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martedì 14 novembre 2023

Amore ed una creatura selvatica


“Non amate mai una creatura selvatica, signor Bell,“ lo ammonì Holly. "E’ stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche bestiola selvatica. Un falco con un'ala spezzata. E una volta un gatto selvatico adulto con una zampa rotta. Ma non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuol bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il cielo.”

(Colazione da Tiffany, Truman Capote – trad. Bruno Tasso) 




venerdì 29 gennaio 2021

Incipit 5/100

“Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c'è un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorkese. Era una stanza sola affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d'afa in treno. Le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c'erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L'unica finestra dava sulla scala di sicurezza. Ma, anche così, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la chiave di quell'appartamento; per triste che fosse, era un posto mio, il primo, e lì c'erano i miei libri, i barattoli pieni di matite da temperare, tutto quello che mi occorreva (o così almeno pensavo) per diventare lo scrittore che volevo diventare.”

(Colazione da Tiffany, di Truman Capote – trad. Bruno Tasso)



 

 

martedì 9 aprile 2013

Ho bisogno di bellezza


Qualche giorno fa ho visto “Infamous - Una pessima reputazione”, centrato sulla figura dello scrittore Truman Capote.

Capote, principalmente, nel film lavora sul romanzo-reportage “A Sangue Freddo”, il focus dell’attenzione è rivolto al lavoro di ricerca e approfondimento svolto dall'autore in preparazione del libro. Il romanziere statunitense così incontra ed intrattiene un lungo ed intenso rapporto con un assassino, colpevole di aver ucciso, con un complice, tutti i componenti di una famiglia.

In una scena-chiave l’assassino risponde, tramite una lettera, a Capote che gli aveva inviato riviste erotiche. Gli scrive che, in quel momento, lui, un omicida, ha in realtà bisogno di “bellezza”.

“Ho bisogno di bellezza”.

Qualche volta anch’io ho pensato la stessa cosa. L’ho pensata, ma non sempre ho avuto il coraggio di cercare la “bellezza”.

Mi ricordo anche di aver espresso questa necessità, in alcune occasioni diversi anni fa, ad un’amica, ad un amore, a chi sentivo a me vicino.

Non so dare una definizione di questa cosa, della “bellezza” di cui ancora, a volte, sono in cerca. Mi sembra di trovarla e di poterla vivere. Di averla di fronte, disponibile, intorno a me. Non è in luoghi precisi od in situazioni particolari, tantomeno è dentro di me. Detesto cordialmente questa espressione e chi la pronuncia o, peggio, chi me l’ha direttamente rivolta, mi ha solo fatto incazzare e si è fatto pesantemente schernire.

A volte mi accorgo che c’è e cerco di godermela, a dispetto della mediocrità e dello squallore che incontro. Ne sono in qualche modo responsabile? A volte la sento e la osservo con un sorriso di condivisione e placida contemplazione, nonostante i limiti che ho.

Non farò esempi o semplificazioni, ma sono certo che non darò retta a chi mi invita a trovare questa “bellezza” in una religione o in un romanzo di uno scrittore alla moda (periodicamente ce ne sono sempre e alcuni sono veramente irritanti). Sono sicuro che la si possa trovare e vivere sia individualmente che in condivisione, sono certo che la si possa scoprire in momenti di ritiro e solitudine come in una folla di gente. Spero di averne la possibilità e la capacità.
 
Spero soprattutto di non rincoglionirmi del tutto ed evitare di trovarmi a parlare di come, guardando una busta di plastica svolazzare, capisci che nel mondo c'è tanta bellezza. Poiché l’adolescente spacciatore disturbato di “American Beauty” mi sta sulle balle e perché quella scena, levata dal suo contesto, può voler dire qualunque cosa e per qualunque cosa e da chiunque è stata usata. Persino da fondamentalisti di vario genere o credo, ecologisti vintage, datori di lavoro bugiardi, farabutti ed imbonitori di ogni specie e provenienza, oltre che da “I Griffin”