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martedì 27 gennaio 2026

27 Gennaio - Giorno della Memoria

 


“In due millenni si sono mai visti casi in cui siano stati la libertà e l’amore per l’uomo a impiegare l’antisemitismo quale strumento della propria battaglia? A me non risulta. L’antisemitismo del quotidiano è un antisemitismo non cruento. È la prova che al mondo esistono idioti, invidiosi e falliti. Nei paesi democratici può insorgere un antisemitismo di natura sociale, che si manifesta negli organi di stampa appartenenti a gruppi reazionari, nell’operato di quegli stessi gruppi (per esempio nel boicottaggio della manodopera o delle mercanzie ebraiche) e in un sistema religioso o ideologico reazionario. Nei paesi totalitari, dove la società civile non esiste, può svilupparsi solo un antisemitismo di Stato. L’antisemitismo di Stato è la prova che lo Stato si serve di idioti, reazionari e falliti, che sfrutta l’ignoranza dei superstiziosi e il rancore di chi ha fame. Al suo primo stadio un tale antisemitismo è discriminatorio: lo Stato permette agli ebrei di vivere solo in determinati luoghi e di svolgere determinate professioni, vieta loro di occupare posizioni di rilievo, di frequentare le università, di ottenere titoli accademici e via dicendo. Dopo di che passa allo sterminio. In epoche in cui le forze reazionarie di tutto il mondo si scontrano – a loro fatale detrimento – con le forze della libertà, l’antisemitismo si fa ideologia di Stato e di partito. Così è successo nel XX secolo, l’era del nazismo.”

(da "Vita e Destino", di Vasilij Grossman - trad. Claudia Zonghetti)










giovedì 23 gennaio 2025

A proposito degli Stranieri


William Shakespeare richiama alla tolleranza verso i migranti nell'opera “Tommaso Moro”.


Gli uomini sono da sempre "in cammino", sono sempre stati migranti e perciò, per qualcuno e per qualcosa, "stranieri".


I flussi migratori, la migrazione, come Shakespeare splendidamente narra e mostra in questa notevole scena, non è un fenomeno nuovo: la domanda fondamentale è come noi reagiamo ad esso, come chi ci amministra e governa si pone di fronte ad esso, quali decisioni prende e quali parole utilizza.




Immaginate allora di vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla, e i poveri bagagli arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto, e che voi vi asseggiate come Re dei vostri desideri - l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato - e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione.


Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara che, in un’esplosione di odio e di violenza, non vi conceda un posto sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole.


lunedì 15 luglio 2024

Citazioni Cinematografiche n.572

 

In realtà andai al funerale anche per chiedere al presidente Giulio Andreotti perché mi aveva fatto fare quella domanda. Come faceva a sapere che la criminalità era solo in Campania e in Calabria, era veramente sicuro? Chi glielo aveva detto? Riuscii a intravedere il segretario del Partito Socialista Bettino Craxi, il leader del Movimento Sociale Giorgio Almirante, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini e il premier Giovanni Spadolini, ma lui, Giulio Andreotti, non lo vidi. Non lo vidi semplicemente perché non c'era. E quando qualche giorno dopo qualcuno gli chiese per quale motivo non fosse andato al funerale del generale dalla Chiesa, rispose: «Preferisco andare ai battesimi.»

(Arturo/Pif in “La mafia uccide solo d'estate”, di Pif - 2013)






giovedì 25 aprile 2024

25 aprile - Non dimenticate!

 


Il 28 giugno 1960, Sandro Pertini, allora presidente della Camera, pronunciò un discorso sui valori della Resistenza e dell’antifascismo nella vita democratica del Paese.

In quell’occasione, di fronte alla folla genovese che protestava contro il congresso del Movimento Sociale Italiano, Pertini disse: “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. E ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta costituzionale”.








sabato 27 gennaio 2024

martedì 25 aprile 2023

25 Aprile - Conosciamo e ricordiamo

 


I ragazzi delle scuole imparano chi fu Muzio Scevola o Orazio Coclite, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse.

Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi».

Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell'adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all'improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!».

Tutto questo i ragazzi non lo sanno: o forse imparano, su ignobili testi di storia messi in giro da vecchi arnesi tornati in cattedra, esaltazione del fascismo ed oltraggi alla Resistenza”.

Piero Calamandrei





venerdì 27 gennaio 2023

Giorno della Memoria

 



Più d’uno, soprattutto nei circoli intellettuali, seguita a deplorare pubblicamente che la Germania costringesse Einstein a fare fagotto; ma sembra che costoro non si rendano conto che il delitto molto più grave fu uccidere il piccolo Hans Cohn, che abitava all’angolo, anche se non era un genio.”

(da “La banalità del male”, di Hanna Arendt – trad. Piero Bernardini)





venerdì 24 giugno 2022

Incipit 78/100

'Beth Hamishpath' – la Corte! Queste parole che l'usciere grida a voce spiegata ci fanno balzare in piedi giacché annunziano l'ingresso dei tre giudici: a capo scoperto, in toga nera, essi entrano infatti da una porta laterale per prendere posto in cima al palco eretto nell'aula. Ai due capi del lungo tavolo, che presto si coprirà di innumerevoli volumi e di oltre millecinquecento documenti, stanno gli stenografi. Subito sotto i giudici c'è il banco degli interpreti, la cui opera è necessaria per i dialoghi diretti tra l'imputato (o il suo difensore) e la Corte; per il resto, sia la difesa sia la maggior parte degli stranieri seguono il dibattimento, che si svolge in lingua ebraica, ascoltando con la cuffia la traduzione simultanea, che è ottima in francese, passabile in inglese, e veramente pessima e spesso incomprensibile in tedesco.”

(La banalità del male, di Hanna Arendt – trad. Piero Bernardini)









giovedì 2 giugno 2022

Festa di tutti gli Italiani... e abbasso il re

Il 2 giugno del 1946, dopo il duro ventennio fascista e la sciagura della guerra, l'Italia entrava a far parte a pieno titolo del novero delle nazioni libere e democratiche. E questo accadde, si badi bene, non soltanto perché la forma repubblicana prevalse su quella monarchica, ma perché, per la prima volta nella storia della nazione, ritrovata la libertà, la partecipazione al voto di tutti, uomini e donne, realizzava una piena democrazia. È stata l'introduzione dell'autentico suffragio universale a far compiere all'Italia il vero salto di qualità, trasformandola in un Paese in cui tutti i cittadini concorrono, in egual misura, a determinare, con il loro voto, le scelte fondamentali della vita nazionale. Furono i cittadini a scegliere la forma di Stato, ad eleggere i membri dell'Assemblea costituente, a determinare la formazione dei governi. Per questo credo che oggi si possa affermare che la festa del 2 giugno è la festa della libertà di scelta: e per questo è la festa che riunisce tutti gli italiani.

(Sergio Mattarella)





venerdì 20 maggio 2022

Incipit 73/100

I tedeschi sono entrati in Moravia. Sono arrivati a cavallo, in macchina, in motocicletta, in camion ma anche in carrozza, seguiti da unità di fanteria e da colonne di rifornimento, poi da qualche semicingolato di piccola taglia e poco altro. È ancora presto per vedere i garndi Panzer Tiger e Panther guidati da carristi in divisa nera, colore che si rivelerà assai pratico per nascondere le macchie d'olio. Alcuni Messerschmitt monomotore da ricognizione di tipo Taifun sorvolano l'operazione, ma hanno solo il compito di assicurarsi dall'alto che tutto fili liscio, non sono neanche armati. È soltanto una piccola invasione lampo senza scosse, una piccola annessione senza tante storie, per ora non è la guerra vera e propria. Diciamo che i tedeschi arrivano e si insediano, tutto qua.”

(Correre, di Jean Echenoz – trad. Giorgio Pinotti)




lunedì 16 maggio 2022

Citazioni Cinematografiche n.459

Tom Hayden: È un maledetto processo.

Abbie Hoffman: Processo politico.

Tom Hayden: No. Non ci hanno arrestato per... La legge non riconosce il processo politico, chiaro?

Abbie Hoffman: No, non siamo stati arrestati. Siamo stati scelti!

(Tom Hayden/Eddie Redmayne e Abbie Hoffman/Sacha Baron Cohen in “Il Processo ai Chicago 7”, di Aaron Sorkin - 2020)






martedì 4 gennaio 2022

Giallo, Noir & Thriller/84

 


Titolo: I demoni di Berlino

Autore: Fabiano Massimi

Editore: Longanesi- 2020

I demoni di Berlino” riprende protagonisti, situazione storica e ritmo del precedente “L'angelo di Monaco”.

Un noir a sfondo storico, quindi, anzi più che sfondo ci si trova di fronte alla Storia, quella dai tratti più tragici del '900, o quantomeno ad una possibile versione di uno degli avvenimenti che hanno segnato lo scorso secolo. I giorni immediatamente precedenti l'incendio del Reichstag, il parlamento dell'allora Repubblica di Weimar, con il successivo inevitabile (?) processo di nazificazione della Germania anni 30.


Fabiano Massimi dopo averci portato in giro per Monaco, ora ci fa viaggiare da Vienna a Berlino, mettendoci nella condizione di fare la conoscenza oltre che della città anche dell'inizio del nazionalsocialismo al potere.


Ritmo e risvolti da spy story tinta di noir contraddistinguono questo romanzo, elementi che faranno felici più gli estimatori del genere che quelli appassionati di Storia e Società.

A mio parere spendere tre quarti del libro alla ricerca di una donna scomparsa, per quanto importante per il protagonista, il commissario Sauer che abbiamo già conosciuto nel precedente libro a lui dedicato, rende un po' pesante la lettura e la gestione del tutto.

Se si decide di optare per questa soluzione, da lettore mi aspetto che ne valga la pena e che tutte le complicazioni e le svolte che il protagonista deve affrontare alla fine vengano ben valorizzate e la donna in questione risulti interessante e magari che ci si trovi a provare un po' di empatia nei suoi confronti. Purtroppo alla lunga ho preso in antipatia Rosa, la ragazza di cui Sauer si è innamorato e che lo ha abbandonato a Vienna. Lo ha fatto per una causa in cui credeva, unirsi alla Resistenza per l'urgenza di arginare la marcia dei nazionalsocialisti verso le massime cariche politiche, ma lo svolgersi del romanzo, pur intricato, avvincente e pieno di sorprese, me l'ha fatta detestare.

Probabilmente rientra nei miei limiti caratteriali, ma fra tutti i personaggi, ben delineati ed accattivanti, quello di Rosa inficia il risultato, che sarebbe potuto essere a mio avviso migliore e farmi propendere per un giudizio al limite dell'entusiastico.


Berlino, 27 febbraio 1933. Alle nove di sera le strade della città sono deserte per colpa del freddo pungente. Fino a quel momento, la serata è identica a tante altre che segnano la fine dell’inverno tedesco. Ma in un attimo cambia tutto: i pompieri della città ricevono una chiamata concitata. Devono accorrere al Reichstag, il parlamento, perché qualcuno ha appiccato il fuoco. Sulla scena, in un tempo troppo breve, giungono anche Adolf Hitler e Hermann Göring, che non perdono tempo a indicare i colpevoli dell’attentato: i comunisti. Nell’arco di poche ore, il segretario del sempre più potente partito nazionalsocialista chiede e ottiene lo stato di emergenza. E, nell’arco di pochi mesi, vince le elezioni con il 44 per cento delle preferenze. Ma chi ha ordito davvero la trama dell’attentato che ha innescato la concatenazione di eventi più tragica della storia dell’umanità? Chi era a conoscenza di questi piani? E chi, pur sapendo, non è intervenuto? O forse qualcuno ci ha provato? Qualcuno che ora vive a Vienna e si guadagna da vivere come custode; qualcuno che ogni volta che esce di casa deve lasciare un capello tra lo stipite e la maniglia della porta d’ingresso; qualcuno che nasconde una pistola sotto al cappotto. Qualcuno che era noto come commissario Sigfried Sauer della polizia di Monaco.(da ibs.it)




martedì 30 marzo 2021

I volti ne "La Passione di Giovanna d'Arco" di Dreyer

La Passione di Giovanna d'Arco” di Carl Theodor Dreyer presenta un'intensa ricerca sul e del volto umano. Tanto pervasiva da rivelarsi maniacale, così prolungata da pervadere l'intera opera e farne l'elemento centrale, in grado di rivelare la matrice psicologica dei personaggi.

La drammatica messa in scena operata da Dreyer vede come filo conduttore e centro di tutto lo splendido volto di Renèe Falconetti, che con i suoi lineamenti astratti dal tempo e dai luoghi della storia, così come dalla Storia, inietta pathos nella figura sfaccettata della pulzella d’Orlèans. Il regista danese si concentra, attraverso l'intenso e coinvolgente lavoro sui volti e sulle espressioni, nella ricerca della introspezione morale dei suoi personaggi, così come di un’immagine armoniosa e sottilmente equilibrata.


A differenza di altre pellicole successive, il film non si cura delle vicissitudini della vita di Giovanna d’Arco, bensì si “limita” agli ultimi giorni della sua vita. Viene scelto di indagare l’intimo dei sentimenti e della psicologia di una donna sottoposta al martirio. Questo influenza e determina le scelte visuali. Allora lo spettatore viene sottoposto ad una esplosione di primi e primissimi piani, dove l’immagine in sé assume valenza artistica e spirituale.


Dreyer punta a descrivere il dramma interiore della pulzella. Compie così l'incontro fra immagini di inimitabile potenza e durezza delle parole. A questo punto giunge il contributo di Renèe Falconetti, architrave su cui si regge l'intero film, dal momento che l’attrice offre una delle più grandi interpretazioni della storia delle trasposizioni filmiche dedicate a Giovanna d'Arco, immedesimandosi in maniera perfetta con quel personaggio, quel carattere.