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sabato 10 gennaio 2026

Ricorda

 



Ricorda di chiudere la porta,
serrare le finestre,
spegnere le candele, 
tenere il passo,
vestire di chiaro.

Ricorda di guardarti attorno,
guardare da entrambi i lati prima di attraversare,
controllare i freni della bici,
allacciarti le scarpe,
sondare ogni via di fuga.

Ricorda di chiamare la nonna,
andare a trovare i tuoi,
chiedere scusa,
abbracciare gli amici,
organizzare uscite.

Ricorda il pericolo come un'ombra alle tue spalle,
come l'eco di una voce presto estinta,
come un veicolo lanciato nel crepuscolo,
come per un soffio,
come una morte improvvisa.

Ricorda il primo soccorso,
il numero per le emergenze,
come usare un defibrillatore,
cosa fare,
il morso della speranza sul finale.

Ricorda il viso,
l'odore,
il suono della voce,
il tocco della mano,
di chiudere la porta..

(Vera Worbin - trad. Dalila Brocchi)



domenica 28 dicembre 2025

Giallo, Noir & Thriller/98

 

Titolo: La donna che morì due volte

Autore: Leif GW Persson

Traduttore: Katia De Marco

Editore: Marsilio – 2018


Il titolo, vi sfido, non può che far venire in mente il quasi omonimo film di Alfred Hitchcock. Ma non siamo a San Francisco, Kim Novak e James Stewart non ci sono e la componente sentimentale manca. Sono ben presenti, invece, l'elemento di mistero, il gusto dell'indagine ed una dose thriller che si avvalgono anche di una componente più leggera, quasi divertente, data dal protagonista.

Proviamo a proporre qualcosa di simile ad una vera recensione, nello stile da semplice e divertito lettore incuriosito.

Potrei cominciare dal dire che “La donna che morì due volte” si fonda, ovviamente, su un paradosso che incrina una delle certezze più elementari dell’esistenza: l’idea che la morte sia un evento unico e irripetibile. Un assunto che pare indiscutibile e che tuttavia viene messo in crisi da una vicenda che, anche in questo caso, evoca atmosfere hitchcockiane, sebbene qui il gioco si svolga sul terreno della morte e non della vita.

Anche senza abbandonare questa certezza, ci si trova comunque di fronte al fatto che una giovane donna orientale sembra aver sfidato l’impossibile: è morta due volte. Di almento una di queste morti si ha la certezza, si conosce la mano assassina, fredda e metodica, capace di occultare il cadavere per anni. Tutto ciò contraddice la logica e proprio per questo cattura immediatamente il lettore, trascinandolo in un enigma che non ammette risposte semplici.

Di fronte a un simile rompicapo, sembra inevitabile arrendersi, soccombere alla curiosità, al bisogno quasi compulsivo di formulare congetture, di inseguire piste e sospetti. Le pagine scorrono rapide, sostenute da una costruzione narrativa solida e calibrata, mentre il tema del “doppio”, tanto caro al già ricordato cinema di Hitchcock, riaffiora e stringe il lettore, costringe la sua immaginazione o quantomeno la sua curiosità, in una morsa sottile e inquietante.

A condividere questo percorso non è solo il lettore, ma anche una squadra di investigatori acuti e determinati che, nel romanzo “La donna che morì due volte, si muove a ritroso nel tempo per ricostruire una verità destinata a esplodere come un fulmine improvviso. Quando arriva, infatti, la rivelazione finale coglie di sorpresa: un autentico colpo di scena che testimonia l’abilità di Leif GW Persson nel governare la tensione e nel condurre chi legge esattamente dove vuole, fino all’ultima pagina.

Figura centrale e indiscussa è Evert Bäckström, poliziotto fuori schema e antieroe per eccellenza. Personaggio volutamente sgradevole al primo impatto, Bäckström non fa nulla per conquistare simpatia: ostenta senza filtri i propri vizi, dall’alcol alla pigrizia, dal cinismo al disincanto morale per condire il tutto con la misoginia, passando per una sicurezza di sé che rasenta l’arroganza. È corrotto, indolente, spavaldo, eppure dotato di un intuito formidabile.

Proprio questo, però, dopo qualche pagina (o qualche romanzo, come nel mio caso) lo rende irresistibile e divertente. Bäckström non intende indossare maschere rassicuranti né si piega a modelli consolatori, non chiede di essere amato, finendo forse per questo per esserlo. In un thriller, dopotutto, l’empatia può essere secondaria, se vi è intuizione, fantasia, capacità di vedere ciò che gli altri non vedono e tutto questo lo si fa valere. E di fiuto investigativo, Bäckström ne possiede in abbondanza.

Anche il resto del cast non è da meno. I personaggi sono vividi, scolpiti con tale cura da sembrare reali, quasi invadenti, come vicini di casa eccentrici di cui si percepiscono odori, voci e manie. A fare da sfondo, una Svezia lontana dall’immagine patinata e irreprensibile, una terra che lascia intravedere crepe e zone d’ombra, immersa in una natura aspra e silenziosa, evocata più per ciò che nasconde che per ciò che mostra.

L’unico limite del romanzo risiede, forse, nel ritmo, che in alcuni passaggi rallenta e rischia di appesantire la narrazione. Talvolta la trama tende a dilungarsi oltre il necessario, suggerendo che una maggiore asciuttezza avrebbe giovato, rendendo la lettura ancora più fluida. Si tratta, però, di un appunto da incontentabile brontolone, di un difetto talmente marginale da non intaccare il piacere di leggere e godere di un mistero avvincente, di protagonisti efficaci che stimolano curiosità e sanno coinvolgere pagina dopo pagina.


Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un’escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull’isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l’investigatore più furbo e cialtrone dell’intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l’aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte?(da marsilioeditori.it)





lunedì 13 maggio 2024

Citazioni Cinematografiche n.563

 

Se esiste un dio, è un dio di cacca e di piscio che vorrei prendere a calci in culo.

(Alexander Ekdhal in “Fanny e Alexander”, di Ingmar Bergman - 1982)





lunedì 6 maggio 2024

Citazioni Cinematografiche n.562

 

Fredrik: Come faccia una donna ad amare un uomo, proprio non capisco.
Desirée: La donna non giudica secondo l'estetica, e nel peggiore dei casi spegne la luce
(Fredrik Egerman/Gunnar Björnstrand e Desirée Armfeldt/Eva Dahlbeck in “Sorrisi di una notte d'estate”, di Ingmar Bergman - 1955)






venerdì 4 agosto 2023

Giallo, Noir & Thriller/89

 


Titolo: Presunto terrorista
Autore: Leif GW Persson
Traduttore: Margherita Podestà Heir
Editore: Marsilio - 2016


Nonostante ne abbia letti un discreto numero, questo è il primo romanzo di Leif GW Persson di cui parlo in queste pagine.

Affermo subito che Persson è fra i miei preferiti nel vario mondo degli autori della penisola scandinava. Lo è per lo stile, ancora di più il ritmo che dona alle sue opere, con una attenzione coinvolgente per i particolari, che vengono affrontati ed esposti con una ammirevole sistematicità e rigore logico.

Questi elementi sono ben presenti anche in “Presunto terrorista”, dove lo stile narrativo, approfondito e curato, regala anche una certa dose di ironia che si accompagna, splendidamente e con rara efficacia, ad una ammirevole intelligenza nel dipanare la trama.

Essenzialmente vi sono due temi che Persson affronta in “Presunto terrorista”, l’incubo degli attentati dopo l’11 settembre 2001 e la questione dell'immigrazione, osservata e descritta sotto più aspetti, comprese le reazioni degli Svedesi. In più Persson riesce a “raccontare ”personalità e carattere degli Svedesi stessi, messi di fronte al rischio di un attentato terroristico e allo stesso tempo al problematico tema dei confini e della liceità di entrare pesantemente nella privacy delle persone.


Una spy story dove, sebbene la trama prenda ben presto il via e dia vita ad una indagine che conquista fin da subito, non si affida a scene adrenaliniche o alla violenza per coinvolgere il lettore che, invece, se si fida dell'autore, viene accompagnato in una metodica e lenta indagine che in realtà si svolge in meno di un mese.


Un lunedì di maggio, un’inattesa telefonata da parte di un collega dell’Mi6 costringe il capo operativo dei servizi di sicurezza della polizia svedese Lisa Mattei a dire addio alla programmata visita agli orsi dello zoo di Skansen insieme alla sua bambina, dando inizio a una delle più energiche e segrete operazioni che l’intelligence di Stoccolma abbia mai predisposto. L’obiettivo è Abbdo Khalid, cittadino svedese di origine somala che da molti anni vive non lontano dalla capitale con la sua numerosissima famiglia. Il collega inglese sostiene stia progettando un attacco suicida, un’azione terroristica equivalente a una vera e propria dichiarazione di guerra che avrebbe ripercussioni molto gravi in tutto il mondo occidentale. È allarme nazionale, e gli uomini (soprattutto le donne) di Lisa sono subito in pista per un pedinamento in grande stile. (da marsilioeditori.it)


venerdì 11 novembre 2022

Incipit 98/100

 

“E' l'ultima domenica del luglio 1925, un pomeriggio caldo e assolato. L'orologio del campanile sopra la cupola della chiesa batte le tre e mezza. Le strade sono deserte. Un tram arranca faticosamente su per la salita che corre lungo il lato occidentale del cimitero, confinante con l'ampia piazza in cui si trovano il mercato coperto e il teatro. Una donna scende alla fermata e rimane lì, in piedi.

Anna.”

(Conversazioni private, di Ingmar Bergman – trad. Laura Cangemi)







venerdì 8 luglio 2022

Incipit 80/100

 

Sudafrica 1918

Nel tardo pomeriggio del 21 aprile 1918, tre uomini si incontrarono in un modesto caffè nel quartiere di Kensington a Johannesburg. Tutti e tre erano giovani. Werner van der Merwe, il più giovane, aveva appena compiuto diciannove anni. Il più vecchio, Henning Klopper, ne aveva ventidue. Il terzo uomo, Hans du Pleiss, avrebbe compiuto ventidue anni dopo qualche settimana. Si erano incontrati proprio quel giorno per decidere come avrebbero celebrato il suo compleanno. Nessuno dei tre aveva la ben che minima idea che quel loro incontro in un bar di Kensington avrebbe avuto un'importanza storica. Infatti, quel pomeriggio, nessuno dei tre parlò della festa di compleanno. Neppure Henning Klopper, che fu quello che avanzò la proposta che, a lungo termine, avrebbe cambiato l'intera società sudafricana, si rendeva conto della portata o delle conseguenze che i suoi pensieri ancora incompleti avrebbero avuto”.

(La Leonessa Bianca, di Henning Mankell – trad. Giorgio Puleo)





lunedì 17 gennaio 2022

Citazioni Cinematografiche n.442

Mikael: Che cosa ti hanno fatto per diventare così? Tu conosci tutto di me, di te invece non so niente, non so niente...

Lisbeth: Infatti non sai niente.

(Mikael Blomkvist/Michael Nyqvist e Lisbeth Salander/Noomi Rapace in “Uomini che odiano le donne”, di Niels Arden Oplev - 2009)



 


venerdì 14 gennaio 2022

Incipit 55/100

Recuperarono il cadavere l'8 luglio, poco dopo le tre del pomeriggio. Era quasi intatto, non doveva essere rimasto in acqua a lungo. Il ritrovamento del corpo dipese, tutto sommato, da un caso; e rinvenirlo così presto avrebbe dovuto essere d'aiuto alle indagini della polizia”.

(Roseanna, di Maj Sjőwall e Per Wahlőő – trad. Renato Zatti)





venerdì 10 dicembre 2021

Incipit 50/100

“C'era, alla periferia della minuscola città, un vecchio giardino in rovina; nel giardino c'era una vecchia casa, e nella casa abitava Pippi Calzelunghe. Aveva nove anni e se ne stava lì sola soletta: non aveva né mamma né papà, e in fin dei conti questo non era poi così terribile se si pensa che così nessuno poteva dirle di andare a dormire o propinarle l'olio di fegato di merluzzo quando invece lei avrebbe desiderato delle caramelle.”

(Pippi calzelunghe, di Astrid Lindgren – trad. Annuska Palme Larussa e Donatella Ziliotto)



 

venerdì 18 giugno 2021

Incipit 25/100

“Ha dimenticato qualcosa. Appena si sveglia lo sa con sicurezza. Qualcosa che ha sognato durante la notte. Qualcosa che dovrebbe ricordare. Si sforza di ricordare. Ma il sonno è come un buco nero. Un pozzo che non rivela niente di ciò che contiene.”

(Assassino senza volto, di Henning Mankell – trad. Giorgio Puleo)



 

giovedì 14 novembre 2019

Giallo, Noir & Thriller/73


Titolo: Carambole
Autore: Håkan Nesser
Traduttore: Carmen Giorgetti Cima
Editore: Guanda – 2006
 
Dopo la lettura de “La rete a maglie larghe” mi ero ripromesso di proseguire con i libri della serie del commissario Van Veeteren rispettandone l'ordine di scrittura da parte dell'autore, Hakan Nesser. Ma di fronte a “Carambole”, settimo libro dell'elenco, la sua immagine di copertina e l'intrigante sinossi non ho saputo resistere.

In “Carambole” leggiamo della formazione di un serial killer “per caso”, della apparente banalità ed ordinarietà di una violenza perpetrata da un uomo qualunque, chiamata da un atto violento fortuito e semplice nella sua tragicità e alimentata dalla meschina cattiveria di un altro “invisibile”. Una catena di violenza in cui verrà coinvolto Van Veeteren, non in qualità di commissario ormai ritirato dall'attività investigativa, ma come padre di una delle vittime. Il figlio, infatti, viene ucciso da qualcuno di cui il lettore non solo conosce l'identità fin dalle prime pagine, ma di cui segue l'evoluzione e l'affermarsi come assassino, quasi per costrizione.

Un romanzo che ha molto di introspettivo, seppur questo elemento non venga portato all'esasperazione. Al contrario la scrittura di Nesser riesce a mantenere il tono ed il carattere di un giallo-thriller gestendo al meglio tutti gli elementi della storia. L'autore riesce a rendere ciò che passa per gli animi e le teste dei personaggi, i loro sentimenti e sensazioni ed i loro pensieri così come le loro azioni. Personaggi che devono incastrare la propria vita privata con le vicende del caso.
Gli elementi psicologici e di descrizione e analisi sull'animo umano vengono inseriti all'interno di un'indagine di polizia e di una ricerca privata, sul senso delle nostre vite e su come il caso e forze insospettabili possano influire su di noi e su altri.
Nesser riesce a farci vivere quello che può scattare nella mente di un comune cittadino, con un lavoro ed una vita normale al limite dell'ordinario e del noioso, quando si trova a confrontarsi con un omicidio colposo, allora ogni cosa assume un altro valore, un insieme di costrutti, valori, principi ed abitudini crolla attorno a lui, fino a divenire un freddo e calcolatore assassino.

Il commissario Van Veeteren è finalmente in pensione: si occupa della sua libreria antiquaria e non sa nulla della serie di omicidi che si sta per abbattere sulla sua città. Tutto ha avuto inizio quando un guidatore ha investito per caso un ragazzo che camminava sul ciglio della strada: il ragazzo è morto e l'automobilista, dopo qualche indecisione, è fuggito. Nei giorni seguenti tutto sembra tranquillo e il colpevole si sente sempre più al sicuro. Fino al giorno in cui riceve la lettera di un testimone che comincia a ricattarlo, sostenendo di averlo visto e di essere pronto a rivelare la sua colpa. Messo sotto pressione, l'incauto guidatore si trasforma in un astuto detective... (da ibs.it)


 

venerdì 14 dicembre 2018

Giallo, Noir & Thriller/61



Titolo: Il Predicatore
Autore: Camilla Läckberg
Traduttore: Laura Cangemi
Editore: Marsilio – 2010


Secondo capitolo per la coppia Erica Falck e Patrik Hedström che, dopo “La Principessa di Ghiaccio” (richiamato anche nella copertina fin troppo simile), si trovano alle prese con altri omicidi a interrompere la straordinariamente calda estate della cittadina di Fjallbäcka.

Il Predicatore” si presenta come un romanzo maggiormente complesso del precedente, con qualche immagine veramente d'impatto ed un potenziale giallo-thriller che fa ben sperare. La trama d'indagine e gli elementi drammatici sono ben presentati e stimolano la lettura, per cui la parte “gialla” è apprezzabile e di buon livello. Di contro lo spazio all'elemento “rosa”, ovvero la vita insieme di Erica incinta e Patrik, le loro disavventure con parenti e amici, appesantisce la lettura, si dilunga per troppe pagine ed alla fine risulta irritante.


Camilla Läckberg evidentemente sceglie di mescolare l'elemento thriller e l'indagine vera e propria con lunghi passaggi dedicati ai dettagli ed elementi della vita di tutti i giorni. Il successo che ha avuto sembrerebbe dargli ragione, ma mi pongo la domanda sul genere di lettori che veramente apprezzano tale impostazione. Probabilmente la scrittrice riesce così ad allargare ancora di più al pubblico femminile un genere che tendenzialmente sembrerebbe più maschile. Personalmente dopo questo romanzo ho interrotto la lettura della serie, che temevo non incontrasse più i miei gusti.

Mi piace quando si dedica attenzione alle psicologie dei personaggi, quando si fa crescere accanto all'indagine poliziesca vera e propria una vena di approfondimento sociale e finanche uno studio sul privato che diviene pubblico-politico, ma in questo romanzo sembra che ci si provi senza però riuscire a svilupparne gli elementi in profondità. Manca un certo respiro che ampli la vicenda dal “particolare” al “generale”, come in altri romanzi di altri autori ho potuto apprezzare. Inoltre se lo stile scelto finisce per poi risolversi in tanti, troppo particolari che poi non sempre vengono sviluppati, mi sento un po' deluso.

Ulteriori due elementi che mi hanno stimolato più perplessità che soddisfazione sono che la protagonista Erica Falck di fatto protagonista non lo è, ridotta a poco più che riempitivo di una storia in cui l'indagine viene condotta, peraltro senza brillare per competenza o astuzia, dal compagno di vita, e l'espediente narrativo (trucco?) di interrompere i capitoli o singole scene appena emerge un dettaglio od un’informazione importante. Questa strategia, figlia degenere di quanto si trovava nei feuilleton/romanzi d'appendice ottocenteschi, magari usata in alcuni momenti chiave crea suspense, ma alla lunga irrita il lettore che sono e rischia di appesantire il racconto, allungando ed annacquando il tutto. 


Da più di vent'anni una dolorosa faida lacera la famiglia Hult: Ephraim, il predicatore che infiammava le folle promettendo guarigione e salvezza, ha lasciato ai suoi discendenti un'eredità molto controversa. Il peso del sospetto continua a gravare su un ramo del clan, coinvolto suo malgrado nella sparizione di due ragazze risalente a molti anni prima. Una vicenda che nel delizioso paesino di Fjallbacka, sulla costa occidentale della Svezia invasa dai turisti per la bella stagione, torna a essere sulla bocca di tutti dopo l'omicidio di una giovane donna, quando in una splendida gola naturale, sotto quel corpo martoriato, la polizia scopre anche i resti di due scheletri. (da ibs.it)

venerdì 16 novembre 2018

Giallo, Noir & Thriller/60


Titolo: La Principessa di Ghiaccio
Autore: Camilla Läckberg
Traduttore: Laura Cangemi
Editore: Marsilio - 2010




La Principessa di Ghiaccio” è il primo libro della serie di Patrik Hedström ed Erica Falck, per la penna di Camilla Läckberg.
Il primo dei soli due che ho letto della serie, ma che mi sono bastati per farmi un'idea, del tutto personale, stimolarmi un'impressione che mi ha fatto decidere di non leggerne i successivi capitoli.

L'intera vicenda è ambientata in un piccolo paese, poco più di un villaggio di pescatori, sulla costa orientale della Svezia, Fjällbacka, che è anche il luogo di nascita dell'autrice. Tale scelta si rivela per buona parte del romanzo vincente ed intelligente, date le accurate descrizioni, non solo dei luoghi ma anche degli abitanti, del clima e dell'aria che si respira. Uomini, donne, case, strade, sentieri, così come i dialoghi, i profumi e gli odori catturano il lettore, che si trova a godere di una scrittura che sembra partire dal dato visivo per poi sviluppare gli eventi e i protagonisti degli stessi. Quest'ultimo elemento, probabilmente, ha giocato un suo ruolo nel favorire la realizzazione di una serie televisiva dedicata alla serie.



Mi è particolarmente piaciuto l'incipit del romanzo, molto incisivo e coinvolgente, dove l'elemento visivo, come detto, sembra rivestire un ruolo decisamente importante. La lettura, purtroppo, nel prosieguo, pur non risultando mai difficile, grazie a d uno stile tutto sommato fluido, viene appesantita da una certa prolissità dell'autrice. Probabilmente qualche pagina in meno per capitolo, l'assenza di qualche descrizione e approfondimento non strettamente necessario avrebbero giovato.

Quello che in particolare non mi ha convinto del tutto è che si capisce fin da subito che i due protagonisti finiranno per innamorarsi. Il passaggio da un'indagine ad un racconto di romantico sviluppo mi è sembrato brusco, con le descrizioni della loro storia d'amore e della vita insieme che tendono ad occupare fin troppo spazio.

Come dire gli ingredienti, anche se non proprio originalissimi, c'erano tutti, ma il risultato non è esaltante. Una lettura consigliabile a chi non è propriamente un patito di gialli-thriller, ma che magari vuole accostarsi al genere con cautela e partendo da lontano.


Erica Falck è tornata nella casa dei genitori a Fjällbacka, incantevole località turistica sulla costa occidentale della Svezia che, come sempre d'inverno, sembra immersa nella quiete più assoluta. Ma il ritrovamento del corpo di Alexandra, l'amica d'infanzia, in una vasca di ghiaccio riapre una misteriosa vicenda che aveva profondamente turbato il piccolo paese dell'arcipelago molti anni prima. Erica è convinta che non si tratti di suicidio, e in coppia con il poliziotto Patrik Hedström cerca di scoprire cosa si nasconde dietro la morte di una persona che credeva di conoscere. A trentacinque anni, con la sensazione di non sapere bene cosa volere nella vita ma stimolata da un nuovo amore, approfitta del suo status di scrittrice per smascherare menzogne e segreti di una comunità dove l'apparenza conta più di ogni cosa. (da ibs.it)





sabato 27 ottobre 2018

Giallo, Noir & Thriller/59


Titolo: Quella gelida notte a Stoccolma
Autore: Tove Alsterdal
Traduttore: Lisa Raspanti
Editore: Newton Compton - 2015


Il titolo non tragga in inganno. Non si tratta del “solito” giallo svedese, dell'ennesimo noir nordeuropeo, pubblicazioni che hanno stancato molti. Perché in “Quella gelida notte a Stoccolma” si parte dalla Svezia per arrivare, in un coinvolgente moto centrifugo, in Argentina e Colombia. Nel corso del romanzo si passa dall'odierno agli anni 70, in un serie di salti avanti ed indietro nel tempo fra nordeuropa e sudamerica.

La morte di una giovane donna, troppo frettolosamente archiviata come suicidio, considerata la vita sregolata e segnata da abusi etilici e stravaganze varie della stessa, diviene occasione per una avvincente indagine, condotta dalla sorella minore, architetto e madre di due bambini. Se le caratteristiche che hanno fatto la fortuna e contraddistinto una “via scandinava” al giallo-thriller ci sono tutte, dall'attenzione ed efficace descrizione dei caratteri sia dal punto di vista fisico che psicologico alla soddisfacente narrazione delle scene d’azione, dove tutto viene abilmente descritto e “portato” dal lettore, l'autrice aggiunge altro. Con una scrittura scorrevole, capace di creare suspense e attesa, Tove Alsterdal ci offre più di un thriller, ovvero anche un ottimo lavoro di studio e di ricerca storica, abilmente inserito in una trama noir avvincente e ben costruita. 

 
Dopo le prime pagine in cui il lettore deve necessariamente prendere confidenza con i personaggi e le dettagliate descrizioni dei paesaggi urbani e naturali, ricche di nomi non facilmente memorizzabili, ci si trova a leggere curati dialoghi ricchi di emozione e sentimento che però potrebbero non bastare senza l'azione e la tensione che arrivano dopo un po'. La scelta di approfondire il passato della madre delle due sorelle, misteriosamente scomparsa nel 1978, ci permette di giungere al dramma della dittatura argentina di Videla e sodali. Così si sviluppa un doppio binario di narrazione, un parallelo che ci mostra come sia quaranta anni fa che oggi c'è qualcuno vittima di violenza e crudeltà da parte di chi sostiene di avere una missione da compiere. Combattere l'anelito di libertà presente nell'Argentina post-peronista oppure arricchirsi senza scrupoli. Uno dei meriti del romanzo è comunque riproporre con dovizia di particolari la tensione che attanagliava l’Argentina, il terrore, la privazione delle libertà individuali, il clima di delazione e di violazione dei diritti umani, le sparizioni e le torture che hanno segnato un continente, senza dimenticare di far vivere al lettore la tensione della vicenda, l'adrenalina di un'indagine, le sensazioni di una ricerca che molte sorprese porta ai protagonisti e a chi segue le loro vicissitudini, con una buona dose di colpi di scena ben distribuiti e sapientemente preparati.



In una fredda notte di primavera, Charlie Eriksson si butta da un balcone all’undicesimo piano di un condominio a Stoccolma. Poche ore prima della sua morte, un barbone però l’ha vista fuori da una discoteca, insieme a un uomo dai modi minacciosi. Ma chi potrebbe mai credere alla testimonianza di un senzatetto? Il caso viene archiviato come suicidio, anche perché la vita della giovane donna era segnata dall’abuso di droghe. Ma la sorella Helene vuole davvero capire quello che è successo a Charlie e comincia a dubitare che si sia suicidata. Perché era andata a Buenos Aires quattro settimane prima della sua morte? (da newtoncompton.com)


lunedì 14 dicembre 2015

Citazioni Cinematografiche n. 127


Andrew Craig: Mi dica, che fa qui la gente la sera?
Receptionist: Be' c'è l'Opera Reale, il teatro.
Andrew Craig: No, no, no. Qualcosa un tantino più volgare, sa: danze, musica, bevande a leggera gradazione alcolica.
Receptionist: Capisco.
Andrew Craig: Qualche pennellata di colore locale.
Receptionist: ...Colore locale.
Andrew Craig: Aggiunge interesse, non trova?
Receptionist: Vediamo, abbiamo la Corona D'oro, nel centro vecchio. No, quella è sconsigliabile.
Andrew Craig: Mmm e perché?
Receptionist: Troppe ragazze di facili costumi.
Andrew Craig: Orribile.
Receptionist: Sì.
Andrew Craig: Pericolo da evitare.
Receptionist: Meglio che glielo scriva così ricorda di scordarselo.
Andrew Craig: Molto gentile.
Receptionist: Sempre a sua disposizione.


(Andrew Craig/Paul Newman in “Intrigo a Stoccolma”, di Mark Robson - 1963)




giovedì 15 ottobre 2015

Henning Mankell


La settimana scorsa è morto Henning Mankell, scrittore svedese da molti conosciuto per i suoi romanzi giallo-polizieschi.
Effettivamente una porzione importante dell’opera di Mankell è costituita da una serie di libri che costituiscono la “saga” di Kurt Wallander, commissario della polizia di Ystad, nel sud della Svezia, nella regione della Scania.

Il commissario Wallander continua a rimanere uno dei personaggi meglio riusciti e riconoscibili nel panorama della letteratura di genere, con la sua umanità, la tristezza e la sensibilità che lo contraddistinguono e lo hanno reso vicino ai lettori e caro ai più.

La serie è composta da 12 romanzi, in Italia pubblicati tutti dall’editore Marsilio (trad. Giorgio Puleo), ad eccezione di uno proposto dalla Mondadori (trad. Carmen Giorgetti Cima).

Li propongo inizialmente in ordine cronologico di pubblicazione e di auspicabile lettura, successivamente in base alla personale preferenza.

-         Assassino senza volto;
-         I cani di Riga;
-         La leonessa bianca;
-         L’uomo che sorrideva;
-         La falsa pista;
-         La quinta donna;
-         Delitto di mezza estate;
-         Muro di fuoco;
-         Piramide;
-         Prima del gelo;
-         L’uomo inquieto;
-         La mano.


-         1. Assassino senza volto;
-         2. La leonessa bianca;
-         3. La quinta donna;
-         4. Delitto di mezza estate;
-         5. La falsa pista;
-         6. L’uomo che sorrideva;
-         7. L’uomo inquieto;
-         8. Muro di fuoco,
-         9. I cani di Riga;
-         10. La mano;
-         11. Piramide;
-         12. Prima del gelo.


Il commissario Kurt Wallander ed i libri sulle sue indagini e la sua vita hanno dato ispirato film e serie TV, in una delle quali a prestargli volto e tutto il resto è Kenneth Branagh, sicuramente in modo suggestivo ed elegante, anche se l’attore svedese che lo ha impersonato in una pressoché parallela serie televisiva è quello che maggiormente ha incontrato l’idea e l’immagine che me ne sono fatto io durante la lettura degli episodi raccontati.



venerdì 27 marzo 2015

Giallo, Noir & Thriller/21

Titolo: Tempesta Solare
Autore: Åsa Larsson
Traduttore: Katia De Marco
Editore: Marsilio - 2010



“Tempesta Solare” è il primo romanzo della serie legata all’avvocato Rebecka Martinsson, scritta da Åsa Larsson. Apparentemente potrebbe essere considerato parte del filone del legal thriller, genere molto in voga anche in Italia, ma se ne allontana per l’attenzione rivolta al contesto sociale e alla tematica della “religione fai da te”, con santoni e guru annessi.

La protagonista, trasferitasi a Stoccolma dal nord della Svezia, è “costretta” a ritornare nella piccola Kiruna, estremo settentrione del Paese per l’appunto, da una vicenda di sangue a cui è legata una parte non secondaria della sua biografia. Suo malgrado, ma non troppo, viene coinvolta in un’indagine di polizia gestita dall’ispettrice Anna Maria Mella, incinta di otto mesi e che pertanto ricorda il personaggio interpretato da Frances McDormand in "Fargo", dei fratelli Cohen.


La scrittura è fluida e coinvolgente, con l’eccezione dei primi capitoli non particolarmente avvincenti ma godibili per descrizioni e capacità rappresentative, venata di un certo umorismo e umana attenzione ai caratteri e situazioni. Non si risparmia la critica netta di ciò che non si condivide o apprezza e l’autrice mostra, così facendo, probabilmente anche una parte di sé.

In “Tempesta Solare” si rischia di trascurare la vicenda da cui si origina tutto, il delitto ed il conseguente sviluppo della trama, poiché l’avvocato Martinsson “arriva” al lettore, che ne viene intrigato, nel senso più sano dell’espressione. Questo peraltro è un elemento abbastanza comune negli scrittori nordici di gialli, quindi è sufficiente mantenere l’attenzione un po’ desta per apprezzare, oltre l’approfondimento del personaggio principale, anche il resto della narrazione, comunque non banale, pur nella sua semplicità (niente inseguimenti al cardiopalma, pistole che sparano a ripetizione o machiavellici intrighi, ma se si sceglie questo genere di scrittori lo si sa!).

Voto: 7+




Mentre l'aurora boreale si snoda come un drago nella notte, Viktor Strandgård, il predicatore più famoso della Svezia, viene ucciso barbaramente. Avvolte dalla neve e dal buio dell'inverno lappone, l'avvocato Rebecka Martinsson e l'ispettrice di polizia Anna-Maria Mella indagano il mondo omertoso dei pastori della Chiesa della Fonte della Forza. (da marsilioeditori.it)