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mercoledì 7 novembre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #5 - Sarah Vaughan



A fare di Sarah Vaughan una vera divina del jazz è stata un'estensione vocale fuori dal comune ed un controllo del fraseggio che le permetteva di ridisegnare una canzone secondo l'ispirazione e l'umore del momento. Nata nel New Jersey nel 1924, trovò nel mitico Apollo Theatre di New York il luogo ideale dove esprimere il suo talento. Così Sassy, come venne soprannominata, attraversò gli anni quaranta accompagnata dalla big band di Earl Hines e poi da quella di Billy Eckstine, a cui rimase legata tutta la vita considerandolo ancora più di un mentore.
Grazie a Eckstine, la Vaughan entrò in contatto con fuoriclasse come Dizzy Gillespie e Charlie Parker, divenendo così esponente di spicco del bepop. Infatti stando vicino ai suoi massimi esponenti, la Divina riuscì ad affinare un canto libero da schemi prestabiliti, potendo così permettersi di confrontarsi sia con brani dalla evidente complessità armonica, sia con l'eleganza delle canzoni di Gershwin. Con il padre della canzone moderna americana la Vaughan si confronterà per la prima volta nella metà degli anni cinquanta. E But Not For Me verrà ricordata nella sua interpretazione unica, caratterizzata da una intensa ed emozionante varietà espressiva.



Old Man Sunshine, listen, you
Never tell me dreams come true
Just try it, and I'll start a riot
Beatrice Fairfax, don't you dare
Ever tell me he will care
I'm certain, It's the final curtain
I never want to hear from any cheerful Pollyannas
Who tell you fate supplies a mate, it's all bananas
They're writing songs of love, but not for me
A lucky star's above, but not for me
With love to lead the way
I found more skies of gray
Than any Russian play could guarantee
I was a fool to fall, and get that way
Hi-ho, alas, and also lack-a-day
Although I can't dismiss
The memory of his kiss
I guess he's not for me
Although I can't dismiss
The memory of his kiss
I guess he's not for me

Compositori: George Gershwin / Ira Gershwin

giovedì 26 maggio 2016

Sorrisi




SORRISI
Erano tanti un tempo i tuoi sorrisi:
sorpresi, maliziosi, festosi sorrisi,
tristi a volte un tantino, ma tuttavia, sorrisi.
Non uno è rimasto a te dei tuoi sorrisi.
Troverò un campo dove a centinaia crescono i sorrisi.
Te ne porterò una bracciata dei più bei sorrisi.
Tu mi dirai che non hai bisogno di sorrisi,
ché troppo ti hanno stancato i miei e gli altrui sorrisi.
E hanno stancato anche me gli altrui sorrisi.
E hanno stancato anche me i miei propri sorrisi.
Di difesa ne ho tanti di sorrisi,
che mi rendono ancora meno facile ai sorrisi.
Ma, a dire il vero, io non ho sorrisi.
Sei tu per la mia vita l’ultimo dei sorrisi,
sorriso, che sul volto non ha mai sorrisi
.
(Evgenij Evtušenko – trad. Evelina Pascucci)






venerdì 26 febbraio 2016

Luna # 15



LUNA, DOLCE LUNA...
Luna, dolce luna - pecora del cielo, fiaba
o pastore?
. . . . . . .
Ed ora, poiché non so se la luna è sempre stata la luna
non posso dire se la luna resterà sempre la luna.
E se la civetta resterà la civetta,
e l’agnello che bela l’agnello che bela,
e il cuore del bandito il cuore del bandito.
Ma questo io dico,
perché non voglio e credo:
non voglio che l’uomo antico abbia sofferto più dell’uomo d’oggi,
e l’uomo d’oggi più dell’avvenire
a capo chino colla fronte nelle mani;
non voglio che il mio bambino pianga più dell’altro
che sorgerà fra secoli di secoli.
E credo,
e credo che ciò non sarà:
perché non deve essere che il mio bambino soffra più di quello
che sorgerà fra secoli di secoli;
non deve essere che io posi faticosamente la pietra sulla via
a far più lieve il cammino a chi verrà
a porre il piede domani sulla terra.
E questo io dico perché l’uomo non speri vanamente.
E questo io dico a te, Marino, figlio mio.
. . . . . . . . . . .
Oh, ma non ho voce per dire quanto credo
che la notte non è per il giorno,
che la pena non è per la pace.

(Umberto Bellintani)