Visualizzazione post con etichetta Giallo Noir e Thriller. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giallo Noir e Thriller. Mostra tutti i post

sabato 3 gennaio 2026

Giallo, Noir & Thriller/99

 


Giallo, Noir & Thriller/99
Titolo: L'effetto farfalla
Autore: Jussi Adler Olsen
Traduttore: Maria Valeria D’Avino
Editore: Marsilio - 2019


Quinto appuntamento con la Sezione Q guidata da Carl Mørck della polizia danese.

Uno dei meriti di questa serie, probabilmente la motivazione del suo successo, è il riuscire a reggersi su un equilibrio non facile da ottenere, per quanto estremamente delicato. Il lettore trova situazioni dure, drammatiche, spesso violente, che richiamano questioni etiche e sociali, indagando sulla società danese contemporanea, ma sono presenti anche momenti di ironia e comicità leggera, quasi sottovoce. Di solito mettere insieme questi due elementi, vicini a due estremi, è rischioso e può portare squilibrio ed a risultati poco convincenti, ma Jussi Adler-Olsen riesce sempre a farlo con grande sensibilità, attenzione, capacità di scrittura e buon gusto.
La storia si sviluppa attraverso più piani temporali che si intrecciano tra loro, più contesti e spazi anche lontani tra loro, senza creare confusione, dando vita a una trama ricca e ben costruita fatta di omicidi, corruzione e intrighi finanziari. Al centro di tutto, suo malgrado, c’è Marco, un ragazzo rom di quindici anni, costretto a vivere di piccoli reati e di elemosina per soddisfare le richieste del crudele zio Zola, vero capo della famiglia.
Nel corso del romanzo, l’autore alterna con grande abilità l’indagine dell’ispettore Carl Mørck e della sua squadra della Sezione Q alle difficoltà e alle paure che Marco deve affrontare mentre cerca di scappare da una vita che non ha scelto. Fin dalle prime pagine si resta incollati alla storia, trascinati sia dal ritmo serrato degli eventi sia dal percorso umano di Marco, che nella sua fuga è costretto a confrontarsi con emozioni e paure del tutto nuove per lui.


Marco ha solo quindici anni ma non ha mai avuto un’infanzia. È cresciuto con una banda di criminali il cui capo, il cinico e violento Zola, lo obbliga a un’esistenza squallida, fatta di accattonaggio e piccoli furti. Quando un giorno riesce a disertare, la sua fuga si trasforma in una lotta per la vita. Quello che Marco non sa è che la sua famiglia non è la sola a volerlo morto. Banchieri, diplomatici e alti funzionari statali sono coinvolti in una truffa insanguinata che allunga i suoi tentacoli fino alla giungla dell’Africa centrale, e temono di cadere uno dopo l’altro come tessere del domino se lui racconterà quello che ha visto. Neppure Carl Mørck, alla guida della Sezione Q, è disposto a lasciarsi sfuggire il ragazzino dallo sguardo ardente incrociato per caso nelle strade di Copenaghen, e insieme ai suoi assistenti – la fantasiosa Rose e il sempre più misterioso Assad – è deciso a interrompere quella fatale catena di eventi.(da Marsilioeditori.it)




domenica 28 dicembre 2025

Giallo, Noir & Thriller/98

 

Titolo: La donna che morì due volte

Autore: Leif GW Persson

Traduttore: Katia De Marco

Editore: Marsilio – 2018


Il titolo, vi sfido, non può che far venire in mente il quasi omonimo film di Alfred Hitchcock. Ma non siamo a San Francisco, Kim Novak e James Stewart non ci sono e la componente sentimentale manca. Sono ben presenti, invece, l'elemento di mistero, il gusto dell'indagine ed una dose thriller che si avvalgono anche di una componente più leggera, quasi divertente, data dal protagonista.

Proviamo a proporre qualcosa di simile ad una vera recensione, nello stile da semplice e divertito lettore incuriosito.

Potrei cominciare dal dire che “La donna che morì due volte” si fonda, ovviamente, su un paradosso che incrina una delle certezze più elementari dell’esistenza: l’idea che la morte sia un evento unico e irripetibile. Un assunto che pare indiscutibile e che tuttavia viene messo in crisi da una vicenda che, anche in questo caso, evoca atmosfere hitchcockiane, sebbene qui il gioco si svolga sul terreno della morte e non della vita.

Anche senza abbandonare questa certezza, ci si trova comunque di fronte al fatto che una giovane donna orientale sembra aver sfidato l’impossibile: è morta due volte. Di almento una di queste morti si ha la certezza, si conosce la mano assassina, fredda e metodica, capace di occultare il cadavere per anni. Tutto ciò contraddice la logica e proprio per questo cattura immediatamente il lettore, trascinandolo in un enigma che non ammette risposte semplici.

Di fronte a un simile rompicapo, sembra inevitabile arrendersi, soccombere alla curiosità, al bisogno quasi compulsivo di formulare congetture, di inseguire piste e sospetti. Le pagine scorrono rapide, sostenute da una costruzione narrativa solida e calibrata, mentre il tema del “doppio”, tanto caro al già ricordato cinema di Hitchcock, riaffiora e stringe il lettore, costringe la sua immaginazione o quantomeno la sua curiosità, in una morsa sottile e inquietante.

A condividere questo percorso non è solo il lettore, ma anche una squadra di investigatori acuti e determinati che, nel romanzo “La donna che morì due volte, si muove a ritroso nel tempo per ricostruire una verità destinata a esplodere come un fulmine improvviso. Quando arriva, infatti, la rivelazione finale coglie di sorpresa: un autentico colpo di scena che testimonia l’abilità di Leif GW Persson nel governare la tensione e nel condurre chi legge esattamente dove vuole, fino all’ultima pagina.

Figura centrale e indiscussa è Evert Bäckström, poliziotto fuori schema e antieroe per eccellenza. Personaggio volutamente sgradevole al primo impatto, Bäckström non fa nulla per conquistare simpatia: ostenta senza filtri i propri vizi, dall’alcol alla pigrizia, dal cinismo al disincanto morale per condire il tutto con la misoginia, passando per una sicurezza di sé che rasenta l’arroganza. È corrotto, indolente, spavaldo, eppure dotato di un intuito formidabile.

Proprio questo, però, dopo qualche pagina (o qualche romanzo, come nel mio caso) lo rende irresistibile e divertente. Bäckström non intende indossare maschere rassicuranti né si piega a modelli consolatori, non chiede di essere amato, finendo forse per questo per esserlo. In un thriller, dopotutto, l’empatia può essere secondaria, se vi è intuizione, fantasia, capacità di vedere ciò che gli altri non vedono e tutto questo lo si fa valere. E di fiuto investigativo, Bäckström ne possiede in abbondanza.

Anche il resto del cast non è da meno. I personaggi sono vividi, scolpiti con tale cura da sembrare reali, quasi invadenti, come vicini di casa eccentrici di cui si percepiscono odori, voci e manie. A fare da sfondo, una Svezia lontana dall’immagine patinata e irreprensibile, una terra che lascia intravedere crepe e zone d’ombra, immersa in una natura aspra e silenziosa, evocata più per ciò che nasconde che per ciò che mostra.

L’unico limite del romanzo risiede, forse, nel ritmo, che in alcuni passaggi rallenta e rischia di appesantire la narrazione. Talvolta la trama tende a dilungarsi oltre il necessario, suggerendo che una maggiore asciuttezza avrebbe giovato, rendendo la lettura ancora più fluida. Si tratta, però, di un appunto da incontentabile brontolone, di un difetto talmente marginale da non intaccare il piacere di leggere e godere di un mistero avvincente, di protagonisti efficaci che stimolano curiosità e sanno coinvolgere pagina dopo pagina.


Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un’escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull’isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l’investigatore più furbo e cialtrone dell’intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l’aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte?(da marsilioeditori.it)





mercoledì 9 luglio 2025

Giallo, Noir & Thriller/97

 


Titolo: L’ultima casa a sinistra

Autore: Unni Lindell

Traduttore: Irene Peroni

Editore: Newton Compton – 2012


Il romanzo si presenta con una trama intricata e ricca di colpi di scena. Tanto intricata da avermi creato qualche difficoltà, lo riconosco, perché a mio avviso non proprio semplice da seguire. Qualche pagina e passaggio possono mettere alla prova il lettore, che potrebbe trovarsi un po' spiazzato da una serie di (eccessivi?) colpi di scena, ma comunque Unni Lindell dimostra anche in questo caso la sua bravura, ben valorizzata dalla traduzione italiana, dal momento che sebbene la storia si presenti abbastanza complicata, si è spinti ad andare avanti nella lettura.


Da godere la caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti, così come risultano coinvolgenti le descrizioni, in grado di generare suspence, sebbene diluita, ed una certa curiosità.

Lo stile risulta semplice e pulito ed i dialoghi nel complesso efficaci, ma in fondo questa seconda storia con protagonisti i detective Cato Isaksson e Marian Dahle mi ha convinto meno de “La Trappola”.

Intendiamoci, “L’ultima casa a sinistra” si ritaglia degnamente un posto nel panorama della letteratura giallo-thriller contemporanea, ma bisogna che piacciano lo stile e l'idea che l'autrice propone.


Il corpo senza vita di Britt Else Buberg viene ritrovato sul marciapiede, di fronte al palazzone di cemento alla periferia di Oslo, dove la donna abitava. Apparentemente si tratta di una caduta dal balcone. Britt, sola e senza amici, potrebbe avere il classico profilo della suicida. Eppure un testimone ha visto con i propri occhi qualcuno che la spingeva giù dalla finestra. A distanza di poche ore, in un camping fuori città viene ritrovato anche il cadavere di Lili Rudeck: diciannove anni, lavoratrice stagionale di nazionalità polacca, la ragazza viveva in un bungalow di proprietà di un uomo che abita nel condominio di Britt. Quindi è tutto risolto? L'uomo è colpevole di entrambi i delitti? La questione non è così semplice: Cato Isaksen e la collega Marian Dahle scopriranno ben presto che nello stesso camping è stata violentata e uccisa un'altra ragazza, stranamente molto somigliante a Lili. Ma quel delitto è avvenuto molti - troppi - anni prima, nel 1972...(da ibs.it)

venerdì 23 maggio 2025

Giallo, Noir & Thriller/96


Titolo: Paziente 64
Autore: Jussi Adler Olsen
Traduttore: Maria Valeria D’Avino
Editore: Marsilio - 2019


Quarta indagine condotta dallo strano trio Carl, Assad e Rose, gli investigatori della sezione “Q”, già precedentemente incontrati ed apprezzati.

Jussi Adler-Olsen è noto che sia fra i miei preferiti fra gli autori attivi nel panorama giallo-thriller, almeno per quelli che, ogni tanto, hanno la pazienza e la cortesia di passare da queste parti.

Anche “Paziente 64” si fa leggere con piacere e soddisfazione, principalmente perché sa essere scorrevole ed avvincente, oltre che grazie alla capacità dell'autore di offrire molto su cui riflettere, argomenti scottanti e di attualità.

I “nostri eroi” sono attivi su più fronti, privati e personali, lavorativi e sociali, che si intrecciano e si mescolano tra loro in modo quasi naturale, addirittura piacevole ed accattivante.


Adler-Olsen inoltre sa inserire nel romanzo momenti più leggeri, persino di ilarità, che hanno il merito sia di farci affezionare ai protagonisti della serie, che di stemperare la necessaria tensione che si crea, permettendo al lettore di gestire la rabbia che prova nei confronti dei diversi personaggi negativi.


Una piccola isola remota dove un tempo venivano relegate donne scomode, o semplicemente sfortunate, umiliate e maltrattate in nome del mantenimento di un ordine folle. Nete Hermansen era riuscita a scappare – o almeno è quello che credeva. Il giorno in cui il passato la riagguanta, la sua sete di vendetta si fa incontenibile, e la Sezione Q guidata da Carl Mørck si trova ad affrontare uno dei casi più difficili che abbia mai avuto tra le mani. Cosa successe, veramente, su quell’isola cinquant’anni prima? Con una vita privata a dir poco ingarbugliata e un caso di omicidio che lo coinvolge in prima persona, Carl Mørck non è nello stato d’animo adatto per affrontare una nuova indagine. Ma il macabro scenario che emerge dopo la riapertura di un cold case sull’inspiegabile scomparsa di una prostituta, piccola tessera di un mosaico molto più grande, non gli dà alternativa. La nuova indagine del trio formato dall'ispettore Carl Mørck e dai suoi assistenti Assad e Rose ci fa sprofondare in uno degli episodi più oscuri della storia danese recente, i cui effetti devastanti rivelano il volto di una società molto lontana dalla sua immagine esemplare. (da marsilioeditori.it)





venerdì 15 novembre 2024

Giallo, Noir & Thriller/95

 

Titolo: Il sogno di Unnur
Autore: Ragnar Jónasson
Traduttore: Valeria Raimondi
Editore: Marsilio – 2024



Arriva alla conclusione, dal punto di vista della pubblicazione italiana, questa “strana” trilogia di Hulda, di cui “Il sogno di Unnur” è l'ultimo episodio. Una trilogia a ritroso, dove nel primo libro abbiamo l'epilogo e nell'ultimo accade ciò che già sappiamo essere accaduto, origine di una serie di scelte, situazioni e stati d'animo.

Tanto vale che lo dica subito: Ragnar Jónasson mi ha conquistato e “Il sogno di Unnur” è tra i miglior thriller, non solo nordici, che ho letto.

Un thriller appassionante che mi ha catturato e accompagnato in un susseguirsi di emozioni, curiosità, ansie che a tratti mi hanno sconvolto, facendomi oscillare tra amore, odio, simpatia e repulsione verso i protagonisti della storia.

La scrittura è intensa, sapientemente drammatica e realistica, con i vari personaggi che ci offrono drammi personali, situazioni private e relazionali che si incontrano e generano tensione e suspense. Non importa quanto sia già intuibile a circa metà del libro, perché il gusto e il desiderio di sapere, non solo cosa, ma anche come accadrà, prende il sopravvento. Non si possono lasciare le pagine, la vita e le vite descritte.

La difficoltà di accettare la realtà, la propria e quella dei nostri cari, di vivere il dolore e la perdita ci vengono proposte attraverso, principalmente, due donne, simili nella disperazione quanto distanti nell'affrontarla.

Il dolore ci cambia, ci porta rabbia, furore, così come desiderio di oblio e senso di smarrimento. Come reagire a tutto ciò? L'ispettore Hulda Hermannsdóttir si pone questa ed altre domande, così come fa, o dovrebbe forse fare, l'altra donna, Erla, al centro della vicenda.

In realtà, ci sarebbe almeno un'altra donna, magari due, più giovani e diversamente disperate, di una disperazione lucida o rassegnata, che arricchiscono e aggiungono ansia e inquietudine al tutto.

Mi piace sottolineare la presenza questo “terzetto” di donne che, solo per una tragedia familiare annunciata e “già scritta”, non diviene quello che di fatto avrebbe potuto essere un quartetto.


Jónasson anche in questa scelta ci offre tutta la sua abilità di grande autore, con l'elemento claustrofobico che dona all'insieme un gusto eccellente. Ci riesce perchè “Il sogno di Unnur” esplica il confronto tra storie di donne molto diverse tra loro, con in comune un senso di vuoto, un desiderio di ricerca e di senso.

L'autore le affianca, le segue, scava con abilità e finezza nella loro psicologia e nelle loro vite, con lo sfondo della Natura islandese, magnifica e selvaggia, ostile e maestosa.



La violenta bufera di neve che si è abbattuta sull’Islanda orientale, isolando completamente le poche case dell’interno, avrebbe dovuto tenere chiusi in casa anche i più audaci. Eppure, qualcuno ha deciso di sfidare il vento e il gelo e di avventurarsi in una delle zone più remote del paese. Un posto non adatto agli esseri umani; non in quel periodo dell’anno. In una fattoria dove manca la corrente e la linea telefonica è interrotta, Einar ed Erla si preparano al loro Natale solitario, quando un rumore inaspettato li fa sussultare. Qualcuno sta bussando alla porta. Una visita inattesa. Einar apre, e l’ospite sconosciuto entra. Chi è l’uomo che dice di essersi perso in una giornata come quella? Cosa sta cercando realmente? Forse è un bugiardo. O addirittura un assassino? Una cosa è certa: in quella casa, esclusa dal resto del mondo, avvolta dal buio, dal freddo, dal sibilo del vento, non tutti sopravviveranno alla notte. In seguito al ritrovamento dei corpi, le indagini sono affidate a Hulda Hermannsdóttir, ispettore della polizia di Reykjavík, rientrata in servizio dopo che la sua vita è stata sconvolta da drammatiche vicende familiari. Ma liberarsi dei propri fantasmi è molto difficile: Hulda sarà perseguitata ancora a lungo dalla sensazione di non aver capito in tempo. Davvero esiste una via di fuga dal proprio senso di colpa? Il suo lavoro di poliziotta è una sorta di gioco che si svolge in un’area grigia al confine tra il giorno e la notte, dove le vittorie definitive non esistono. Così, «la migliore eroina tragica che il giallo ci ha dato negli ultimi tempi», come scrive il Sunday Times, dovrà imparare a nascondere i sentimenti e a difenderli, a comportarsi come se niente fosse successo, per non dover rinunciare alla vita.(da marsilioeditori.it)









venerdì 6 settembre 2024

Giallo, Noir & Thriller/94

 

Titolo: Luce della notte

Autore: Ilaria Tuti

Editore: Longanesi


Un noir con tratti da mistery, più che un “giallo” in senso stretto, quello che il lettore può godersi in “Luce della notte”, romanzo della serie dedicata alla profiler Teresa Battglia.

Il commissario, che abbiamo già conosciuto in “Fiori sopra l'inferno” e “Ninfa dormiente”, oltre a convivere con i propri malanni, dolori e traumi, si trova giorno dopo giorno ad affrontare una malattia che le sta rubando la propria vita. Si abbina nel corso della lettura un'altra malattia, di cui è vittima una bambina, motore, attraverso i suoi sogni, dell'indagine che vede protagonisti Battaglia, Marini e l'intera squadra.

In questo romanzo si sviluppa e cresce il rapporto fra Teresa Battaglia e l'ispettore Marini, personaggio che mi aveva un po' urtato nel precedente episodio, oltre a venire proposti altri elementi e dettagli delle loro vite.

Non ci sono particolari approfondimenti, ma la lettura è coinvolgente e in fondo accresce la curiosità sui vari componenti la squadra investigativa e come si rapportano al potere, ai drammi, alla Storia ed alle varie storie.

La scrittura risulta efficace e per fortuna concreta, seppur presente una apprezzabile, perché contenuta, cifra lirica, che fa sì che l'autrice riesca a distinguersi dai colleghi impegnati in thriller contemporanei.


Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell’albero l’ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo. Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura del faticosissimo e pericoloso caso narrato in Fiori sopra l'inferno e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, nonostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un’indagine folle e insensata. Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico… E di terribile.(da longanesi.it)

mercoledì 6 settembre 2023

Giallo, Noir & Thriller/93

 

Titolo: Sangue del mio sangue
Autore: Ruth Lillegraven
Traduttore: Andrea Romanzi
Editore: Carbonio – 2022




Seguito, atteso (da me), di Fiordo Profondo, Sangue del mio sangue conferma le doti e la maestria di Ruth Lillegraven. L'autrice norvegese riprende la protagonista già conosciuta, Clara Lofthus, proprio dal punto in cui il lettore l'aveva salutata.


I temi si ripresentano, la Natura, il Bene e il Male, le azioni dei protagonisti e le conseguenze che ne derivano, Passato e Presente, il dolore e la solitudine. Così come si ripresenta l'articolazione del romanzo, come il precedente strutturato in brevi capitoli narrati in prima persona dai diversi personaggi, risultando così intenso e serrato, con una scrittura lineare e incisiva.


L'elemento che più mi ha coinvolto è non tanto l'indagine di tipo investigativo-poliziesco, ma il “viaggio” di Clara e nella sua psiche, in quella che è la sua corsa contro il tempo, le proprie colpe ed i propri trascorsi. Qui le capacità descrittive e di indagine di Lillegraven si fanno evidenti ed entusiasmano la lettura. Non si riesce a rimanere indifferenti di fronte alla protagonista, così come agli altri personaggi, ma ciò che muove, nel lettore, la figura di Clara non è comune e si presenta come un insieme tale di emozioni e sensazioni, anche contrastanti, che si desidera incontrarla ancora, in un prossimo auspicabile romanzo.



In una Oslo fin troppo tranquilla, in cui gli istinti vengono addomesticati in un gioco sociale patinato e perfetto, Clara Lofthus, appena nominata ministra della Giustizia, si sforza di conciliare la sua vita lavorativa con il ruolo di madre single e di seppellire il senso di colpa per la morte prematura del marito. Ma una sera, tornata a casa, ad accoglierla trova solo il silenzio: i suoi bambini, due gemelli di soli otto anni, sono scomparsi senza lasciare traccia. Quando una lettera anonima conferma che si tratta di rapimento, Clara non ha altra scelta: è l’inizio di una corsa disperata contro il tempo per trovare i suoi figli e salvarli prima che sia troppo tardi.(da carbonioeditore.it)


mercoledì 30 agosto 2023

Giallo, Noir & Thriller/92


Titolo: La signora di Reykjavik

Autore: Ragnar Jónasson

Traduttore: Valeria Raimondi

Editore: Marsilio - 2022




Precedente come pubblicazione rispetto a “L'isola”, ne narra fatti successivi, poiché Ragnar Jónasson ha pensato di proporre una trilogia che parte dalla “fine”.


Il dato che distingue questo romanzo da altri ambientati in Islanda o nei paesi scandinavi, è che al centro dell'interesse dell'autore non sono tanto gli aspetti sociali e culturali, che spesso fanno da sfondo al racconto, quanto la descrizione di un posto colto nella transizione verso la primavera, un’isola meravigliosa che può essere anche spaventosa. La neve, il gelo, il vento sono elementi potenti, attraverso i quali il lettore riesce ad entrare nella storia, fa conoscenza con la protagonista Hulda, che pressoché da sola sostiene e motiva l'intero romanzo. Leggendo si avverte una sensazione di gelo e ansia crescente che accompagna la visione e l'incontro con un ambiente ostile e magico ad un tempo.



Si diceva di Hulda, una donna molto vera, reale, nel suo lavoro di investigatrice e nella sua vita, per nulla facile ma vicina a quella di molti. Il lettore entra in sintonia con lei, ne vive i dubbi e ne sente le sensazioni, in una narrazione precisa e scorrevole, dove i diversi piani temporali proposti svelano dettaglio e propongono storie nella storia. Per il piacere di leggere e farsi coinvolgere.




Hulda, «la donna nascosta», cela un segreto già nel nome. Ruvida e ribelle, è tra i migliori investigatori della polizia di Reykjavík: a sessantaquattro anni, però, competenza e abnegazione non sono sufficienti, visto che ai piani alti c’è chi è ansioso di mandarla in pensione. Ma Hulda ha dato tutto alla carriera e la prospettiva di dover lasciare il lavoro a cui ha dedicato la sua vita la fa infuriare. Quanto si farà sentire la solitudine? Inevitabilmente, la porta si spalancherà ai vecchi demoni che lei ha sempre ridotto al silenzio. E allora le sue fughe tra le aspre montagne dell’Islanda, per respirare a pieni polmoni la durezza della sua isola, non basteranno più. Ottenuto il permesso di dedicarsi a un’ultima indagine, un cold case a sua scelta, Hulda sa perfettamente qual è il caso che vuole riaprire. Dieci anni prima, una giovane donna, arrivata dalla Russia con la richiesta di asilo politico, era stata trovata morta in una baia non lontana dalla capitale. Le indagini, ingarbugliate e chiuse sbrigativamente da un collega, non avevano portato a una vera soluzione, e ora Hulda vuole dare voce a chi è stato dimenticato troppo in fretta. Vuole la verità. E ha quindici giorni di tempo per trovarla. (da marsilioeditori.it)

mercoledì 23 agosto 2023

Giallo, Noir & Thriller/91

 


Titolo: La donna del lago
Autore: Laura Lippman
Traduttore: Benedetta Gallo
Editore: Bollati Boringhieri - 2021


La donna del lago” si propone come un giallo noir, ne rispetta le caratteristiche e alcuni schemi, ma intende e riesce ad andare oltre gli inevitabili, a tratti costrittivi, limiti del genere, facendosi romanzo pienamente letterario con scelte narrative e stilistiche che catturano il lettore e rendono al meglio atmosfere e spirito dei tempi narrati.



Fondamentali risultano le coordinate temporali e geografiche, Baltimora anni sessanta, poiché Laura Lippman già con questa scelta ci racconta molto dell’ambiente sociale in cui si svolge il romanzo e in effetti il punto focale narrativo è quello che mette in evidenza la componente sociale, razziale, politica e di genere in cui i vari personaggi si muovono.

La donna del lago” riesce soprattutto, come accennato, ad allargare i confini del genere, pur restando fedele ai suoi elementi fondamentali, anche grazie alla scelta di comporre un romanzo “con più voci”, dove ne risulta una più presente delle altre, connotando in modo chiaro e distintivo la struttura stessa del romanzo.

Molti capitoli riportano il punto di vista di personaggi, anche marginali, che incontrano la protagonista, questo meccanismo permette a Lippman di ampliare la visione e la descrizione dell’ambiente e di delineare la psicologia delle vittime e degli altri protagonisti.

Raccontato, così, da una pluralità di punti vista, “La donna del lago”, diviene report sociale, specchio di un momento degli Stati Uniti anni 60, storia del rapporto tra i generi, tra status sociali, tra minoranze e testimonianza di come vivere, gestire o affrontare il proprio destino e le proprie aspirazioni e desideri.



Baltimora, 1966. Dopo diciotto anni di matrimonio, Maddie Schwartz, consapevole che nella sua dedizione alla vita di moglie e madre una parte importante di sé è andata perduta, decide di lasciare il marito e le giornate da casalinga per riprendere in mano la sua esistenza. Negli stessi giorni scompare da casa una ragazzina di undici anni. Maddie si unisce alle ricerche, e seguendo il suo istinto, scopre qualcosa che, dopo breve, le frutterà un lavoro nella redazione di un quotidiano locale. Maddie ama il suo nuovo lavoro, ci tiene a distinguersi e presto si appassiona al caso di Cleo Sherwood, una donna afroamericana trovata morta in un lago cittadino. Se si fosse trattato di una donna bianca, i giornalisti di Baltimora avrebbero fatto a gara per occuparsi della storia, che invece ottiene solo un breve trafiletto relegato nelle ultime pagine di cronaca. Maddie, sola contro tutti, comincia a indagare.(da bollatiboringhieri.it)

martedì 15 agosto 2023

Giallo, Noir & Thriller/90



Titolo: L'Isola
Autore: Ragnar Jónasson
Traduttore: Valeria Raimondi
Editore: Marsilio - 2023


Due elementi de “L'Isola” si pongono all'attenzione ed al piacere del lettore: le due linee narrative che si fondono nel costruire la storia raccontata nel romanzo, con entrambe al centro la figura molto ben riuscita di Hulda Hermannsdóttir, e le descrizioni dell'Islanda, offerta attraverso uno dei suoi luoghi più iconici, l’isola di Elliðaey dove sorge quella che è considerata la casa più isolata del mondo.



Ragnar Jónasson è abile nel gestire questi ed altri elementi, dosa le informazioni e gli eventi, pertanto “il delitto” avviene diverse decine di pagine dall'inizio del romanzo, ma il lettore, scorrendole con piacere, si rende conto che per comprendere il presente e risolvere il mistero al centro della vicenda, lui stesso e Hulda devono cercarne le radici in un delitto del passato.


Hulda Hermannsdóttir è un personaggio ben riuscito, di lei scopriamo e “viviamo” molto, anche grazie ad un salto nel passato dell'Islanda, che Ragnar Jónasson omaggia in un romanzo coinvolgente, pieno d’amore per la sua isola e per i personaggi.




Hulda Hermannsdóttir, ispettore della polizia di Reykjavík, ha sempre dovuto rinunciare alle sue ambizioni, ma il nuovo caso che le viene affidato potrebbe finalmente aprirle delle opportunità di carriera. Una domenica mattina, più per noia che per senso del dovere, Hulda decide di accettare la richiesta di aiuto di un collega delle Isole Vestmann e di mettersi in viaggio per l’arcipelago a sud-est della capitale. Deve scoprire cos’è successo nell’isola abbandonata di Elliðaey, luogo aspro e meraviglioso, una vera e propria stanza chiusa a cielo aperto. Lì un uomo di trent’anni ha riunito gli amici di un tempo in quella che viene considerata la casa più solitaria del mondo, ma quando arriva il momento di rientrare sulla terraferma uno di loro manca all’appello. Intrecciando passato e presente, le indagini di Hulda riportano in vita fantasmi che tutte le persone coinvolte, in un modo o nell’altro, hanno tentato di mettere a tacere. E mentre cerca la verità di Elliðaey, l’ispettore finisce per ritornare su un vecchio caso, un omicidio avvenuto dieci anni prima in un luogo altrettanto isolato, che svela come, in quella strana storia, siano in tanti ad avere diversi peccati sulla coscienza. (da Marsilioeditori.it)

venerdì 4 agosto 2023

Giallo, Noir & Thriller/89

 


Titolo: Presunto terrorista
Autore: Leif GW Persson
Traduttore: Margherita Podestà Heir
Editore: Marsilio - 2016


Nonostante ne abbia letti un discreto numero, questo è il primo romanzo di Leif GW Persson di cui parlo in queste pagine.

Affermo subito che Persson è fra i miei preferiti nel vario mondo degli autori della penisola scandinava. Lo è per lo stile, ancora di più il ritmo che dona alle sue opere, con una attenzione coinvolgente per i particolari, che vengono affrontati ed esposti con una ammirevole sistematicità e rigore logico.

Questi elementi sono ben presenti anche in “Presunto terrorista”, dove lo stile narrativo, approfondito e curato, regala anche una certa dose di ironia che si accompagna, splendidamente e con rara efficacia, ad una ammirevole intelligenza nel dipanare la trama.

Essenzialmente vi sono due temi che Persson affronta in “Presunto terrorista”, l’incubo degli attentati dopo l’11 settembre 2001 e la questione dell'immigrazione, osservata e descritta sotto più aspetti, comprese le reazioni degli Svedesi. In più Persson riesce a “raccontare ”personalità e carattere degli Svedesi stessi, messi di fronte al rischio di un attentato terroristico e allo stesso tempo al problematico tema dei confini e della liceità di entrare pesantemente nella privacy delle persone.


Una spy story dove, sebbene la trama prenda ben presto il via e dia vita ad una indagine che conquista fin da subito, non si affida a scene adrenaliniche o alla violenza per coinvolgere il lettore che, invece, se si fida dell'autore, viene accompagnato in una metodica e lenta indagine che in realtà si svolge in meno di un mese.


Un lunedì di maggio, un’inattesa telefonata da parte di un collega dell’Mi6 costringe il capo operativo dei servizi di sicurezza della polizia svedese Lisa Mattei a dire addio alla programmata visita agli orsi dello zoo di Skansen insieme alla sua bambina, dando inizio a una delle più energiche e segrete operazioni che l’intelligence di Stoccolma abbia mai predisposto. L’obiettivo è Abbdo Khalid, cittadino svedese di origine somala che da molti anni vive non lontano dalla capitale con la sua numerosissima famiglia. Il collega inglese sostiene stia progettando un attacco suicida, un’azione terroristica equivalente a una vera e propria dichiarazione di guerra che avrebbe ripercussioni molto gravi in tutto il mondo occidentale. È allarme nazionale, e gli uomini (soprattutto le donne) di Lisa sono subito in pista per un pedinamento in grande stile. (da marsilioeditori.it)


mercoledì 17 agosto 2022

Giallo, Noir & Thriller/88

 


Titolo: Fiordo profondo

Autore: Ruth Lillegraven

Traduttore: Andrea Romanzi

Editore: Carbonio - 2020


Ho scoperto una autrice ed una casa editrice. Ruth Lillegraven che con Carbonio Editore ha pubblicato “Fiordo profondo”.

Il romanzo, ho poi appreso durante la lettura e successivamente, punta ad avvicinare una storia di fantasia ad un contesto sociale ed emotivo reale, che riesce a presentare con una certa modernità e freschezza un mondo e le diverse modalità in cui viverci.

Ruth Lillegraven ci regala un romanzo che ha il pregio di contenere e proporre più generi, ben amalgamati e mescolati, che se pur distinguibili tra loro riescono a comporne uno nuovo e intrigante.

Un thriller un po' anomalo in fondo, il suo, che entra nella politica e nel legale, nei corridoi di un ospedale, nella natura incontaminata e stupefacente dei fiordi. Attraverso ed in virtù di violenza e delitti efferati offre l’amore in diversi aspetti e più sfaccettature, da quello fraterno a quello coniugale, dal legame genitori-figli a quello tra amici.


Fiordo profondo è tensione, un pizzico di adrenalina, mistero ma anche narrazione, tra le più immediate e coinvolgenti nel genere, degli ultimi anni. Aiuta in questo la scelta di proporre uno schema narrativo-espositivo, che sa anche di costruzione, che si basa su personaggi che si alternano, raccontando in prima persona gli eventi che li coinvolgono, sia nel presente, sia nei flashback.

Vinta la prima impressione e messa da parte una pur comprensibile diffidenza iniziale, il lettore si fa prendere dalle scorrere delle pagine e della vicenda, anche perdonando qualche inevitabile leggera forzatura. Soprattutto si accetta che l’indagine propriamente detta risulti marginale, dal momento che ciò che interessa alla Lillegraven non è tanto il lavoro poliziesco quanto la componente psicologica, le menti e l'intimo dei vari personaggi, così che si va alla ricerca della radice, dell'origine del fare e del subire del male. Così l'autrice giunge anche raccontare il lato oscuro di una Norvegia cupa, percorsa da sentimenti nazionalisti e xenofobi, dove le vittime, spesso ignorate, sono i bambini.

L'alternarsi delle voci, dei punti di vista, delle prospettive cattura sia per come vengono letti, vissuti ed esposti i fatti, sia per come si dispieghino le diverse psicologie dei narratori. Una carta vincente a mio avviso, che dona ritmo e modernità ad un genere che deve fare spazio ed accogliere questa nuova scrittrice, conoscitrice di meccanismi narrativi, padrona di una struttura letteraria di invidiabile solidità e sinceramente interessata alla psiche.




Nella tranquilla e ordinata Oslo, Clara e Haavard conducono una vita agiata insieme ai loro due figli. Lui medico, lei funzionario al ministero della Giustizia, sono una coppia di successo, impegnati in una brillante carriera. L’idillio termina, però, sulla soglia di casa, riconsegnandoli ogni sera a una routine fatta di solitudine e di parole non dette, di rancore e insofferenza. Un muro di silenzio e segreti si innalza tra di loro: chi era Clara prima di incontrare il marito? E che cosa si agita sotto la superficie dell’esistenza apparentemente piatta di Haavard? Quando un torbido caso di omicidio sconvolgerà la città fino a infiammare i palazzi del potere, entrambi si ritroveranno ad affrontare il proprio passato e i ricordi che non avrebbero mai voluto veder riaffiorare. (da carbonioeditore.it)


domenica 24 luglio 2022

Giallo, Noir & Thriller/87

Titolo: Ognuno è carnefice

Autore: Katarzyna Bonda

Traduttore: Laura Rescio, Walter Da Soller

Editore: Piemme - 2019


Terzo appuntamento con la profiler dai capelli rossi Sasza Załuska, bel personaggio creato dalla scrittrice polacca Katarzyna Bonda. “Ognuno è carnefice” si svolge pressochè interamente a Łódz, risultando così un omaggio, un canto a questa città, che ci viene presentata, insieme ai suoi abitanti, dalle strade ed edifici in rovina alle periferie senza leggi abitate dai dimenticati, dalle architetture moderne ai progetti legati a finanziamenti comunitari, da ciò che resta di un passato ad un presente problematico e a tratti repellente. Nella terza città più popolosa della Polonia si svolge il cuore dell’azione, raccontato dalle molte voci di chi la vive.


Łódz parla attraverso la musica dei rapper, le voci degli immigrati, i vecchi abitanti dediti all'alcol, le donne che prendono sulle loro spalle i destini delle famiglie, parti di un monologo, di un inno per una città che ricorda il suo passato glorioso, il suo presente avvilente e si specchia insudiciata nei vetri e in ciò che resta dei suoi canali sotterranei.



Bonda ci fa sentire il respiro della città e di chi ci vive, nel gelo delle case senza riscaldamento, negli odori forti che impregnano la pelle ed i vestiti. Non ci risparmia, ingrandendoli fin quasi al grottesco, i suoi lati peggiori, comuni ad una intera nazione al confine dell'Europa, ovvero l’antisemitismo, l’omofobia, il malaffare, i pregiudizi e la rabbia che ne consegue, perché questi sono elementi, parti vive che non possono essere nascoste, in quanto fondamenta di una società e di una essenza che è modo di interpretare e vivere le cose.


Al di là ed oltre questo c'è l'elemento thriller, godibile e stimolante, anche se un po' soffocato dalle molte sottotrame e dai tanti personaggi che seguono un loro itinerario ed una loro vita, che arricchiscono ed allo stesso tempo complicano la lettura ed il dipanarsi della vicenda.

Interessante ed in alcuni passaggi anche esaltante il ruolo affidato al “fuoco”, degna di attenzione anche la scelta di spiegare poco al lettore, sebbene questo richieda maggiore attenzione e, a volte, anche una periodica rilettura di pagine e passaggi, con conseguente rischio di scoraggiare chi si avvicina al romanzo.

Lo sviluppo dell'indagine e l'intreccio narrativo sono ben studiati e appassionano, ma rimane la personale impressione che questa volta, a differenza dei due precedenti romanzi, Bonda abbia un po' esagerato con il numero di nomi e personaggi presentati, con il dipanarsi di troppe sottotrame e abbia fatto troppo affidamento sulle mie capacità di cogliere e capire anche il non detto, di trovare autonomamente risposte che non vengono date.


La profiler Sasza Załuska è rientrata ormai da un po' nella sua fredda Danzica, sul mar Baltico. Essere di nuovo in Polonia, per lei, ha voluto dire tornare ai nodi irrisolti del proprio passato e finalmente provare a sbrogliarli. Adesso Sasza non beve più, ed è decisa a rifarsi una vita con sua figlia Karolina. Tornata a collaborare con la polizia come profiler, è chiamata a investigare su un nuovo caso, a Łódz, cittadina incastonata nel cuore della Polonia, un posto segreto e pieno di luoghi oscuri, nota anche come la "città dei senzatetto": una città dove si muore congelati.

(da edizpiemme.it) 

mercoledì 23 febbraio 2022

Giallo, Noir & Thriller/86



Titolo: La Ruggine del Tempo

Autore: Dario Galimberti

Editore: Libro/Mania- 2021

Terzo appuntamento con il delegato di polizia Ezechiele Beretta, interessante e accattivante personaggio nato dalla mente e dalla “penna” di Dario Galimberti.

Chi, come me, ha già letto ed apprezzato i due romanzi precedenti, “L'Angelo del Lago” e “Un'Ombra sul Lago”, si accorgerà che questa ideale trilogia (per il momento), non segue uno stretto ordine cronologico.

Il problema non si pone, potremmo dire, dal momento che le tre opere sono pienamente godibili prese singolarmente e nel complesso indipendenti le une dalle altre. Punto di forza ed allo stesso tempo invito a non farsele sfuggire, dal momento che una volta fatta la conoscenza dei personaggi e dell'ambientazione si prova il desiderio di saperne e leggerne ancora.


L'autore “gioca” con le linee temporali, imponendoci un salto nel passato, addirittura doppio, il primo nel 1932 a cavallo tra le due guerre, periodo dai lettori già conosciuto nei romanzi citati, ed un secondo nel 1881, cinquanta anni prima, alla ricerca dei colpevoli di una rapina sfociata in omicidio. Galimberti anche ne “La Ruggine del Tempo” ci fa vivere e respirare le atmosfere del tempo, descritte con attenzione ai particolari, storici ed architettonici in particolare, che trasportano nella Lugano di un tempo, fra il lungolago, le strade del centro ed i vicoli del Sassello, quartiere che non esiste più.

Come non esiste più il castello di Trevano, coprotagonista del romanzo, tanto che può sorgere il dubbio che il romanzo stesso sia stato un pretesto per parlare del castello. D'altra parte Galimberti è un architetto e docente di Architettura!


Si nota come “La Ruggine del Tempo” sia un romanzo che offre vitalità e vita, non come un susseguirsi di vicende e colpi di scena, bensì come escursione, o immersione se si preferisce, in una trama ed in vicende ricche di dati, informazioni e suggestioni, presentate con grande abilità ed innegabile conoscenza, frutto di ricerche ma anche di sincero amore per luoghi, ambienti e Storia di questi.


Lugano, 1881. Una banda di ladri penetra nel castello di Trevano e fa razzia di preziosi. Poco dopo Vera von Derwies, figlia del barone proprietario del castello, muore in seguito a una caduta da cavallo. E nei giorni seguenti la tragedia torna ad abbattersi sul castello: vengono trovati senza vita lo stesso barone e un giovane inserviente, Nuto. Cinquant’anni dopo, l’anziana Liside chiama al proprio capezzale il figlioccio Ezechiele Beretta, massima autorità della polizia cittadina, e gli chiede di indagare sulla morte di Vera. Ormai prossima alla fine, la donna – all’epoca dei fatti in servizio al castello – non riesce a darsi pace: è convinta che quella caduta da cavallo non sia stata accidentale. Nonostante le circostanze della richiesta e le prove inconsistenti, il Beretta si interessa al caso: assistito dall’appuntato Bernasconi appura che le teorie di Liside sono più plausibili del previsto, e qualcosa non quadra neanche nella morte del povero Nuto. L’indagine storica si sovrappone a quella su una morte più recente e altrettanto misteriosa, che porta Beretta a scontrarsi con personaggi in vista della Lugano che conta e tinge di sangue le acque blu del lago che bagna la città. (da libromania.net)

martedì 15 febbraio 2022

Giallo, Noir & Thriller/85

Titolo: I Figli della Polvere

Autore: Arnaldur Indriđason

Traduttore: Storti Alessandro

Editore: Guanda – 2021


Con “I Figli della Polvere” Guanda cerca di “farsi perdonare” una scelta editoriale che personalmente non sono in grado di comprendere fino in fondo. La casa editrice emiliana che pubblica le opere di Arnaldur Indriðason ci propone il primo episodio della serie di Erlendur Sveinsson, diversi anni dopo aver iniziato a presentare l'autore islandese.

Chi conosce la serie ed i suoi protagonisti si rende conto, fin dalle prime pagine, che l'ambientazione ed il paesaggio fisico e sociale è già ben proposto e delineate sono le linee principali sulle quali lo scrittore si muove.

In questo romanzo, però, rimane ancora molto da conoscere e scoprire su Sveinsson, che non è propriamente il protagonista della vicenda e a cui viene dato uno spazio relativo, nell'economia del romanzo.


Trama intricata quanto basta, indagini che più che svelare accompagnano misteri, bugie, insabbiamento di prove ed una scrittura che presenta uno svolgimento ben architettato e convincente fanno di questo romanzo un buon modo per avvicinarsi alla serie, in particolare per chi non ne ha ancora letto nulla.

L'autore probabilmente doveva ancora chiarirsi qualche elemento, forse non era, allora, del tutto convinto e consapevole che Sveinsson sarebbe diventato un personaggio a cui legarsi e così seguito. Fatto sta che specie i capitoli finali sono un po' distanti dal prosieguo della serie, motivo per cui nel complesso “I Figli della Polvere” mi è sembrato meno riuscito rispetto a gran parte dei romanzi successivi. Questo non toglie che la lettura sia stata appagante, inoltre la soddisfazione di scoprire “come tutto sia iniziato” mi fa “perdonare” la casa editrice.

Nota: è il primo romanzo della serie di Erlendur Sveinsson non tradotto da Silvia Cosimini, bensì da Alessandro Storti, della cui traduzione ho letto il primo romanzo della Reykjavík Wartime Mistery “Una Traccia nel Buio”.


In una fredda notte di gennaio, Daníel, da anni ricoverato per schizofrenia presso un ospedale psichiatrico di Reykjavík, si uccide gettandosi da una finestra sotto gli occhi del fratello Pálmi. Poche ore dopo, in un altro quartiere, un anziano insegnante in pensione muore nell’incendio doloso della sua casa. Le due morti, apparentemente così lontane fra loro, hanno in realtà un punto di contatto: Daníel è stato allievo del professore negli anni Sessanta e i due negli ultimi tempi si erano incontrati più volte… Ora spetta all’ispettore Erlendur e alla sua squadra investigativa scoprire quale segreto inimmaginabile nasconde questa turbolenta relazione. Personaggi avvincenti, suspense, dilemmi morali e ricerca della giustizia: in questo primo thriller della serie troviamo tutti gli elementi che hanno portato Arnaldur Indriðason al successo internazionale e facciamo conoscenza con il tormentato e geniale Erlendur, cupo e mutevole come il cielo islandese. (da guanda.it)