Visualizzazione post con etichetta Joel & Ethan Coen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Joel & Ethan Coen. Mostra tutti i post

venerdì 29 maggio 2026

L'uomo è ciò che mangia #4

 

L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.

(Ludwig Feuerbach)


Frances McDormand e John Carroll Lynch in “Fargo”, di Joel Coen - 1996






mercoledì 26 marzo 2025

Si mangia #2

 

John Carroll Lynch e Frances McDormand in “Fargo”, di Joel Coen - 1996

Désirée Nosbusch in “Questo e quello”, di Sergio Corbucci - 1983


Robert Carlyle, Jonny Lee Miller e Ewan McGregor in “Trainspotting”, di Danny Boyle - 1996


Rooney Mara in “Carol”, di Todd Haynes - 2015


Jack Lemmon in “L'Appartamento”, di Billy Wilder - 1960



giovedì 6 aprile 2023

giovedì 19 gennaio 2023

Bere latte nei film #2

 

Anton Chigurh/Javier Bardem in “Non è un paese per vecchi”, di Joel ed Ethan Coen - 2007


mercoledì 3 novembre 2021

Il rituale del tè, quel puntuale rinnovarsi degli stessi gesti e della stessa degustazione, quell'accesso a sensazioni semplici, autentiche e raffinate, quella libertà concessa a tutti, a poco prezzo, di diventare aristocratici del gusto, perché il tè è la bevanda dei ricchi così come dei poveri, il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite.
(Muriel Barbery, da "L’eleganza del riccio", trad. Emanuelle Caillat e Cinzia Poli)

Margot Robbie in “The Wolf of Wall Street”, di Martin Scorsese - 2013 

George Clooney in “Ave, Cesare!”, di Joel e Ethan Coen - 2016


domenica 29 agosto 2021

giovedì 9 luglio 2020

5 film "contro il caldo"




È infine giunta l'estate, con le sue alte temperature, il sudore, la voglia di bibite fresche e di gelato. Se il ventilatore non basta, se il condizionatore costa troppo e pensi già a quando tornerà il freddo potresti provare ad ingannare un po' il cervello. Prima che faccia definitivamente tilt e l'intero sistema si resetti, mettiti sul divano in mutande, opportunamente fornito di telecomando, bevande rinfrescanti e snack vari.

Cinque titoli di film “sotto zero” ad effetto rinfrescante per provare a superare il trauma dei trenta gradi in casa anche di notte.

Fargo, di Joel Coen ed Ethan Coen (1996)

Frozen – Il Regno di Ghiaccio, di Chris Buck e Jennifer Lee (2013)


La Cosa, di John Carpenter (1982)


30 Giorni di Buio, di David Slade (2007)


The Hateful Eight, di Quentin Tarantino (2016)




Bonus:
La Marcia dei Pinguini, di Luc Jacquet (2005)

Neve Nera, di Martin Hodara (2017)

martedì 13 agosto 2019

Non è un paese per vecchi e i Cohen



Qualche giorno fa ho ascoltato le parole di delusione di chi la sera prima aveva visto “Non è un paese per vecchi” di Joel ed Ethan Cohen. Parole tra l'altro espresse con compostezza ed un pizzico di rammarico da parte di chi, argomentando, sosteneva di essere rimasto un po' deluso dal film.
Tanto per essere chiari, chi scrive ritiene che i Cohen, alla regia meglio in coppia che ognuno per conto proprio (con l'altro comunque coinvolto), stiano facendo la storia del Cinema. Quindi “Non è un paese per vecchi” contribuisce ampiamente alla costruzione ed affermazione del loro valore e si aggiunge ai titoli che ritengo doveroso ricordare e rivedere nei prossimi decenni.

Elementi per esprimere una contenuta dose di delusione forse ci sono, specialmente negli ultimi venti minuti di film, dove la tensione, magistralmente creata e mantenuta fino a quel punto tende a scemare, per lasciare spazio essenzialmente alla disillusione e rimpianto del vecchio sceriffo prossimo alla pensione, ma già congedatosi dall'ottimismo e dalla vitale forza che fa andare avanti ogni essere umano sul pianeta.

Gli elementi più che positivi, anzi ottimi, hanno però la meglio e fanno di questo film una occasione imperdibile per godere del cinema dei due fratelli Cohen. Partiamo dalla magistrale ed efficace direzione degli attori, tra gli altri i bravissimi e imprescindibili Tommy Lee Jones, Josh Brolin (non ancora Marvel) e Javier Bardem, il cui sicario dai toni fatalisti e dall'imperscrutabile tono di voce difficilmente può essere dimenticato. I due registi si rivelano ancora una volta maestri nel creare e gestire un mirabile e godibile meccanismo narrativo, in cui dosano pathos, frenesia, tensione, riflessione, dialoghi, violenza e senso di finitudine a livelli d'eccellenza. 


Ma quello che fa veramente la differenza è che tutto questo sembri non interessare troppo ai Cohen, che nella loro maestria e sicurezza di gestione dell'apparato tecnico e del mezzo espressivo nella sua totalità, ci offrono qualcosa che sembra una summa, o meglio l'assunto fondatore del loro Cinema. Ovvero, consapevoli come sia necessario curare dettagli ed elementi dell'opera, utilizzano sangue, inseguimenti, epifanie tanto fallaci quanto definitive, dialoghi che mescolano humor nero e fatale disillusione per offrire un serissimo gioco basato su una potenza teorica che si esprime in inquadrature, luci, impostazioni narrative e di ripresa che fanno sì che la loro opera, i loro film siano riconoscibili e degni di essere visti e goduti. 
 

lunedì 21 agosto 2017

Citazioni Cinematografiche n.213

Presidente della commissione: Esiste un nome per uomini come te H.I., ed è precisamente: incorreggibile.  
Commissario: Meglio: delinquente abituale.  
Presidente della commissione: Non è un bel nomino, vero H.I.?  
H.I.: No signore, è un nome da coglione, ed io non lo sono più.  
Presidente della commissione: Non sarà che ce lo dici per compiacerci?  
H.I.: No signore, non c'è verso.  
Commissario: Perché a noi fa piacere solo la verità.  
H.I.: Be', allora vi sto dicendo quello che vi fa piacere.  
Presidente della commissione: Ma non ci avevi detto che non volevi compiacerci?  
H.I.: Sì signore.  
Presidente della commissione: Ok, allora.

(H.I. McDunnough/Nicolas Cage in "Arizona Junior", di Joel ed Ethan Coen - 1987



giovedì 8 ottobre 2015

Cinema anni 90


Negli anni 90 la mia personale biografia si è molto arricchita: sono passato dalle scuole medie alle superiori (peggiorando notevolmente il mio rapporto con lo studio), ho miseramente interrotto la mia comunque non promettente carriera di sportivo, sono andato in vacanza senza genitori o educatori vari, mi sono iscritto all'università in una cittadina marchigiana che si fa definire “ducale” e di conseguenza mi sono allontanato dalla famiglia. Durante quel decennio ho vissuto un sacco di esperienze, di cui ancora porto i segni sul fisico e nell'anima, ma ne sono uscito vivo, tutto sommato combinando meno disastri di quelli di cui mi sarei reso protagonista nei periodi successivi.

Piccole cose, forse, se paragonate a quanto accaduto in quegli anni nel mondo. In fondo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Guerra del Golfo, Nelson Mandela presidente, il repentino aumento del numero di stati europei, la nascita di Google, la nazionale italiana di calcio che abbandona ai rigori i propri sogni di gloria in tre mondiali consecutivi, sono senza dubbio eventi maggiormente degni di essere ricordati rispetto alle vicissitudini del sottoscritto.

Fra quanto ho potuto sperimentare un posto importante lo occupa la mia frequentazione di sale cinematografiche. Abbandonata in quegli anni, anche se con un pizzico di rammarico, la grande stanza che fungeva da cinema parrocchiale, quel ragazzo ancora imberbe che ero si è fatto ammaliare dal cinema ancora più di prima. Volete mettere quanta emozione nello scegliere il film da vedere e poter selezionare in quale cinema andare? All'inizio degli anni 90 c’erano ancora poche multisala e comunque non vicine a dove vivevo, perciò il gusto era controllare, su un quotidiano o affidandosi alle attualmente ormai vetuste locandine, quali film erano in programmazione, in quali sale e a che ora (rigorosamente proiezione unica dal martedì al venerdì, doppia il sabato sera e pomeridiana solo la domenica). A dire il vero non cambiò nulla per quasi tutto il decennio, almeno per quanto riguarda le mie personali abitudini, poiché, come accennato, spesi i miei anni universitari in una città che non poteva che accogliere piccoli cinema, limitando la mia frequentazione di sale più grandi e dotate di multiprogrammazione alle sporadiche visite ad amici che frequentavano atenei in più prestigiose e grandi città.

Insomma gli anni 90 sono stati per me molto intriganti ed “attivi”. Il cinema non lo è stato da meno, anzi ha aggiunto sapore a quanto vivevo. Penso di poter dire che in quegli anni abbia saputo rinnovarsi, sperimentare ed esprimere la sua potenzialità, riuscendo a rappresentare un periodo e le sue peculiarità storiche e sociali, regalando una serie di film che è corretto definire “cult”.

Film di cui i nati fra i 70 e gli 80 citano ancora le battute a memoria, di cui hanno preso a modello acconciature, abiti o gesti, con i più temerari che ci si basavano sopra tesi di laurea o possibili futuri lavorativi, e che ancora rimpiangono quando scorrono sullo smartphone i titoli ora in programmazione. 

Non posso ricordarli tutti, tantomeno posso aver visto la totalità di quelli usciti nel periodo (vi erano comunque anche parecchie schifezze), quindi ne propongo due per anno, (vale quello di produzione) dal 1990 al 1999, con particolare riguardo al gusto personale e a questioni autobiografiche.

Si parte!

1990
Quei Bravi Ragazzi (Goodfellas) di Martin Scorsese
La Stazione di Sergio Rubini 

1991
Il Silenzio degli Innocenti (The Silence of the Lambs) di Jonathan Demme
Lanterne Rosse di di Zhāng Yìmóu

1992
Malcolm X di Spike Lee
La Moglie del Soldato (The Crying Game) di Neil Jordan

1993
Tre Colori - Film Rosso/Blu/Bianco (trilogia) di Krzysztof Kieslowski
Lezioni di Piano (The Piano) di Jane Campion

1994
Pulp Fiction di Quentin Tarantino
Hong Kong Express di Wong Kar-wai

1995
I Soliti Sospetti (The Usual Suspects) di Bryan Singer
Seven di David Fincher

1996
Trainspotting di Danny Boyle
Il Paziente Inglese (The English Patient) di Anthony Minghella

1997
La Vita è Bella di Roberto Benigni
Febbre a 90° (Fever Pitch) di David Evans

1998
Il Grande Lebowski (The Big Lebowski) di Joel e Ethan Coen
Hana–Bi - Fiori di Fuoco di Takeshi Kitano

1999
Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick
Tutto su mia Madre (Todo sobre mi madre) di Pedro Almodóvar



























lunedì 26 gennaio 2015

Citazioni Cinematografiche n. 81

La vita mi ha servito delle mani perdenti, o magari non le ho sapute giocare, chissà... Ora volevo parlare, ma non avevo nessuno accanto a me: ero un fantasma, non vedevo nessuno, e nessuno vedeva me. Ero il barbiere...

(Ed Crane/Billy Bob Tornhton in “L’uomo che non c’era”, di Joel ed Ethan Coen – 2001)



lunedì 24 marzo 2014

Citazioni Cinematografiche n. 37


Carla Jean: Llewelyn!
Llewelyn: Sì.
Carla Jean: Che cosa stai facendo, amore?
Llewelyn: Sto uscendo.
Carla Jean: Dove vai?
Llewelyn: Mi sono dimenticato di fare una cosa, ma torno presto.
Carla Jean: Che cosa devi fare?
Llewelyn: Sto per fare una cazzata, ma lo farò lo stesso. Se non torno di' a mia madre che le voglio bene.
Carla Jean: Tua madre è morta, Llewelyn.
Llewelyn: Allora glielo dirò io.

(Carla Jean/ Kelly Macdonald e Llewelyn Moss/Josh Brolin in “Non è un paese per vecchi” di Joel ed Ethan Coen - 2007)




giovedì 27 febbraio 2014

A proposito di Davis - La Colonna Sonora


“A proposito di Davis” è il nuovo film di Joel e Ethan Coen. Ne ho già scritto, apprezzandone regia, fotografia e recitazione del protagonista, un bravo e sorprendente Oscar Isaac, che tra l’altro canta, molto bene, gran parte delle canzoni che compongono la colonna sonora di questa pellicola.

I fratelli Coen hanno sempre dedicato molta cura ed attenzione alla musica dei loro film, con un certo gusto retrò, che ha reso le rispettive colonne sonore delle vere chicche, per appassionati e non solo.

Se è veramente cult quella de “Il Grande Lebowski”, che omaggia il rock USA anni ’60 e ’70 (compresi i miei adorati Creedence Clearwater Revival), non lo è certo da meno quella che esalta ed accompagna le peripezie degli evasi di “Fratello dove sei?”, dove a farla da padrone è la musica folk.

In “A proposito di Davis” ritorna alla grande proprio la musica folk, con alcune bellissime composizioni tradizionali nordamericane. I pezzi sono principalmente nuove incisioni e, come già detto, sono cantati dallo stesso attore protagonista, una rivelazione.

Uno dei brani più intensi, che apre e chiude la pellicola, è “Hang Me, Oh Hang Me”.

Ad affiancare lo sfortunato musicista ci sono amici e colleghi, tra i quali i personaggi interpretati dalla dotata, dal punto di vista esecutivo, Carey Mulligan (delicata e godibile la sua interpretazione) e dalla popstar Justin Timberlake, che si cala bene nella parte. 

Loro eseguono, insieme a Stark Sands, l’emozionante “Five Hundred Miles”.

Non meno intensa è l’esecuzione di “The Shoals of Herring” (qui nella versione "The Dubliners"), nella scena dove Llewyn Davis fa visita al vecchio padre, in quello che si presenta a metà strada tra un tentativo di riconciliazione ed un commiato.



Il mio brano preferito risulta essere lo struggente “The Death of Queen Jane”.