Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze.
Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Il
mio assassino era un nostro vicino di casa. Una volta gli ho scattato
una foto mentre parlava con i miei genitori dei suoi fiori. Stavo
inquadrando i cespugli ma è spuntato fuori lui. È comparso dal
nulla e ha rovinato la foto. Ha rovinato molte cose.
(Susie
Salmon/Saoirse Ronan in “Amabili Resti”, di Peter Jackson - 2009)
Lady Bird: Perché non puoi dire che sono bella? Marion: Credevo non ti importasse il mio parere. Lady Bird: Voglio comunque che pensi che sono bella. Marion: Ok, scusa. Ti stavo dicendo la verità, vuoi che menta? Lady Bird: No, dico, vorrei solo che... vorrei... vorrei solo piacerti. Marion: È ovvio, ti voglio bene. Lady Bird: Sì... ma ti piaccio? Marion: Io voglio solo che tu sia la migliore versione di te stessa e basta. Lady Bird: E se fosse questa la versione migliore?
(Christine "Lady Bird" McPherson/Saoirse Ronan e Marion McPherson/Laurie Metcalf in "Lady Bird", di Greta Gerwig - 2017)
Il legame turbolento tra una madre e la figlia adolescente.
Christine “Lady Bird” McPherson combatte, ma è esattamente come sua
madre: selvaggia, profondamente supponente e determinata. Ambientato a
Sacramento, in California nel 2002, in un panorama economico americano
che cambia rapidamente, Lady Bird è uno sguardo commovente sulle
relazioni che ci formano, le credenze che ci definiscono e
l’ineguagliabile bellezza di un luogo chiamato casa…
In diversi
momenti ho inserito in queste pagine riferimenti a film in cui
Saoirse Ronan fosse protagonista. Torno a scrivere qualche
riga su un'opera cinematografica in cui la giovane attrice dimostra
il suo talento, ben valorizzato da una sceneggiatura indovinata e da
una regia che merita attenzione ed apprezzamento.
“Lady
Bird”, a firma dell'allora esordiente GretaGerwig,
è stato a mio avviso ingiustamente ritenuto poco più di un onesto
teen-movie, da una parte sottolineandone solo gli aspetti più
evidenti e dall'altra concentrandosi eccessivamente sui pur presenti
limiti. Per esempio qualche settimana fa il film è stato trasmesso
su una rete televisiva mediaset notoriamemte conosciuta per “passare”
opere nel migliore dei casi mediocri, quando non pessime o irritanti,
all'interno di una programmazione dedicata all'amore e
all'adolescenza. Questo a mio parere segnala quanto “Lady Bird”
sia stato frainteso, almeno da una parte di pubblico e per lo più
sottovalutato anche da chi è più informato sul Cinema (i Golden
Globes vinti lo confermano o non fanno testo, a seconda di come li si
valuti).
Pur non
volendo attribuirmi meriti o qualità maggiori di quanto possa
effettivamente dimostrare, ritengo che la coppia Gerwig (regia e
sceneggiatura) e Ronan, a cui si aggiunge l'eccellente Laurie
Metcalf, ci abbia regalato un bel film. Forse, anzi sicuramente
non ottimo e con qualche carenza, specie nei momenti in cui vorrebbe farci
gustare quel tanto di disillusione ed amarezza che intende mettere
in scena, ma ben più di una commedia indie con canzoni annesse.
Si
riscontra un certo equilibrio fra i sentieri narrativi percorsi,
ovvero fra quel tanto di teen indie comedy che ha ormai i meccanismi
ben oliati, ma qui senza gratuite volgarità, e gli elementi
(semi)autobiografici. Il tutto regala
momenti di originalità e offre spunti rivitalizzanti all'interno di
più di una semplice opera di genere.
Insomma,
accanto al racconto di formazione, sufficientemente classico e
lineare, si vedono ben scritti, filmati e recitati elementi più
originali, come il contesto proletario, cinematograficamente
fuori luogo in
California, a cui si aggiunge
l’ambiente scolastico cattolico, che offre l'occasione per mettere
in scena suore, sacerdoti e farli vittime di nuove situazioni e
scherzi goliardici. In più, come raramente si vede in certe opere,
mirabilmente vera e sentita è la rappresentazione
del rapporto madre-figlia, con le già citate
Ronan e Metcalf che si esprimono su più livelli e con grande
bravura. Il rapporto fra le due donne è difficile e contrastato,
come da prassi, ma il merito della Gerwig e delle attrici è di
renderlo vero, sentito e toccante senza ricorrere a fastidiosi ed
abusati cliché, facendo sì che questo permetta al film di
raggiungere le sue vette, narrative, visive e cinematografiche.
La storia d'amore tra
la ricca e ambiziosa violinista Florence e il modesto e promettente
storico Edward nell'Inghilterra dei primi anni Sessanta, pochi anni
prima della rivoluzione sessuale, prigionieri dei tabù di un'epoca e
delle convenzioni familiari e sociali. La loro luna di miele a Chesil
Beach li porterà verso altre strade, altri destini, altre vite...
L'impianto
letterario, la componente drammaturgica, è fin troppo evidente,
forse più adatta ad una messa in scena teatrale, la sceneggiatura
direttamente tratta dal romanzo omonimo di Ian McEwan ne
risulta costretta e soffre nel risultato totale, ma “Chesil
Beach” è tutt'altro che un film trascurabile.
Dominic
Cooke, lui sì regista teatrale, dimostra di saper utilizzare lo
strumento cinematografico, riuscendo a limitare ed a volte
superare i limiti propri del tentativo di portare sul grande schermo
la scrittura dell'autore britannico. Inquadrature studiate, campi
lunghi e medi, qualche intenso ed emozionante primo piano, cambi di
prospettiva e di punto di vista per raccontare ciò che le parole e
dialoghi non riescono a comunicare allo spettatore. Non c'è
verbosità nel parlare dei protagonisti, anzi, sembra che ogni frase
sia stata opportunamente pensata, scelta e dosata, ma rimane comunque
una certa distanza fra lo scritto su carta e l'ascoltato dallo
schermo. Le immagini vengono in aiuto e così “Chesil Beach”
si fa vedere ed apprezzare.
Non
un grande film, onestamente, ma la recitazione di Billy Howle, ma
soprattutto di una bravissima Saoirse Ronan permettono di
seguire il racconto di una complicata storia d'amore, dove privato e
pubblico, storie dei singoli e storia del Costume si incontrano,
animando e rendendo uno dei passaggi sociali e culturali, e perché
no etici, del secolo scorso. Il costrutto testuale appassionante
riesce così a non soverchiare totalmente le immagini, con il
risultato di non farne un piatto radiodramma teatrale ma ponendo
l'elemento visivo al servizio del testo senza però risultarne
schiacciato.
Quella
che dovrebbe essere la scena madre, ovvero il non compiersi (il
pessimo “non consumarsi” lo detesto) dell'incontro sessuale
fra i due neosposi, è più volte interrotta e rimandata da una serie
di flashback (che creano una certa tensione narrativa) e poi flashforward, che illustrano il nascere
dell'amore fra una giovane donna ed un giovane uomo nati
nell'Inghilterra post seconda guerra mondiale. I due sentono che
qualcosa sta cambiando, in loro e nella società in cui vivono, ma
rimangono a metà del guado, fra la morale e le consuetudini dei loro
genitori e ciò che i giovani come loro stanno proponendo e cercando
di vivere, in tema di amore, sesso, emancipazione, convivenza e
relazione fra uomo e donna. Non andrà bene tra loro, sotto l'aspetto
sessuale, dal momento che si sono innamorati e credono di conoscersi,
ma quello che non conoscono è il proprio corpo e quello dell'altro,
non sanno cosa ci sia nell'intimo e nel profondo dell'una e
dell'altro e non riusciranno ad andare oltre, sospesi fra il passato
ed il presente.
Ebbene
gli attori e le musiche sottolineano bene tutto questo, lo rendono
alla portata, almeno in parte, del pubblico e le scene da lodare non
mancano, specie per le scelte registiche, ma in fondo anche il film
nel complesso rimane un po' al di sotto di quanto fosse legittimo
aspettarsi da una sceneggiatura e da una scrittura che promettevano
molto e anche di più. Ultimo elemento che sottolineo è come i
due giovani vengano separati, ostacolati nel loro amore, non tanto da
agenti esterni, famiglia o società come in numerosi e classici
drammi, bensì dai loro costrutti psichici, da ciò che hanno
introiettato e non sono riusciti a gestire e metabolizzare, ancora
non in grado di crearsi una loro identità e farsi autori di proprie
scelte e costruttori del proprio destino accettandosi e accettando
l'altro.
Nel 1561 dopo la morte del primo marito, Francesco II Re di
Francia, la giovane e cattolica Maria torna in Scozia a reclamare il
proprio legittimo trono. In Inghilterra, nel frattempo, è stata
incoronata regina la protestante Elisabetta. Ma Maria ha tutta
l’intenzione di unificare i regni sotto la sua egida o quella di un suo
erede…
Un confronto
fra due donne, fra due regine. Un confronto fra due donne, fra due
attrici. Un confronto fra due donne in un mondo ed in una realtà di
uomini.
Sinteticamente
così potremmo definire “Maria Regina di Scozia”, film che
senz'altro merita attenzione e riflessione.
Se nella
realtà storica, probabilmente, Maria Stuarda ed Elisabetta
I non si sono mai incontrate, il regista Josie Rourke
sceglie di affidare invece ad uno scambio di battute e di occhiate la
scena maggiormente incisiva e toccante del confronto a cui si
accennava. Confronto a distanza nella storia dell'isola britannica e
per buona parte del film, dove le due bravissime Saoirse Ronan
e Margot Robbie non hanno mai girato una scena insieme, ad
esclusione di quella a cui ci si è riferiti prima. Distinte
location, distinte strategie interpretative, entrambe efficaci, l'una
per contenuta enfasi che trasmette forza e carattere in ogni sguardo
rivolto agli altri personaggi ed al pubblico (la Ronan),
l'altra che punta alla sottrazione interpretativa e sull'annullamento
quasi totale di doti estetiche per comunicare dissidio e dramma
interiore (la Robbie).
Il
risultato è un gran bel film, su donne, di donne, si diceva ma in
cui il potere è maschile, dove le corti ed i consigli sono dominati
da uomini che, di fatto, disprezzano le due regine, potenziali
alleate ma spinte allo scontro ed alla guerra.
“Maria
Regina di Scozia” vive delle ottime interpretazioni delle
attrici principali, della luce sempre azzeccata, che oscilla
fra quadri di pittura fiamminga e fiammate di colore da mozzare il
fiato, dei costumi superbi e di una colonna sonora a dir poco
calzante. Il film riesce a mettere in scena e far vivere il confronto
a distanza fra le due cugine regnanti, così come fra le due
interpreti, oltre che a tratteggiare distinte modalità di avere a
che fare con il potere, di gestirlo, di usarlo e di farne le spese.
Se il flusso
degli eventi è dominato da un coro maschile, di intrighi,
tradimenti, accuse e congiure, la componente femminile ci dona una
forza ed un carattere, diversamente declinati, che ci fanno dire come
sia la Ronan che la Robbie abbiano le carte in regola per affermarsi
come due tra le più interessanti interpreti del loro tempo. Attrici
a loro agio in questo film in costume, che da un impianto di base
essenzialmente teatrale riesce a trascendere verità e fatti storici
per farsi Cinema e parlare chiaramente al presente, con piacere del
pubblico, che per una volta si gode un bel ordito e non è tediato da
una opera noiosa e un po' stantia, come spesso capita da quelle parti
e su analoghi temi o personaggi.