Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze. Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
sabato 25 aprile 2026
lunedì 28 luglio 2025
lunedì 7 luglio 2025
Citazioni Cinematografiche n.623
Ah!, Venezia, Venezia, tutta orpelli di regime, e oro, e neri, e la mondanità del lido, e nobiluomini in divisa, tra medaglie e galloni. E Goebbels, a cui leccano il culo, e Chaplin, a cui tolgono il saluto.
(Raoul Nuvolini/Vincenzo Salemme in “Baciami piccina”, di Roberto Cimpanelli - 2005)
lunedì 30 giugno 2025
Citazioni Cinematografiche n.622
Un buon capitano deve saper usare il cervello non la frusta.
(Generale Tadamichi/Ken Watanabe in “Lettere da Iwo Jima”, di Clint Eastwood - 2006)
lunedì 20 marzo 2023
Citazioni Cinematografiche n.503
Sta prestando attenzione? Bene. Se non ascolta attentamente le sfuggiranno delle cose. Cose importanti. Non farò pause, non mi ripeterò e lei non mi dovrà interrompere. Lei crede di avere il controllo di quello che sta per accadere. Lo crede perché è seduto lì dov'è e io sono seduto qui dove sono. Ma si sbaglia. Sono io che ho il controllo perché io conosco cose che lei non conosce. Ora ho bisogno che lei si assuma un impegno: ascolterà con attenzione e non mi giudicherà se non quando avrò finito. Se non se la sente di rispettare questo impegno la prego di lasciare la stanza. Ma se sceglie di restare ricordi che lei che ha scelto di essere qui. La responsabilità di quello che accadrà da questo momento in avanti non è mia, ma è sua. Presti attenzione.
(Alan Turing/ Benedict Cumberbatch in “The Imitation Game”, di Morten Tyldum - 2014)
giovedì 16 marzo 2023
giovedì 9 febbraio 2023
lunedì 2 maggio 2022
Citazioni Cinematografiche n.457
Primo: Nella potenza della voce, c'è il segno del comando. Ricordatevelo.
Erminio: Quando per essere obbediti c'è bisogno di gridare, vuol dire che non si è abbastanza forti.
(Primo Arcovazzi/Ugo Tognazzi e professor Erminio Bonafè/Georges Wilson in “Il Federale”, di Luciano Salce - 1961)
lunedì 25 aprile 2022
Citazioni Cinematografiche n.456
Signori! In questo momento supremo, rivolgiamo il nostro pensiero alle nostre famiglie, alla patria! Alla maestà del re! Viva l'Italia!
(Emanuele Bardone/Vittorio De Sica in “Il generale Della Rovere”, di Roberto Rossellini - 1959)
venerdì 4 febbraio 2022
Incipit 58/100
“Sarà dura, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l'allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana. Quelli che non dormivano, i malati nei loro letti, le madri con un figlio al fronte, le donne innamorate con gli occhi sciupati dal pianto, sentivano il primo soffio della sirena, ancora solo un ansito profondo simile al sospiro che esce da un petto oppresso. In pochi istanti il cielo tutto si sarebbe riempito di clamori. Che venivano da lontano, dall'estrema linea dell'orizzonte – senza fretta si sarebbe detto. Quelli che dormivano sognavano il mare che spinge davanti a sé i ciottoli e le onde, la tempesta di marzo che scuote la foresta, una mandria di buoi che galoppano pesanti facendo tremare il suolo con gli zoccoli; ma il sogno finiva e socchiudendo appena gli occhi gli uomini mormoravano: ' è l'allarme?'. ”
(Suite Francese, di Irène Némirovsky – trad. Laura Frausin Guarino)
venerdì 24 dicembre 2021
Incipit 52/100
“La nebbia copriva la terra. Il bagliore dei fanali delle automobili rimbalzava sui fili dell'alta tensione che correvano lungo la strada. Non aveva piovuto, ma all'alba il terreno era umido e, quando si accendeva il semaforo, sull'asfalto bagnato si spandeva un alone rossastro. Il respiro del lager si percepiva a chilometri di distanza – lì convergevano i fili della luce, sempre più fitti, la strada e la ferrovia. Era uno spazio riempito di linee rette, uno spazio di rettangoli e parallelogrammi che fendevano la terra, il cielo d'autunno, la nebbia. Sirene lontane – un ululato lungo e sommesso.”
(Vita e Destino, di Vasilij Grossman – trad. Claudia Zonghetti)
lunedì 7 giugno 2021
Citazioni Cinematografiche n.410
Presidente, assumo il mio compito con ottimismo e speranza. E dico a quest'Aula, come ho detto a coloro che sono entrati nell Governo, che io non ho molto altro da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore.
(Winston Churchill/Gary Oldman in "L'ora più buia", di Joe Wright - 2017)
lunedì 31 maggio 2021
Citazioni Cinematografiche n.409
Ho imparato una parola nuova, oggi: bomba atomica.
(Jamie Graham/Christian Bale in "L'impero del sole", di Steven Spielberg - 1987)
venerdì 14 maggio 2021
Incipit 20/100
“Era stato l'inverno più freddo degli ultimi quarant'anni. I villaggi nella campagna inglese erano isolati dalla neve, e il Tamigi era gelato. Un giorno di gennaio il treno da Glasgow per Londra arrivò a Euston con ventiquattro ore di ritardo. La neve e l'oscuramento contribuivano a rendere pericolosi i viaggi in auto: gli incidenti stradali erano raddoppiati, e la gente raccontava barzellette su come era più rischioso guidare una Austin Sette per Piccadilly di notte che attraversare con un carro armato la linea Sigfrido.”
(La cruna dell'ago, di Ken Follet – trad. Riccardo Calzeroni)
mercoledì 24 marzo 2021
La città dei ladri, di David Benioff
Titolo: La città dei ladri
Autore: David Benioff
Traduttore: Marco Rossari
Editore: Beat – 2012
Romanzo coinvolgente e intenso, che attraverso una narrazione dal ritmo serrato ed estremamente azzeccato alterna umorismo ed orrore, avventura e testimonianza. I protagonisti, due “fuorilegge” in periodo di guerra, l'uno ladruncolo, l'altro disertore, entrambi involontari e loro malgrado, si vedono assegnati una missione che funga da redenzione: trovare una dozzina di uova per una torta nuziale. Il problema è che lo scenario è la Seconda Guerra Mondiale, esattamente durante l'assedio di Leningrado. Quindi Lev e Kolija, questi i loro nomi, se la devono vedere con Armata Rossa, Nazisti, partigiani, cannibali, prostitute, abitanti di Piter (il nomignolo usato dagli abitanti della città sulla Neva), cani antimine ed altro ancora.
A questo punto l'avventura, fra l'horror ed il picaresco, il ruvido e il grottesco, diviene una sorta di fiaba contemporanea secondo i dettami e le scansioni di quella medievale e delle narrazioni più classiche. Non solo romanzo di iniziazione e di formazione, ma opera di spessore e profondità oltre le pagine più “lievi”, commovente e duro quanto serve. La guerra reale che diviene dimensione astratta in cui narrare l'avventura del giovane popolano a cui viene affidata una missione impossibile, che nessuno prima è riuscito a compiere, con tanto di aiutante magico, orchi da sfidare, fanciulle da salvare, bella da conquistare e il Male da affrontare viso a viso. Così pericolo e morte, paura e fame, ostacoli e trionfo, sebbene amaro, vengono magistralmente dosati da Benioff. Il risultato è che non si vorrebbe lasciare le pagine di questa bella storia così ben scritta ed orchestrata.
È l’inverno del 1941 a Leningrado. La città è sotto l’assedio delle truppe tedesche e i suoi abitanti non hanno mai patito tanta fame. Per Lev, diciassette anni, naso grosso e capelli neri, e Kolja, giovane cosacco con la faccia impertinente, la fame, tuttavia, è ben poca cosa rispetto a quello che li aspetta. Lev ha rubato il coltello a un paracadutista tedesco morto assiderato e Kolja ha avuto la brillante idea di disertare. Reati gravissimi in tempo di guerra, per i quali la pena prevista è una sola: la fucilazione. Dopo qualche giorno trascorso in un cupo carcere sulla Neva, i due si ritrovano al cospetto di un colonnello dal collo taurino e le stelle ben in vista sulle mostrine. Il colonnello dapprima li squadra, poi li invita a seguirlo fino ai margini del fiume. Sulla Neva ghiacciata una ragazza, capelli corvini legati in uno chignon morbido, pattina esibendosi in piroette strette e veloci. È sua figlia e sta per sposarsi. Un matrimonio vero, alla russa, con musica e danze e… un solo problema: la torta nuziale. Ci sono lo zucchero, il miele, la farina e tutti gli altri ingredienti, ma mancano le uova, una maledetta dozzina di uova introvabili in tutta Leningrado per gli eroici soldati dell’Armata Rossa, ma non forse per una volgare coppia di ladri… (da neripozza.it)
venerdì 5 marzo 2021
Incipit 10/100
“Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944.”
(I ventitré giorni della città di Alba, di Beppe Fenoglio)
sabato 24 ottobre 2020
Giallo, Noir & Thriller/78
Titolo: Ninfa Dormiente
Autore: Ilaria Tuti
Editore: Longanesi 2019
Una compresenza di curiosità ed un pizzico di reticenza ha accompagnato la mia lettura di “Ninfa Dormiente”, opera “seconda” di Ilaria Tuti, dopo “Fiori sopra l'inferno”.
Mi ha fatto piacere conoscere meglio il commissario capo e profiler Teresa Battaglia, di cui vengono chiariti, se non proprio svelati, alcuni avvenimenti del suo passato, nonché entrare maggiormente dentro la malattia che la affligge e con cui sia lei che il lettore si trovano a fare i conti.
Di contro, un po' di fastidio, più che noia, l'ho vissuta leggendo del suo collaboratore, l'ispettore Marini, degli strascichi della sua infanzia non propriamente felice e dei turbamenti che vengono in più pagine spiattellati. In questo caso si attinge a qualcosa di già fin troppo raccontato, per quanto serio e doloroso, ed inoltre si aggiungono i problemi con la (ex) fidanzata, per lo più incinta con lui turbato ed in ambasce alla notizia.
Fortunatamente però si aggiungono in “Ninfa Dormiente” due protagonisti “speciali”, che rendono interessante l'indagine in corso, contribuendovi in modo sostanziale ed originale, donano ulteriore sapore alla narrazione ed a quanto raccontato. Spero che l'autrice ci faccia incontrare ancora con Bianca ed il suo amico a quattro zampe.
La scrittura alterna ritmo e dialoghi da respirare, momenti descrittivi non sempre apprezzabili e indagini dal sapore etnoculturale, queste da me maggiormente apprezzate, poiché presentate in modo garbato ed adatto al contesto narrativo. Se poi si ha avuto la possibilità di frequentare, anche solo da turista, i luoghi descritti, allora è difficile non farsi conquistare.
Da gustare, a mio parere, oltre all'attenzione per i luoghi, anche l'alternanza dei tempi narrati, l'odierno ed il passato, che si sostanzia negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale al confine fra Friuli e Jugoslavia, ora Slovenia. In questo caso rientra una riflessione ed una considerazione sul Tempo e sul tempo dei vari protagonisti, sulla Terra e la terra vissuta dagli abitanti della Val Resia.
Intrigante, ma richiede pazienza, dal momento che pur non mancando pathos e ritmica scansione, alcune pause appesantiscono la lettura e ci si gioca quel tanto di adrenalina che qualche lettore magari avrebbe preferito trovarvi in dosi maggiori.
Li chiamano «cold case», e sono gli unici di cui posso occuparmi, ormai. Casi freddi, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d’improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma. Ma ciò che ho di fronte è qualcosa di più cupo e più complicato di quanto mi aspettavo. Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce, nelle valli più profonde, nel folto del bosco che rinasce a primavera. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno. E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l’inferno, ogni giorno l’inferno mi abita e mi divora. Perché c’è qualcosa che, poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l’ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa. (da Longanesi.it)


























