Visualizzazione post con etichetta Wong Kar-Wai. Mostra tutti i post
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mercoledì 2 aprile 2025

Si mangia #3

 

Paul Dano in “Little Miss Sunshine”, di Jonathan Dayton e Valerie Faris - 2006


Barbara Bouchet in “L'anatra all'arancia”, di Luciano Salce - 1975


Mia Wasikowska in “I ragazzi stanno bene”, di Lisa Cholodenko - 2010


Libero De Rienzo in “Ho ucciso Napoleone”, di Giorgia Farina - 2015


Maggie Cheung in “In the Mood for Love”, di Wong Kar-wai - 2000



domenica 30 aprile 2023

Rispetto per un barattolo il 30 aprile

 

He Zhiwu: Non avete barattoli con scadenza il primo maggio?

Commesso: Ma lo sa che giorno è oggi? Il 30 aprile. Noi non teniamo merce scaduta.

He Zhiwu: Ma mancano ancora due ore. Li togliete in anticipo?

Commesso: È ovvio. Chi vuole che compri merce scaduta. Ci sono i nuovi arrivi...

He Zhiwu: Nuovi arrivi? Quali nuovi arrivi? Ma anche lei è uno di quelli che sbavano dietro le novità? Lo sa quanta fatica ci vuole per quel barattolo di ananas? L'ananas va piantato, raccolto e tagliato a fette. Perchè deve andare sprecato? Non avete neanche un poco di rispetto per quel barattolo?






mercoledì 7 ottobre 2020

Hong Kong Express, di Wong Kar-wai (1994)


Ci si può innamorare di un film al punto tale da farlo coincidere con l'amore, con l'idea di innamoramento e tanto da sentire l'esigenza di rivederlo accanto alla persona di cui ci si sente innamorati in quel momento?

A me è accaduto ed accade con “Hong-Kong Express”, il film che preferisco fra quelli di Wong Kar-wai.

Uno shock alla prima visione, non ancora ventenne, ed una continua e ripetuta emozione e scoperta ad ogni successiva occasione. Da diversi anni tengo in un angolo del cuore la voglia, la pulsione di scrivere qualcosa su quest'opera sulle pagine di questo blog. Finora ho cominciato decine di volte nella mia mente, mai soddisfatto o convinto delle parole scelte, delle frasi utilizzate, con sincera emozione pari solo ad una forma di ritrosia, quasi come se volessi tenermi stretto il film. Le immagini e le musiche, i colori ed i dialoghi, ancora oggi dopo più di venti anni, arrivano con una freschezza espressiva che ha del prodigioso, con quella fotografia dai tratti ipercinetici che si esprime in immagini sbavate ed instabili, specie nel primo dei due episodi di cui è composto il film.


Profonda emozione ed eccitazione che dall'intimo risalgono all'epidermide, fotogramma dopo fotogramma, per due lui e due lei. Nel primo episodio lui, abbandonato dalla fidanzata, si innamora di lei, che non lo prende in considerazione, nel secondo lei si innamora di lui, pure suo malgrado single da poco, che non la nota, e se ne va rassegnata proprio quando lui comincia ad accorgersi di lei. Una certa leggerezza, vaga ma sostanziale, che rimanda un po' alla Nouvelle Vague, ma che Wong Kar-wai racconta con il proprio stile che qui si definisce e si mostra splendidamente, per un racconto che tiene in considerazione ciò che è/era una città come Hong Kong alla vigilia del ritorno alla Cina, ma che allo stesso tempo lo sublima e si fa eterno e simbolo di sé stesso e del fenomeno dell'innamorarsi.

Che bello gustarsi ed immedesimarsi negli incontri casuali, le collisioni, i dialoghi e le manie dei personaggi (tra cui la ripetizione quasi ossessiva delle stesse canzoni), smarrirsi e poi sentirsi accolti e quasi coccolati tra gli infiniti possibili in quelle che sono due vicende per certi versi banali, al cospetto di una metropoli di moltitudine umana.


Ma “Hong Kong Express” è anche altro ed oltre questo. È un film dove una sua importanza e fondamentale ruolo lo ricopre il tempo, la temporalità. Un'opera costruita su flussi di coscienza (tutti da godere), dove il tempo riesce a divenire una funzione soggettiva, qualcosa di malleabile, al punto da poter essere dilatato, espanso, rallentato, bloccato. Le linee temporali possono procedere in parallelo o intersecarsi, persino contraddirsi tra loro, fascinosamente vestite di ambiguità, a maggior ragione godibile durante le successive visioni. consecutivi. 

Wong Kar-wai gioca quindi con il meccanismo ed il processo dell'innamoramento, tenendosi lontano da quel certo manierismo di cui farà successivamente sfoggio in “In the mood for love”, ed al medesimo momento si diverte con il Tempo, che frammenta, ingarbuglia, confonde, andando oltre la manipolazione del tempo stesso che il cinema ha sempre delegato al montaggio, evitando anche i gratuiti ed autoreferenziali eccessi che Christopher Nolan ci proporrà dopo 20 anni.

Hong Kong Express dunque ancora oggi è esempio, fulgido, di una cinematografia che persegue una poesia del tempo ed una poesia, non melensa, dell'innamorarsi.


Un giovane poliziotto, He Zhiwu, numero di matricola 223, abbandonato dalla sua fidanzata, incontra e si innamora di una misteriosa donna dalla parrucca bionda, implicata in un traffico di droga. Un altro poliziotto, senza nome e designato solo dal suo numero di matricola 663, anch'esso appena lasciato dalla sua donna, una hostess, fa la conoscenza di una giovane ragazza, Faye, che lavora nel chiosco di un fast food. La ragazza prima lo corteggia, poi lo abbandona e infine lo cerca di nuovo. (da wikipedia.org)


 

giovedì 18 ottobre 2018

Portami a casa

Tony Leung e Faye Wong in "Hong Kong Express" di Wong Kar-wai - 1994

Take me home, you silly boy
Put your arms around me
Take me home, you silly boy
All the world's not round without you



I'm so sorry that I broke your heart
Please don't leave my side
Take me home, you silly boy
Cause I'm still in love with you

venerdì 12 agosto 2016

Guardarsi allo specchio



“Quando le capitava di guardarsi allo specchio, Ya Xing trovava di avere un viso bello, del quale poteva andar fiera. Forse era una forma di narcisismo, ma si ammirava allo specchio come se fosse un’opera d’arte. Non si curava molto di quello che pensavano gli altri.
Quando si esaminava allo specchio, si trovava più bella di Chen Baozhu. Perché dunque non sarebbe potuta diventare anche lei una stella del cinema?
Quando si esaminava allo specchio, si trovava più bella di Yao Strong. Perché dunque non sarebbe potuta diventare anche lei una stella della canzone?”

(Un incontro, di Liu Yichang – Einaudi Stile Libero, trad. Maria Rita Masci)





lunedì 30 maggio 2016

Citazioni Cinematografiche n. 150


La vedova nera: Avevi promesso di non tornare più.
Chow: Volevo vederti.
La vedova nera: E perché?
Chow: Me ne vado, non c'è futuro qui. Torno a Hong Kong, magari lì andrà meglio.
La vedova nera: E quando parti?
Chow: Ho la nave dopodomani.
La vedova nera: Vuoi che ti faccia gli auguri?
Chow: Voglio che partiamo insieme.
La vedova nera: Non sai nulla di me.
Chow: E allora non ti chiederò mai niente.

(La vedova nera/Gong Li e Chow Mo-Wan/Tony Leung in “2046”, di Wong Kar-Wai - 2004)




lunedì 23 novembre 2015

Citazioni Cinematografiche n. 124

Quando un uomo piange, basta un fazzoletto, ma quando a piangere è una casa, ti tocca fare un sacco di fatica.

(Agente 633/ Tony Leung Chiu-Wai in “Hong Kong Express”, di Wong Kar-wai - 1994)



giovedì 8 ottobre 2015

Cinema anni 90


Negli anni 90 la mia personale biografia si è molto arricchita: sono passato dalle scuole medie alle superiori (peggiorando notevolmente il mio rapporto con lo studio), ho miseramente interrotto la mia comunque non promettente carriera di sportivo, sono andato in vacanza senza genitori o educatori vari, mi sono iscritto all'università in una cittadina marchigiana che si fa definire “ducale” e di conseguenza mi sono allontanato dalla famiglia. Durante quel decennio ho vissuto un sacco di esperienze, di cui ancora porto i segni sul fisico e nell'anima, ma ne sono uscito vivo, tutto sommato combinando meno disastri di quelli di cui mi sarei reso protagonista nei periodi successivi.

Piccole cose, forse, se paragonate a quanto accaduto in quegli anni nel mondo. In fondo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Guerra del Golfo, Nelson Mandela presidente, il repentino aumento del numero di stati europei, la nascita di Google, la nazionale italiana di calcio che abbandona ai rigori i propri sogni di gloria in tre mondiali consecutivi, sono senza dubbio eventi maggiormente degni di essere ricordati rispetto alle vicissitudini del sottoscritto.

Fra quanto ho potuto sperimentare un posto importante lo occupa la mia frequentazione di sale cinematografiche. Abbandonata in quegli anni, anche se con un pizzico di rammarico, la grande stanza che fungeva da cinema parrocchiale, quel ragazzo ancora imberbe che ero si è fatto ammaliare dal cinema ancora più di prima. Volete mettere quanta emozione nello scegliere il film da vedere e poter selezionare in quale cinema andare? All'inizio degli anni 90 c’erano ancora poche multisala e comunque non vicine a dove vivevo, perciò il gusto era controllare, su un quotidiano o affidandosi alle attualmente ormai vetuste locandine, quali film erano in programmazione, in quali sale e a che ora (rigorosamente proiezione unica dal martedì al venerdì, doppia il sabato sera e pomeridiana solo la domenica). A dire il vero non cambiò nulla per quasi tutto il decennio, almeno per quanto riguarda le mie personali abitudini, poiché, come accennato, spesi i miei anni universitari in una città che non poteva che accogliere piccoli cinema, limitando la mia frequentazione di sale più grandi e dotate di multiprogrammazione alle sporadiche visite ad amici che frequentavano atenei in più prestigiose e grandi città.

Insomma gli anni 90 sono stati per me molto intriganti ed “attivi”. Il cinema non lo è stato da meno, anzi ha aggiunto sapore a quanto vivevo. Penso di poter dire che in quegli anni abbia saputo rinnovarsi, sperimentare ed esprimere la sua potenzialità, riuscendo a rappresentare un periodo e le sue peculiarità storiche e sociali, regalando una serie di film che è corretto definire “cult”.

Film di cui i nati fra i 70 e gli 80 citano ancora le battute a memoria, di cui hanno preso a modello acconciature, abiti o gesti, con i più temerari che ci si basavano sopra tesi di laurea o possibili futuri lavorativi, e che ancora rimpiangono quando scorrono sullo smartphone i titoli ora in programmazione. 

Non posso ricordarli tutti, tantomeno posso aver visto la totalità di quelli usciti nel periodo (vi erano comunque anche parecchie schifezze), quindi ne propongo due per anno, (vale quello di produzione) dal 1990 al 1999, con particolare riguardo al gusto personale e a questioni autobiografiche.

Si parte!

1990
Quei Bravi Ragazzi (Goodfellas) di Martin Scorsese
La Stazione di Sergio Rubini 

1991
Il Silenzio degli Innocenti (The Silence of the Lambs) di Jonathan Demme
Lanterne Rosse di di Zhāng Yìmóu

1992
Malcolm X di Spike Lee
La Moglie del Soldato (The Crying Game) di Neil Jordan

1993
Tre Colori - Film Rosso/Blu/Bianco (trilogia) di Krzysztof Kieslowski
Lezioni di Piano (The Piano) di Jane Campion

1994
Pulp Fiction di Quentin Tarantino
Hong Kong Express di Wong Kar-wai

1995
I Soliti Sospetti (The Usual Suspects) di Bryan Singer
Seven di David Fincher

1996
Trainspotting di Danny Boyle
Il Paziente Inglese (The English Patient) di Anthony Minghella

1997
La Vita è Bella di Roberto Benigni
Febbre a 90° (Fever Pitch) di David Evans

1998
Il Grande Lebowski (The Big Lebowski) di Joel e Ethan Coen
Hana–Bi - Fiori di Fuoco di Takeshi Kitano

1999
Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick
Tutto su mia Madre (Todo sobre mi madre) di Pedro Almodóvar