Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze.
Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Penso
che fu il sorriso, fu
il sorriso ad aprire la porta. Era
un sorriso con molta luce dentro,
volevo entrarci,
togliermi i vestiti, restare nudo
dentro quel sorriso. Correre,
navigare, morire in quel sorriso. (Eugenio
De Andrade, da “L’altro nome della Terra” -1988)
“Non
so spiegarmi come, nonostante la sua giovane età, Angélica de
Alquézar abbia potuto sorridere come fece quella mattina davanti
alla casa dei Sette Camini; lei, comunque, si produsse in un sorriso
lento, lentissimo, di sprezzo e allo stesso tempo di infinita
saggezza. Uno di quei sorrisi che nessuna bambina ha avuto mai il
tempo di imparare, perché sono innati, frutto della lucidità e
dello sguardo penetrante che è patrimonio esclusivo delle donne,
risultato di secoli e secoli passati a vedere, in silenzio, gli
uomini commettere ogni genere di sciocchezza. Io allora ero troppo
giovane per capire quanto possiamo essere stupidi noi maschi, e
quanto si può imparare dagli occhi e dal sorriso di una donna. Se
avessi dedicato più tempo alla cosa non pochi contrattempi della mia
vita adulta si sarebbero risolti con maggiore soddisfazione. Ma
nessuno nasce erudito; e spesso, quando finalmente hai appreso certi
insegnamenti, è troppo tardi perché te ne possa giovare.”
(Arturo Pérez-Reverte, “Capitano Alatriste”, trad.
Roberta Bovaia – Salani Editore)
Erano tanti un tempo i tuoi sorrisi:
sorpresi, maliziosi, festosi sorrisi,
tristi a volte un tantino, ma tuttavia, sorrisi.
Non uno è rimasto a te dei tuoi sorrisi.
Troverò un campo dove a centinaia crescono i sorrisi.
Te ne porterò una bracciata dei più bei sorrisi.
Tu mi dirai che non hai bisogno di sorrisi,
ché troppo ti hanno stancato i miei e gli altrui sorrisi.
E hanno stancato anche me gli altrui sorrisi.
E hanno stancato anche me i miei propri sorrisi.
Di difesa ne ho tanti di sorrisi,
che mi rendono ancora meno facile ai sorrisi.
Ma, a dire il vero, io non ho sorrisi.
Sei tu per la mia vita l’ultimo dei sorrisi,
sorriso, che sul volto non ha mai sorrisi.
Toglimi
il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non
togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.
Dura
è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor
mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino
al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela
della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma..