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mercoledì 22 luglio 2026

Estate #5

 

John Constable (1776-1837), Sera d’estate con tempesta di nuvole


La Finlandia intera entrava nella stagione estiva. Le acque si erano liberate, gli umani risvegliati. Il sole splendeva raggiante, una brezza leggera turbinava nell’aria. Dalle parti di Lestijärvi, in campagna, una madre di famiglia sfornava brioche alla cannella, a Kokkola, sulla costa, un automobilista ubriaco provocava un incidente mortale. Insomma, era cominciata l’estate.

(“Lo smemorato di Tapiola”, di Arto Paasilinna, Iperborea - Trad. Helinä Kangas e Antonio Maiorca)





domenica 19 luglio 2026

Quell'ora della sera

 



"Era quell'ora della sera che riempie il cielo di rondini e l'aria della luce di un altro tempo, quella luce che ti colma il cuore di felicità e di paura insieme e ti fa credere possibile che una finestra si apra in alto a destra da qualche parte dietro le tue spalle e una madre ancora giovane e bella si affacci per gridare il tuo nome e chiamarti a cena."

(Fabrizio Silei, "Trappola per volpi" - Giunti, 2019)


René Magritte - L'impero delle luci 




sabato 11 luglio 2026

Giallo, Noir & Thriller/100

 


Titolo: La promessa
Autore: Jussi Adler Olsen
Traduttore: Maria Valeria D’Avino
Editore: Marsilio - 2016

La promessa“, sesto libro della serie dedicata alla Sezione Q capitanata da Carl Mørck, ci porta su una delle isole della Danimarca, Bornholm.

In pratica il simpatico ed accattivante, quanto anomalo, trio formato dall’ispettore Mørck, da Rose e Assad, opera in trasferta e si trova alle prese con un caso complesso, che li porterà a confrontarsi con una setta, in cui non mancano un santone, riti, litanie, adepti ingenui ed altri disposti a tutto in nome delle proprie convinzioni o dei desideri dei singoli.


Ricordiamo che la Sezione Q si occupa di casi irrisolti, di cold case rimasti per anni in archivio. Si parte da un fatto tragico, il suicidio dell’ispettore Christian Habersaat, che opera a Bornholm, la più orientale delle isole danesi e che da diciassette anni indaga sulla misteriosa morte di una ragazza. Poco prima del tragico gesto, Habersaat aveva contattato proprio Mørck, che si troverà quindi in una indagine che lo opporrà a personaggi potenti e manipolatori, pronti ad ogni tipo di azione pur di difendere i loro interessi e impedire che la verità venga a galla.


Un elemento originale e che mi ha coinvolto è la scelta di far divenire l'isola di Bornholm un vero e proprio personaggio. I suoi prati, le coste, le atmosfere e le leggende narrate o anche solo evocate rendono l'ambientazione un tassello importante della storia e della scrittura. Un ulteriore punto di forza, insieme all'indagine vera e propria che comunque non evita qualche lentezza, è l'analisi dei meccanismi che portano un leader carismatico ad ottenere potere ed influenza su persone fragili o anche solo sprovvedute, così come la riflessione su quanto un individuo è disposto a fare per ottenere ciò che ritiene sia suo di diritto. Qui non mancano passaggi perturbanti ed una certa tensione al limite del l'inquietudine.

Jussi Adler-Olsen, come una certa tradizione nordica, ci offre insomma un buon thriller che si concentra anche sull'indagine psicologica e non teme di avvicinarsi a temi e ambienti dal fascino pericoloso.



La consueta pennichella mattutina di Carl Mørck nel seminterrato della centrale di polizia di Copenaghen viene bruscamente interrotta dalla telefonata di un collega di Bornholm, la più orientale delle isole danesi. L’ispettore Mørck è riluttante ad accollarsi un nuovo caso, ma quando, poche ore dopo, Habersaat muore in circostanze drammatiche, si sente in dovere di precipitarsi a Bornholm insieme ai suoi due stravaganti assistenti, Rose e Assad. Tra sette esoteriche, guru carismatici e ragazze troppo ingenue, la Sezione Q al completo dovrà indagare su personaggi dalla volontà d’acciaio e dalle incredibili doti manipolatorie, disposti a tutto pur di raggiungere i loro fini e difendere i loro interessi. (da marsilioeditori.it)


mercoledì 1 luglio 2026

Estate #2

 

(Giuseppe Arcimboldo, Figura seduta dell’Estate - 1573)


Faceva un caldo enorme, il piccolo ventilatore che mi ero portato non dava nessun refrigerio, la città sembrava morta.

(Antonio Tabucchi, Il gioco del rovescio)





mercoledì 24 giugno 2026

Estate #1

 

(Pieter Bruegel il Vecchio, I mietitori, 1565 - MET museum, New York)


Questo clima che ci infligge sei mesi di febbre a quaranta gradi. Li conti, Chevalley, li conti: Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre; sei volte trenta giorni di sole a strapiombo sulle teste; questa nostra estate lunga e tetra quanto l’inverno russo e contro la quale si lotta con minor successo; Lei non lo sa ancora, ma da noi si può dire che nevica fuoco, come sulle città maledette della Bibbia; in ognuno di quei mesi se un Siciliano lavorasse sul serio spenderebbe l’energia che dovrebbe essere sufficiente per tre.

(Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo)




sabato 11 aprile 2026

Un incontro

 


Ero contento. Quella sera avevo un appuntamento. Qualcuno da toccare, da guardare, con cui parlare. Con cui dimenticare la morte, pane quotidiano.

La donna mi piaceva. Mi era piaciuta fin dalla prima volta che l’avevo vista in un caffè di Panama City. In quell’occasione accompagnava l’uomo corpulento che ci aveva dato le istruzioni necessarie e le parole d’ordine per passare in Costa Rica, e da lì proseguire fino al confine settentrionale dove ci saremmo uniti al grosso della brigata.

(Luis Sepúlveda, “Incontro d'amore in un paese in guerra” - trad. Ilde Carmignani)







martedì 27 gennaio 2026

27 Gennaio - Giorno della Memoria

 


“In due millenni si sono mai visti casi in cui siano stati la libertà e l’amore per l’uomo a impiegare l’antisemitismo quale strumento della propria battaglia? A me non risulta. L’antisemitismo del quotidiano è un antisemitismo non cruento. È la prova che al mondo esistono idioti, invidiosi e falliti. Nei paesi democratici può insorgere un antisemitismo di natura sociale, che si manifesta negli organi di stampa appartenenti a gruppi reazionari, nell’operato di quegli stessi gruppi (per esempio nel boicottaggio della manodopera o delle mercanzie ebraiche) e in un sistema religioso o ideologico reazionario. Nei paesi totalitari, dove la società civile non esiste, può svilupparsi solo un antisemitismo di Stato. L’antisemitismo di Stato è la prova che lo Stato si serve di idioti, reazionari e falliti, che sfrutta l’ignoranza dei superstiziosi e il rancore di chi ha fame. Al suo primo stadio un tale antisemitismo è discriminatorio: lo Stato permette agli ebrei di vivere solo in determinati luoghi e di svolgere determinate professioni, vieta loro di occupare posizioni di rilievo, di frequentare le università, di ottenere titoli accademici e via dicendo. Dopo di che passa allo sterminio. In epoche in cui le forze reazionarie di tutto il mondo si scontrano – a loro fatale detrimento – con le forze della libertà, l’antisemitismo si fa ideologia di Stato e di partito. Così è successo nel XX secolo, l’era del nazismo.”

(da "Vita e Destino", di Vasilij Grossman - trad. Claudia Zonghetti)










sabato 3 gennaio 2026

Giallo, Noir & Thriller/99

 


Giallo, Noir & Thriller/99
Titolo: L'effetto farfalla
Autore: Jussi Adler Olsen
Traduttore: Maria Valeria D’Avino
Editore: Marsilio - 2019


Quinto appuntamento con la Sezione Q guidata da Carl Mørck della polizia danese.

Uno dei meriti di questa serie, probabilmente la motivazione del suo successo, è il riuscire a reggersi su un equilibrio non facile da ottenere, per quanto estremamente delicato. Il lettore trova situazioni dure, drammatiche, spesso violente, che richiamano questioni etiche e sociali, indagando sulla società danese contemporanea, ma sono presenti anche momenti di ironia e comicità leggera, quasi sottovoce. Di solito mettere insieme questi due elementi, vicini a due estremi, è rischioso e può portare squilibrio ed a risultati poco convincenti, ma Jussi Adler-Olsen riesce sempre a farlo con grande sensibilità, attenzione, capacità di scrittura e buon gusto.
La storia si sviluppa attraverso più piani temporali che si intrecciano tra loro, più contesti e spazi anche lontani tra loro, senza creare confusione, dando vita a una trama ricca e ben costruita fatta di omicidi, corruzione e intrighi finanziari. Al centro di tutto, suo malgrado, c’è Marco, un ragazzo rom di quindici anni, costretto a vivere di piccoli reati e di elemosina per soddisfare le richieste del crudele zio Zola, vero capo della famiglia.
Nel corso del romanzo, l’autore alterna con grande abilità l’indagine dell’ispettore Carl Mørck e della sua squadra della Sezione Q alle difficoltà e alle paure che Marco deve affrontare mentre cerca di scappare da una vita che non ha scelto. Fin dalle prime pagine si resta incollati alla storia, trascinati sia dal ritmo serrato degli eventi sia dal percorso umano di Marco, che nella sua fuga è costretto a confrontarsi con emozioni e paure del tutto nuove per lui.


Marco ha solo quindici anni ma non ha mai avuto un’infanzia. È cresciuto con una banda di criminali il cui capo, il cinico e violento Zola, lo obbliga a un’esistenza squallida, fatta di accattonaggio e piccoli furti. Quando un giorno riesce a disertare, la sua fuga si trasforma in una lotta per la vita. Quello che Marco non sa è che la sua famiglia non è la sola a volerlo morto. Banchieri, diplomatici e alti funzionari statali sono coinvolti in una truffa insanguinata che allunga i suoi tentacoli fino alla giungla dell’Africa centrale, e temono di cadere uno dopo l’altro come tessere del domino se lui racconterà quello che ha visto. Neppure Carl Mørck, alla guida della Sezione Q, è disposto a lasciarsi sfuggire il ragazzino dallo sguardo ardente incrociato per caso nelle strade di Copenaghen, e insieme ai suoi assistenti – la fantasiosa Rose e il sempre più misterioso Assad – è deciso a interrompere quella fatale catena di eventi.(da Marsilioeditori.it)




domenica 28 dicembre 2025

Giallo, Noir & Thriller/98

 

Titolo: La donna che morì due volte

Autore: Leif GW Persson

Traduttore: Katia De Marco

Editore: Marsilio – 2018


Il titolo, vi sfido, non può che far venire in mente il quasi omonimo film di Alfred Hitchcock. Ma non siamo a San Francisco, Kim Novak e James Stewart non ci sono e la componente sentimentale manca. Sono ben presenti, invece, l'elemento di mistero, il gusto dell'indagine ed una dose thriller che si avvalgono anche di una componente più leggera, quasi divertente, data dal protagonista.

Proviamo a proporre qualcosa di simile ad una vera recensione, nello stile da semplice e divertito lettore incuriosito.

Potrei cominciare dal dire che “La donna che morì due volte” si fonda, ovviamente, su un paradosso che incrina una delle certezze più elementari dell’esistenza: l’idea che la morte sia un evento unico e irripetibile. Un assunto che pare indiscutibile e che tuttavia viene messo in crisi da una vicenda che, anche in questo caso, evoca atmosfere hitchcockiane, sebbene qui il gioco si svolga sul terreno della morte e non della vita.

Anche senza abbandonare questa certezza, ci si trova comunque di fronte al fatto che una giovane donna orientale sembra aver sfidato l’impossibile: è morta due volte. Di almento una di queste morti si ha la certezza, si conosce la mano assassina, fredda e metodica, capace di occultare il cadavere per anni. Tutto ciò contraddice la logica e proprio per questo cattura immediatamente il lettore, trascinandolo in un enigma che non ammette risposte semplici.

Di fronte a un simile rompicapo, sembra inevitabile arrendersi, soccombere alla curiosità, al bisogno quasi compulsivo di formulare congetture, di inseguire piste e sospetti. Le pagine scorrono rapide, sostenute da una costruzione narrativa solida e calibrata, mentre il tema del “doppio”, tanto caro al già ricordato cinema di Hitchcock, riaffiora e stringe il lettore, costringe la sua immaginazione o quantomeno la sua curiosità, in una morsa sottile e inquietante.

A condividere questo percorso non è solo il lettore, ma anche una squadra di investigatori acuti e determinati che, nel romanzo “La donna che morì due volte, si muove a ritroso nel tempo per ricostruire una verità destinata a esplodere come un fulmine improvviso. Quando arriva, infatti, la rivelazione finale coglie di sorpresa: un autentico colpo di scena che testimonia l’abilità di Leif GW Persson nel governare la tensione e nel condurre chi legge esattamente dove vuole, fino all’ultima pagina.

Figura centrale e indiscussa è Evert Bäckström, poliziotto fuori schema e antieroe per eccellenza. Personaggio volutamente sgradevole al primo impatto, Bäckström non fa nulla per conquistare simpatia: ostenta senza filtri i propri vizi, dall’alcol alla pigrizia, dal cinismo al disincanto morale per condire il tutto con la misoginia, passando per una sicurezza di sé che rasenta l’arroganza. È corrotto, indolente, spavaldo, eppure dotato di un intuito formidabile.

Proprio questo, però, dopo qualche pagina (o qualche romanzo, come nel mio caso) lo rende irresistibile e divertente. Bäckström non intende indossare maschere rassicuranti né si piega a modelli consolatori, non chiede di essere amato, finendo forse per questo per esserlo. In un thriller, dopotutto, l’empatia può essere secondaria, se vi è intuizione, fantasia, capacità di vedere ciò che gli altri non vedono e tutto questo lo si fa valere. E di fiuto investigativo, Bäckström ne possiede in abbondanza.

Anche il resto del cast non è da meno. I personaggi sono vividi, scolpiti con tale cura da sembrare reali, quasi invadenti, come vicini di casa eccentrici di cui si percepiscono odori, voci e manie. A fare da sfondo, una Svezia lontana dall’immagine patinata e irreprensibile, una terra che lascia intravedere crepe e zone d’ombra, immersa in una natura aspra e silenziosa, evocata più per ciò che nasconde che per ciò che mostra.

L’unico limite del romanzo risiede, forse, nel ritmo, che in alcuni passaggi rallenta e rischia di appesantire la narrazione. Talvolta la trama tende a dilungarsi oltre il necessario, suggerendo che una maggiore asciuttezza avrebbe giovato, rendendo la lettura ancora più fluida. Si tratta, però, di un appunto da incontentabile brontolone, di un difetto talmente marginale da non intaccare il piacere di leggere e godere di un mistero avvincente, di protagonisti efficaci che stimolano curiosità e sanno coinvolgere pagina dopo pagina.


Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un’escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull’isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l’investigatore più furbo e cialtrone dell’intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l’aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte?(da marsilioeditori.it)





giovedì 4 dicembre 2025

Lettera

 



La lettera è arrivata.

È sul tavolo,
accanto ai fiori.
La fisso
           a lungo.
Riconosco la calligrafia. 

Ma la leggerò
a mezzanotte,
quando i treni
diretti a nord
faranno
tremare le finestre di casa.

(Susana Cabuchi da “Patio solitario” - 1986)




mercoledì 8 ottobre 2025

Fiume

 


Il fiume modella le sponde e le sponde guidano il fiume.

(Gregory Bateson in “Verso un'ecologia della mente” - trad. Giuseppe Longo - 1976)






giovedì 21 agosto 2025

Cammino alla ricerca di sé stessi

 


WILLIAM GOODE
A tutti nel villaggio pareva, senza dubbio,
ch’io andassi qua e là, senza scopo.
Ma qui accanto al fiume si possono vedere al tramonto
i pipistrelli dalle morbide ali svolazzare a zig-zag –
devon volare così per acchiappare del cibo.
E se avete mai perduto il cammino di notte
nel profondo del bosco accanto al guado di Miller
e infilato più strade,
dovunque la luce della Via Lattea scintillasse,
tentando di trovare il sentiero,
capireste che io cercavo la via
con lo zelo più serio, e che tutto il mio errare
era un errare a questo scopo.

(Edgar Lee Masters, da “Antologia di Spoon River”, 1915 – Trad. Fernanda Pivano)




mercoledì 9 luglio 2025

Giallo, Noir & Thriller/97

 


Titolo: L’ultima casa a sinistra

Autore: Unni Lindell

Traduttore: Irene Peroni

Editore: Newton Compton – 2012


Il romanzo si presenta con una trama intricata e ricca di colpi di scena. Tanto intricata da avermi creato qualche difficoltà, lo riconosco, perché a mio avviso non proprio semplice da seguire. Qualche pagina e passaggio possono mettere alla prova il lettore, che potrebbe trovarsi un po' spiazzato da una serie di (eccessivi?) colpi di scena, ma comunque Unni Lindell dimostra anche in questo caso la sua bravura, ben valorizzata dalla traduzione italiana, dal momento che sebbene la storia si presenti abbastanza complicata, si è spinti ad andare avanti nella lettura.


Da godere la caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti, così come risultano coinvolgenti le descrizioni, in grado di generare suspence, sebbene diluita, ed una certa curiosità.

Lo stile risulta semplice e pulito ed i dialoghi nel complesso efficaci, ma in fondo questa seconda storia con protagonisti i detective Cato Isaksson e Marian Dahle mi ha convinto meno de “La Trappola”.

Intendiamoci, “L’ultima casa a sinistra” si ritaglia degnamente un posto nel panorama della letteratura giallo-thriller contemporanea, ma bisogna che piacciano lo stile e l'idea che l'autrice propone.


Il corpo senza vita di Britt Else Buberg viene ritrovato sul marciapiede, di fronte al palazzone di cemento alla periferia di Oslo, dove la donna abitava. Apparentemente si tratta di una caduta dal balcone. Britt, sola e senza amici, potrebbe avere il classico profilo della suicida. Eppure un testimone ha visto con i propri occhi qualcuno che la spingeva giù dalla finestra. A distanza di poche ore, in un camping fuori città viene ritrovato anche il cadavere di Lili Rudeck: diciannove anni, lavoratrice stagionale di nazionalità polacca, la ragazza viveva in un bungalow di proprietà di un uomo che abita nel condominio di Britt. Quindi è tutto risolto? L'uomo è colpevole di entrambi i delitti? La questione non è così semplice: Cato Isaksen e la collega Marian Dahle scopriranno ben presto che nello stesso camping è stata violentata e uccisa un'altra ragazza, stranamente molto somigliante a Lili. Ma quel delitto è avvenuto molti - troppi - anni prima, nel 1972...(da ibs.it)

giovedì 3 luglio 2025

Il Ballo - Irène Némirovsky

 

Titolo: Il Ballo
Autore: Irène Némirovsky
Traduttore: Margherita Belardetti
Editore: Adelphi - Piccola Biblioteca Adelphi - 2005



L'intera opera di Irène Némirovsky verte su precisi argomenti e nuclei tematici, due dei quali sono magistralmente contenuti in questo folgorante racconto breve.

Il Ballo, scritto nel 1928 e pubblicato la prima volta nel 1930, presenta personaggi e temi narrativi, quali l'attacco alla classe sociale alla quale la stessa Némirovsky apparteneva e l'impietosa analisi dei rapporti familiari, fra madre e figlia in particolare, che successivamente verranno riproposti anche in romanzi e altri racconti.

In poche decine di pagine, di abrasiva concisione e con un meticoloso lavoro di analisi e rappresentazione, l'autrice costruisce la storia di una vendetta, che mostra, allo stesso tempo, la violenza e la crudeltà che si insinua nei rapporti affettivi e l'ipocrisia e la volgarità di quanti, durante gli anni successivi al primo grande conflitto mondiale, si sono arricchiti con metodi e comportamenti deprecabili agli occhi della Némirovsky, entrando così a far parte della “nuova borghesia” postbellica.


Questi nuovi ricchi, finemente caratterizzati nella loro grossolanità rampante, desiderano arrivare al culmine dell'agognata ascesa sociale. Genitori di una quattordicenne a suo modo ancora non intaccata dagli spasimi del padre e dichiarata antagonista della madre, intendono organizzare una serata in cui invitare tutte le persone “che contano”.

Il ballo, di cui con maestria la Némirovsky descrive la preparazione, scandagliando con ferocia non priva di ironia l'idea di raffinatezza e di stile degli “arricchiti”, diviene per la giovane ragazza, figlia relegata a ruolo marginale e quasi infantile dalla madre che ne limita il desiderio di vita per non subirne la concorrenza in tema di affetto e visibilità sociale, occasione di vendetta.

Una serata che diviene danza grottesca e a tratti macabra, con la giovane che di fronte alle lacrime materne ed alla bruciante umiliazione procuratagli, compie un sadico passaggio all'età adulta, appropriandosi di un potere sottratto ai genitori e ormai segnata e condannata ai tratti tipici di una classe sociale. Classe sociale che viene dipinta nelle pagine del libro come instabile, a dispetto di quanto ottenuto e di quanto ritiene di possedere. Una classe sociale che crede unicamente nel denaro, solo ed unico valore, divinità pagana che diviene strumento di compravendita.


Inoltre ne “Il Ballo” si intuisce l'avanzare di un'epoca terribile e violenta, in cui le vecchie disuguaglianze di classe muteranno di aspetto. Al senso di responsabilità sociale ed alla visione etica della società europea, propria di una borghesia illuminata, si sostituirà l'assenza di scrupoli, la greve grossolanità dei “nuovi ricchi”, poveri di ethos e di visione prospettica di una relazione sociale, dotati di sordida assenza di scrupoli. Una società a cavallo fra le due grandi guerre che diviene essa stessa territorio di guerra, in cui a primeggiare sono gli individui peggiori, in ogni senso e sotto ogni profilo. Analisi che l'autrice presenta con una narrazione perfettamente calibrata e che inserisce ogni elemento come in un oliato e magnifico ingranaggio capace di nascondere i propri componenti meccanici e mostrare un brillante risultato.




venerdì 20 giugno 2025

Una Locomotiva


Un’altra locomotiva, potente questa, da espresso, con due gran ruote voraci, sostava sola, sbuffando dal fumaiolo un denso fumo nero che saliva dritto, lento lento nell’aria tranquilla.”


Quante persone! Altra folla, una folla infinita in mezzo al rollio dei vagoni, al fischio delle locomotive, al ronzio del telegrafo, al suono dei campanelli! Era come il gran corpo di un gigante sdraiato sulla terra, la testa a Parigi, le vertebre lungo tutti i binari, le membra aperte delle diramazioni, i piedi e le mani a Le Havre e agli altri capolinea. Passava e ripassava, meccanico, trionfale, dritto verso il futuro con matematica esattezza, ignorando volontariamente quanto di umano restava ai suoi due estremi nascosto ma tenace, l’eterna passione, l’eterno delitto.”



Agli orari regolamentari i treni passavano incrociandosi ormai sui due binari, la circolazione era stata completamente ripristinata. Passavano inesorabili, indifferenti nella loro meccanica onnipotenza, senza sapere nulla di quei drammi, di quei delitti. Che importanza avevano alcuni sconosciuti tra la folla caduti durante il cammino, schiacciati sotto le ruote?! I morti erano stati rimossi, il sangue lavato, si ripartiva per andar laggiù, verso il futuro.”


Non importavano le vittime schiacciate dalla locomotiva in corsa! Non era comunque diretta verso il futuro, incurante del sangue versato? Senza guida, in mezzo al buio, come una bestia cieca e sorda scagliata contro la morte correva, correva, carica di carne da cannone, di soldati già rimbambiti di stanchezza, sbronzi, che cantavano.”




Brani da “La bestia umana”, di Emile Zola 

venerdì 23 maggio 2025

Giallo, Noir & Thriller/96


Titolo: Paziente 64
Autore: Jussi Adler Olsen
Traduttore: Maria Valeria D’Avino
Editore: Marsilio - 2019


Quarta indagine condotta dallo strano trio Carl, Assad e Rose, gli investigatori della sezione “Q”, già precedentemente incontrati ed apprezzati.

Jussi Adler-Olsen è noto che sia fra i miei preferiti fra gli autori attivi nel panorama giallo-thriller, almeno per quelli che, ogni tanto, hanno la pazienza e la cortesia di passare da queste parti.

Anche “Paziente 64” si fa leggere con piacere e soddisfazione, principalmente perché sa essere scorrevole ed avvincente, oltre che grazie alla capacità dell'autore di offrire molto su cui riflettere, argomenti scottanti e di attualità.

I “nostri eroi” sono attivi su più fronti, privati e personali, lavorativi e sociali, che si intrecciano e si mescolano tra loro in modo quasi naturale, addirittura piacevole ed accattivante.


Adler-Olsen inoltre sa inserire nel romanzo momenti più leggeri, persino di ilarità, che hanno il merito sia di farci affezionare ai protagonisti della serie, che di stemperare la necessaria tensione che si crea, permettendo al lettore di gestire la rabbia che prova nei confronti dei diversi personaggi negativi.


Una piccola isola remota dove un tempo venivano relegate donne scomode, o semplicemente sfortunate, umiliate e maltrattate in nome del mantenimento di un ordine folle. Nete Hermansen era riuscita a scappare – o almeno è quello che credeva. Il giorno in cui il passato la riagguanta, la sua sete di vendetta si fa incontenibile, e la Sezione Q guidata da Carl Mørck si trova ad affrontare uno dei casi più difficili che abbia mai avuto tra le mani. Cosa successe, veramente, su quell’isola cinquant’anni prima? Con una vita privata a dir poco ingarbugliata e un caso di omicidio che lo coinvolge in prima persona, Carl Mørck non è nello stato d’animo adatto per affrontare una nuova indagine. Ma il macabro scenario che emerge dopo la riapertura di un cold case sull’inspiegabile scomparsa di una prostituta, piccola tessera di un mosaico molto più grande, non gli dà alternativa. La nuova indagine del trio formato dall'ispettore Carl Mørck e dai suoi assistenti Assad e Rose ci fa sprofondare in uno degli episodi più oscuri della storia danese recente, i cui effetti devastanti rivelano il volto di una società molto lontana dalla sua immagine esemplare. (da marsilioeditori.it)





giovedì 23 gennaio 2025

A proposito degli Stranieri


William Shakespeare richiama alla tolleranza verso i migranti nell'opera “Tommaso Moro”.


Gli uomini sono da sempre "in cammino", sono sempre stati migranti e perciò, per qualcuno e per qualcosa, "stranieri".


I flussi migratori, la migrazione, come Shakespeare splendidamente narra e mostra in questa notevole scena, non è un fenomeno nuovo: la domanda fondamentale è come noi reagiamo ad esso, come chi ci amministra e governa si pone di fronte ad esso, quali decisioni prende e quali parole utilizza.




Immaginate allora di vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla, e i poveri bagagli arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto, e che voi vi asseggiate come Re dei vostri desideri - l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato - e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione.


Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara che, in un’esplosione di odio e di violenza, non vi conceda un posto sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole.


martedì 31 dicembre 2024

Feste di Capodanno

 


Non ho mai amato le feste di Capodanno. Spero sempre che tutti quelli che mi circondano si distraggano e dimentichino di fare il consueto countdown. Purtroppo, non è mai accaduto. A volte capita di andarci vicino, ma c'è sempre qualche guastafeste che una ventina di secondi prima avverte tutti.

(Valerio Lundini, da “Era meglio il libro”)




venerdì 15 novembre 2024

Giallo, Noir & Thriller/95

 

Titolo: Il sogno di Unnur
Autore: Ragnar Jónasson
Traduttore: Valeria Raimondi
Editore: Marsilio – 2024



Arriva alla conclusione, dal punto di vista della pubblicazione italiana, questa “strana” trilogia di Hulda, di cui “Il sogno di Unnur” è l'ultimo episodio. Una trilogia a ritroso, dove nel primo libro abbiamo l'epilogo e nell'ultimo accade ciò che già sappiamo essere accaduto, origine di una serie di scelte, situazioni e stati d'animo.

Tanto vale che lo dica subito: Ragnar Jónasson mi ha conquistato e “Il sogno di Unnur” è tra i miglior thriller, non solo nordici, che ho letto.

Un thriller appassionante che mi ha catturato e accompagnato in un susseguirsi di emozioni, curiosità, ansie che a tratti mi hanno sconvolto, facendomi oscillare tra amore, odio, simpatia e repulsione verso i protagonisti della storia.

La scrittura è intensa, sapientemente drammatica e realistica, con i vari personaggi che ci offrono drammi personali, situazioni private e relazionali che si incontrano e generano tensione e suspense. Non importa quanto sia già intuibile a circa metà del libro, perché il gusto e il desiderio di sapere, non solo cosa, ma anche come accadrà, prende il sopravvento. Non si possono lasciare le pagine, la vita e le vite descritte.

La difficoltà di accettare la realtà, la propria e quella dei nostri cari, di vivere il dolore e la perdita ci vengono proposte attraverso, principalmente, due donne, simili nella disperazione quanto distanti nell'affrontarla.

Il dolore ci cambia, ci porta rabbia, furore, così come desiderio di oblio e senso di smarrimento. Come reagire a tutto ciò? L'ispettore Hulda Hermannsdóttir si pone questa ed altre domande, così come fa, o dovrebbe forse fare, l'altra donna, Erla, al centro della vicenda.

In realtà, ci sarebbe almeno un'altra donna, magari due, più giovani e diversamente disperate, di una disperazione lucida o rassegnata, che arricchiscono e aggiungono ansia e inquietudine al tutto.

Mi piace sottolineare la presenza questo “terzetto” di donne che, solo per una tragedia familiare annunciata e “già scritta”, non diviene quello che di fatto avrebbe potuto essere un quartetto.


Jónasson anche in questa scelta ci offre tutta la sua abilità di grande autore, con l'elemento claustrofobico che dona all'insieme un gusto eccellente. Ci riesce perchè “Il sogno di Unnur” esplica il confronto tra storie di donne molto diverse tra loro, con in comune un senso di vuoto, un desiderio di ricerca e di senso.

L'autore le affianca, le segue, scava con abilità e finezza nella loro psicologia e nelle loro vite, con lo sfondo della Natura islandese, magnifica e selvaggia, ostile e maestosa.



La violenta bufera di neve che si è abbattuta sull’Islanda orientale, isolando completamente le poche case dell’interno, avrebbe dovuto tenere chiusi in casa anche i più audaci. Eppure, qualcuno ha deciso di sfidare il vento e il gelo e di avventurarsi in una delle zone più remote del paese. Un posto non adatto agli esseri umani; non in quel periodo dell’anno. In una fattoria dove manca la corrente e la linea telefonica è interrotta, Einar ed Erla si preparano al loro Natale solitario, quando un rumore inaspettato li fa sussultare. Qualcuno sta bussando alla porta. Una visita inattesa. Einar apre, e l’ospite sconosciuto entra. Chi è l’uomo che dice di essersi perso in una giornata come quella? Cosa sta cercando realmente? Forse è un bugiardo. O addirittura un assassino? Una cosa è certa: in quella casa, esclusa dal resto del mondo, avvolta dal buio, dal freddo, dal sibilo del vento, non tutti sopravviveranno alla notte. In seguito al ritrovamento dei corpi, le indagini sono affidate a Hulda Hermannsdóttir, ispettore della polizia di Reykjavík, rientrata in servizio dopo che la sua vita è stata sconvolta da drammatiche vicende familiari. Ma liberarsi dei propri fantasmi è molto difficile: Hulda sarà perseguitata ancora a lungo dalla sensazione di non aver capito in tempo. Davvero esiste una via di fuga dal proprio senso di colpa? Il suo lavoro di poliziotta è una sorta di gioco che si svolge in un’area grigia al confine tra il giorno e la notte, dove le vittorie definitive non esistono. Così, «la migliore eroina tragica che il giallo ci ha dato negli ultimi tempi», come scrive il Sunday Times, dovrà imparare a nascondere i sentimenti e a difenderli, a comportarsi come se niente fosse successo, per non dover rinunciare alla vita.(da marsilioeditori.it)









mercoledì 25 settembre 2024

Carcere, castigo, dolore

 

La ronda dei carcerati (1890), Vincent Van Gogh - museo Puskin di Mosca


La critica spesso rivolta, nella prima metà del secolo XIX, al sistema carcerario (la prigione non è sufficientemente punitiva: i detenuti hanno meno freddo, meno fame, minori privazioni, nel complesso, di molti poveri e persino di molti operai) indica un postulato che non è mai stato chiaramente abbandonato: è giusto che un condannato soffra fisicamente più degli altri uomini. La pena ha difficoltà a dissociarsi da un supplemento di dolore fisico. Cosa sarebbe, un castigo incorporeo?”

(Michel Foucault, “Sorvegliare e Punire” - Einaudi)