, scomparsa quella mattina nel bosco di Mompiano. Le ricerche delle forze dell'ordine e dei volontari che setacciano la zona non si fermano neanche al calar del buio: i Morlupo sono una delle famiglie più ricche e influenti della città. A complicare le cose la scoperta della scomparsa di un'altra compagna di classe di Mila.(da amazon.it)