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mercoledì 3 agosto 2022

In Spagna contro il fascismo, all'inizio di agosto

 



Il mondo è giusto che lo sappia. Deve vedere in un colpo d’occhio che da una parte c’è la guerra vecchia di secoli, i generali sbarcati dal Marocco con le feroci truppe mercenarie, dall’altra parte gente che desidera difendere quel che sta vivendo, e si desidera l’un l’altra.

A Barcellona, in quel principio d’agosto del 1936, stanno arrivando in tanti per unirsi al primo popolo d’Europa che non ha esitato ad armarsi contro il fascismo.”

(da “La ragazza con la Leica”, di Helena Janeczek)






giovedì 29 novembre 2018

La Ragazza con la Leica

La Ragazza con la Leica (2017) di Helena Janeczek
 
La curiosità era stimolata dalla foto sulla copertina, incentivata dall'ambientazione storica del romanzo, ovvero gli anni 30 del '900 e la Guerra Civile Spagnola, definitivamente passata a scelta di leggere “La Ragazza con la Leica” quando ho capito che avrei potuto leggere di una donna, di uomini ed altre donne che mi avrebbero catturato con le loro vite ed i loro destini.
Romanzo non-romanzo, la scrittura di Helena Janeczek non è facile e richiede concentrazione ed un pizzico di determinazione nel continuare a leggere, sia per lo stile elegante ma non sciolto o agevole, sia per la scelta di sovrapporre piani temporali, narrazioni e personaggi dai cui ricordi ed emozioni prende il via e continua un lavoro di ricerca e scoperta di fatti, vicende storiche, accadimenti privati e di conoscenza di caratteri.

La narrazione spesso procede per immagini, non sempre del tutto “a fuoco”, poiché quando le vicende sono raccontate da più persone e da diversi punti di vista, accade di vederne più aspetti, mai assoluti o completi, ma quasi per forza di cose “parziali”. L'uso dell'espressione “a fuoco” non è casuale poiché sia la protagonista, di cui il lettore ammira le immagini, sia una parte dei suoi amici e compagni sono fotografi e della fotografia vivono le peculiarità, dalle fotografie scattate personalmente e a loro scattate parte tutto il libro.



Gerda Taro, nata Gerta Pohorylle a Stoccarda nel 1910, tedesca di origine polacca (come l'autrice), ebrea e comunista, morta nel 1937 a Brunete, dove si era recata per uno dei suoi reportage fotografici, durante la guerra civile spagnola, è il centro della narrazione, da lei si parte ed a lei si giunge. Per anni dimenticata, ora con questo libro se ne ricorda la figura. Ma il libro non è solo un omaggio ad una giovane donna, intraprendente, carismatica, molto bella ed affascinante, volitiva e determinata, ma soprattutto il risultato di un grande lavoro di ricerca e studio. Studio di un periodo storico, reso in modo emozionante e coinvolgente, ricerca sui personaggi, sui loro vissuti e le emozioni che hanno provato e trasmesso, analisi dei contesti e delle dinamiche che li hanno generati e da cui sono stati influenzati.

La scrittura, si è detto, è elegante e ricercata, la lettura non sempre semplice, ma in fondo lo sforzo è ripagato dal gusto di avere tra le mani un'opera di valore e che probabilmente elargisce ulteriori stimoli e sensazioni anche a distanza di tempo.



Consigliarne la lettura o, addirittura, farne dono a qualcuno con l'idea di proporre un romanzo femminile o al femminile, sarebbe un errore a mio avviso. Non è del tutto un romanzo, forse un insieme di oggetti e procedimenti letterari, dove un minimo di involuzione nello stile aiuta a comprendere come le tre voci che compongono le tre parti principali del libro siano forse da accomunare a tre satelliti che hanno orbitato attorno ad un eccezionale corpo celeste. Quel corpo celeste era Gerda Taro, grazie a lei ed a Helena Janeczek leggiamo di vite, di uomini, di donne, di una Europa lontana ma che sentiamo vicina pagina dopo pagina.





sabato 26 aprile 2014

Guernica, la Guerra Civile e Vittorio Giardino


« È lei che ha fatto questo orrore?»
«No, è opera vostra »

(Risposta di Picasso all'ambasciatore tedesco Otto Abetz, in visita al suo studio, di fronte ad una fotografia di Guernica)

L’anniversario del bombardamento di Guernica, avvenuto il 26 aprile 1937 ad opera della Legione Condor della Germania Nazista e della Aviazione Legionaria dell’Italia Fascista, è l’occasione per leggere, o rileggere, “No Pasarán” di Vittorio Giardino.

È un racconto a fumetti, una graphic novel a tema storico, dove gran parte di ciò che viene presentato non è realmente accaduto, sebbene tutto sarebbe potuto accadere come rappresentato. Mi riferisco al ruolo dei brigatisti internazionali di Giustizia e Libertà, ai bombardamenti dei fascisti italiani su Barcellona, l’influenza del KGB sui settori della fazione repubblicana, l’azione della “quinta colonna” franchista, l’effettivo evolversi della guerra e dello scontro fra le parti protagoniste della Guerra Civile Spagnola.

Vittorio Giardino, con maestria narrativa e rappresentativa, ci mostra l’orrore della storia, i complotti orditi nel costruirla, l’assurdità delle logiche politico-militari, la responsabilità degli italiani nell’appoggio militare del fascismo a Franco, la giusta posizione dei repubblicani, l’inumanità politica e le ambiguità dei comunisti e dei sovietici in particolare nel difendere queste posizioni, la dignità umana, e più in generale una visione umanistica, viste come unica possibile Resistenza.

Un senso etico permane la narrazione, che si sviluppa abilmente, evitando eccessive semplificazioni, moralismi inutili ed anzi rappresentando al meglio i temi e le tematiche che, per quanto legate al momento storico rappresentato, si elevano a messaggio eterno e costante per tutti quanti hanno in odio violenza, sopraffazione, totalitarismo e ingiustizia.

Conosco, si fa per dire, la Guerra Civile Spagnola, essenzialmente grazie a quanto letto durante l’adolescenza, “Per chi suona la campana” e “Omaggio alla Catalogna” sono i testi principali da cui è stata sollecitata la mia curiosità. Romanzi, quello di Hemingway e di Orwell, a cui poi si aggiungerà il film “Terra e Libertà” di Ken Loach, che mi hanno aiutato ad entrare in contatto con una vicenda della storia europea trascurata nei programmi delle nostre scuole, ancora considerata forse troppo scomoda, a causa del ruolo avuto dall’Italia Fascista.

Quella guerra, per certi versi, fu l’antipasto degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, tra cui i bombardamenti di intere città e della popolazione civile, fatto allora ancora “eccezionale” e non “di routine”. In No Pasarán ad essere bombardata è Barcellona e non la cittadina basca di Guernica, ma le analogie sono evidenti e ben mostrate da Giardino.

Ernest Hemingway pose in epigrafe al suo “Per chi suona la campana” un pensiero di John Donne:

“Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata dall’onda del Mare, l’Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: 
Essa suona per te.”

Questa suggestione pervade anche “No Pasarán”, che ne diviene un’autentica resa per immagini e narrazione, infatti l’antieroe Max Fridman (da leggere anche le altre storie di cui è protagonista), è al centro di una trama fitta ed intricata, dove non tutto è funzionale alla risoluzione del “mistero”, ma dove molto ci parla di lui, della sua personalità e di temi che trascendono il contesto, per toccare corde e temi “universali”.


L’opera è stata più volte ristampata (Rizzoli Lizard) per cui facilmente reperibile, sia on line che nelle librerie/fumetterie, ed è ovviamente consigliatissima!

Ad aggiungere qualità e motivi per gustare quest’opera ci sono i disegni, tanto semplici e splendidamente colorati da rasentare la perfezione per cura dei dettagli, delle espressioni e delle pose. Giardino è consapevole del suo talento, ma lo mette in campo con intelligenza e gusto, evitando di esagerare, ovvero non cerca la tavola ad effetto, che lasci a bocca aperta, ma bensì mette in primo piano un immane lavoro di studio e costruzione delle scene, sia quelle d’azione che quelle un po’ più statiche, regalandoci intere pagine che destano ammirazione e stupore.

Inoltre possiamo ammirare un personaggio femminile, la giornalista belga Claire Blon, molto moderno per gli anni 30 e a dir poco incantevole.

Nel video seguente musica e testo di una delle canzoni più rappresentative dello spirito di chi combatté per la Repubblica e la Democrazia ed immagini di quella tragedia che fu la Guerra Civile Spagnola.