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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
“Non amate
mai una creatura selvatica, signor Bell,“ lo ammonì Holly. "E’
stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche
bestiola selvatica. Un falco con un'ala spezzata. E una volta un
gatto selvatico adulto con una zampa rotta. Ma non si può dare il
proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuol bene più
forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei
boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in
cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete
il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il
cielo.”
(Colazione
da Tiffany, Truman Capote – trad. Bruno Tasso)
“Mi
sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro
dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c'è un edificio di
pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo
appartamento newyorkese. Era una stanza sola affollata di mobili di
scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel
particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle
giornate d'afa in treno. Le pareti erano a stucco, di un colore che
ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c'erano
stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini
scuri. L'unica finestra dava sulla scala di sicurezza. Ma, anche
così, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la
chiave di quell'appartamento; per triste che fosse, era un posto mio,
il primo, e lì c'erano i miei libri, i barattoli pieni di matite da
temperare, tutto quello che mi occorreva (o così almeno pensavo)
per diventare lo scrittore che volevo diventare.”
(Colazione
da Tiffany,
di Truman Capote – trad. Bruno Tasso)
Qualche giorno fa ho visto “Infamous - Una
pessima reputazione”, centrato sulla figura dello scrittore Truman
Capote.
Capote, principalmente, nel film
lavora sul romanzo-reportage“A Sangue Freddo”, il focus
dell’attenzione è rivolto al lavoro di ricerca e approfondimento svolto
dall'autore in preparazione del libro.
Il romanziere statunitense così
incontra ed intrattiene un lungo ed intenso rapporto con un assassino, colpevole di aver ucciso,
con un complice, tutti i componenti di una famiglia.
In
una scena-chiave l’assassino risponde, tramite una lettera, a Capote che gli aveva inviato riviste
erotiche. Gli scrive che, in quel momento, lui, un omicida, ha in realtà
bisogno di “bellezza”.
“Ho bisogno di bellezza”.
Qualche
volta anch’io ho pensato la stessa cosa. L’ho pensata, ma non sempre ho avuto
il coraggio di cercare la “bellezza”.
Mi
ricordo anche di aver espresso questa necessità,
in alcune occasioni diversi anni fa, ad un’amica, ad un amore, a chi sentivo a
me vicino.
Non
so dare una definizione di questa cosa, della “bellezza” di cui ancora, a volte, sono in cerca. Mi sembra di
trovarla e di poterla vivere. Di averla di fronte, disponibile, intorno a me.
Non è in luoghi precisi od in situazioni particolari, tantomeno è
dentro di me. Detesto cordialmente questa espressione e chi la pronuncia o,
peggio, chi me l’ha direttamente rivolta, mi ha solo fatto incazzare e si è
fatto pesantemente schernire.
A
volte mi accorgo che c’è e cerco di godermela, a dispetto della mediocrità e dello squallore che incontro. Ne sono in qualche modo responsabile? A
volte la sento e la osservo con un sorriso
di condivisione e placida contemplazione, nonostante i limiti che ho.
Non
farò esempi o semplificazioni, ma sono certo che non darò retta a chi mi invita
a trovare questa “bellezza” in una religione
o in un romanzo di uno scrittore
alla moda (periodicamente ce ne sono sempre e alcuni sono veramente irritanti).
Sono sicuro che la si possa trovare e vivere sia individualmente che in
condivisione, sono certo che la si possa scoprire in momenti di ritiro e solitudine come in una folla di gente. Spero di averne la
possibilità e la capacità.
Spero
soprattutto di non rincoglionirmi del tutto ed evitare di trovarmi a parlare di
come, guardando una busta di plastica
svolazzare, capisci che nel mondo c'è tanta bellezza. Poiché l’adolescente spacciatore disturbato di “American Beauty” mi sta sulle balle e
perché quella scena, levata dal suo contesto, può voler dire qualunque cosa e
per qualunque cosa e da chiunque è stata usata. Persino da fondamentalisti di
vario genere o credo, ecologisti vintage, datori di lavoro bugiardi, farabutti
ed imbonitori di ogni specie e provenienza, oltre che da “I Griffin”.