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lunedì 19 agosto 2024

Citazioni Cinematografiche n.577

 

La ragazza: Questa la chiamano musica classica, vero?
Richard Sherman: Sì.
La ragazza: L'ho capito perché non cantano.
(La ragazza/Marilyn Monroe e Richard Sherman/Tom Ewell in “Quando la moglie è in vacanza”, di Billy Wilder – 1955)




lunedì 29 novembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.435

    Pat: È solo lavoro, sa, qualcosa che mi tiene attivo. La mia vera passione è il mio hobby.

    Mary: Davvero? E quale sarebbe?

    Pat: Lavoro coi ritardati mentali.

    Mary: Non è politicamente inesatto?

    Pat: Be', vaffanculo, nessuno può venire a dirmi con... con chi posso o non posso lavorare. No.

    Mary: No, intendevo dire...

    Pat: Abbiamo questo ragazzo, Mongo, ha una fronte grande quanto un drive-in, ma è un bravo ragazzo, perciò non gli stiamo tanto addosso. E così un giorno Mongo è uscito dalla sua gabbia.

    Mary: Cosa, lo tengono in una gabbia?

    Pat: Be', è solo una recinzione.

    Mary: Lo tengono rinchiuso?

    Pat: Sì, esatto.

    Mary: È una stronzata!

    Pat: È quello che ho detto io. Così sono uscito e gli ho comprato un... gli ho comprato un guinzaglio.

    Mary: Un guinzaglio?

    Pat: Sì, uno di quelli che si possono agganciare alla corda del bucato. Lui corre avanti e indietro, su e giù, e... e ha tutto lo spazio che vuole per scavare, giocare... quel ragazzo è veramente... come posso dire... rifiorito! E adesso me lo posso portare al cinema, alle partite di baseball... Insomma un divertimento. Un gran divertimento.

    Mary: Da panico.

    Pat: Oh, sì, per loro è da panico, mentre per me è molto di più... per me è una gioia infinita. Sa, quei rincoglioniti sono la cosa più bella che mi poteva capitare in questo pazzo mondo.

(Pat Healy/Matt Dillon e Mary Jensen in “Tutti pazzi per Mary”, di Peter e Bobby Farrelly - 1998)






lunedì 26 luglio 2021

Citazioni Cinematografiche n.417

Noi siamo una famiglia da pesce rosso. Non siamo gente da cani! 

(George Newton/Charles Grodin in "Beethoven", di Brian Levant - 1992)



 

martedì 22 dicembre 2020

lunedì 18 novembre 2019

Citazioni Cinematografiche n.329

J.J. McClure: Dannazione, io ti ho dato la responsabilità di trovare un dottore e non lo vedo. Dov'è il dottore?
Victor Prinzim: Era ammalato.
J.J. McClure: Ora ascolta quello che ti dico, va a trovare un dottore; dammi il dottor Kildare, dammi il dottor Livingstone, dammi il dottor Frankenstein; voglio un dottore, vai dove si trovano i dottori.
Victor Prinzim: E dove?
J.J. McClure: Nei bar, posti di mare.
Victor Prinzim: Al mare, nei bar; va bene.
J.J. McClure: Ecco!
Victor Prinzim: Negli ospedali!!?.
 
J.J. McClure: Prova anche lì!

(J.J.McClure/Burt Reynolds e Victor Prinzim/Dom DeLuise in "La corsa più pazza d'America", di Hal Needham - 1981) 




lunedì 26 agosto 2019

Citazioni Cinematografiche n.317

David: Dov'è?
Susan: Dov'è cosa?
David: La mia clavicola intercostale.
Susan: La sua cla...
David: Il mio osso! È un pezzo unico, prezioso! Che cosa ne ha fatto?
Susan: L'osso non...
David: Susan, lei lo ha nascosto. Me lo ridia!
Susan: No-no, davvero, io non l'ho preso!
David: L'ha portato da qualche parte?
Susan: Ma scusi, che ragione avrei di andarmene in giro con un osso in tasca?!
David: Ah, be', se è per questo nessuna delle cose che fa ha una ragione!
Susan: Be', bisognerà che se ne procuri un altro.
David: Ci sono voluti cinque anni e tre spedizioni per trovare quello!
Susan: Be', comunque ora che avete scoperto dove si trovano potete andare a prenderne un altro!

(David/Cary Grant e Susan/Katharine Hepburn in "Susanna!", di Howard Hawks - 1938) 


lunedì 3 giugno 2019

Citazioni Cinematografiche n.305

Melandri: Eh le donne, non diciamone male, ma bisogna ammettere a malincuore che ce n'è col pelo alto così... Bah.  
Il Conte Mascetti: A me pelose mi garbano!
Melandri: Ma dico sul cuore, bischero...
(Il Melandri/Gastone Moschin e Il Conte Mascetti/Ugo Tognazzi in "Amici Miei - Atto II°", di Mario Monicelli - 1982) 



lunedì 27 maggio 2019

Citazioni Cinematografiche n.304

Il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l'estro, il desiderio... come l'amore. Nasce quando nasce e quando non c'è più è inutile insistere. Non c'è più! 
(Il Perozzi/Philippe Noiret in "Amici Miei", di Mario Monicelli - 1975)



lunedì 29 aprile 2019

Citazioni Cinematografiche n.300

Se non si può essere immortali, che si vive a fare? 
(Henry Graham/Walther Matthau in "E' ricca, la sposo e l'ammazzo" di Elaine May - 1971)


lunedì 28 gennaio 2019

Citazioni Cinematografiche n.287

Eppure dicono "l'abito non fa il monaco", non è vero. Io a furia di indossare indegnamente questa gloriosa divisa, marescia', mi sento un po' Carabiniere. E per un ladro, morire da Carabiniere, è una grande soddisfazione! 
(Antonio Capurro/Totò in "I due Marescialli", di Sergio Corbucci -1961)



domenica 6 gennaio 2019

lunedì 1 ottobre 2018

Citazioni Cinematografiche n.270

Kid: Ce la giochiamo a carte?  
Ben: No! Facciamo a braccio di ferro.  
Kid: No! Perché non ce la giochiamo a birra e salsicce?  
Ben: Dove? 
(Kid/Terence Hill e Ben/Bud Spencer in "...Altrimenti ci arrabbiamo", di Marcello Fondato - 1974) 



lunedì 24 settembre 2018

Citazioni Cinematografiche n.269

Queste regole sono semplicissime, le capirebbe un bambino di quattro anni, Chico, vammi a trovare un bambino di quattro anni, perché io non ci capisco niente! 
(Rufus T. Firefly/Groucho Marx in "La Guerra Lampo dei Fratelli Marx", di Leo McCarey - 1933)




lunedì 20 agosto 2018

Citazioni Cinematografiche n.264

Sa, non mi interessano le risate facili, voglio suscitare delle reazioni profonde, voglio che la gente viva dell'esperienze emotive, che mi amino, che mi odino, che vadano via. È tutto grandioso. 
(Andy Kaufman/Jim Carrey in "Man on the Moon", di Miloš Forman - 1999)







domenica 17 dicembre 2017

sabato 23 settembre 2017

lunedì 1 maggio 2017

1° MAGGIO 2017 - Il Lavoro al Cinema


Chicago, 11 novembre 1887. Quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici vengono impiccati. Colpevoli di Primo Maggio. Giustiziati perché l'anno precedente, il primo giorno di maggio del 1886, avevano organizzato uno sciopero e una manifestazione, per chiedere che l'orario quotidiano del loro lavoro venisse limitato a otto ore.
La festa dei lavoratori ricorda in tutto il mondo il loro sacrificio, le tante altre stragi del lavoro che sono avvenute da allora e le lotte che hanno consentito al movimento internazionale dei lavoratori di conquistare diritti e libertà rimessi costantemente in discussione e mai scontati.

Questo lunedì 1° maggio 2017 la serie “Citazioni Cinematografiche” si concede una pausa, per lasciare spazio ad una riflessione interna al mondo del cinema.

Quello del lavoro, delle sue caratteristiche, dei suoi problemi ed evoluzioni è un mondo complesso, che il cinema ha saputo e continua a raccontare attraverso lo sguardo di registi che hanno dedicato il loro, di lavoro, a illuminarne i volti, gli aspetti belli e quelli drammatici, i lati gloriosi e quelli bui.

Di seguito 10 pellicole scelte per festeggiare il Primo Maggio:

Tempi Moderni (Charlie Chaplin - 1936)
Chaplin denuncia l’alienazione del lavoro in fabbrica nella sua ultima apparizione nelle vesti del Vagabondo: Charlot che avvita bulloni in accelerazione convulsa, Charlot a cavalcioni di giganteschi ingranaggi, alienato, disoccupato, sfruttato, anche innamorato e infine sulla strada verso un futuro incerto, ma non più solitario.

Tutta la vita davanti (Paolo Virzì - 2008)
Una commedia che suscita un sorriso amaro e un po’ fa arrabbiare: uno sguardo sul mondo del precariato, in particolare su quello dei call center.













Risorse umane (Laurent Cantet - 1999)
Il film intende far riflettere sulla pratica dei licenziamenti per razionalizzare la forza lavoro interne alle fabbriche. Un operaio francese riesce a fare frequentare, con profitto, l’università al proprio figlio. Il ragazzo viene mandato come stagista nella fabbrica dove lavora il padre.

Sciopero (Sergej Michajlovič Ėjzenštejn - 1925)
Provate ad organizzare uno sciopero “vero” di questi tempi, se ne vedrebbero e sentirebbero delle belle, o meglio delle brutte! Non poteva mancare quest’opera, che, nonostante la smaccata propaganda, presenta una magistrale tecnica espressiva ed eccezionali doti registiche. Nel 1912, anno di ambientazione del film, la Russia è ancora governata dallo zar. Un lavoratore viene ingiustamente accusato di aver rubato. Amareggiato si suicida, impiccandosi in fabbrica. Gli operai scioperano per protestare contro l’ingiustizia. Vanno avanti per giorni e quando arriva la polizia a cavallo ha inizio un massacro. Gli Yo-Yo Mundi anni fa musicarono l’opera.

La classe operaia va in paradiso (Elio Petri 1971)
Vincitore del Grand Prix per il miglior film al Festival di Cannes 1972, il film racconta la classe operaia, i ritmi lavorativi, il rapporto alienato degli operai con la macchina e i tempi di produzione e fa riflettere sul periodo degli anni 70 in Italia, con il movimento studentesco, ritratto troppo distante e “astratto” dai reali problemi degli operai, e i sindacati, considerati collusi con i padroni con cui concertano e decidono della vita degli operai stessi. Non manca una considerazione più “privata”, con l'alienazione dell'uomo-macchina che continua anche nella vita di tutti giorni, contaminando i rapporti personali.

We want sex (Nigel Cole - 2010)
Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta lo sciopero del 1968 di 187 operaie alle macchine da cucire della Ford di Dagenham. Costrette a lavorare in condizioni precarie per molte ore e a discapito delle loro vite familiari, le donne, guidate da Rita O’Grady, protestarono contro la discriminazione sessuale e per la parità di retribuzione.

Smetto quando voglio (Sydney Sibilia - 2014)

Da pochi mesi uscito nelle sale il seguito, il film è una commedia dolce-amara, che grazie ad un’ottima sceneggiatura e ad un buon ritmo che non cede neanche un istante, racconta la mancanza di lavoro, la cecità di una classe di amministratori, il precariato, il vuoto d’identità di molti giovani italiani generato dal vuoto di impiego e dalla mancanza di prospettive.

 

 

 

Bread and Roses (Ken Loach 2000)

Il regista britannico Ken Loach ha posto tra i temi centrali dell’intera sua opera cinematografica diversi temi sociali, tra i quali non poteva mancare il Lavoro. “Bread and Roses” forse non è il  migliore da proporre, ma con tutta probabilità il più “godibile” anche per chi non fosse particolarmente avvezzo alla sua produzione. 

 

Il titolo è di per sé già un manifesto: si tratta dello slogan che contrassegnò la lotta degli operai tessili nel 1912. Essi reclamavano per sé non solo il pane quotidiano ma anche il diritto a poter godere della bellezza senza che quest’ultimo venisse annullato da una vita in cui contasse solo il lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorni e Nuvole (Silvio Soldini - 2007)

Una riflessione sull’incertezza del lavoro, l’ansia del futuro e le conseguenze sull’armonia e stabilità familiare. Lo sguardo acuto ed originale del regista permette allo spettatore di gustare un’opera ricca di connotazioni estetiche ed eleganze formali e di contenuto percependo allo stesso tempo la drammaticità di questioni vere ed esistenziali. Il precariato come perno di un sistema socio-economico, forza di un metodo di condurre le vite altrui da parte di chi si trova in una condizione di vantaggio senza possedere virtù o morale. Eccezionale anche la resa delle conseguenze di ciò sulla vita di coppia e sul rapporto con gli altri.

 

 

 

Full Monty (Peter Cattaneo - 1997)

Un film in grado di far ridere sulla disoccupazione. Ma non solo, ci sono anche l’umiliazione dell’ozio obbligato, la perdita del lavoro che si trasforma in perdita di identità e autostima e la presa di coscienza del proprio corpo. Il tutto è raccontato con intelligenza, leggerezza, rispetto e affetto.
 




giovedì 20 aprile 2017

lunedì 17 aprile 2017

Citazioni Cinematografiche n.196

Randal: – E tu sai che mi sono appena visto?
Dante: – Io che tiravo via una scatola dalla mano di un deficiente?
Randal: "Il ritorno dello Jedi" [...] Tu cosa preferisci, lo "Jedi" o "L'Impero Colpisce ancora"?
Dante: L'Impero.
Randal: Bestemmia!
Dante: L'Impero ha un finale migliore. Intendo: a Luke viene amputata la mano, lui scopre che Lord Fener è suo padre, Han viene ibernato e portato via da Bobba Fett... Un finale che t'ammazza. Insomma, questo è la vita: una serie di finali duri uno appresso all'altro. Invece lo Jedi è solo una massa di pupazzi!
Randal: No, nello Jedi c'è in ballo qualcos'altro, non me n'ero mai accorto prima d'oggi... loro costruiscono una nuova Morte Nera, giusto? Ora, l'altra era pronta e del tutto funzionante prima che i ribelli la distruggessero...
Dante: Luke l'aveva fatta saltare, tutto merito suo!
Randal: ...e la seconda quando è stata fatta esplodere era in costruzione...
Dante: Già, e a farlo è stato Lando Calrissian.
Randal: C'è sempre stato qualcosa che non mi tornava nella seconda esplosione, qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco e che proprio non mi andava giù.
Dante: E ora ci sei riuscito?
Randal: La prima era presidiata dalle armate imperiali... le sole persone a bordo erano le truppe d'assalto e in più diciamo i vari dignitari.
Dante: Sostanzialmente.
Randal: Ragion per cui quando quando salta i conti tornano: il male è punito.
Dante: Mentre la seconda volta?
Randal: La seconda invece non avevano ancora finito di lavorare, erano ancora in fase di costruzione.
Dante: Allora?
Randal: Allora un'impresa di quella portata richiede un sacco di manodopoera in più rispetto al semplice esercito imperiale, scommetto che c'erano di mezzo un mucchio di appaltatori esterni, idraulici, metalmeccanici, muratori...
Dante: Cioè non solo imperiali, è questo che vuoi dire.
Randal: Esattamente, specialisti di ogni tipo per finirla alla svelta e di nascosto, figurati se le truppe d'assalto saprebbero installare un gabinetto, loro tutto quello che sanno si limita alle armi e alle divise!
Dante: D'accordo, coinvolgono degli appaltatori esterni, ma che cos'è che ti disturba tanto quando viene distrutta?
Randal: Che saltano per aria quei poveri lavoratori in proprio che erano lì per costruire, vittime di una guerra che non li riguardava affatto. Allora, senti, tu hai un'impresa, lo stato ti offre un bell'appalto su un piatto d'argento, hai moglie e figli a carico, un villino di due piani in periferia, si tratta di un appalto goverrnativo e quindi ci sono un fottio di vantaggi, poi arrivano i militanti di sinistra e distruggono tutto quello che c'è nel raggio di sei chilometri con i laser, tu non c'entri niente, non hai una posizione politica, tu cerchi solo di far quadre i conti.
Un Cliente: – Scusate, non volevo interrompere, ma di che cosa state parlando?
Randal: Del finale di "Il Ritorno dello Jedi".

(Jeff Anderson/Randal e Brian O'Halloran/Dante in "Clerks - Commessi" di Kevin Smith - 1994)