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venerdì 15 novembre 2024

Giallo, Noir & Thriller/95

 

Titolo: Il sogno di Unnur
Autore: Ragnar Jónasson
Traduttore: Valeria Raimondi
Editore: Marsilio – 2024



Arriva alla conclusione, dal punto di vista della pubblicazione italiana, questa “strana” trilogia di Hulda, di cui “Il sogno di Unnur” è l'ultimo episodio. Una trilogia a ritroso, dove nel primo libro abbiamo l'epilogo e nell'ultimo accade ciò che già sappiamo essere accaduto, origine di una serie di scelte, situazioni e stati d'animo.

Tanto vale che lo dica subito: Ragnar Jónasson mi ha conquistato e “Il sogno di Unnur” è tra i miglior thriller, non solo nordici, che ho letto.

Un thriller appassionante che mi ha catturato e accompagnato in un susseguirsi di emozioni, curiosità, ansie che a tratti mi hanno sconvolto, facendomi oscillare tra amore, odio, simpatia e repulsione verso i protagonisti della storia.

La scrittura è intensa, sapientemente drammatica e realistica, con i vari personaggi che ci offrono drammi personali, situazioni private e relazionali che si incontrano e generano tensione e suspense. Non importa quanto sia già intuibile a circa metà del libro, perché il gusto e il desiderio di sapere, non solo cosa, ma anche come accadrà, prende il sopravvento. Non si possono lasciare le pagine, la vita e le vite descritte.

La difficoltà di accettare la realtà, la propria e quella dei nostri cari, di vivere il dolore e la perdita ci vengono proposte attraverso, principalmente, due donne, simili nella disperazione quanto distanti nell'affrontarla.

Il dolore ci cambia, ci porta rabbia, furore, così come desiderio di oblio e senso di smarrimento. Come reagire a tutto ciò? L'ispettore Hulda Hermannsdóttir si pone questa ed altre domande, così come fa, o dovrebbe forse fare, l'altra donna, Erla, al centro della vicenda.

In realtà, ci sarebbe almeno un'altra donna, magari due, più giovani e diversamente disperate, di una disperazione lucida o rassegnata, che arricchiscono e aggiungono ansia e inquietudine al tutto.

Mi piace sottolineare la presenza questo “terzetto” di donne che, solo per una tragedia familiare annunciata e “già scritta”, non diviene quello che di fatto avrebbe potuto essere un quartetto.


Jónasson anche in questa scelta ci offre tutta la sua abilità di grande autore, con l'elemento claustrofobico che dona all'insieme un gusto eccellente. Ci riesce perchè “Il sogno di Unnur” esplica il confronto tra storie di donne molto diverse tra loro, con in comune un senso di vuoto, un desiderio di ricerca e di senso.

L'autore le affianca, le segue, scava con abilità e finezza nella loro psicologia e nelle loro vite, con lo sfondo della Natura islandese, magnifica e selvaggia, ostile e maestosa.



La violenta bufera di neve che si è abbattuta sull’Islanda orientale, isolando completamente le poche case dell’interno, avrebbe dovuto tenere chiusi in casa anche i più audaci. Eppure, qualcuno ha deciso di sfidare il vento e il gelo e di avventurarsi in una delle zone più remote del paese. Un posto non adatto agli esseri umani; non in quel periodo dell’anno. In una fattoria dove manca la corrente e la linea telefonica è interrotta, Einar ed Erla si preparano al loro Natale solitario, quando un rumore inaspettato li fa sussultare. Qualcuno sta bussando alla porta. Una visita inattesa. Einar apre, e l’ospite sconosciuto entra. Chi è l’uomo che dice di essersi perso in una giornata come quella? Cosa sta cercando realmente? Forse è un bugiardo. O addirittura un assassino? Una cosa è certa: in quella casa, esclusa dal resto del mondo, avvolta dal buio, dal freddo, dal sibilo del vento, non tutti sopravviveranno alla notte. In seguito al ritrovamento dei corpi, le indagini sono affidate a Hulda Hermannsdóttir, ispettore della polizia di Reykjavík, rientrata in servizio dopo che la sua vita è stata sconvolta da drammatiche vicende familiari. Ma liberarsi dei propri fantasmi è molto difficile: Hulda sarà perseguitata ancora a lungo dalla sensazione di non aver capito in tempo. Davvero esiste una via di fuga dal proprio senso di colpa? Il suo lavoro di poliziotta è una sorta di gioco che si svolge in un’area grigia al confine tra il giorno e la notte, dove le vittorie definitive non esistono. Così, «la migliore eroina tragica che il giallo ci ha dato negli ultimi tempi», come scrive il Sunday Times, dovrà imparare a nascondere i sentimenti e a difenderli, a comportarsi come se niente fosse successo, per non dover rinunciare alla vita.(da marsilioeditori.it)









mercoledì 30 agosto 2023

Giallo, Noir & Thriller/92


Titolo: La signora di Reykjavik

Autore: Ragnar Jónasson

Traduttore: Valeria Raimondi

Editore: Marsilio - 2022




Precedente come pubblicazione rispetto a “L'isola”, ne narra fatti successivi, poiché Ragnar Jónasson ha pensato di proporre una trilogia che parte dalla “fine”.


Il dato che distingue questo romanzo da altri ambientati in Islanda o nei paesi scandinavi, è che al centro dell'interesse dell'autore non sono tanto gli aspetti sociali e culturali, che spesso fanno da sfondo al racconto, quanto la descrizione di un posto colto nella transizione verso la primavera, un’isola meravigliosa che può essere anche spaventosa. La neve, il gelo, il vento sono elementi potenti, attraverso i quali il lettore riesce ad entrare nella storia, fa conoscenza con la protagonista Hulda, che pressoché da sola sostiene e motiva l'intero romanzo. Leggendo si avverte una sensazione di gelo e ansia crescente che accompagna la visione e l'incontro con un ambiente ostile e magico ad un tempo.



Si diceva di Hulda, una donna molto vera, reale, nel suo lavoro di investigatrice e nella sua vita, per nulla facile ma vicina a quella di molti. Il lettore entra in sintonia con lei, ne vive i dubbi e ne sente le sensazioni, in una narrazione precisa e scorrevole, dove i diversi piani temporali proposti svelano dettaglio e propongono storie nella storia. Per il piacere di leggere e farsi coinvolgere.




Hulda, «la donna nascosta», cela un segreto già nel nome. Ruvida e ribelle, è tra i migliori investigatori della polizia di Reykjavík: a sessantaquattro anni, però, competenza e abnegazione non sono sufficienti, visto che ai piani alti c’è chi è ansioso di mandarla in pensione. Ma Hulda ha dato tutto alla carriera e la prospettiva di dover lasciare il lavoro a cui ha dedicato la sua vita la fa infuriare. Quanto si farà sentire la solitudine? Inevitabilmente, la porta si spalancherà ai vecchi demoni che lei ha sempre ridotto al silenzio. E allora le sue fughe tra le aspre montagne dell’Islanda, per respirare a pieni polmoni la durezza della sua isola, non basteranno più. Ottenuto il permesso di dedicarsi a un’ultima indagine, un cold case a sua scelta, Hulda sa perfettamente qual è il caso che vuole riaprire. Dieci anni prima, una giovane donna, arrivata dalla Russia con la richiesta di asilo politico, era stata trovata morta in una baia non lontana dalla capitale. Le indagini, ingarbugliate e chiuse sbrigativamente da un collega, non avevano portato a una vera soluzione, e ora Hulda vuole dare voce a chi è stato dimenticato troppo in fretta. Vuole la verità. E ha quindici giorni di tempo per trovarla. (da marsilioeditori.it)

martedì 15 agosto 2023

Giallo, Noir & Thriller/90



Titolo: L'Isola
Autore: Ragnar Jónasson
Traduttore: Valeria Raimondi
Editore: Marsilio - 2023


Due elementi de “L'Isola” si pongono all'attenzione ed al piacere del lettore: le due linee narrative che si fondono nel costruire la storia raccontata nel romanzo, con entrambe al centro la figura molto ben riuscita di Hulda Hermannsdóttir, e le descrizioni dell'Islanda, offerta attraverso uno dei suoi luoghi più iconici, l’isola di Elliðaey dove sorge quella che è considerata la casa più isolata del mondo.



Ragnar Jónasson è abile nel gestire questi ed altri elementi, dosa le informazioni e gli eventi, pertanto “il delitto” avviene diverse decine di pagine dall'inizio del romanzo, ma il lettore, scorrendole con piacere, si rende conto che per comprendere il presente e risolvere il mistero al centro della vicenda, lui stesso e Hulda devono cercarne le radici in un delitto del passato.


Hulda Hermannsdóttir è un personaggio ben riuscito, di lei scopriamo e “viviamo” molto, anche grazie ad un salto nel passato dell'Islanda, che Ragnar Jónasson omaggia in un romanzo coinvolgente, pieno d’amore per la sua isola e per i personaggi.




Hulda Hermannsdóttir, ispettore della polizia di Reykjavík, ha sempre dovuto rinunciare alle sue ambizioni, ma il nuovo caso che le viene affidato potrebbe finalmente aprirle delle opportunità di carriera. Una domenica mattina, più per noia che per senso del dovere, Hulda decide di accettare la richiesta di aiuto di un collega delle Isole Vestmann e di mettersi in viaggio per l’arcipelago a sud-est della capitale. Deve scoprire cos’è successo nell’isola abbandonata di Elliðaey, luogo aspro e meraviglioso, una vera e propria stanza chiusa a cielo aperto. Lì un uomo di trent’anni ha riunito gli amici di un tempo in quella che viene considerata la casa più solitaria del mondo, ma quando arriva il momento di rientrare sulla terraferma uno di loro manca all’appello. Intrecciando passato e presente, le indagini di Hulda riportano in vita fantasmi che tutte le persone coinvolte, in un modo o nell’altro, hanno tentato di mettere a tacere. E mentre cerca la verità di Elliðaey, l’ispettore finisce per ritornare su un vecchio caso, un omicidio avvenuto dieci anni prima in un luogo altrettanto isolato, che svela come, in quella strana storia, siano in tanti ad avere diversi peccati sulla coscienza. (da Marsilioeditori.it)

martedì 15 febbraio 2022

Giallo, Noir & Thriller/85

Titolo: I Figli della Polvere

Autore: Arnaldur Indriđason

Traduttore: Storti Alessandro

Editore: Guanda – 2021


Con “I Figli della Polvere” Guanda cerca di “farsi perdonare” una scelta editoriale che personalmente non sono in grado di comprendere fino in fondo. La casa editrice emiliana che pubblica le opere di Arnaldur Indriðason ci propone il primo episodio della serie di Erlendur Sveinsson, diversi anni dopo aver iniziato a presentare l'autore islandese.

Chi conosce la serie ed i suoi protagonisti si rende conto, fin dalle prime pagine, che l'ambientazione ed il paesaggio fisico e sociale è già ben proposto e delineate sono le linee principali sulle quali lo scrittore si muove.

In questo romanzo, però, rimane ancora molto da conoscere e scoprire su Sveinsson, che non è propriamente il protagonista della vicenda e a cui viene dato uno spazio relativo, nell'economia del romanzo.


Trama intricata quanto basta, indagini che più che svelare accompagnano misteri, bugie, insabbiamento di prove ed una scrittura che presenta uno svolgimento ben architettato e convincente fanno di questo romanzo un buon modo per avvicinarsi alla serie, in particolare per chi non ne ha ancora letto nulla.

L'autore probabilmente doveva ancora chiarirsi qualche elemento, forse non era, allora, del tutto convinto e consapevole che Sveinsson sarebbe diventato un personaggio a cui legarsi e così seguito. Fatto sta che specie i capitoli finali sono un po' distanti dal prosieguo della serie, motivo per cui nel complesso “I Figli della Polvere” mi è sembrato meno riuscito rispetto a gran parte dei romanzi successivi. Questo non toglie che la lettura sia stata appagante, inoltre la soddisfazione di scoprire “come tutto sia iniziato” mi fa “perdonare” la casa editrice.

Nota: è il primo romanzo della serie di Erlendur Sveinsson non tradotto da Silvia Cosimini, bensì da Alessandro Storti, della cui traduzione ho letto il primo romanzo della Reykjavík Wartime Mistery “Una Traccia nel Buio”.


In una fredda notte di gennaio, Daníel, da anni ricoverato per schizofrenia presso un ospedale psichiatrico di Reykjavík, si uccide gettandosi da una finestra sotto gli occhi del fratello Pálmi. Poche ore dopo, in un altro quartiere, un anziano insegnante in pensione muore nell’incendio doloso della sua casa. Le due morti, apparentemente così lontane fra loro, hanno in realtà un punto di contatto: Daníel è stato allievo del professore negli anni Sessanta e i due negli ultimi tempi si erano incontrati più volte… Ora spetta all’ispettore Erlendur e alla sua squadra investigativa scoprire quale segreto inimmaginabile nasconde questa turbolenta relazione. Personaggi avvincenti, suspense, dilemmi morali e ricerca della giustizia: in questo primo thriller della serie troviamo tutti gli elementi che hanno portato Arnaldur Indriðason al successo internazionale e facciamo conoscenza con il tormentato e geniale Erlendur, cupo e mutevole come il cielo islandese. (da guanda.it)






venerdì 8 ottobre 2021

Incipit 41/100

“Appena prese l'osso dalle mani della bimba, che era seduta per terra e lo masticava, si accorse che era umano.”

(La signora in verde, di Arnaldur Indriđason – trad. Silvia Cosimini)


 

mercoledì 22 maggio 2019

Giallo, Noir & Thriller/68

Titolo: Una Traccia nel Buio
Autore: Arnaldur Indriđason
Traduttore: Storti Alessandro
Editore: Guanda – 2015


Con “Una Traccia nel Buio” Arnaldur Indriðason inaugura una nuova serie, la Reykjavík Wartime Mistery, dove il protagonista non è il commissario Erlendur che il lettore ha già conosciuto, bensì nel periodo della Seconda Guerra Mondiale l'islandese Flovent, l’unico agente rimasto a comporre la squadra di polizia investigativa dopo lo scoppio della guerra, ed un canadese originario della Nuova Islanda, agente della polizia militare, il giovanissimo Thorson. A questi si aggiunge, per un romanzo che si svolge su due differenti piani temporali, l'ex agente in pensione Konrad, che di sua iniziativa decide di indagare ed aiutare i colleghi in un caso di omicidio che inizialmente era stato liquidato come tragica morte naturale.

Passato e presente si alternano e si mescolano più volte, con il secondo che in diverse occasioni fornisce la chiave per interpretare il primo, dove chi indaga nel presente si accorge di essere richiamato dal passato e nel passato. La stessa isola, l'Islanda, che appare tanto, forse troppo lontana, oggi da quel ieri che ci viene così ben rappresentato, con una una cultura essenzialmente contadina che all'improvviso si trovò a fare i conti con una occupazione militare, per quanto pacifica, e a mettere in dubbio se stessa e chi forzatamente accoglieva in quei tragici anni. Così l'anziano Konrad e con lui il lettore deve confrontarsi con ciò che significò l'incontro tra Islandesi e Britannici prima e Americani poi. Una problematica non solo militare, ma anche culturale e di costume, al centro di una questione che venne definita come “la Situazione”, dove giovani donne venivano attratte dai componenti delle Forze d'occupazione.


In questo scenario agiscono Thorson e Flovent, in un'altro differente si trova ad operare Konrad, facendo comunque i conti con quanto accaduto ormai 70 anni prima. Fatti a cui anche la famiglia di Konrad assistette ed in cui fu coinvolta, per un continuo rimando fra i piani temporali accennati prima.

Il romanzo presenta ritmi lenti e meditati, ma ne sono rimasto comunque affascinato, sia per le caratteristiche del trio investigativo, sia perché l’autore racconta una parte interessante della storia dell'Islanda, di un'isola ai confini del mondo che ha vissuto la guerra in modo diverso dai Paesi europei, ovvero marginalmente, perché lontana da tutti i fronti di battaglia, ma comunque rimanendone segnata, soprattutto per i retroscena di un conflitto, ma anche dalla presenza delle truppe di occupazione.
Indriðason mette in campo uno stile elegante, sebbene in qualche passaggio possa apparire un po’ noioso ad una prima impressione, dal momento che le indagini procedono per progressi piccolissimi. La lettura comunque procede con una certa soddisfazione e ne sono rimasto legato e per certi versi rapito ed emozionato. Un romanzo di genere che rispetta il genere e le doti dell'autore, che lascia un pizzico di Erlendur qua e là giusto per non destabilizzare troppo i suoi lettori “storici”, ma che possiede anche il pregio di raccontare la storia recente dell’Islanda, contribuendo a stimolarne la conoscenza.


Il piccolo appartamento è in ordine e il suo anziano proprietario, sdraiato nel letto, apparentemente dorme sereno. Ma la verità è un’altra. Qualcuno ha soffocato nel sonno Stefán Þórðarson, qualcuno che evidentemente la vittima conosceva e a cui ha aperto la porta della casa dove viveva solo da anni. … (da guanda.it)

giovedì 3 maggio 2018

Giallo, Noir & Thriller/53

Titolo: Un Doppio Sospetto
Autore: Arnaldur Indriđason
Traduttore: Cosimini Silvia
Editore: Guanda – 2011

Erlendur Sveinsson, protagonista fin qui di tutti i romanzi di Arnaldur Indriđason di cui ho parlato, cede il posto alla collega Elinborg, per una indagine condotta fra i due estremi dell'Islanda.
Erlendur, dopo i fatti raccontati in “Un Caso Archiviato”, si è preso un periodo di vacanza, ma il lettore, già dopo poche pagine, non rischia di sentirne la mancanza, non più di tanto almeno, poiché la più giovane collega, madre di quattro figli, di cui uno adottato appena allontanatosi dalla famiglia, ne guadagna la simpatia e l'attenzione.


Il caso è quanto mai complesso e drammatico, per nulla facile da approcciare, con al centro uno dei crimini forse più infami e quanto mai attuali. La violenza sulle donne, con tutto ciò che la accompagna, in Islanda così come in ogni altro paese, ovvero l'umiliazione, il senso di impotenza, le ferite anche psicologiche che durano più di quelle fisiche, la vergogna, il giudizio degli altri che schiaccia e isola, la paura a denunciare quanto è successo, il terrore di sentirsi sospettata di ‘essersela cercata’, e altro ancora è argomento quanto mai attuale e dolente. Difficile da affrontare, per cui l'autore ha avuto il merito di presentare un caso di questo tipo, al di là di stereotipi e facili e offensivi moralismi.

L'indagine è condotta con grande intelligenza investigativa e profonda umanità, con l'ulteriore brillante elemento di essere condotta da una donna, che anche grazie al proprio ruolo di madre, moglie, appassionata di cucina e conoscitrice di spezie e piatti esotici, unita ad una professionalità e ottime capacità da detective, si presenta al meglio al lettore nella sua prima apparizione di assoluta protagonista.

Ormai penso di conoscere bene “il passo” dei romanzi di Indriđason, fatto di una peculiare lentezza che invita alla riflessione ed al rispetto, al conoscere fatti e persone con un ritmo che permette al lettore stesso di esplorare e approfondire i vari personaggi, nella loro vita quotidiana, nel loro lavoro, nei loro affetti e sentimenti.
Anche in “Un Doppio Sospetto” tutto questo è presente, con il lettore che una volta giunto alla fine del romanzo ed allo svelamento dei misteri e dei dubbi, rimane con una domanda sulla sorte di Erlendur, introvabile da parte di colleghi e familiari, ma la cui auto giace abbandonata da giorni sul ciglio di una strada.


In un elegante appartamento di Reykjavík viene ritrovato il cadavere di un giovane, seminudo in una pozza di sangue. Sotto il letto è nascosta una pashmina viola, con un forte odore di spezie. Ma il ritrovamento tra le sue cose di un flacone di rohypnol, la droga dello stupro, confonde le carte. Il ragazzo è vittima o carnefice? In assenza di Erlendur, che si è rifugiato nei fiordi dell'est, nei luoghi della sua infanzia, per cercare di venire finalmente a patti con l'enorme dolore della scomparsa del fratellino, avvenuta quando erano bambini, le indagini sono svolte da Elínborg, una collega. E ci vorrà tutta la sua sensibilità di donna per risolvere un delitto che la porterà a scoprire una serie di violenze mai denunciate e di terribili silenzi. (da guanda.it)
 
 

sabato 25 novembre 2017

Giallo, Noir & Thriller/47

Titolo: Un Grande Gelo
Autore: Arnaldur Indriđason
Traduttore: Cosimini Silvia
Editore: Guanda – 2010

Cronologicamente precedente a “Un Caso Archiviato” di cui ho parlato qualche settimana fa, “Un Grande Gelo” è un ulteriore esempio della capacità di Arnaldur Indriđason di elaborare una trama profonda, partendo da idee, spunti non necessariamente del tutto originali, riuscendo ad ampliare la tematica, i vari temi proposti e di riproporli sotto la forma di vicende diverse, di trovare in piccole storie, anche solo all'apparenza distanti, o al limite parallele, agganci con la storia principale.

In “Un Grande Gelo”, l’idea centrale è una forte denuncia della discriminazione, il tema principale è l'intolleranza nei confronti del diverso, che può divenire violento razzismo, anacronistico e distorto attaccamento al sé, o a quello che ne rimane, che porta alla chiusura verso l'altro.
Quello che colpisce il lettore più duramente è come l'unica vittima sia un bambino, un delitto fra i più riprovevoli è il punto di partenza per un viaggio dentro ed attraverso quella che con una espressione spesso abusata, se non addirittura fraintesa, viene definita la “banalità del male”. Si fanno ipotesi e congetture, si battono diverse piste, che l'ormai conosciuto commissario Erlendur Sveinsson, protagonista della serie dei romanzi di indagine poliziesca di Arnaldur Indriðason, non trascura insieme a Sigurður Óli e a Elínborg. 

 

Quello che viene evidenziato è come in una nuova realtà sociale di forte immigrazione, in Islanda come negli altri paesi europei, affiori un forte razzismo nei confronti degli stranieri. Pertanto l'indagine non è esclusivamente su un delitto, di cui solo alla fine si scopre la sconcertante e per certi tratti insospettabile drammaticità, ma anche su una realtà sociale ed economica, con il pregio di non scadere nel banale o, peggio, nel didascalico.

Il gelo del titolo non è meramente quello climatico della lontana isola, ma anche quello che alberga nel cuore di chi legge, testimone di un clima sociale, di un dramma familiare e culturale, di un crimine che potrebbe avere molte motivazioni e che si scopre averne, materialmente, solo una, la più, apparentemente, banale. Questo può fare male e fa divenire questo romanzo un thriller non per i colpi di scena, la tensione dettata da un killer o da una serie di delitti, ma per lo scenario che presenta e che assomiglia così pericolosamente a quello delle nostre città, delle nostre scuole e luoghi di lavoro, per l'emarginazione e la povertà che viviamo, facendo nascere inquietudine per ciò che potremmo vivere nei prossimi anni.

 
In una Reykjavík avvolta nella coltre di un inverno che sembra il più freddo di sempre, l'agente Erlendur Sveinsson affronta un caso che lo costringe a confrontarsi con i fantasmi del passato. La morte di Elías, dieci anni, madre thailandese e padre islandese, accoltellato in mezzo alla neve in un giardino, lo tocca nel profondo. Non è solo l'ennesimo omicidio su cui investigare, è una vicenda che alimenta in lui l'angoscia per quel fratello perso da piccolo nel pieno di una bufera? Non c'è tempo, però, di abbandonarsi ai ricordi dolorosi: il burbero poliziotto e la sua squadra iniziano un delicato lavoro di indagine. Il fratellastro di Elías è scomparso: sarà implicato nella morte del piccolo o teme per la propria vita? (da guanda.it)

giovedì 19 ottobre 2017

Giallo, Noir & Thriller/46



Titolo: Un Caso Archiviato
Autore: Arnaldur Indriđason
Traduttore: Cosimini Silvia
Editore: Guanda – 2010

Torno a parlare di un romanzo di Arnaldur Indriđason, lo faccio per la quarta volta con un libro di cui mi sento di consigliare la lettura, con l'augurio che vi risulti emozionante ed appagante come lo è stato per me.

La bravura dello scrittore islandese, in grado di creare un riconoscibile ed originale personaggio seriale come il detective Erlendur Sveinsson, risiede in questo Un Caso Archiviato soprattutto nell'appassionare il lettore non in una, non in due, bensì in tre drammatiche storie di suicidio/omicidio/sparizione. Riesce a farlo con caratteri coinvolgenti e dialoghi realistici ed efficaci, opportune descrizioni di paesaggi splendidi e pericolosi, in cui si muovono personaggi complessi e quasi vivi, con un ritmo armoniosamente cadenzato dalle indagini e da vari momenti di riflessione. In realtà non si tratta propriamente di un'indagine, poiché Erlendur opera a “titolo personale”, considerando che il caso da cui tutto origina è prontamente archiviato come suicidio. Archiviati, almeno ufficialmente, sono anche gli altri due tragici eventi con cui il solitario ispettore si intrattiene, stimolato da una sua peculiare attrazione verso in casi di scomparsa e da una drammatica biografia personale.

In questo libro, anche più di quanto mostrato in precedenti romanzi, come ad esempio ne “La Voce” e “LaSignora in Verde”, Erlendur deve fare i conti con la propria famiglia, la moglie abbandonata ed i figli trascurati, oltre che con il “fantasma” del fratello, tristemente perduto durante l'infanzia.



In Un caso archiviato i fantasmi familiari si sovrappongono a fantasmi veri e propri: pur restando ancorata alla realtà, l'indagine presenta niente affatto banali risvolti soprannaturali. Il piacere della lettura pertanto risiede soltanto in parte nella ricerca della verità, nel tentativo di ricostruire con esattezza quanto accaduto, nell'indagare cosa alberghi nell'animo e nella mente dei personaggi presentati. Interrogatori, dialoghi, ricerca e scoperte, persino qualche colpo di scena, si succedono come nella miglior tradizione poliziesca, ma ad ammaliarci è soprattutto la magia che Indriđason sa regalarci con poche sapienti pennellate.

Come ne “Un Corpo nel Lago” una parte fondamentale la rivestono i magnifici e spesso funesti specchi d'acqua di cui è ricca l'Islanda, terra che l'autore ama e rispetta profondamente. Per una volta le tematiche sociali rimangono leggermente sullo sfondo, meno approfondite che in altri romanzi, per lasciare così spazio a tematiche proprie dell'intimo di ogni individuo, con i suoi dubbi e paure, meschinità e debolezze, appassionati slanci e cupe tristezze.


In una fredda sera d'autunno una donna viene trovata impiccata nella sua villetta estiva a Pingvellir. Tutto sembra confermare l'unica ipotesi plausibile: suicidio. Ma quando Erlendur Sveinsson, detective della polizia di Reykjavík, viene in possesso della registrazione di una seduta spiritica alla quale la donna aveva partecipato poco prima di morire, prova il bisogno irrefrenabile di conoscere la sua storia. Emergono così, a poco a poco, i retroscena del suo gesto: l'annegamento del padre, avvenuto molti anni prima in circostanze poco chiare, fa da sfondo a oscuri presagi di morte e all'ossessione della donna per l'aldilà e per certe strane "presenze". Nel frattempo, Erlendur riprende in mano alcuni vecchi casi di persone scomparse senza lasciare traccia. Un pensiero fisso percorre silenzioso le sue indagini: la nostalgia straziante per qualcuno che si è perso chissà dove e non è più tornato a casa. (da guanda.it)






sabato 29 agosto 2015

Giallo, Noir & Thriller/25


Titolo: Un Corpo nel Lago
Autore: Arnaldur Indriđason
Traduttore: Cosimini Silvia
Editore: Guanda – 2009

Si può definire un libro con due storie: una è quella ambientata nel presente dove l’ormai familiare Erlendur è nuovamente alle prese con un caso tanto strano quanto apparentemente irrisolvibile, l’altra si svolge negli anni 60 a Lipsia, ovvero in quello che era uno dei centri più importanti a livello scientifico, di studio e ricerca nella DDR.
Forse non propriamente e solamente un giallo, anche se in fondo gli ingredienti ci sono e messi al posto giusto. Un vecchio omicidio scoperto per caso, una storia d'amore con tratti dolorosi, elementi di spionaggio da guerra fredda, resi con una scrittura meditata, lenta e allo stesso tempo intensa, che rende gli avvenimenti narrati credibili e coinvolgenti.
I flashback in anni “pre caduta del Muro” mi hanno intrigato molto, dato che sono sensibile ed affascinato da quella porzione di storia recente che stiamo dimenticando, senza averla studiata seriamente, quindi “Un corpo nel lago” non ha potuto non conquistarmi.
Indriđason riesce a trasmettere il dolore della perdita, il tormento di cercare risposte e spiegazioni che si sa bene non saranno sufficienti a consolare chi resta. Inoltre, elemento non secondario per la mia sensibilità, l’utilizzo di protagonisti giovani e idealisti e di altri cinici e calcolatori cattura con maestria il lettore, portandolo anche a conoscere il ruolo, per lo più sottovalutato, che la lontana Islanda ricoprì all’interno del braccio di ferro fra Est ed Ovest in Europa nella seconda metà del secolo scorso.




Uno scheletro spunta dalle acque del lago Kleifarvatn, a sud di Reykjavík, nel punto in cui il bacino si sta prosciugando per cause non chiarite e la sabbia rivela i suoi segreti. A trovarlo è una giovane idrologa addetta ai rilevamenti: la polizia, al telefono, inizialmente pensa a uno scherzo. Si tratta dei resti di un uomo, databili intorno agli anni Sessanta del Novecento. Lo scheletro è legato a uno strano apparecchio di fabbricazione sovietica, in apparenza una ricetrasmittente. Nel cranio c'è un foro, grande come una scatola di fiammiferi. Omicidio o suicidio? Delle indagini è incaricato il solitario e spigoloso agente Erlendur Sveinsson, che per ragioni personali è ossessionato dai casi di persone scomparse, soprattutto se ignorati dai più e lontani dai clamori della stampa. Come sempre, Erlendur è affiancato dai colleghi Sigurður Óli ed Elínborg, mentre nell'ombra lo aiuta il suo ex capo, Marion Briem, ormai in pensione. Gli indizi sono scarsi, le tracce confuse, tuttavia un elemento decisivo emerge con forza: la scomparsa dell'uomo è collegata in qualche modo a una rete spionistica del Patto di Varsavia, che operava ai tempi della Guerra fredda, quando il territorio islandese era considerato strategico dal punto di vista militare e ospitava una grande base NATO americana. Ma lo spettro del comunismo si aggira ancora per l'Islanda? Per trovare la risposta, Erlendur dovrà disseppellire rancori mai sopiti, ideologie tradite e amori indimenticati. (da ibs.it)

venerdì 13 febbraio 2015

Giallo, Noir & Thriller/19


Titolo: La Voce
Autore: Arnaldur Indriđason
Traduttore: Cosimini Silvia
Editore: Guanda – 2008

Analisi introspettiva, atmosfera molto curata, personaggi che entrano in “punta di piedi” in una trama che sembra procedere un po’ troppo lentamente.
Elementi che potrebbero essere, allo stesso tempo, punti deboli e motivo di successo.
Personalmente ho apprezzato questa indagine dell’agente Erlendur di Reykjavik, sebbene la consideri leggermente al di sotto delle due precedenti che ho letto (“Sotto la città” e “La signora in verde”). L’ambientazione natalizia, in un luogo chiuso sebbene “fecondo” come un hotel, rende molto triste la vicenda, le vicissitudini personali del protagonista e di quella che è la vittima caricano ancora di più di angoscia e tristezza le pagine di questo giallo nordico, ulteriore prova di una certa vitalità e comunque varietà del genere a quelle latitudini.

A mio parere non sarebbe adatto a chi predilige ritmo serrato e un’indagine senza pause, poiché, invece, siamo di fronte ad una serie di indizi che solo verso la fine svelano la loro importanza e il ruolo che hanno nel fine gioco di rimandi tra presente e passato, nell’intricato accumularsi di elementi e notizie che sviano il lettore, riuscendolo nel medesimo istante ad attirarlo. Come già detto l’indagine offre la possibilità per riflessioni profonde sui rapporti familiari, sugli islandesi sulle loro problematiche. Non a tutti potrebbe fare piacere, ma Arnaldur Indriđason scrive così.

Voto: 7+


Arnaldur Indriđason 
Mancano pochi giorni a Natale e nello squallido seminterrato di un grande albergo di Reykjavik viene ritrovato il cadavere di un uomo vestito da Babbo Natale e con i pantaloni abbassati. Si tratta del portiere dell'albergo, che sotto le feste si travestiva per divertire i piccoli ospiti. Nella sua misera stanzetta vengono rinvenuti alcuni vecchi dischi in vinile e un poster di Shirley Temple. L'indagine si rivela molto difficile fin da subito per l'agente Erlendur, costretto a confrontarsi con la serie di grotteschi personaggi che popolano l'albergo, e con il marcio nascosto dietro la facciata di irreprensibilità ed eleganza. Ma la rivelazione più scioccante sarà il passato della vittima, un ex bambino prodigio, solista nel coro delle voci bianche di Hafnarfjòrdur, che aveva anche inciso due quarantacinque giri a tiratura limitata, diventati ora una rarità di inestimabile valore per i collezionisti. (da ibs.it)

domenica 27 ottobre 2013

Dampyr Speciale n.9 - Gli Studenti della Scuola Nera


Ottobre in Islanda con lo speciale Dampyr.



Non potevo assolutamente perdermi lo Speciale n.9 di Dampyr.
Perché? Ma perché il soggetto e la sceneggiatura sono di Mauro Boselli ed i disegni di Paolo Bacilieri.

Se ancora non conoscete Bacilieri, questa è una ghiotta occasione per incontrare il suo tratto ed i suoi disegni, in grado di offrire un’elevata dose di eccentricità grafica allo stile della tradizione seriale italiana.

Vi consiglio di visitare il suo blog personale, sweetsalgari.blogspot.it, e di recuperare, se non gli albi da lui disegnati per le serie Bonelli “Napoleone” (che ho adorato!) e “Jan Dix”, almeno alcuni suoi lavori (che trovate all’interno del suddetto suo blog) ed il romanzo a fumetti “Sul pianeta perduto”, pubblicato lo scorso anno e facilmente reperibile.


È proprio da quest’ultima fatica che il buon Bacilieri mancava dalle edicole. Un ritorno quanto mai gradito e all’altezza della sua fama e del personaggio.

Questo speciale riprende le atmosfere ed i personaggi della fantastica storia doppia, ambientata in Islanda, presentata negli albi n. 33 e 34 della serie regolare (“Sotto il vulcano” e “La caverna dei Troll), per riportarci nell’inverno di questa misteriosa ed affascinante isola, tanto lontana dall’Europa, quanto attraente, pur con il suo non facile clima.


Boselli mette a punto una sceneggiatura serrata e intrigante, dove azione, mistero, epica, leggende, horror e momenti di riflessione e anche romantici si susseguono per incantare e a volte inquietare il lettore. Bacilieri riesce a rendere tutto questo in modo molto personale e a mantenere il suo stile e le peculiarità del suo lavoro senza tradire lo spirito del nostro Harlan Draka e valorizzandone al meglio le qualità.


Il disegnatore veronese, un vero fenomeno nel ritrarre figure femminili (credetemi!) riesce a far apparire ancora più bella la già affascinante sacerdotessa di Asatru, Gudrun Fingadottir, che si accompagna ad Harlan e ad un incauto poliziotto islandese per frequentare le lezioni e le orrorifiche aule della Svarta Skola, la Scuola Nera, con i suoi demoni, stregoni, mostri e inquietanti docenti.
 
Un “cattivo” di quelli che sanno il fatto loro ed un improbabile, quanto fascinoso alleato, completano la scuderia dei personaggi che ritroviamo in questo Speciale, meritevole di essere letto e gustato, anche in virtù di un elegante e coinvolgente passaggio tra linee temporali e luoghi fisici e metafisici.

"Un magico messaggio scritto con le rune attira in Islanda Harlan Draka e il suo antico doppio islandese, Egil-una-mano. Nel passato, Egil e la bionda strega Gudrun aiutarono il giovane mago Galdra Loftur a rubare il tenebroso grimorio Raudskinna, il “libro di pelle rossa”! Oggi, sulle tracce dei rapitori del vescovo di Reykjavik, che hanno lasciato dietro di loro puzza di zolfo, Harlan e Gudrun Finngadottir si inoltrano nell’interno dell’Islanda, dove sorgeva uno degli accessi alla misteriosa Università dell’Inferno. Ed è lì, negli abissi della Scuola Nera, che i due, in compagnia di uno sventurato poliziotto islandese, dovranno iscriversi loro malgrado ai corsi infernali dell’Altra Parte e seguire le cruente lezioni dei demoniaci professori..."
(da Sergiobonellieditore.it)
 

giovedì 28 febbraio 2013

Giallo, Noir & Thriller/9



Titolo: Sotto la città
Autore: Indridason Arnaldur
Traduttore: Cosimini Silvia
Editore: Guanda – 2005
Il commissario Erlendur, solitario cinquantenne divorziato, alle prese con seri problemi familiari (i figli sono dipendenti da alcol e droga), porta avanti un’indagine che si rivela una vera e propria azione di scavo, alla ricerca di quello che si nasconde sotto una città apparentemente tranquilla come la sua Reykjavík.

Atmosfera desolata e malinconica, resa con stile asciutto ed efficace. La leggera patina di freddo distacco nordico, che avvolge fatti e personaggi, si incrina a poco a poco, in una storia tutto sommato abbastanza semplice da seguire, ma da cui emerge un turbine di emozioni. Emozioni che non travolgono il lettore ma che lo tengono legato alle pagine, dove il passato influenza il presente e dove le colpe di chi non c’è più ricadono sui vivi.

Questo romanzo, come gli altri di Indridason, ha il notevole merito di presentare l’Islanda e gli Islandesi, la loro cultura e quotidianità, la loro storia più o meno recente ed una società molto lontana e per questo soggetta a luoghi comuni e facili schemi. Le storie con protagonista Erlendur sono islandesi, hanno a che fare con Islandesi, si svolgono in Islanda e trattano argomenti attuali nella società islandese. In fondo una delle cose che più apprezzo nei romanzi è quando si rivelano essere dei veicoli culturali, una sorta di invito alla conoscenza di culture e società che non è facile incontrare di persona. In questo romanzo il plusvalore, oltre a quello del thriller in sé, è dato dal fatto che si possono aprire sipari su un aspetto della società descritta, o che fa da sfondo alla narrazione, su un periodo storico o sulla contemporaneità.

Voto: 7,5
Reykjavik in inverno
Vedi anche: