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lunedì 24 aprile 2023

Citazioni Cinematografiche n.508

 

Il mio assassino era un nostro vicino di casa. Una volta gli ho scattato una foto mentre parlava con i miei genitori dei suoi fiori. Stavo inquadrando i cespugli ma è spuntato fuori lui. È comparso dal nulla e ha rovinato la foto. Ha rovinato molte cose.

(Susie Salmon/Saoirse Ronan in “Amabili Resti”, di Peter Jackson - 2009)







lunedì 29 marzo 2021

Citazioni Cinematografiche n.400

Lady Bird: Perché non puoi dire che sono bella?
Marion: Credevo non ti importasse il mio parere.
Lady Bird: Voglio comunque che pensi che sono bella.
Marion: Ok, scusa. Ti stavo dicendo la verità, vuoi che menta?
Lady Bird: No, dico, vorrei solo che... vorrei... vorrei solo piacerti.
Marion: È ovvio, ti voglio bene.
Lady Bird: Sì... ma ti piaccio?
Marion: Io voglio solo che tu sia la migliore versione di te stessa e basta.
Lady Bird: E se fosse questa la versione migliore?

(Christine "Lady Bird" McPherson/Saoirse Ronan e Marion McPherson/Laurie Metcalf in "Lady Bird", di Greta Gerwig - 2017) 




martedì 2 marzo 2021

Lady Bird (2017), di Greta Gerwig

Il legame turbolento tra una madre e la figlia adolescente. Christine “Lady Bird” McPherson combatte, ma è esattamente come sua madre: selvaggia, profondamente supponente e determinata. Ambientato a Sacramento, in California nel 2002, in un panorama economico americano che cambia rapidamente, Lady Bird è uno sguardo commovente sulle relazioni che ci formano, le credenze che ci definiscono e l’ineguagliabile bellezza di un luogo chiamato casa…

In diversi momenti ho inserito in queste pagine riferimenti a film in cui Saoirse Ronan fosse protagonista. Torno a scrivere qualche riga su un'opera cinematografica in cui la giovane attrice dimostra il suo talento, ben valorizzato da una sceneggiatura indovinata e da una regia che merita attenzione ed apprezzamento.

Lady Bird”, a firma dell'allora esordiente Greta Gerwig, è stato a mio avviso ingiustamente ritenuto poco più di un onesto teen-movie, da una parte sottolineandone solo gli aspetti più evidenti e dall'altra concentrandosi eccessivamente sui pur presenti limiti. Per esempio qualche settimana fa il film è stato trasmesso su una rete televisiva mediaset notoriamemte conosciuta per “passare” opere nel migliore dei casi mediocri, quando non pessime o irritanti, all'interno di una programmazione dedicata all'amore e all'adolescenza. Questo a mio parere segnala quanto “Lady Bird” sia stato frainteso, almeno da una parte di pubblico e per lo più sottovalutato anche da chi è più informato sul Cinema (i Golden Globes vinti lo confermano o non fanno testo, a seconda di come li si valuti).

Pur non volendo attribuirmi meriti o qualità maggiori di quanto possa effettivamente dimostrare, ritengo che la coppia Gerwig (regia e sceneggiatura) e Ronan, a cui si aggiunge l'eccellente Laurie Metcalf, ci abbia regalato un bel film. Forse, anzi sicuramente non ottimo e con qualche carenza, specie nei momenti in cui vorrebbe farci gustare quel tanto di disillusione ed amarezza che intende mettere in scena, ma ben più di una commedia indie con canzoni annesse.

Si riscontra un certo equilibrio fra i sentieri narrativi percorsi, ovvero fra quel tanto di teen indie comedy che ha ormai i meccanismi ben oliati, ma qui senza gratuite volgarità, e gli elementi (semi)autobiografici. Il tutto regala momenti di originalità e offre spunti rivitalizzanti all'interno di più di una semplice opera di genere.

Insomma, accanto al racconto di formazione, sufficientemente classico e lineare, si vedono ben scritti, filmati e recitati elementi più originali, come il contesto proletario, cinematograficamente fuori luogo in California, a cui si aggiunge l’ambiente scolastico cattolico, che offre l'occasione per mettere in scena suore, sacerdoti e farli vittime di nuove situazioni e scherzi goliardici. In più, come raramente si vede in certe opere, mirabilmente vera e sentita è la rappresentazione del rapporto madre-figlia, con le già citate Ronan e Metcalf che si esprimono su più livelli e con grande bravura. Il rapporto fra le due donne è difficile e contrastato, come da prassi, ma il merito della Gerwig e delle attrici è di renderlo vero, sentito e toccante senza ricorrere a fastidiosi ed abusati cliché, facendo sì che questo permetta al film di raggiungere le sue vette, narrative, visive e cinematografiche.


 

lunedì 9 novembre 2020

Citazioni Cinematografiche n.380

Sto lavorando a un romanzo, è la storia della mia vita e di quella delle mie sorelle.

(Jo March/Saoirse Ronan in "Piccole Donne", di Greta Gerwig - 2019)




venerdì 6 settembre 2019

Chesil Beach (2017)



La storia d'amore tra la ricca e ambiziosa violinista Florence e il modesto e promettente storico Edward nell'Inghilterra dei primi anni Sessanta, pochi anni prima della rivoluzione sessuale, prigionieri dei tabù di un'epoca e delle convenzioni familiari e sociali. La loro luna di miele a Chesil Beach li porterà verso altre strade, altri destini, altre vite...

L'impianto letterario, la componente drammaturgica, è fin troppo evidente, forse più adatta ad una messa in scena teatrale, la sceneggiatura direttamente tratta dal romanzo omonimo di Ian McEwan ne risulta costretta e soffre nel risultato totale, ma “Chesil Beach” è tutt'altro che un film trascurabile.
Dominic Cooke, lui sì regista teatrale, dimostra di saper utilizzare lo strumento cinematografico, riuscendo a limitare ed a volte superare i limiti propri del tentativo di portare sul grande schermo la scrittura dell'autore britannico. Inquadrature studiate, campi lunghi e medi, qualche intenso ed emozionante primo piano, cambi di prospettiva e di punto di vista per raccontare ciò che le parole e dialoghi non riescono a comunicare allo spettatore. Non c'è verbosità nel parlare dei protagonisti, anzi, sembra che ogni frase sia stata opportunamente pensata, scelta e dosata, ma rimane comunque una certa distanza fra lo scritto su carta e l'ascoltato dallo schermo. Le immagini vengono in aiuto e così “Chesil Beach” si fa vedere ed apprezzare.



Non un grande film, onestamente, ma la recitazione di Billy Howle, ma soprattutto di una bravissima Saoirse Ronan permettono di seguire il racconto di una complicata storia d'amore, dove privato e pubblico, storie dei singoli e storia del Costume si incontrano, animando e rendendo uno dei passaggi sociali e culturali, e perché no etici, del secolo scorso. Il costrutto testuale appassionante riesce così a non soverchiare totalmente le immagini, con il risultato di non farne un piatto radiodramma teatrale ma ponendo l'elemento visivo al servizio del testo senza però risultarne schiacciato.

Quella che dovrebbe essere la scena madre, ovvero il non compiersi (il pessimo “non consumarsi” lo detesto) dell'incontro sessuale fra i due neosposi, è più volte interrotta e rimandata da una serie di flashback (che creano una certa tensione narrativa) e poi flashforward, che illustrano il nascere dell'amore fra una giovane donna ed un giovane uomo nati nell'Inghilterra post seconda guerra mondiale. I due sentono che qualcosa sta cambiando, in loro e nella società in cui vivono, ma rimangono a metà del guado, fra la morale e le consuetudini dei loro genitori e ciò che i giovani come loro stanno proponendo e cercando di vivere, in tema di amore, sesso, emancipazione, convivenza e relazione fra uomo e donna. Non andrà bene tra loro, sotto l'aspetto sessuale, dal momento che si sono innamorati e credono di conoscersi, ma quello che non conoscono è il proprio corpo e quello dell'altro, non sanno cosa ci sia nell'intimo e nel profondo dell'una e dell'altro e non riusciranno ad andare oltre, sospesi fra il passato ed il presente.

Ebbene gli attori e le musiche sottolineano bene tutto questo, lo rendono alla portata, almeno in parte, del pubblico e le scene da lodare non mancano, specie per le scelte registiche, ma in fondo anche il film nel complesso rimane un po' al di sotto di quanto fosse legittimo aspettarsi da una sceneggiatura e da una scrittura che promettevano molto e anche di più. Ultimo elemento che sottolineo è come i due giovani vengano separati, ostacolati nel loro amore, non tanto da agenti esterni, famiglia o società come in numerosi e classici drammi, bensì dai loro costrutti psichici, da ciò che hanno introiettato e non sono riusciti a gestire e metabolizzare, ancora non in grado di crearsi una loro identità e farsi autori di proprie scelte e costruttori del proprio destino accettandosi e accettando l'altro.


venerdì 23 agosto 2019

Maria regina di Scozia (2018)

Nel 1561 dopo la morte del primo marito, Francesco II Re di Francia, la giovane e cattolica Maria torna in Scozia a reclamare il proprio legittimo trono. In Inghilterra, nel frattempo, è stata incoronata regina la protestante Elisabetta. Ma Maria ha tutta l’intenzione di unificare i regni sotto la sua egida o quella di un suo erede…
Un confronto fra due donne, fra due regine. Un confronto fra due donne, fra due attrici. Un confronto fra due donne in un mondo ed in una realtà di uomini.
Sinteticamente così potremmo definire “Maria Regina di Scozia”, film che senz'altro merita attenzione e riflessione.

Se nella realtà storica, probabilmente, Maria Stuarda ed Elisabetta I non si sono mai incontrate, il regista Josie Rourke sceglie di affidare invece ad uno scambio di battute e di occhiate la scena maggiormente incisiva e toccante del confronto a cui si accennava. Confronto a distanza nella storia dell'isola britannica e per buona parte del film, dove le due bravissime Saoirse Ronan e Margot Robbie non hanno mai girato una scena insieme, ad esclusione di quella a cui ci si è riferiti prima. Distinte location, distinte strategie interpretative, entrambe efficaci, l'una per contenuta enfasi che trasmette forza e carattere in ogni sguardo rivolto agli altri personaggi ed al pubblico (la Ronan), l'altra che punta alla sottrazione interpretativa e sull'annullamento quasi totale di doti estetiche per comunicare dissidio e dramma interiore (la Robbie).


Il risultato è un gran bel film, su donne, di donne, si diceva ma in cui il potere è maschile, dove le corti ed i consigli sono dominati da uomini che, di fatto, disprezzano le due regine, potenziali alleate ma spinte allo scontro ed alla guerra.
Maria Regina di Scozia” vive delle ottime interpretazioni delle attrici principali, della luce sempre azzeccata, che oscilla fra quadri di pittura fiamminga e fiammate di colore da mozzare il fiato, dei costumi superbi e di una colonna sonora a dir poco calzante. Il film riesce a mettere in scena e far vivere il confronto a distanza fra le due cugine regnanti, così come fra le due interpreti, oltre che a tratteggiare distinte modalità di avere a che fare con il potere, di gestirlo, di usarlo e di farne le spese.

Se il flusso degli eventi è dominato da un coro maschile, di intrighi, tradimenti, accuse e congiure, la componente femminile ci dona una forza ed un carattere, diversamente declinati, che ci fanno dire come sia la Ronan che la Robbie abbiano le carte in regola per affermarsi come due tra le più interessanti interpreti del loro tempo. Attrici a loro agio in questo film in costume, che da un impianto di base essenzialmente teatrale riesce a trascendere verità e fatti storici per farsi Cinema e parlare chiaramente al presente, con piacere del pubblico, che per una volta si gode un bel ordito e non è tediato da una opera noiosa e un po' stantia, come spesso capita da quelle parti e su analoghi temi o personaggi.
 

lunedì 25 marzo 2019

Citazioni Cinematografiche n.295

La perla rimane pura per sempre, mentre la polpa dell'ostrica le marcisce intorno. 
(Eleanor/Saoirse Ronan in "Byzantium" di Neil Jordan - 2012 )