“Le paysage bleu”, Marc Chagall - Museo Von der Heydt, Wuppertal.
Mi restano poche sorprese
Conto i secondi e li finisco così
Questi attimi di lunghe attese
…
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“Le paysage bleu”, Marc Chagall - Museo Von der Heydt, Wuppertal.
Presso le porte Scee con Astianatte
fra i cedri pensierosi t’ho incontrato,
immagine di me, immagine mia,
e in quant’altre città, spinta dal tempo
forse a significarmi;
subito rifuggita via nell’ombra
più volte, più volte per i secoli.
Lungo quant’altre mura ti ricordo
con i chiari fanciulli nel silenzio
della sera pei chiassi e le piazzole;
t’inchinavi a giuocare sostenuto
forse dal mio destino, sotto il fuoco
scuro della mia stella.
(Mario Luzi, da Un brindisi, Garzanti 1946)
Edward Hopper, Second Story Sunlight, 1960, Whitney Museum of American Art, New York City
L’estate se ne andò senza rumore.
Nubi leggere ad una ad una il cuore
gremirono di segni senza nome.
La luna trascorreva ansiosa e onesta.
Lunga distesa sovra un muro nella
canicola dormiva un’altra età.
Nella mano stringeva il suo più caro
oggetto. Non per pudore ché non ha pudore
il sonno, e il sogno è solo anche in città.
(Sandro Penna, da Poesie - Garzanti, 1973)
Resto al sole non tanto per eseguire dei ritratti in piena luce, ma per scaldarmi e per osservare. Così, a forza di vedere l'esterno, ho finito con l'accorgermi solo delle grandi armonie senza più preoccuparmi dei piccoli dettagli che spengono il sole anziché infiammarlo.
Pierre-Auguste Renoir
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Signora in giardino, Carl Frederick Frieseke - 1912 - Chicago, Terra Foundation for the Arts Collection
Carl Frederick Frieseke dipinse intorno al 1912 quest'opera, nota come “Signora in giardino”. È considerata uno dei più interessanti esempi dell'impressionismo americano: come in Francia, dove lo stile nacque, anche nel “Nuovo Mondo” le scene di giardino davano modo agli artisti di catturare tutti i magnifici colori presenti in natura.
La pittura en plein air è in questo caso ben mostrata, così che la protagonista del dipinto, una signora abbigliata con un vestito a righe, ci appare come immersa in un vortice di colori.
La tecnica di Frieseke, rapidi tocchi di pennello, è quanto mai adatta a rappresentare i boccioli, le gemme, gli steli della grande varietà floreale del giardino, luogo che diviene agli occhi di chi osserva e si fa catturare dai colori una specie di grande mosaico immerso nella luce. Questa “immersione” è poi sottolineata e portata a suggerire un grande effetto dal fatto che il vestito della signora si confonde con le piante, fino al punto da divenire lei stessa parte integrante della natura che la circonda.
Girasoli, Claude Monet, 1881 - New York, Metropolitan Museum
Ammettiamolo! Se si parla di girasoli nell'arte a molti (tutti?) vengono in mente i Girasoli di Vincent van Gogh.
Il buon Vincent non fu ovviamente l'unico a ritrarli, infatti meno noti, ma ugualmente importanti, sono i Girasoli di Claude Monet, che possiamo dire van Gogh conosceva. Lo sappiamo da una lettera che il pittore olandese scrisse nel novembre del 1888 al fratello Theo, in cui leggiamo: "Gauguin mi stava dicendo l'altro giorno che ha visto un dipinto di Claude Monet, dei girasoli dentro un grande vaso giapponese, molto bello. Ma a lui piacciono di più i miei".
Claude Monet dipinse questi girasoli nel 1881, per poi esporli alla settima mostra degli impressionisti l'anno successivo. Non si trattava della prima volta che Monet dipingeva soggetti floreali, probabilmente il fatto di abitare a Vétheuil, un borgo a nord di Parigi immerso nella campagna, gli ha fornito diversi momenti d'ispirazione.
Questi girasoli sorprendono per la loro spontaneità, caratteristica tipica della pittura impressionista, ma anche per il taglio della composizione, con il tavolo che esce dai bordi del dipinto come in un'istantanea fotografica, o come in una stampa giapponese. Sappiamo infatti che Monet aveva un forte interesse per l'arte giapponese, dove angolazioni del genere sono frequenti, come mostra anche il fatto d'aver inserito i fiori dentro un vaso orientale.
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Ophelia, che cosa senti quando la voce dagli spalti
Ti annuncia che è l'ora già e il giorno piano muore?
Ophelia che vedi dentro al verde dell'acqua del fossato
Nei guizzi che la trota fa cambiando di colore?
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Ofelia è uno dei personaggi dell'Amleto di William Shakespeare.
Ofelia, a seguito di varie vicende finirà annegata in un fiume. John Everett Millais attraverso la sua opera racconta proprio questo momento. Il dipinto è conservato alla Tate Gallery di Londra, si nota perché contraddistinto da un acceso naturalismo, che si concentra in particolare sulla raffigurazione della natura. La raffigurazione fortemente naturalistica è dettata anche dal forte interesse in epoca vittoriana per il “linguaggio dei fiori”, la flora infatti ha qui una funzione fortemente simbolica
Millais avrebbe raffigurato un vero paesaggio campestre della contea inglese del Surrey, in estate, e la figura di Ofelia sarebbe stata aggiunta nello studio del pittore durante l'inverno successivo (una metodologia tipicamente Preraffaellita).
La
ragazza che posò per il dipinto (dentro una vasca da bagno) è
Elizabeth Siddal, all'epoca ventitreenne, che faceva la modella anche
per altri pittori Preraffaelliti, in particolare per Dante Gabriele
Rossetti, che sposò nel 1860.
La morte di Ofelia, personaggio che ha poche battute nel dramma di Shakespeare, risulta il momento più significativo legato alla sua figura, ma non viene rappresentata in scena, bensì resa nota al pubblico per bocca della regina Gertrude:
"C’è un salice che cresce di traverso
a un ruscello e specchia le sue foglie
nella vitrea corrente; qui ella venne,
il capo adorno di strane ghirlande
di ranuncoli, ortiche, margherite
e di quei lunghi fiori color porpora
che i licenziosi poeti bucolici
designano con più corrivo nome
ma che le nostre ritrose fanciulle
chiaman “dita di morto”; ella lassù,
mentre si arrampicava per appendere
l’erboree sue ghirlande ai rami penduli,
un ramo, invidioso, s’è spezzato
e gli erbosi trofei ed ella stessa
sono caduti nel piangente fiume.
Le sue vesti, gonfiandosi sull’acqua,
l’han sostenuta per un poco a galla,
nel mentre ch’ella, come una sirena,
cantava spunti d’antiche canzoni,
come incosciente della sua sciagura
o come una creatura d’altro regno
e familiare con quell’elemento.
Ma non per molto, perché le sue vesti
appesantite dall’acqua assorbita,
trascinaron la misera dal letto
del suo canto a una fangosa morte.".
(Amleto, Atto IV, scena VII – trad. Goffredo Raponi, da www.liberliber.it)
La storia è pressoché conosciuta. Nell'Orlando Furioso, di Ludovico Ariosto, la bella Angelica viene rapita dai pirati dell'isola di Ebuda e legata ad uno scoglio completamente nuda (“così ignuda come la Natura prima la compose”), così da divenire pasto per un orrendo mostro marino, solito cibarsi di carne umana. Ruggiero, trafitto da “pietade e amore”, ingaggia una lotta contro il mostro, descritta nei dettagli da Ariosto, riuscendo infine a sconfiggerlo e a liberare Angelica.
Con qualche libertà nella rappresentazione e distanziandosi dal testo, l'artista svizzero Arnold Bőcklin trae spunto dall'episodio contenuto nel poema di epoca rinascimentale per mostrare un topos medievale (l'eroe che salva la bella dal mostro), tra i più cari ed utilizzati durante il Romanticismo in pittura, così come in altri ambiti.
Il risultato, datato 1873 come l'artista stesso scrive accanto alla sua firma, è molto raffinato e caratteristico dei pittori che aderivano alla corrente del Simbolismo, come Bőcklin stesso.
L'opera è conservata presso la Alte Nationalgalerie di Berlino e fa parte di un ciclo interamente dedicato al poema ariosteo.
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Soir bleu, di Edward Hopper 1914 - New York, Whitney Museum
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Edward Hopper ai più è noto per la tipica pittura di paesaggio, con i fari, le barche a vela e le case lungo la costa. In questo caso, invece, si dedica alla rappresentazione di una umanità composita e varia. Soir Bleu rappresenta una scena di genere che esprime una certa inquietudine con forti rimandi simbolici.
Hopper aveva soggiornato a Parigi e della città europea mette in scena, fin dal titolo, una serata, il momento del crepuscolo che spesso ha assunto la funzione di ispirazione per artisti, scrittori e poeti.
Ai tavoli di una terrazza con sullo sfondo un paesaggio poco definito vediamo personaggi diversi per professione ed estrazione sociale. A sinistra, da solo, un operaio. Al centro, un pittore e un militare di alto grado siedono davanti ad un Pierrot. Dietro di loro, in piedi, probabilmente una prostituta. A destra, una coppia della ricca borghesia, elegantemente abbigliata.
Hopper qui introduce un discorso di ancora grande attualità, operando una traslazione, ai limiti del fantastico, di un momento di vita, per suggerire all'osservatore l'idea di incomunicabilità e di alienazione che coinvolge persone diverse ma che condividono gli stessi spazi, gli stessi atteggiamenti, le stesse frequentazioni. I personaggi ritratti non si guardano tra loro, l'unico che incontra lo sguardo della probabile prostituta è lo spettatore, noi, quasi risultasse un monito che rende palese la nostra condizione.
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| Sogni, di Vittorio Corcos, 1896 - Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea |
Dipinto di grande modernità, poiché seppur datato 1896 restituiva alla società e visione del tempo l'immagine di una donna consapevole di sé, diremmo oggi emancipata ed indipendente.
Ne sono testimonianza e prova la posa e l'atteggiamento molto inusuale, che testimonierebbero confidenza fra la modella ed il pittore. Vittorio Corcos infatti ritrae una ragazza reale, Elena Vecchi, in una situazione di grande naturalezza ed aderenza al vero.
L'osservatore è colpito dal fatto che la giovane lo guarda dritto negli occhi, con sicurezza, dando l'idea di un rapporto più che alla pari, anzi come se lo sfidasse. Ulteriore elemento da notare sono le gambe accavallate di Elena, una posizione all'epoca ritenuta non decorosa.
Ma ciò che sopra ogni cosa mi colpisce è lo sguardo di Elena Vecchi. Uno di quegli sguardi che, qualche volta nella vita, ho incontrato sul mio cammino e non sono riuscito a dimenticare, perché ti entrano dentro e al medesimo tempo ti turbano e ti conquistano. Come se ti attraversasse dentro, la giovane ragazza ti legge e ti invita, con sicurezza, a parlarle. Lei, con le labbra chiuse ma pronte ad aprirsi a te, se vincendo timori e il senso di spaesamento che ti travolgono, ti decidessi a rivolgerle la parola, o anche solo un saluto.
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Matilde, Autore: Federico Zandomeneghi, 1910 - Pavia, Musei Civici
Federico Zandomeneghi era solito dipingere donne dall'aspetto dolce, con un tranquillità al limite del dimesso. In questo pastello, invece, nella sua sensibilità alle novità impressioniste, raffigura una sua modella, Matilde, colta mentre rivolge uno sguardo di sfida all'osservatore.
Matilde sembra mettere in mostra un fare orgoglioso e provocatorio, accentuato dal particolarissimo e studiato gesto delle mani che raccolgono sotto al mento i folti capelli rossi, resi con un morbido sfumato
L'intensa espressività della ragazza è inoltre valorizzata dall'uso del pastello, steso con ampie striature, e dalle tonalità scelte da Zandomeneghi che al rosso fuoco dei capelli oppone la maglia blu della ragazza e uno sfondo a base verde sul quale si staglia la figura della giovane.
Non nascondo di cogliere una carica sensuale nello sguardo di Matilde, nella sua posa, con la bocca carnosa che sembra quasi rivolgere un cenno a chi la sta ammirando nella sua bellezza.
Vi è mai capitato di passeggiare per un borgo italiano, magari di una regione del centro sud, e di rimanere rapiti ed allo stesso tempo anche un po' inquietati dall'effetto della luce del sole sulla facciata di vecchi edifici, in un vicolo o viuzza deserta?
A me è accaduto parecchie volte, ragione per cui la resa del dipinto di Vincenzo Cabianca "Effetto di Sole" mi emoziona.
In un piccolo olio su tavola Cabianca ci mostra una trasposizione di un'inquietudine interiore che si riflette nel paesaggio. Permane il fascino e l'intento di indagare gli effetti della luce sugli elementi della veduta, prassi comune presso i Macchiaioli, in questo caso gli edifici che si affacciano sulla strada di un borgo.
L'opera è conservata presso la Galleria d'Arte Moderna di Firenze, a Palazzo Pitti.
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Clara, di Thomas Eakins, 1890 - Parigi, Musée d'Orsay |
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| Il Peccato (Die Suende) 1893 - Berlino, Nationalgalerie |
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| Mosca I, 1916 - Mosca, Galleria di Stato Tretjakov |
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| Dipinto con arco nero, 1912 - Parigi, Musée National d'Art Moderne, Centre Georges Pompidou |
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Paesaggio invernale con trappola per uccelli - Pieter Bruegel il Vecchio - 1565, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts |
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| Coppia a cavallo, 1906 - Monaco, Stadtische Galerie im Lenbachhaus |