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venerdì 28 ottobre 2022

Incipit 96/100

Sono le sei del pomeriggio e la luce è quella esatta delle sei del pomeriggio, fine estate: calda e gialla, appena velata di rosa in fondo alla campagna. Nel parcheggio davanti al palazzo c'è soltanto una macchina, una fiesta blu, coperta di polvere e sabbia. Il sole batte sul vetro dello specchietto retrovisore e torna indietro, una lama, sul caschetto biondo della bambina ferma in mezzo allo spiazzo. ”

(Dei bambini non si sa niente, di Simona Vinci)






lunedì 20 dicembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.438

    Sai, Phillip, come ragazzino americano, hai il sacrosanto diritto di mangiare zucchero filato e andare sulle montagne russe.

    (Robert 'Butch' Haynes/Kevin Costner in “Un mondo perfetto”, di Clint Eastwood - 1993)





venerdì 10 dicembre 2021

Incipit 50/100

“C'era, alla periferia della minuscola città, un vecchio giardino in rovina; nel giardino c'era una vecchia casa, e nella casa abitava Pippi Calzelunghe. Aveva nove anni e se ne stava lì sola soletta: non aveva né mamma né papà, e in fin dei conti questo non era poi così terribile se si pensa che così nessuno poteva dirle di andare a dormire o propinarle l'olio di fegato di merluzzo quando invece lei avrebbe desiderato delle caramelle.”

(Pippi calzelunghe, di Astrid Lindgren – trad. Annuska Palme Larussa e Donatella Ziliotto)



 

mercoledì 5 agosto 2020

Quali vacanze?




Un certo giorno, non ricordo più quale, un Dio dispettoso, certamente non il Nostro che è ufficialmente buonissimo, decise di inventare un castigo nuovo per noi bambini e poi, per estensione, anche per gli adulti. Le chiamarono prima le "vacanze intelligenti", per distinguerle da quelle vacanze cretine che a me piacevano moltissimo, fatte di settimane e settimane di nulla, angustiate al massimo dal "bagno dopo due ore dai pasti" non un minuto di meno, da qualche ripetizione in caso di bocciatura e da una accaldata visita a una località turistica nei giorni di cattivo tempo.Poi vennero le "animazioni", la "fitness", la "settimana a Londra per l'inglese" che nessuno imparò mai in quei viaggi, l'esotico a tutti i costi dove "l'intelligenza" è misurata in ore di volo e chilometri di distanza dalla propria casa, i tour organizzati come campagne militari, genere «se è martedì vuol dire che siamo a Barcellona, se è mercoledì questa cosa qui deve essere Vienna». E infine quelle che le mamme dei miei nipotini chiamano "activities", attività, cose da fare, per riempire ogni minuto della giornata.La vacanza divenne, da quel giorno, "l'estensione del lavoro con altri mezzi", per parafrasare uno che parlava di guerra, un certo von Clausewitz, dunque non più vacanza.E il nulla delizioso sdraiato a guardare le nuvole facendosi scorrere la sabbia tra le dita o strappando i fili d'erba si è riempito di produttività. Che cosa hai fatto quest'estate? Niente. Orrore, devi essere un cretino.
(Vittorio Zucconi in “Ridateci le vacanze cretine (nel senso di pigre)” in "D" di Repubblica)







giovedì 7 novembre 2019

Una finestra come cornice

Una finestra come cornice per giovani donne e bambini.
Realismo e coinvolgimento dello spettatore attraverso i secoli e gli stili.

 Donne alla finestra, di Esteban Murillo, 1655-1660 circa - Washington, National Gallery of Art

 Bambini alla finestra, di Ferdinand Georg Waldmueller, 1853 - Salisburgo, Residenzgalerie

sabato 28 luglio 2018

Il Drago Invisibile (2016)


Solo apparentemente e ad una superficiale analisi “Il Drago Invisibile” (Pete's Dragon) del 2016 risulta essere un semplice remake di “Elliott il Drago Invisibile” del 1977. Sebbene il punto di partenza sia lo stesso, il rapporto di affetto ed amicizia fra un ragazzino ed un drago che può rendersi invisibile, e la casa di produzione sia sempre la Disney, pur con le modifiche e le mutazioni dovute a 40 anni di vita e strategie commerciali ed artistiche, il film di David Lowery è molto più di un libero adattamento, con risultati e tecniche visive e narrative originali ed efficaci.


Un film che ha emozionato e appassionato sia i miei bambini che me e la loro mamma, riuscendo nel non facile risultato di unire tutta la famiglia in un divertimento soddisfacente e pieno, senza che i più grandi finiscano per annoiarsi oppure i più piccoli si perdano nello sviluppo della storia. Cosa che invece a volte capita, quando l'opera è esclusivamente fruibile per i bambini oppure si cade nel deprecabile tentativo di ammiccare agli adulti senza rispettare i vari tipi di pubblico.

Siamo qui di fronte ad un felice e riuscito equilibrio fra tradizione e novità, fra classicità ed innovazione, con il film di Lowery che rimane fedele alla peculiare e storica sostanza del discorso originale di tipo disneyano mostrando, allo stesso tempo, capacità di ripensarne l’immaginario, per un film gustosamente moderno nel suo porsi nel solco dei classici, di cui rispetta gli elementi di base aggiornandone l'espressione.


Non c'è solo un richiamo al non troppo fortunato predecessore, che pagava oltremodo il suo clima à la Mary Poppins, ma vi si vede il Mowgli de Il Libro della Giungla, il ragazzo selvaggio di Truffat ed un'attenzione matura alla Natura ed ai temi ecologici. Via ogni manicheismo di sorta pur nell'imprescindibile confronto/scontro fra buoni e meno buoni, fra Natura e Civiltà, fra vecchio e nuovo. Il passaggio dall'infanzia alla fanciullezza, l'incontro fra natura e civilizzazione, il maturarsi dei sentimenti e la modifica della propria posizione di fronte all'immaginario ed al fantastico vengono presentati attraverso una narrazione ed una dialettica, fra i vari elementi e caratteri, adulta nel senso più buono e funzionale possibile. Le emozioni non mancano e la scelta degli attori, tra cui il buon Robert Redford (molto più di un vecchio “nonno” contastorie nel suo importante ruolo di collegamento con funzione catalizzante), aiutano molto lo sviluppo del tutto. Il film forse avrebbe meritato qualche minuto aggiuntivo per meglio rappresentare alcune dinamiche di gruppo, che vengono un po' frettolosamente date per sviluppate, ma questo avrebbe reso l'opera potenzialmente troppo lunga per il pubblico più piccolo, che deve essere comunque rispettato in quanto ufficialmente target primario.


Dal punto di vista “aridamente” tecnico, Il Drago Invisibile è un'opera che si distingue per cura della fotografia, design del drago (il cui pelo muta sfumature di colore in base alle luci diurne/notturne/naturali/artificiali per un risultato estremamente coinvolgente), musiche country/folk che fanno ambiente e dettano una chiave di lettura, uso essenziale e ragionato degli effetti, equilibrio tecnico/narrativo e recitativo, prospettiva di racconto e occhio registico e della camera.
Una gran bella serata ed una bellissima scoperta. Un Drago fa sempre la sua figura!



sabato 24 marzo 2018

La mia Vita da Zucchina (2016)



Capita, a volte, che il caso, le circostanze, qualche motivazione indipendente da noi, ci porti ad esperienze ed eventi che non avremmo immaginato possibili. Accade quindi che dopo un po', a volte durante le vicende stesse vissute, si faccia un bilancio, magari parziale, che ci porti a ringraziare o maledire la sorte.

Molto più banalmente può succedere che in visita dai nonni, i miei bambini ed io vediamo un bel film d'animazione che ci eravamo persi alla sua uscita nei cinema.
La mia Vita da Zucchina”, per la regia di Claude Barras e distribuito da Teodora Film, è veramente un film prezioso. Originale per la capacità di liberarsi delle ormai imperanti logiche dell'animazione commerciale, senza però perdere il necessario e fondamentale equilibrio tra narrazione e scelte tecnico-artistiche, personale visione del lavoro di produzione e regia e ragioni di opportuna visibilità e fruizione da parte del pubblico. Poco più di un'ora di essenziale e pregevole lavoro artistico e narrativo, con al centro idee forti e chiare, per una sceneggiatura semplice e diretta, con poco intreccio drammaturgico, ma tanto diretto da farsi godere in tutto e per tutto.
Volutamente la storia è lineare, in qualche passaggio fin troppo semplice, con una dose di didascalico che non disturba perché inserita in una visione del prodotto che fa della semplicità e della purezza delle intenzioni il suo punto forte.

Basta poco per delineare caratteri ed ambienti, affetti e pulsioni, personaggi positivi e negativi, scenari e pensieri. Chiare sono le linee dell'animazione a passo uno che riportano alle emozioni del giovane Tim Burton, chiare sono le storie dei bambini protagonisti, cristallini i sentimenti e le azioni rappresentate, per una lucida essenzialità che arricchisce la visione ed il cuore di chi ferma a seguire le vicende di Zucchina e degli altri ospiti della comunità per minori in cui viene inserito.

È comunque presente qualche eccellenza e mirabile preziosismo, dato dai dialoghi e dall’accuratezza dei tessuti, dei vestiti, dai netti cromatismi e da una immediatezza estetica che piace ai bambini e agli adulti che sappiano spogliarsi di sovrastrutture estetizzanti e tecno inganni così di moda.

Zucchina non è un vegetale, è un ragazzino molto coraggioso. Quando perde la madre, pensa di essere rimasto solo al mondo, ma non ha fatto i conti con tutte le persone che incontrerà nella sua nuova vita nella casa dei bambini… Simon, Ahmed, Jujube, Alice e Béatrice: hanno tutti delle storie particolari e anche i più duri hanno in realtà un cuore d’oro. E poi c’è quella ragazzina, Camille. A dieci anni si può avere un gruppo di amici, ci si può innamorare, ci sono tantissime cose da scoprire e imparare. E si può essere felici.

sabato 21 ottobre 2017

La Narrazione e l'Arte di Raccontare: Kubo e la spada magica

 Kubo e la spada magica (2016)

Una gioia per gli occhi ed il cuore, immagini ed emozioni che si susseguono senza sosta per esaltare l'arte della narrazione ed il piacere di ascoltare ed ammirare una bella storia.
Se vi dovesse capitare di stancarvi delle perfette e bellissime immagini della Disney/Pixar fatevi un regalo e guardate Kubo e la spada magica, con le spigolose figure umane tipiche di casa Laika, vera e propria garanzia in fatto di stop-motion. Laika ci ha già regalato gioielli come Coraline e Boxtrolls, ogni cosa è illuminata, ma il film con protagonista il piccolo artista contastorie Kubo ha una marcia in più, data propria dalla capacità del regista premio oscar Travis Knight di inserire una storia nella storia, con un divertente e coinvolgente gioco metanarrativo che difficilmente può lasciare indifferenti.


Kubo suona e racconta storie, facendo frutto degli insegnamenti della madre e facendo fruttare i suoi molti talenti, primo fra tutti quello di riuscire ad animare fogli di carta, che come eleganti origami danno forma e sostanza alle sue parole. Il pubblico che incontra nel suo peregrinare e quello in sala o di fronte allo schermo televisivo ne rimangono rapiti, ma una sfida attende il piccolo cantastorie e qui inizia la narrazione dentro la narrazione, con chiari debiti al teatro orientale e alla tradizione dei narratori vagabondi, non ultimo il dato che Kubo è cieco da un occhio, o meglio ha un occhio solo.
L'immaginazione sopperisce alla menomazione, il coraggio e la volontà lo sostengono nelle prove che lo attendono, l'amore e la purezza dei sentimenti lo rendono vincitore sugli spiriti che lo inseguono.



Non mancano il dolore e la tragicità della morte nella vicenda raccontata, ma la forza del Mito e dell'Amicizia prevalgono e l'eleganza degli scenari, la dolce e semplice poesia delle immagini sostengono le parole e le musiche, per una summa di visione e ascolto, consapevolezza di trovarsi di fronte a situazioni dal sapore epico, godimento estetico e profondi sentimenti.


lunedì 21 agosto 2017

Citazioni Cinematografiche n.213

Presidente della commissione: Esiste un nome per uomini come te H.I., ed è precisamente: incorreggibile.  
Commissario: Meglio: delinquente abituale.  
Presidente della commissione: Non è un bel nomino, vero H.I.?  
H.I.: No signore, è un nome da coglione, ed io non lo sono più.  
Presidente della commissione: Non sarà che ce lo dici per compiacerci?  
H.I.: No signore, non c'è verso.  
Commissario: Perché a noi fa piacere solo la verità.  
H.I.: Be', allora vi sto dicendo quello che vi fa piacere.  
Presidente della commissione: Ma non ci avevi detto che non volevi compiacerci?  
H.I.: Sì signore.  
Presidente della commissione: Ok, allora.

(H.I. McDunnough/Nicolas Cage in "Arizona Junior", di Joel ed Ethan Coen - 1987



lunedì 10 luglio 2017

Citazioni Cinematografiche n.207

Fagin: E adesso voglio sentirti recitare le tre regole d'oro.  
Oliver: Non tutte le tasche sono piene d'oro, ma tu controlla comunque!  
I ragazzi di Fagin: Controlla comunque!  
Fagin: Esattamente, perfetto.  
Oliver: Il crimine non paga a meno che sia il tuo lavoro!  
I ragazzi di Fagin: A meno che sia il tuo lavoro!  
Fagin: Ah, e la terza?  
Oliver: E se ti prendono mai, mai fare la spia!  
I ragazzi di Fagin: Mai, mai fare la spia!  
Fagin: Scolpisci, scolpisci questa regola nel tuo cuore. Bene, non ho altro da insegnarti.

(Fagin/Ben Kingsley e Oliver Twist/Barney Clark in "Oliver Twist", di Roman Polanski - 2005) 



venerdì 9 maggio 2014

Dobbiamo morire tutti? Proprio tutti?


Frammento della Danza macabra, ad opera di Bernt Notke, presso la Chiesa di San Nicolò di Tallinn
La morte viene definita in vari modi, come la fine della vita, il compimento di un percorso, la conclusione di un’esperienza, totale o semplicemente terrena. La prospettiva può cambiare in base a credenze religiose o stili culturali, accostandola a termini come dolore, sofferenza, vita o altro ancora.

Si parla anche di mistero della morte, ci si interroga su quanto possa esserci dopo di essa, se ci sia qualcosa dopo la morte.

Come è possibile spiegare la morte ad un bambino? Quali parole usare, se si dovesse decidere di parlargliene? O anche solo come rispondere alle domande che lui potrebbe rivolgerci?

Il regista austriaco Michael Haneke, nel suo film “Il Nastro Bianco” (Palma d’Oro come miglior film al Festival di Cannes 2009), ci mostra un bambino chiedere della morte, le risposte della ragazza che si occupa di lui e la reazione del bambino stesso.


Mi sembra una scena bellissima, commovente e straziante allo stesso tempo, un esempio di come un bambino si accosta alla morte e la presa di coscienza infantile di fronte ad essa.


Michael Haneke