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mercoledì 28 maggio 2025

Pausa pranzo? #1

(Massimo Troisi in “Le vie del Signore sono finite”, di Massimo Troisi - 1987)


(Yvonne Furneaux in “La dolce vita”, di Federico Fellini - 1960)


(Alberto Sordi ed Elena Fiore in “Il Marchese del Grillo”, di Mario Monicelli - 1981)


(Michel Serrault in “Il vizietto”, di Edouard Molinaro - 1978)


(Maurizio Tocchi e Monica Vitti in “A mezzanotte va la ronda del piacere”, di Marcello Fondato - 1975)



 

lunedì 10 ottobre 2022

Citazioni Cinematografiche n.480

 

Tanto per cominciare, la legge la conosciamo anche noi... e allora? Puoi mica venire qua a fare tutto 'sto casino gratis, no? Ce l'abbiamo il mandato di cattura? Se ce l'abbiamo, ragioniamo; se no, passi lunghi e ben distesi!

(Giulio Basletti/Ugo Tognazzi in “Romanzo Popolare”, di Mario Monicelli - 1974)





domenica 3 ottobre 2021

Cibo #12

marcheseset06
Caroline Berg e Alberto Sordi in “Il Marchese del Grillo” di Mario Monicelli - 1981

 

sabato 23 maggio 2020

Sul Cinema, 9 di 10

"Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente."
(Mario Monicelli)



lunedì 3 giugno 2019

Citazioni Cinematografiche n.305

Melandri: Eh le donne, non diciamone male, ma bisogna ammettere a malincuore che ce n'è col pelo alto così... Bah.  
Il Conte Mascetti: A me pelose mi garbano!
Melandri: Ma dico sul cuore, bischero...
(Il Melandri/Gastone Moschin e Il Conte Mascetti/Ugo Tognazzi in "Amici Miei - Atto II°", di Mario Monicelli - 1982) 



lunedì 27 maggio 2019

Citazioni Cinematografiche n.304

Il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l'estro, il desiderio... come l'amore. Nasce quando nasce e quando non c'è più è inutile insistere. Non c'è più! 
(Il Perozzi/Philippe Noiret in "Amici Miei", di Mario Monicelli - 1975)



sabato 24 dicembre 2016

Prepariamoci per Natale


Rooney Mara in “Carol”, di Todd Haynes – 2015


Paolo Panelli e Pia Velsi in “Parenti serpenti”, di Mario Monicelli – 1992


Christian Bale in “American Psycho”, di Mary Harron - 2000

sabato 30 gennaio 2016

Family Day

Anch'io voglio partecipare al Family Day!!




(Alessandro Haber e Monica Scattini, “Parenti serpenti”, di Mario Monicelli, 1992)

lunedì 11 gennaio 2016

Citazioni Cinematografiche n. 131

Brancaleone: Quella pallida ma appetibile chi è?
Teofilatto: Mia sorella.
Brancaleone: No, intendo quella a latere con la faccia di baldracca.
Teofilatto: Mia matre. 

(Brancaleone da Norcia/Vittorio Gassman e Teofilatto dei Leonzi/ Gian Maria Volontè in “L’Armata Brancaleone”, di Mario Monicelli - 1966)




sabato 6 settembre 2014

La Grande Guerra # 4


Ritorno a “parlare” della Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra, nell’anno del centenario del suo inizio. Era infatti il 28 luglio 2014 quando l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia ed iniziò ad invaderne i territori. Cinque giorni prima c’era stato l’ultimatum posto alla stessa Serbia, in seguito all’assassinio dell’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e della moglie Sofia, a Sarajevo, da parte dello studente serbo Gavrilo Princip.


Il cinema, fin dai suoi albori, si interessa alla Grande Guerra. Già nel 1918, appena i cannoni hanno smesso di tuonare, Abel Gance, con “J’accuse”, e Charlie Chaplin con il suo “Charlot Soldato”. Diverse sensibilità e diverse prospettive per illustrare e riflettere sull’”inutile strage”, come la definì papa Benedetto XV.

Il cinema si ispira ai romanzi (“Addio alle armi” fra i primi), ai memoriali, alle biografie, ai fatti di cronaca. Di rado però i film ambientati durante la Grande Guerra si risolvono in cinematografia di genere. Piuttosto, i vari scenari, marini e terrestri, la trincea in particolare, divengono simbolo della guerra, del dolore e della barbarie, che affiora, nel XX secolo, alla fine della Belle èpoque, proprio dove meno ci si aspetterebbe di vederla in tali proporzioni.

Provo ora a sviluppare, in modo essenziale e inevitabilmente parziale, un percorso in dieci film per una cineteca, di base, sulla Grande Guerra, ampliando quanto esposto in un altro post.

1. Charlot Soldato (USA 1918), di Charlie Chaplin. Una tragedia che si risolve in riso amaro, con il tommie Charlot che la affronta con fucile, munizioni, ma anche caffettiera, grattugia e trappola per topi.
2.  All’ovest niente di nuovo (USA 1930), di Lewis Mileston. Un film alla pari con il romanzo di Remarque, pubblicato l’anno prima. Gioventù, ideali, illusioni e disillusioni, morte e solitudine per guardare alla Grande Guerra con lo spirito della Repubblica di Weimar.
3. La Grande Illusione (Francia 1937), di Jean Renoir. Il regista francese, con tocco elegante ed efficace, ci presenta amicizia, valore, rispetto ed un certo fair play della guerra, con personaggi intensi che esaltano i sentimenti più nobili dell’animo umano.
4.  Il Sergente York (USA 1941), di Howard Haws. Ispirato alla vera storia di Alvin York, quacchero pacifista, che diventa un eroe di guerra. La Grande Guerra alla americana. Farà scuola, a suo modo, ma in seguito se ne trarranno in gran parte solo gli elementi più immediati e banali.
5.  Orizzonti di Gloria (USA 1957), di Stanley Kubrick. Il mio preferito sulla Prima Guerra Mondiale. Probabilmente il migliore, con un chiaro messaggio antimilitarista presentato in modo intenso, efficace ed originale in ogni aspetto, di trama, soggetto, sceneggiatura ed immagini. Censurato, proibito in Francia fino al 1975.
6. La Grande Guerra (Italia-Francia 1959), di Mario Monicelli. Il migliore fra i film italiani sulla guerra. Commedia amara, che alterna grottesco, risate, crudezza e realtà, che si chiude con la fucilazione dei due protagonisti, i codardi imboscati, gli indimenticabili giullari, Vittorio Gassman ed Alberto Sordi.
7.  Lawrence d’Arabia (Gran Bretagna 1962), di David Lean. Non si va a fondo sulle ombre e le ambiguità del protagonista, ma è un ottimo film sulla Grande Guerra in quella parte di mondo. Inoltre un cast d’eccezione per una costruzione scenico-drammaturgica d’alto livello.
8.  Uomini Contro (Italia 1971), di Francesco Rosi. Quando non si fa travolgere dalla vena politica e polemica, il regista italiano riesce a tradurre il bello e complesso romanzo di Emilio Lussu su cui si basa (Un anno sull’altopiano). Tentativo a volte non riuscito, ma utile come documentazione ed alcune scene informano ed istruiscono più di un trattato.
9.  Gli Anni Spezzati (USA 1981), di Peter Weir. Coinvolgente, commovente e commosso. Più che un omaggio del regista australiano all’opera ed al sacrificio dell’ANZAC, i Corpi dell’Esercito Australiano e Neozelandese.
10. La Vita e nient’altro (Francia 1989), di Bertrand Tavernier. Lucido, intenso, di una potenza morale tale da saldare in conti con la censura a Kubrick. Le emozioni vengono tenute a bada per esaltarne il messaggio di dolore e profonda umanità.









lunedì 16 settembre 2013

Citazioni Cinematografiche n.10



Buongiorno brigadiere, come vede, si lavicchia!

(Dante Cruciali/Totò in “I Soliti Ignoti", di Mario Monicelli - 1958)

martedì 5 marzo 2013

Film di Guerra. 1 di 4




Il genere bellico rappresenta ancora oggi una porzione importante, preponderante, della produzione cinematografica mondiale, statunitense in particolare. I War Movies (espressione che non amo ma che si è imposta) possono essere occasione di propaganda oppure di denuncia, di ostentazione nazionalistica ma anche di accusa, di esaltazione di eroi o di riflessione sulla barbarie e sulla condizione umana. I film di guerra sono stati girati ed interpretati in modi molto vari e differenti, con tecniche e fini diversi, i messaggi veicolati, od anche solo le storie proposte spaziano molto. Ogni epoca, all’interno dell’arte del cinema, ha avuto la sua guerra, in linea con la Storia, i gusti o le esigenze contingenti ma ritengo non ci sia stato un momento in cui il genere bellico sia caduto nel dimenticatoio di registi, sceneggiatori e produttori.
Di seguito ed in prossimi post propongo una serie di film che preferisco in tema di guerra. Sono divisi per “guerra”: Prima Guerra Mondiale; Seconda Guerra Mondiale; Guerra del Vietnam; Guerre Varie dal mondo. Saranno 5 film per ogni categoria.

In linea con i miei gusti, sensibilità, visione in tema di cinema e di riflessione sulle cose umane, non ci sono esclusivamente film con grandiose scene di massa, eroi invincibili o epiche battaglie ritratte con intenti celebrativi. Ho visto film di questo genere, alcuni me li sono anche goduti, ma mi hanno lasciato meno, perciò quelli che propongo sono invece opere che mi sono rimaste più nel cuore e che ho volentieri rivisto, di cui ho ricordato con più passione scene e dialoghi e di cui, in alcuni casi, ho condiviso la visione con grande piacere. Alcuni di questi film trattano più “il dopo” che “il durante”, oppure vicende per così dire più ai margini rispetto al cuore di un conflitto, e questo mi sembra un punto di forza!

PRIMA GUERRA MONDIALE

Il primo conflitto mondiale si svolse pochi anni dopo la nascita del cinema, ma da subito attirò l’interesse della Settima Arte, più spesso con adattamenti di opere letterarie contemporanee, meno con storie originali. Fu prevalentemente una guerra di posizione e di logoramento e quindi in realtà poco “spettacolare”, poco adatta a ritrarre epiche imprese o scene a forte impatto visivo, nei termini che si imporranno successivamente. La Prima Guerra Mondiale offre l’occasione per un’indagine profonda e toccante dell’animo umano.


All'ovest niente di nuovo (1930) di Lewis Milestone.
Uno dei film di guerra più intelligenti e toccanti mai realizzati. Tratto dal libro di Erich Maria Remarque “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, è una storia di vincitori e vinti intensa e colma di emozioni, nonché una netta denuncia delle atrocità della guerra. I personaggi ci comunicano molto su di loro e su un’epoca, con immediatezza e rara sensibilità.

Gli anni spezzati (1981) di Peter Weir.
Stupenda fotografia, buona interpretazione dei protagonisti (persino del giovane Mel Gibson), per un film che ci mostra il valore della vita ed il dramma di giovani vite stroncate dall'ottusa ferocia della guerra. Da vedere, anche perché tratta uno scenario di guerra ed una battaglia, quella di Gallipoli, colpevolmente trascurati nelle nostre scuole.

La grande guerra (1959) di Mario Monicelli.
Dal punto di vista della ricostruzione storica veramente meritorio. Commedia all’italiana, tratti neorealisti, linguaggio romantico si fondono e vengono esaltati dalla bravura degli interpreti, per proporci il punto di vista italiano sull'assurdità e la violenza del conflitto, le condizioni di vita miserevoli della gente e dei militari. Chiara la critica alle istituzioni ed alte gerarchie militari, responsabili di un massacro.

Orizzonti di gloria (1957) di Stanley Kubrick.
Il nemico è evocato, non si vede, ma proporre come protagonista un solo esercito non toglie potenza e valore a quest’opera, che mostra la miseria ed il peggio dell’essere umano. In guerra conta solo il cinismo ed il processo di disumanizzazione che avvia è inevitabile, perché così siamo. Non è propriamente un film pacifista, anche se ne ha qualche aspetto, quasi conta più il conflitto di classe, il contrasto fra la condizione e la logica degli alti ufficiali e quella della truppa. Intenso Kirk Douglas, comandante con senso della giustizia ed uomo di saldi principi, inadatto a faccende militari, fuori luogo in una guerra.

Lawrence d'Arabia (1962) di David Lean.
Ne ho già parlato a proposito del cinema di Lean. Ritorno su questo film in questa sede per evidenziarne l’aspetto storico, benché romanzato, sottolineandone l’ambientazione (deserto arabo ed Impero Ottomano), i protagonisti (Inglesi, Arabi, Beduini, Turchi) e le tematiche affrontate (spartizione dei resti di un impero senza tener in nessun conto popoli e geografia). La prima guerra mondiale in Asia con compromessi all'europea.
Kirk Douglas in "Orizzonti di Gloria"
Alle prossime puntate! Stay tuned!

Vedi anche:
 

martedì 26 febbraio 2013

Politiche 2013




Per quanto posso aver capito, un quarto abbondante di elettori italiani ha votato così…

L’emigrante lucano di Verdone (guarda caso un comico) però viveva in Germania, per cui poteva permetterselo. Noi in Italia ci stiamo e vorremmo poter vivere e lavorare serenamente, non prendercelo …….!

Un altro grande gruppo di elettori, colpevolmente, continua a considerare vita reale le televendite di pentole e aspirapolvere. Per cui si affida al grande piazzista, acquista prodotti scadenti e crede alle promesse di elettrodomestici a buon mercato, che funzioneranno sempre e non avranno bisogno di manutenzione. Oppure questi elettori hanno un loro tornaconto? E si assicurano di poter scaricare i nefasti effetti delle loro scelte elettorali sugli altri…

Le regole della democrazia!
Io ritengo di rispettarle, ma in genere cerco di essere attento a non farmi manipolare da populismi da accatto e slogan da bar.