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lunedì 18 marzo 2024

Citazioni Cinematografiche n.555

 

Questa è Berk. Il segreto meglio custodito di questa parte di, be', nulla. Sì, forse non sarà il massimo della bellezza, ma questo mucchio di rocce riserva un bel po' di sorprese. La vita qui è splendida, anche se non molto adatta ai deboli di cuore. La maggior parte della gente di solito ha passatempi come intagliare il legno o ricamare su tela. Noi berkiani, invece, preferiamo fare una cosa che ci piace chiamare: corse di draghi!

(Hiccup in “Dragon Trainer 2”, di Dean DeBlois - 2014)






lunedì 15 aprile 2019

Citazioni Cinematografiche n.298

Questa è Berk. È 12 giorni a nord di disperazione e pochi gradi a sud di morire di freddo, si trova esattamente sul meridiano della miseria. Il mio villaggio, in una parola: solido, ed è qui da 7 generazioni, ma ogni singola costruzione è nuova. Abbiamo la pesca, la caccia e un incantevole vista del tramonto, l'unico problema sono le infestazioni: in molti posti hanno topi, zanzare, noi abbiamo... i draghi! 
(Hiccup in "Dragon Trainer", di Chris Sanders e Dean DeBlois - 2010) 






sabato 28 luglio 2018

Il Drago Invisibile (2016)


Solo apparentemente e ad una superficiale analisi “Il Drago Invisibile” (Pete's Dragon) del 2016 risulta essere un semplice remake di “Elliott il Drago Invisibile” del 1977. Sebbene il punto di partenza sia lo stesso, il rapporto di affetto ed amicizia fra un ragazzino ed un drago che può rendersi invisibile, e la casa di produzione sia sempre la Disney, pur con le modifiche e le mutazioni dovute a 40 anni di vita e strategie commerciali ed artistiche, il film di David Lowery è molto più di un libero adattamento, con risultati e tecniche visive e narrative originali ed efficaci.


Un film che ha emozionato e appassionato sia i miei bambini che me e la loro mamma, riuscendo nel non facile risultato di unire tutta la famiglia in un divertimento soddisfacente e pieno, senza che i più grandi finiscano per annoiarsi oppure i più piccoli si perdano nello sviluppo della storia. Cosa che invece a volte capita, quando l'opera è esclusivamente fruibile per i bambini oppure si cade nel deprecabile tentativo di ammiccare agli adulti senza rispettare i vari tipi di pubblico.

Siamo qui di fronte ad un felice e riuscito equilibrio fra tradizione e novità, fra classicità ed innovazione, con il film di Lowery che rimane fedele alla peculiare e storica sostanza del discorso originale di tipo disneyano mostrando, allo stesso tempo, capacità di ripensarne l’immaginario, per un film gustosamente moderno nel suo porsi nel solco dei classici, di cui rispetta gli elementi di base aggiornandone l'espressione.


Non c'è solo un richiamo al non troppo fortunato predecessore, che pagava oltremodo il suo clima à la Mary Poppins, ma vi si vede il Mowgli de Il Libro della Giungla, il ragazzo selvaggio di Truffat ed un'attenzione matura alla Natura ed ai temi ecologici. Via ogni manicheismo di sorta pur nell'imprescindibile confronto/scontro fra buoni e meno buoni, fra Natura e Civiltà, fra vecchio e nuovo. Il passaggio dall'infanzia alla fanciullezza, l'incontro fra natura e civilizzazione, il maturarsi dei sentimenti e la modifica della propria posizione di fronte all'immaginario ed al fantastico vengono presentati attraverso una narrazione ed una dialettica, fra i vari elementi e caratteri, adulta nel senso più buono e funzionale possibile. Le emozioni non mancano e la scelta degli attori, tra cui il buon Robert Redford (molto più di un vecchio “nonno” contastorie nel suo importante ruolo di collegamento con funzione catalizzante), aiutano molto lo sviluppo del tutto. Il film forse avrebbe meritato qualche minuto aggiuntivo per meglio rappresentare alcune dinamiche di gruppo, che vengono un po' frettolosamente date per sviluppate, ma questo avrebbe reso l'opera potenzialmente troppo lunga per il pubblico più piccolo, che deve essere comunque rispettato in quanto ufficialmente target primario.


Dal punto di vista “aridamente” tecnico, Il Drago Invisibile è un'opera che si distingue per cura della fotografia, design del drago (il cui pelo muta sfumature di colore in base alle luci diurne/notturne/naturali/artificiali per un risultato estremamente coinvolgente), musiche country/folk che fanno ambiente e dettano una chiave di lettura, uso essenziale e ragionato degli effetti, equilibrio tecnico/narrativo e recitativo, prospettiva di racconto e occhio registico e della camera.
Una gran bella serata ed una bellissima scoperta. Un Drago fa sempre la sua figura!



giovedì 29 dicembre 2016

Un Drago fa sempre la sua figura!



I draghi vanno ancora forte!
Ne è la prova il successo di romanzi, serie televisive, opere di animazione, film e fumetti di cui questi lucertoloni, generalmente sputafuoco, sono protagonisti.
La storia comunque parte da molto lontano, anche se io scelgo di parlarne ponendo come inizio il Medioevo europeo, epoca durante la quale il Drago, nei dipinti e negli affreschi, nei racconti e nei componimenti, sostituì il serpente nel ruolo di animale maledetto, incarnazione del Male.

Da allora il drago fu visto come nemico da affrontare e sconfiggere, simbolo di malvagità, destinato a soccombere di fronte ad un giovane pretendente al trono di turno, impegnato in una estrema prova e ultimo atto di un percorso di maturazione, oppure ad essere infilzato da san Giorgio (Legenda Aura) ed altri santi che ne avrebbero imitato le gesta.

Spostandosi dall’ambito religioso e avvicinandosi a quelli che sono gli ingredienti base per una buona opera fantasy, con abbondanza di spade magiche, siano esse spezzate, appositamente forgiate o infilate in una roccia o in un ceppo di legno, anelli dotati di poteri immensi, caverne oscure e antagonisti vari, si pone il pensiero alla mitologia nordico-norrena, con il poema in lingua tedesca La Canzone dei Nibelunghi (13°secolo).

Qui l’ambizioso nano Fafnir uccide il padre per sottrargli l’anello che gli dei gli avevano donato, capace di generare oro senza limiti. Per punizione Fafnir viene trasformato in un gigantesco rettile parlante, guardiano della caverna in cui ha nascosto il magico manufatto (potremmo definirlo il suo “tessoro”).Verrà ucciso da Sigfrido, la cui mano è armata della spada che Odino in persona si era assicurato non potesse essere da alcun mortale utilizzata, perché conficcata in un possente ceppo.

Già questi primi elementi fanno pensare a Richard Wagner, poi ad opere letterarie e cinematografiche del novecento, I Nibelunghi di Fritz Lang innanzitutto, per poi giungere a Il Signore degli Anelli di John R. R. Tolkien e a La Spada Spezzata di Poul Anderson, con una serie di illustri precedenti anche in altri ambiti artistici.

Persino la Disney non si farà sfuggire l’occasione di utilizzare come personaggio un drago, ne “La Bella Addormentata nel bosco”, in “Hercules” ed in “Mulan”, modulando le scelte stilistiche e drammaturgiche. Se infatti in “Mulan”, come anche ne “La Spada nella Roccia” con Maga Magò, il draghetto cinese Mushu si inserisce nella scia dei comprimari o buffi antagonisti degli eroi/eroine di turno, con elementi comici e simpatici atti a sostenere lo sviluppo della trama e a “stemperare” eventuali tratti e passaggi tragico-drammatici, nel caso de La Bella Addormentata lo spaventoso drago sputafuoco in cui la strega si trasforma durante la resa dei conti con il principe Filippo, recupera un elemento classico della narrazione e del mito. Ovvero il drago può essere sconfitto trapassandogli il cuore, organo che possiede virtù magico-taumaturgiche. Come dimostra il caso di Sigfrido, che oltre a bagnarsi del sangue del drago, già di per sé elemento in grado di donare potenza e virtù all’eroe vincitore, ne mangia il cuore, appunto, ottenendo la capacità di comprendere il canto degli uccelli.

Elementi sempre ripresi nel corso degli anni e delle opere create, persino Dragonero della Sergio Bonelli Editore li utilizza, come anche Matteo Garrone nel film “Il Racconto dei Racconti”, dove, fedele a quanto riportato nel seicentesco “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile, la Regina di Selvascura, interpretata da Salma Hayek, per ottenere la fertilità e poter così concepire, deve nutrirsi del cuore di un drago marino (che assomiglia molto ad un lucertolone).

Negli ultimi anni i draghi sono sempre più diffusi in ambito cinematografico. Alla mia infanzia appartiene Falkor de “La Storia Infinita”, anche se era solo un goffo pupazzone, ed il drago a due teste di “Willow”, mentre più recenti sono, a titolo di esempio, i casi della quadrilogia di Christopher Paolini (da Eragon a Inheritance), della dragonessa di Shrek, di Dragon Trainer, film e serie animata, della moltitudine di esemplari nella saga di Harry Potter, di quanto si vede in “Avatar” e ne “Il Trono di Spade”. Degli ultimi mesi è il remake de “Elliot il Drago Invisibile”.
Chiudo questo semplice e parziale excursus dragonesco ricordando un personaggio italiano, ovvero il piccolo drago Grisù, creato da Toni e Nino Pagot, che in barba alla tradizione vuole fare il pompiere!