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giovedì 31 agosto 2017

Dylan Dog #371 - Dampyr #209, ovvero Il crossover tra Dylan Dog e Dampyr


    Tra fine luglio e inizio agosto è stato pubblicato il primo atteso crossover made in Bonelli: quello tra l'Indagatore dell'Incubo e Harlan Draka
     
    In sintesi:
  • mi è piaciuto, mi ha divertito e mi ha conquistato, tanto da sperare che Harlan e Dylan possano reincontrarsi;
  • la parte di storia contenuta su Dampyr n° 209 mi è sembrata più efficace, meglio scritta ed ordinata;
  • la parte pubblicata su Dylan Dog n° 371 a mio avviso è maggiormente “artistica” ed imprevedibile, con una scrittura più libera e quindi più rischiosa (un po', ma non troppo, alla Recchioni per intenderci);
  • i disegni sono bellissimi, un mezzo voto in più a Bruno Brindisi all'opera su Dampyr per la pulizia del tratto;
  • il vero protagonista risulta Dylan, con Harlan, Tesla e Kurjak forse un po' troppo banalizzati nell'essere “personaggi essenzialmente d'azione”;
  • Groucho fa un figurone!!;
  • a livello di sceneggiatura Boselli sembra maggiormente a suo agio con Dylan, rispetto a quanto lo siano Recchioni e Gualtieri con Harlan e i suoi pards;
  • il gioco grafico e di scrittura fra le due testate è divertente e fa ben sperare per il futuro.







giovedì 1 dicembre 2016

Chanbara



Regalatomi diversi mesi fa, il volume Chanbara - La Via del Samurai della BAO Publishing, presenta insieme “La Redenzione del Samurai” e “I Fiori del Massacro”, già pubblicate all’interno della collana “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.
Ancora oggi, a distanza di qualche anno, sono fra le storie migliori presentate all’interno della serie.
Sono due storie ambientate nel Giappone del XVII Secolo create da Roberto Recchioni e Andrea Accardi. BAO le ripropone in grande formato e splendidamente a colori, con un ricco corredo di extra, comprese le sceneggiature complete, offrendo così un volume cartonato con una accattivante sovraccoperta in pergamena. 

La Vendetta e l’Onore sono in pratica i temi che uniscono i due racconti, nel primo attraverso doti e valore morale propri di un allievo samurai, Tetsuo, il secondo invece racconta e rende graficamente il desiderio di rivalsa di una giovane donna, Jun, che diviene una sorta di letale e inarrestabile Lady Vendetta.

Il pathos della sceneggiatura ed i fantastici colori e disegni donano intensità e catturano il lettore, che non potrà poi evitare di affezionarsi ai due già citati protagonisti, nonché a Zatoichi, personaggio “classico” della letteratura e del cinema nipponico, qui presentato nel ruolo di “spalla” e a suo modo elemento facilitante del destino dei due giovani.


domenica 8 febbraio 2015

Al Servizio del Caos - Dylan Dog #341

Qualche giorno fa ho riportato alcune mie riflessioni su Dylan Dog, in particolare basandomi anche sulla lettura dell’ultimo albo in edicola, “Al Servizio del Caos”.
Concludevo quel post “promettendo” di riportare a breve quello che del numero 341 mi era piaciuto.

Ebbene sono rimasto veramente soddisfatto dei disegni, ad opera di Daniele Bigliardo e Angelo Stano. Ci sono varie “splah pages”, una più bella dell’altra, ed altre tavole sono un ottimo esempio di come sia possibile rispettare la tradizione Bonelli pur compiendo opera di aggiornamento di uno schema che ormai risulta stretto per molti disegnatori.

Ho decisamente apprezzato e mi sono goduto il taglio cinematografico dato alle immagini, presumo suggerito da Roberto Recchioni e reso con grande efficacia da Bigliardo. Alcune tavole, con inquadrature ben studiate e “inusuali” nelle serie Bonelli, sono davvero mirabili, in grado di stregare!


Rimane il fatto che la sceneggiatura non mi ha entusiasmato, anche perché lascia solo parzialmente esaudita la voglia di “trame orizzontali”, ma se disegni e tavole di questo tipo continuassero a fare la loro comparsa su Dylan Dog e magari qualche altra testata italiana, ne sarei entusiasta!



martedì 21 ottobre 2014

Orfani



Il mese scorso scorso si è conclusa la prima annata di “Orfani” e in questo ottobre si ricomincia con “Orfani – Ringo”.

Dopo i primi numeri non ho scritto più nulla sulla serie, ripromettendomi di seguirla e gustarla fino alla fine, stimolato da superbi disegni e dall'ottima colorazione di ogni albo. Ho fatto bene ad aspettare la fine della serie, poiché alcune personali impressioni non erano proprio azzeccate ed in fondo alcuni dei timori che avevo espresso si sono rivelati, almeno in parte, infondati.
 Mese dopo mese, mi si è chiarito il fatto che Roberto Recchioni ed Emiliano Mammuccari, coautori di “Orfani”, di fatto non stavano rivoluzionando la Sergio Bonelli Editore, una sua serie, ma bensì con grande professionalità, lucidità e coinvolgendo disegnatori, sceneggiatori e addetti alla colorazione di primo piano, stavano in qualche modo aggiornando il “fumetto bonelliano”.

Ovvero con scelte meditate ma comunque coraggiose l'intero staff, creatori, sceneggiatori e disegnatori, hanno operato sui dialoghi, sulle “inquadrature”, sulla resa delle situazioni, sulla psicologia e presentazione dei protagonisti e dei comprimari (giusto quelli che servivano). A ciò si è aggiunta una cura per la sceneggiatura e resa della storia che è riuscita a rispettare la tradizione ed inserire elementi nuovi e anche “insoliti” per una serie Bonelli.


Insomma a “distruggere” in fondo son buoni tutti, o lo sarebbero, più difficile e rischioso, a livello di sforzo lavorativo e creativo, risulta inserire elementi e scelte nuove rispettando, valorizzando e, appunto, riuscendo ad aggiornare e rendere originale, quello che c'era già e che magari se va avanti da qualche decennio, tutto sommato proprio da buttare non è. Per questo apprezzo ancora di più l'intera serie, che tra l'altro ha proposto copertine, tutte a firma di Massimo Carnevale, talmente belle da lasciare ammirati.



 



















Un fumetto che non era solo fantascienza, ma anzi si è rivelato una sorpresa e che è andato oltre i generi e le etichette, riuscendo anche a proporre, attraverso compattezza e fine sincronizzazione di testo e disegni, un prodotto nuovo, con accenni “metafumettistici”, dove i rimandi alla musica, all'arte, alla storia, la sociologia e psicologia non sono risultati “posticci” o goffamente inseriti, ma bensì ottimamente calati all'interno di una coinvolgente continuity, che non ha risparmiato colpi di scena e qualche “contentino” al lettore.

A qualcuno può non essere piaciuta la matrice supereroistica che Recchioni ha dato al tutto, dove a volte l'azione ha preso il sopravvento sulla psicologia dei personaggi e la coerenza delle loro azioni, ma credo che anche questo possa rientrare in quell'azione di aggiornamento (attualizzazione?) del fare fumetto e della creazione di una serie, pensata per “stagioni”, che è cosa diversa sia da una serie “regolare” classica che da una miniserie (senza dimenticare che in casa Bonelli alcune miniserie si sono risolte, purtroppo, in serie classiche “a tempo determinato”).




Una serie da leggere e da assaporare, magari acquistando i volumi giganti editi dalla BAO, che effettivamente sono un gran bel vedere!




giovedì 2 ottobre 2014

Dylan Dog #337 - Spazio Profondo

Il primo albo del nuovo corso!


Un nuovo ciclo, almeno così viene definito dal “papà” di Dylan Dog, Tiziano Sclavi, che ha voluto che Roberto Recchioni si “prendesse cura” del suo personaggio.



Recchioni stesso ha scritto soggetto e sceneggiatura del numero 337 dell’Indagatore dell’Incubo, “Spazio Profondo”, dove, fin dalla splendida copertina di Angelo Stano, sono evidenti i riferimenti e l’omaggio alla fantascienza ed in particolare ad alcuni dei più bei film a tema science fiction.



Fantascienza ed horror spesso si sono incontrati, di questo sono certamente consapevoli in casa Bonelli, poiché in quest’albo tornano prepotentemente tematiche orrorifiche, quasi da Dylan primi anni, in un contesto foriero di spunti ed idee ma anche angosce e pericoli come lo spazio.


Ho molto apprezzato i rimandi, presenti fin dal redazionale, ad “Alien”, “2001 Odissea nello spazio” e soprattutto a “Solaris”. A tal proposito consiglio caldamente il romanzo di Stanislav Lem ed il film che ne ha tratto Andrej Tarkovskij, in seconda battuta quello di Steven Soderbergh con George Clooney.




“Spazio Profondo”, titolo tutto sommato classico e perciò efficace, è eccezionalmente a colori. La Sergio Bonelli Editore deve averci preso gusto, dopo la felice esperienza con “Orfani”, dal momento che uno dei reali punti di forza di quest’albo, oltre alla densa ed intensa sceneggiatura, è proprio la colorazione, ad opera di Lorenzo De Felici. I colori virano a seconda di ciò che accade e si legge, accompagnano i protagonisti (la squadra di cinque Dylan in missione è un’altra efficace scelta che guarda al nuovo nel rispetto del classico) ed esaltano gli ottimi disegni di un Nicola Mari veramente in forma, con un tratto molto espressivo che sa risultare oscuro quanto occorre ma allo stesso vivido e coinvolgente.



Simpatica l'idea di battezzare due delle astronavi presenti all'interno della storia con i nomi di due dei più famosi calciatori del Manchester United! 

Un gran bel numero e se sarà come si legge, ovvero che la testata da ora in poi sarà articolata in stagioni di dodici numeri, mi aspetto già dal prossimo albo (112 pagine!) tante conferme e ulteriori motivi per continuare a leggere le avventure di Dylan Dog.



Dylan Dog si risveglia nell’anno 2427, a bordo della stazione U.S. Beckham, avamposto spaziale di frontiera dell’impero di Albione. Il suo corpo però non è fatto di viscere e sangue, ma è composto di materia sintetica, mentre la sua mente non è che un costrutto mnemonico realizzato a partire dalle sue memorie. Lo scopo del Dylan artificiale, insieme ad altre quattro versioni modificate di sé, è di fare luce sul mistero che circonda gli agghiaccianti fantasmi che infestano da tempo gli spazi siderali. Una missione che lo porterà a esplorare gli infiniti meandri della propria coscienza. (da Sergiobonelli.it)

domenica 17 agosto 2014

Dylan Dog # 334 # 335




Un unico post per parlare degli ultimi due albi, inediti, di Dylan Dog.


Il numero 334, “La Paga dell’Inferno”, ed il numero 335, “Il Calvario”, di fatto stanno portando a conclusione la tanto sbandierata e discussa “Fase Uno” del rilancio, o qualcosa di simile, della serie.


Ormai un anno fa Roberto Recchioni, affiancato da Franco Busatta e con la “benedizione” e supervisione di Tiziano Sclavi (per chi non lo ricordasse il creatore di Dylan Dog), annunciava un percorso di rinascita e revisione della serie dell’Indagatore dell’Incubo, pertanto, anche se manca ufficialmente ancora un albo (il prossimo in uscita a fine mese), per poi passare alla “Fase Due”, come ci ricorda il curatore stesso, si può già fare un bilancio, azzardare una personale valutazione, esprimere il proprio parere.


Me la sbrigo in fretta: chi ha “snobbato” la Fase Uno si è perso una serie di storie interessanti, con trame intriganti, qualche bell’albo da gustare anche dal punto di vista grafico e con una certa dose di ottimi ingredienti sia tipici della serie che, in qualche modo, anche nuovi per il nostro Dylan.


Non fanno eccezione il 334 ed il 335 della serie.



#334 – La Paga dell’Inferno.

Sono presenti stili e registri differenti, passando con buon ritmo e piacevolmente dal grottesco al surreale con un accenno di classico mistery di gusto britannico. Non un albo memorabile (ai tempi del liceo sarebbe stata una storia di secondo piano), ma la sceneggiatura risulta ben costruita, efficace sia per intrattenere che per stuzzicare, con una certa tensione narrativa, venata di umorismo, che invoglia la lettura fino ad un finale gustoso e che richiama temi e situazioni tipicamente alla Dylan Dog che mi aveva catturato quando ancora non mi facevo la barba (ed anche ora me la faccio raramente). Giovanni Di Gregorio gestisce semplici temi e qualche spunto interessante con mestiere e professionalità, nel rispetto del lettore, senza sorprenderlo ma facendogli gustare una buona storia. I disegni di Daniele Bigliardo hanno dalla loro dinamismo ed espressività, anche se forse non particolarmente adatti ad un’ambientazione londinese cittadina, che smorzano in qualche tavola gli elementi più classici. Ancora una volta da apprezzare la copertina di Angelo Stano, come ormai da un anno a questa parte più centrata ad illustrare il concetto, il tema alla base dell’albo, più che la storia in sé.
Ancora una volta da apprezzare la copertina di Angelo Stano, come ormai da un anno a questa parte più centrata ad illustrare il concetto, il tema alla base dell’albo, più che la storia in sé.



# 335 - Il Calvario

Scritto e sceneggiato da Giovanni Guardoni, illustrato da Paolo Martinello, per commuovere, inquietare, sparigliare la carte ed in qualche momento “far saltare il banco”. Pur rifacendosi a temi ed idee più volte presentati nella serie, ovvero la morte, la sofferenza, gli incubi, la malattia, la follia e l’orrorifico, il tutto viene originalmente rielaborato inserendo personaggi e situazioni che in un primo momento spiazzano il lettore (Dylan ha un figlio? Groucho racconta favole della buonanotte? Il ragazzino sta morendo, ma è realtà o finzione?), per poi tenerlo legato con suspence e tensione notevole. 

Non mancano una forte componente emotiva, dosata con grande intelligenza, ed una serie di sequenze horror molto riuscite, che permettono di sviluppare il racconto su vari piani. Accurati e veramente ben riusciti i disegni di Martinello, evidentemente a suo agio con il bianco e nero. La copertina? Fantastica!!


venerdì 2 maggio 2014

Garrett, Bob Dylan, Peckinpah ed i Guns 'n' Roses


Recentemente ho letto e apprezzato “Garrett - Ucciderò ancora Billy the Kid”, fumetto sceneggiato da Roberto Recchioni e disegnato da Riccardo Burchielli, Cristiano Cucina e Werther Dell’Edera.

Verrebbe da sconsigliarne la lettura ai “puristi” del western classico, data la disinvoltura con cui sceneggiatura e disegni affrontano uno degli episodi più conosciuti e dibattuti dell’epopea della “frontiera”. Vengono messi da parte scrupoli e riverenze di sorta per presentare ciò che sarebbe potuto accadere dopo la morte di Billy the Kid/William Bonney per mano dell’amico Pat Garret, divenuto sceriffo. Con un dato essenziale quanto insolito, se non sconvolgente, ovvero il Kid è diventato un “pelleossa”, uno zombie!

Per chi, invece, si sente libero dal “rispetto” per la storia originale, la lettura risulterà divertente, appagante e quindi consigliabile!


Ebbene, ed ora giungo al tema centrale di questo post, stimolato da questa lettura ho riascoltato negli ultimi giorni la colonna sonora di “Pat Garret & Billy the Kid”, film western del 1973, per la regia di quell’irregolare che era Sam Peckinpah.

Il regista statunitense, in quegli anni, stava a suo modo rileggendo ed in parte rivoluzionando il genere western. Opera che lo aveva già portato a dirigere film come “Il Mucchio Selvaggio”, “Sierra Charriba” e “Sfida nell’Alta Sierra”. La colonna sonora venne affidata a Bob Dylan, che tra l’altro reciterà nel film stesso, impersonando il misterioso Alias.
Bob Dylan/Alias
James Coburn e Sam Peckinpah sul set
Il brano più famoso è senza dubbio “Knockin’ on Heaven’s Door”, inserito ad accompagnare una delle scene più intense e significative, ovvero quando lo sceriffo Pat Garrett uccide Billy. Il testo fa esplicito riferimento a quanto sta accadendo ed allo stato d’animo di Pat, che pone fine alla vita dell’uomo che è stato suo grande amico. Commozione e senso della fine, di una vita, di un’amicizia, di un’epoca vengono sottolineate da musica, parole e immagini.

Il pezzo, in fondo, è abbastanza semplice ed immediato, ragione per cui risulta essere uno dei motivi più riproposti, utilizzati, riscritti e “omaggiati”.

“Knockin’ on Heaven’s Door”, oltre a divenire uno dei “cavalli di battaglia” di Dylan, conoscerà una immensa fortuna, anche, forse soprattutto, grazie alla quantità di cover che artisti dei più svariati generi musicali proporranno, pressoché senza sosta dalla metà degli anni 70 in poi. Solo per citare qualche nome, stiamo parlando di Eric Clapton, The Grateful Dead, Bruce Springsteen, Aretha Franklin, Roger Mc Guinn dei The Byrds, Bob Marley, Roger Waters, U2 e così via, che hanno reinterpretato il brano, aggiungendo o “spostando” qualcosa, secondo il personale gusto o le tendenze del momento.

Non c’è comunque scampo, poiché la cover più riuscita e conosciuta, tanto da offuscare l’originale, risulta essere quella dei Guns ‘n’ Roses, che la proponevano dal vivo fin dagli esordi. Divenne un brano imprescindibile del loro repertorio, tanto che furono costretti ad inserirlo, stabilmente, nella scaletta dei loro concerti e ad inciderne una versione nell’album Use your Illusion II.


Quello che era un brano folk, senza dubbio, diviene occasione per i virtuosismi di Slash, il riccioluto chitarrista della band californiana, che non si lascia sfuggire l’occasione di esibirsi in assoli lunghi ed intensi, con immancabile sigaretta, che funzionano alla grande, riuscendo anche a far passare in secondo piano Axl Rose in mutande.







giovedì 27 marzo 2014

Dylan Dog # 330 - La copertina

Il nuovo corso di Dylan Dog sta procedendo.
Sotto la supervisione di Tiziano Sclavi, con l'attento lavoro di Roberto Recchioni e di tutti i loro collaboratori la Sergio Bonelli Editore sta proponendo da qualche mese una "rinascita" dell'Indagatore dell'Incubo.

Si sono poste le basi, così sembra. Alcune novità sono già apprezzabili.
Mi limito a sottolineare il nuovo approccio alle copertine.
Il copertinista della serie Angelo Stano ci sta proponendo uno stile diverso da quello degli ultimi anni. Ciò ha stimolato un certo dibattito e cori di apprezzamento o, di contro, di critica e delusione.

La copertina del numero 330, "La Magnifica Creatura", è a mio parere molto bella, ben costruita, fitta senza stancare l'occhio e suggestiva.

Inoltre il fatto che sia tutto in bianco e nero, compreso il logo della testata, ad eccezione della camicia di Dylan è una grande trovata e di positivo impatto.

La storia non è da meno, ma è un'altra questione.


martedì 4 febbraio 2014

Battaglia, di Recchioni e Leomacs - Editoriale Cosmo


La Editoriale Cosmo, dopo una serie di capolavori ed ottimi prodotti dall’area franco-belga, porta in edicola, ad un prezzo sempre popolare, il fumetto italiano.

Si affida al duo Roberto Recchioni/Leomacs, offrendo agli appassionati il violento, duro e intrigante “Battaglia”, che per comodità potremmo definire un horror. Ma non solo horror si trova nelle due storie che compongono l’albo, che propone scene d’azione, violenza, riflessioni e scenari che vengono ben resi dal punto di vista grafico e della ricostruzione storica.


La sceneggiatura di Recchioni è semplice ma dannatamente efficace, dove dialoghi degni di un romanzo hard-boiled si affiancano a situazioni ben descritte e che arrivano dritte al punto, affascinando ed inquietando il lettore.

Ho una preferenza per la prima storia, “Caporetto”, ambientata all’interno delle truppe italiane durante la prima guerra mondiale, dove il protagonista Pietro Battaglia si mostra in tutto il suo furore ed il suo orrore. Inoltre i chiari riferimenti alla “Guerra di Piero” di Fabrizio De Andrè hanno toccato qualche corda in più, rispetto a quanto visto nella seconda storia, “Vota Antonio”, dove poi i disegni mi sembrano leggermente meno efficaci, pur trovandosi di fronte a tavole molto ben realizzate e coinvolgenti.

Si trovano qui tutte le caratteristiche del lavoro e della visione di Roberto Recchioni, elemento che, probabilmente, potrebbe demotivare qualche lettore, ma rimane la soddisfazione di aver potuto godere di un lavoro che risale a diversi anni fa e che mi ero perso, più per pigrizia che per altro.


giovedì 23 gennaio 2014

Orfani # 2-3-4 Considerazioni e Riflessioni

Copertina del n.3

Dopo il primo numero non ho più scritto nulla su “Orfani”, la serie creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammuccari, edita dalla Sergio Bonelli.



In quel post ero stato un po’ “tiepido”, sia perché ritengo sia buona norma attendere anche qualche albo successivo per valutare ed apprezzare, o non apprezzare, una serie, sia perché la campagna pubblicitaria, di vario tipo, che aveva preceduto l’uscita poteva aver “drogato” ogni aspettativa o reazione.



Una serie che, oltre ad aver richiesto una lunga lavorazione, introduce in modo continuo e non episodico l’uso del colore (con ottimi risultati inoltre!), dichiara la propria “originalità” nell’ambito delle produzioni Bonelli e presenta un’accoppiata di autori di tutto rispetto, affiancati da disegnatori, sceneggiatori e altri professionisti che stanno mostrando tutto il loro valore.




L’evidente ispirazione fantascientifica ed i chiari rimandi al cinema ed alla letteratura non solo di genere, sono un punto a favore di questa serie, che, giunta al quarto episodio, mi ha definitivamente conquistato. Le sceneggiature sono veramente intense ed emozionanti, i personaggi ben descritti e caratterizzati, con un dosaggio astuto e invitante delle informazioni e dei dettagli, che il lettore mette insieme passo dopo passo. Il linguaggio è moderno ed accattivante, con intere tavole in cui i disegni ed il colore sono gli unici protagonisti, mettendo da parte quella eccessiva verbosità che in alcune serie “storiche” finisce per essere un punto debole.



A questo riguardo esprimo una valutazione: la cadenza (tra presente e passato, ovvero tra azione in diretta e flashback), il linguaggio da serial televisivo contemporaneo e videogioco, il “passo” a metà tra reality e film d’azione ad episodi sono stati studiati e scelti per richiamare lettori e pubblico più giovane e quindi maggiormente abituato a questo o si è pensato di offrire anche agli over 35 (personale soglia arbitraria, ma non poi così tanto!) un fumetto “nuovo”, che fosse anche più di un fumetto?




Mi permane il dubbio che il lettore classico, magari affezionato ai prodotti Bonelli, possa rimanere un po’ “spiazzato” e non riuscire a goderne a pieno (con il rischio che non acquisti più gli albi dopo i primi 2-3), oppure che i più giovani non vedano l’utilità di acquistare e leggere, a cadenza mensile (?!?) un fumetto quando, ad ogni ora del giorno e della notte, non solo in TV, ma anche su dispositivi mobili, possono vedere episodi a ripetizione di serie televisive dei più svariati generi ed ambientazioni. Inoltre il taglio da videogioco delle battaglie non aiuta.



Non ho ovviamente una risposta, posso solo affermare che continuerò la lettura di “Orfani”, perché le sceneggiature sono valide, i disegni ottimi, i colori superbi e la copertina del numero 4, in edicola in questi giorni, è bellissima, finora la migliore (in fondo solo quella del numero 1 mi aveva lasciato poco soddisfatto).

 
Copertina del n.4

Ora l’unico timore è che Recchioni e Mammuccari si lascino prendere troppo dall’attitudine da serial TV targato USA, ovvero che tutti gli elementi ed indizi disseminati nella serie si perdano e non si colleghino tra loro in modo, almeno parzialmente, coerente, senza portare da “nessuna parte”, privando il lettore di qualche spiegazione o quantomeno negandogli chiarezza su identità, cause ed eventi. Il rischio lo avverto e mi dispiacerebbe se ciò accadesse, poiché è uno dei motivi per cui ho smesso di guardare i serial USA (tanta, troppa carne al fuoco, misteri, colpi di scena, sorprese, situazioni in sospeso e poi nulla viene chiarito! Per tacere di imbarazzanti incoerenze e passi falsi!!).




I famosi “cliffhanger” non mancano in “Orfani”, al limite del “telefonato”, ma è una caratteristica del prodotto, quindi li prendo e me li godo.



Purtroppo i “nemici” ancora non mi convincono e sono fin troppo “misteriosi”.



Nell’ultimo albo il passato di una del gruppo degli “Orfani”, di fatto la protagonista di quest’albo, è emozionante e reso in modo magistrale, come d’altra parte finora in tutti i numeri usciti i flashback e l’addestramento sono le parti che funzionano meglio.