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venerdì 12 ottobre 2018

Sette volte Batman!


Dopo più di cinque anni dal post “Torna a casa Batman!” mi rimetto a scrivere riguardo ai film con protagonista (ma non del tutto in alcuni casi) l'eroe di Gotham City. Lo faccio stimolato da una recente chiacchierata, nel corso della quale mi sono ritrovato ad esprimere in modo sintetico e diretto le mie impressioni sulle opere cinematografiche ispirate al personaggio creato da Bob Kane.

Tralascio il film anni 60, che in pratica era un episodio lungo della serie televisiva coeva, comunque bella e divertente, e l'ultimo film del 2016 in cui Batman si scontra con Superman. In pratica sono sette film, quindi via alle parole ed ai voti!


Batman, regia di Tim Burton – 1989
Nulla a che fare, nel bene e nel meno bene, con il fumetto DC Comics e con la serie televisiva già citata. L'ancora geniale e sorprendente Tim Burton propone la sua visione e la sua idea di cinematografia e di arte scenografica, che esaltano la bravura di Jack Nicholson ed il talento di Michael Keaton, che recita splendidamente con gli occhi una volta indossata la maschera del nostro paladino, ma che poco possono fare per limitare i danni ascrivibili a Kim Basinger. Quando il gotico, la tecnica e la passione recitativa si incontrano per riuscire a mettere in secondo piano le banalità e le convenzioni tipiche del cinema da incasso.
Voto: 7+



Batman – Il Ritorno, regia di Tim Burton – 1992
Quello con Pinguino, impersonato da Danny DeVito, che insieme a Michelle Pfeiffer, Christopher Walken ed a Michael Keaton forma un cast efficace e godibile. Tim Burton, ancora più creativo del precedente film, reinventa i personaggi del fumetto per creare una accattivante narrazione, nella quale forse manca un po' il ritmo, ma in cui trovate spettacolari e sequenze visive fanno divertire il pubblico. Una curiosità: il fiato di condensa degli attori (una trovata visiva importante e che funziona alla grande) è del tutto vero. Infatti Burton fece recitare gli attori in teatri ed ambienti alla temperatura di 4° centigradi.
Voto: 7,5



Batman Forever, regia di Joel Schumacher – 1995
Con questo film si chiude la “prima” trilogia. Purtroppo non si chiude al meglio, anzi si chiude decisamente peggiorando il livello generale. Intendiamoci, dei tre è praticamente l'unico fedele ai personaggi ed ai temi del fumetto originale, ma le buone notizie finiscono qui. Gli attori sono uno peggio degli altri, si salva solo Val Kilmer nella parte di Batman. Per il resto Jim Carrey comincia a diventare appena sopportabile, mentre Tommy Lee Jones e Nicole Kidman sono indifendibili. Azione, sequenze mozzafiato, effetti speciali e situazioni divertenti la fanno da padrone, ma si perde il gusto di vedere il film, che ha due imperdonabili colpe. Ovvero introduce Robin, per lo sfacelo dell'opera successiva, e si comincia a porre attenzione all'infanzia ed all'origine dei traumi e relative ossessioni di Bruce Wayne, che anni dopo diverrà pane per Christopher Nolan.
Voto: 6




Batman & Robin, regia di Joel Schumacher – 1997
Si cambia di nuovo Batman. Questa volta ad impersonare l'uomo pipistrello viene chiamato George “dottor Ross” Clooney. Almeno a livello di immagine la curiosità è stata destata, ma il tutto poi di fatto gira attorno al “villain” di gran peso che è Arnold Schwarzenegger. Insomma il cattivo si prende la scena e oscura l'eroe, anche soprattutto perché mal supportato dal compagno Robin. Nel complesso ci si potrebbe anche divertire, dal momento che effetti speciali e scenografie di livello non mancano, ma quello che invece risultano carenti sono la sceneggiatura e la recitazione, che tocca livelli a dir poco irritanti.
Voto: 5,5



Batman Begins, regia di Christoher Nolan – 2005
Da questo film inizia la trilogia di Nolan, impegnato a rifondare e stravolgere un personaggio, a ridefinire un carattere su toni dark e claustrofobici, senza lesinare in merito ad arbitrarietà e licenze dettate da una personalissima e opinabile visione, peraltro lucidamente programmata. Sulla scorta della sua idea di cinema e di visione delle umane vicende, il regista britannico ci offre un prequel sull'infanzia dell'eroe ed un ritiro in Tibet che dovrebbe rigenerare il problematico e complessato miliardario psicopatico. Miliardario che, una volta tornato a Gotham, sarebbe pronto a lottare contro le forze del male che prendono d'assedio la città, oltre che le sue di lui proprietà e la relativa famiglia, o almeno quel che ne rimane. Si badi bene, non si tratta di vendetta, come viene ripetuto per quasi tutte le due ore del film, ma di un uomo che ha subito un trauma che decide e tenta di incanalare le proprie paure (pipistrelli in primis) in modo da rifletterle sul nemico così da costringerlo ad una “resa coscienziosa” di fronte all'uomo pipistrello. Non vi sembra di assistere al comportamento USA di fronte ad Afghanistan ed Iraq sotto le presidenze Bush junior?
Psicanalisi da cappuccino, buio oltre ogni sopportazione ed addirittura Katie Holmes che dopo “Dawson Creek” deve ammorbare anche gli appassionati di supereroi. Nolan esce fuori, allo scoperto, con la sua visione destrorsa, nell'inquietante allusione al rapporto tra disagio della povertà e delinquenza (Bruce che sceglie di fare il vagabondo e poi il ladro) in un assioma tipicamente capitalistico, nel descrivere la formazione morale/delinquenziale di Bruce Wayne.
Oltre la dedizione e la professionalità di Christian Bale, di buono c'è che tutto cerca di richiamare e ricordare i fasti del cinema del passato, ispirandosi alla grande letteratura cinematografica ed ai suoi più illustri personaggi, ma poi la caratterizzazione non è completa, si sente la mancanza di una definita personalizzazione dei caratteri e delle situazioni, che non risaltano e risultano insufficienti a catturare veramente lo spettatore. Smarrita la vena fantasy del personaggio, ci si butta su temi personali, sul vissuto profondo di un uomo e su questioni socio-politiche poco più che accennate, sfilacciando il racconto e la narrazione.
Voto: 6- (l'impatto visivo è innegabile e gli consente di raggiungere la sufficienza, sebbene a stento)


Il Cavaliere Oscuro, di Christopher Nolan – 2008
Quello che mancava nell'opera precedente qui c'è. Ed anche al meglio, o comunque al meglio possibile. Il regista, non riuscendo ad abbandonare sue ossessioni e temi feticcio, riesce a metterli al servizio di Batman e degli altri personaggi, che poi, facendo un bilancio finale, gli rubano la scena. Tale elemento ci fa capire che se consideriamo questo un film sull'eroe rimaniamo delusi, ma se invece lo guardiamo come quello che di fatto è, ovvero un'opera su Joker, allora ci divertiamo e si può applaudire il risultato. Se ci affranchiamo dalla sensazione (fondata) di trovarsi di fronte per le migliori scene ad un remake non dichiarato di “Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo” (1971, diretto da Don Siegel), ci gustiamo probabilmente il migliore dei tre Batman di Nolan. 


Atmosfere dark, notturne con un proprio senso e non arbitrariamente utilizzate, ambientazione realista e recitazione super del Joker di Heath Ledger ci permettono di abbassare le difese e limitare l'ostilità nei confronti di Nolan. Allora si capisce la grandiosità di quest'opera, adatta al grande pubblico ma qualitativamente notevole, con toni da tragedia greca. Anche se alla lunga, poiché due ore e mezzo di inseguimenti, tensione e sparatorie sono troppe, Bale cede notevolmente e la narrazione si sfilaccia un po', lo spettatore grazie al miglior Joker fin qui visto, non demorde e arriva in fondo con buone sensazioni e un certo gusto.
Poiché, in tutto e per tutto, il film è lui, l'uomo che ride di rabbia di fronte al paladino del Bene, che sottovaluta colui che compete per essergli ancora più che nemesi e non semplice nemico. Oltre il fumetto, oltre il mainstream, verso la qualità che si avvicina all'arte, al prezzo di mettere in disparte Batman, probabilmente personaggio troppo distante e difficile per Nolan. Tutti i personaggi si trovano invischiati in un ruolo, in una posizione che più o meno volontariamente si sono imposti, fatta di segreti, bugie e varie pavidità, in modo tale che risultano schiavi e sottomessi al caso o alla sorte, come si vuole. L'unico ad essere immune a ciò, a sottrarvisi, è il cattivo, pressoché per eccellenza, data la sublime caratterizzazione esaltata da una grande interpretazione. Joker esce dalle gabbie e dai limiti di una scrittura piatta e si libera dell’aura di maledettismo e di lunatica crudeltà che da sempre accompagna il personaggio. Ci rivela il vero aspetto di questa maschera clownesca e raccapricciante: non agisce per chiari tornaconti personali, non cerca denaro, posizioni di potere o altri benefit, ma fedele alla sua essenza anarcoide ed inafferrabile individualistica visione, mette in atto e raggiunge una funzione tragica e terrificante: costringere a scelte difficili chi gli si pone di traverso, travolgere e stravolgere le personali morali di questi mettendone in mostra le debolezze e le meschinità che vorrebbero nascondere.
Voto: 8+ 

 

Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, di Christopher Nolan – 2012
Controverso il giudizio sull'ultimo capitolo della trilogia Nolaniana. Non sono un estimatore di Nolan, tutt'altro, ma mi riconosco almeno l'onestà di ammettere eventuali miei errori e di lodarne le opere quando la qualità risulti evidente e l'arte sia in grado di avere la meglio su furbizie tecnico-visive e personalissime visioni del regista. Purtroppo, a mio parere questo non è il caso. Bale/Batman ha ampiamente stufato, il cattivo lo supera anche, paradossalmente, in simpatia oltre che sul piano della caratterizzazione e della drammatizzazione. Film troppo lungo, che si inceppa nella parte centrale per circa un'ora, lasciando l'incipit e la fine come unici momenti da ricordare. Non è propriamente un film d'azione, non è un film d'avventura, tantomeno un fantasy. Forse un film di guerra urbana, esagerato e poco credibile, con una componente reazionaria che disturba. Ma forse è proprio Batman ad essere reazionario, d'altronde deve difendere lo status quo, l'attuale situazione da chi la minaccia, quindi non può, proprio lui, essere un rivoluzionario. Merito (colpa?) di Nolan, l'unico finora ad essere riuscito a rifare film con Batman che meritino di essere analizzati, o quantomeno visti. Dico film con Batman, perché non su Batman, giacché i momenti cinematograficamente, narrativamente e visivamente migliori sono quelli in cui lui non c'è. Per carità, molto meglio di altri film su altri supereroi, che non riescono a raggiungere non dico buoni voti, ma quantomeno la decenza. Invece in quest'opera, come nelle due precedenti, il non troppo simpatico Nolan riesce a filmare una “macchina da soldi” senza abbandonare del tutto il Cinema e la sua composita e multiforme essenza.
Voto: 6,5 

 

lunedì 2 ottobre 2017

Citazioni Cinematografiche n.219

Quel Terminator è là fuori. Non si può patteggiare con lui, non si può ragionare con lui. Non sente né pietà, né rimorso, né paura. Niente lo fermerà prima di averti eliminata. Capito? Non si fermerà mai. 
(Kyle Reese/Michael Biehn in "Terminator", di James Cameron - 1984 )




sabato 2 settembre 2017

Arnold Schwarzenegger e Terminator: la serie


Subito dopo i grandi risultati ottenuti nel culturismo, prima di dedicarsi alla soddisfacente carriera politica, Arnold Schwarzenegger si è imposto nel Cinema.




Il primo ruolo di rilievo, particolarmente adatto per il suo fisico e il suo accento fu quello di protagonista in “Conan il Barbaro” (1982). Spinto dalla sceneggiatura di John Milius e Oliver Stone e dalla regia di Milius, Conan rese Schwarzenegger noto a livello internazionale, a cui fece seguito “Conan il distruttore” nel 1984.

Nello stesso anno Schwarzenegger ricoprì per la prima volta il ruolo con cui probabilmente la maggior parte del pubblico lo identifica. Quello del T-800 in “Terminator”, un cyborg assassino che viaggia nel tempo.



Quella di Terminator è fino a questo  momento una pentalogia cinematografica, escludendo la serie TV con protagonista Sarah Connor.


Per diletto e gusto personale propongo brevemente le mie considerazioni sui cinque film, nella speranza che a qualche lettore, sia esso occasionale o abituale, possano interessare, essere utili o anche solo incuriosire.



TERMINATOR (1984), regia di James Cameron

James Cameron, con maestria e furbizia, ma anche evidente passione, mescola scienza e fantascienza, per un thriller ad alta tensione drammatica, dove sia le scene d’azione che quelle di pausa, per “riprendere fiato”, conquistano lo spettatore. Ritmo cadenzato e ben equilibrato nell’uso di effetti speciali e soluzioni tipiche dell’horror movie, scene di violenza ben costruite e niente affatto gratuite. Il dramma etico-morale passa un po’ in secondo piano rispetto alla ricerca dello spettacolo, che risulta comunque apprezzabile, anche perché, forse, l’analisi del rapporto uomo-macchina e la riflessione del progressivo disfacimento della razza umana in nome della tecnologia e del progresso se spinto un po’ di più avrebbe allontanato il pubblico. I personaggi sono costruiti molto bene e gli interpreti azzeccati.

Voto: 8




TERMINATOR 2: IL GIORNO DEL GIUDIZIO (1991), regia di James Cameron

Nettamente inferiore del precedente, di cui perde i pregi ed enfatizza i pochi punti deboli. Puro intrattenimento, senza varianti di rilievo al tema dell’inseguimento. Il buon Arnold ritorna in scena, ma fa la parte del buono, capace di far piangere di commozione il giovane protagonista. Una pura operazione commerciale può anche offrire di meglio, anche se il ritmo è elevato e ci sono scene non male purtroppo il risultato non mi convince. Da vomito il greve moralismo che si percepisce.

Voto: 5,5




 

TERMINATOR 3: LE MACCHINE RIBELLI (2003), regia di Jonathan Mostow


Terzo episodio e nuovo regista. Leggermente superiore al precedente perché, con onestà, si presenta come un’occasione per presentare una serie di effetti speciali, senza l’attenzione alla narrazione ed allo sviluppo dei personaggi. Operazione visiva riuscita, dove la regia sembra volutamente disinteressarsi a pressoché tutto che non sia inquadratura ed effetto penetrante delle immagini. Il film ha dalla sua un certo senso pratico della narrazione, senza velleitarie intenzioni di sviluppo della trama, ed un tutto sommato apprezzabile istrionismo recitativo-registico. Lascia seriamente perplessi la composizione del cast, dove nessun interprete sembra aver colto il personaggio assegnatogli, ma Schwarzenegger viene ricoperto d’oro, saluta e ringrazia, mentre il cattivo, che qui è una “lei”, solletica le fantasie maschili.

Voto: 6





TERMINATOR SALVATION (2009), regia di McG (Joseph McGinty Nichol)

Lontanissimo, nelle intenzioni e nel risultato, dal primo film del 1984. Se in quel caso, ma anche nel secondo film, Cameron era riuscito a realizzare della buona science-fiction, con una non banale riflessione sul ruolo della tecnologia, qui siamo di fronte a quanto di più scarso a livello di costruzione narrativa e forma immagine ci si possa aspettare da un film di guerra. Un imbarazzante Christian Bale è l’esempio di una serie di personaggi mal presentati, mal utilizzati e messi solo nelle condizioni di dare il peggio di sé, in una serie di scene che gridano vendetta per come sono mal costruite. Puro bombardamento di effetti speciali, al cui servizio tutto ruota. Ogni cosa viene banalizzata e si perde il senso di una storia e di quanto in precedenza era stato raccontato e delle stesse modalità con cui era stato presentato.

Voto: 4,5




TERMINATOR GENISYS (2015), regia di Alan Taylor

Il quinto episodio è un prequel, cosa che di per sé non sarebbe necessariamente un male, ma purtroppo sembra mostrarsi come la misura del fatto che ad Hollywood non hanno più idee, voglia di originalità o reale capacità creativa. Come per la serie di film sui supereroi, la sfilza di remake, sequel e prequel, in questo caso si perde ogni minimo elemento positivo di quanto risalente ai due film di Cameron e la si butta totalmente in sparatorie, esplosioni, effetti speciali, che ovviamente da soli non sono sufficienti a fare un buon film. Manca la scrittura, la capacità di proporre qualcosa di sensato, il senso della misura e del buon gusto nella costruzione della trama, delle singole scene e dei dialoghi, in questo nuovo modo di “fare cinema”. Superficialità e disordine nella composizione della vicenda, personaggi sconclusionati, in bilico fra action-movie, vaghi richiami alla fantascienza, scialbi sentimentalismi fuori luogo e frenesie varie. Il nostro Arnold se la cava con il mestiere, a 68 anni supera i più giovani, mentre la protagonista Emilia Clarke (la si vede ne “Il Trono di Spade”) è un altro esempio della moda degli ultimi anni di utilizzare ragazze attraenti nel ruolo di agguerrite combattenti.
Voto: 4,5