Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze.
Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Il
28 giugno 1960, Sandro Pertini, allora presidente della
Camera, pronunciò un discorso sui valori della Resistenza e
dell’antifascismo nella vita democratica del Paese.
In
quell’occasione, di fronte alla folla genovese che protestava
contro il congresso del Movimento Sociale Italiano, Pertini disse:
“Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. E ogni atto,
ogni manifestazione, ogni iniziativa di quel movimento è una chiara
esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è
considerato reato dalla Carta costituzionale”.
“… mi
dissero quella tremenda condanna e mi feci vedere molto orgoglioso ma
quando fui portato in quella tremenda cella di nuovo mi inginocchiai
mi misi a piangere avevo nelle mani la tua foto ma non si conosceva
più la tua faccia per le lacrime e i baci che ti ho fatto, questo
cara Anna devi perdonarmi sii forte a sopportare questo orrendo
delitto e fatti coraggio avrai il tuo amore fucilato alla schiena.”
Quando io considero questo misterioso e
miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile,
fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa
illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di
prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il
terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita
cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi,
come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come certe
piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina affiorano
nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile,
come le rondini di un continente che lo stesso giorno s'accorgono che è
giunta l'ora di mettersi in viaggio. Era giunta l'ora di resistere; era
giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini. Il compito degli uomini della Resistenza non è finito. Bisogna che essa sia ancora in piedi. Piero Calamandrei
Finirà, Pina,
finirà. E tornerà pure la primavera. E sarà più bella delle altre, perché
saremo liberi. Noi lottiamo per una cosa che deve venire, e non può non venire.
(Francesco/Francesco
Grandjacquet in “Roma Città Aperta”, di Roberto Rossellini - 1945)
“Una sera di settembre l’Agnese tornando a casa dal
lavatoio col mucchio di panni bagnati sulla carriola, incontrò un soldato nella
cavedagna. Era un soldato giovane, piccolo e stracciato. Aveva le scarpe rotte,
e si vedevano le dita dei piedi, sporche, color di fango. Guardandolo, l’Agnese
si sentì stanca. Si fermò, abbassò le stanghe. La carriola era pesante.
Ma il soldato aveva gli occhi chiari e lieti, e le fece il
saluto militare. Disse: - La guerra è finita. Io vado a casa. Sono tanti giorni
che cammino -. L’Agnese si slegò il fazzoletto sotto il mento, ne rovesciò le
punte sulla testa, si sventolò con la mano: - Fa ancora molto caldo -.
Aggiunse, come se si ricordasse: - La guerra è finita. Lo so. Si sono tutti
ubriacati l’altra sera, quando la radio ha dato la notizia -. Guardò il viso
del soldato e sorrise, un sorriso rozzo e inatteso sulla sua faccia bruciata
dall’aria. – Io credo che i guai peggiori siano ancora da passare, - disse
improvvisamente, con la rassegnata incredulità dei poveri; e il soldato si
fregò le mani: era un ragazzo molto allegro.”
“In quel momento i due soldati si scostarono: -
Raus! Raus! – L’Agnese corse dietro gli altri, sbatté le palpebre nella luce
viva, s’incontrò prima col tenente, poi con un’altra faccia di tedesco, si
fermò. Quella faccia divenne a un tratto sformata, malsana, mosse le labbra,
certo gridava. Ma l’Agnese non intese la voce, vide soltanto chiaro il disegno
di un nome: Kurt. Vide anche il maresciallo, questa stessa faccia, seduto sul
muretto con la Vandina, risentì l’odore di quella sera, odore di erba bagnata
sotto il pesco. Due ceffoni furibondi la sommersero in uno stordito giro di
circoli rossi.
Il maresciallo gridò ancora; prese la pistola, le
sparò da vicino negli occhi, sulla bocca, sulla fronte, uno, due, quattro
colpi. Lei piombò in giù col viso fracassato contro la terra. Tutti scapparono
urlando. Il maresciallo rimise la pistola nella fondina, e tremava, certo di
rabbia. Allora il tenente gli disse qualche cosa in tedesco, e sorrise.
L’Agnese restò sola, stranamente piccola, un mucchio
di stracci neri sulla neve”
Da una parte c’era chi, messo alla prova da un regime
odioso e criminale, non indietreggiò, non si voltò da un’altra parte e
rifiutando il fascismo ed il suo alleato dalla croce uncinata
combatté e pose le basi per la nostra libertà e la democrazia.
Libertà, Giustizia, Democrazia e Dignità per tutti!
Dall’altra parte c’era chi si prestò, ancora una
volta, alla barbarie ed alla sopraffazione, facendosi strumento
di ingiustizia e iniquità.
Non ci può essere dubbio, non deve esserci dubbio su
quale fosse la parte giusta!
Non vi è alcuna pacificazione possibile, non può
esserci memoria condivisa.
Il diritto alla libertà, alla giustizia sociale,
alla democrazia è un valore portato avanti ed incarnato da chi si ribellò al
fascismo e pagò con la vita il suo schierarsi con coraggio e altruismo.
Non dobbiamo rendere vano il loro sacrificio. Ricordiamo
il coraggio e il valore dei partigiani.
I repubblichini ed i fascisti non
erano portatori di alcun diritto comune, incarnavano la violenza e l’arbitrio
dell’arroganza e del terrore, erano servi e strumenti di due regimi ciechi
e totalitari, nemici della democrazia e della pace sociale.
THE
PARTISAN
(or "The Song Of The French
Partisan")
Leonard
Cohen
Album: "Songs from A Room" (1969)
Adattamento di Complainte du partisan
Parole francesi di Emannuel d'Astier de la Vigerie detto "Bernard", adattate da Hy Zaret in inglese
Musica di Anna
Marly
When
they poured across the border
I was cautioned to surrender,
This I could not do;
I took my gun and vanished.
I have changed my name so often,
I have lost my wife and children
but I have many friends,
and some of them are with me.
An old woman gave us shelter,
Kept us hidden in the garret,
Then the soldiers came;
She died without a whisper.
There were three of us this morning
I'm the only one this evening
but I must go on;
the frontiers are my prison.
Oh, the wind, the wind is blowing,
Through the graves the wind is blowing,
Freedom soon will come;
Then we'll come from the shadow.
Les Allemands étaient chez moi,
Ils me dirent, "Resigne-toi",
Mais je n'ai pas peur;
J'ai repris mon arme.
J'ai changé cent fois de nom,
J'ai perdu femme et enfants
Mais j'ai tant d'amis,
J'ai la France entière.
Un vieil homme dans un grenier
Pour la nuit nous a caché,
Les Allemands l'ont pris;
Il est mort sans surprise.
Oh, the wind, the wind is blowing,
Through the graves the wind is blowing,
Freedom soon will come;
Then we'll come from the shadow.
Versione italiana di Riccardo Venturi
IL PARTIGIANO
Quando a frotte passarono la frontiera
Mi fu detto, Stai attento e arrenditi,
Ma non lo potevo fare;
Presi il mio fucile e scomparvi.
Ho cambiato spesso nome,
Ho perso mia moglie e i miei figli,
Ma ho tanti amici,
E qualcuno di loro e' con me.
Una vecchia ci ha dato riparo,
Ci ha nascosti in soffitta,
E poi sono arrivati i soldati,
È morta senza dir niente.
Stamani eravamo in tre,
Stasera sono solo
Ma devo andare avanti;
Le frontiere sono la mia prigione.
Il vento, il vento soffia,
Tra le tombe il vento soffia,
La libertà arriverà presto;
E allora usciremo dall'ombra.
I tedeschi erano da me,
Mi dissero "Consegnati",
Ma non ho paura,
Ho ripreso la mia arma.
Ho cambiato nome cento volte,
Ho perso mia moglie e i miei figli,
Ma ho tanti amici,
Ho la Francia intera.
Un vecchio, in una soffitta
Ci ha nascosti per la notte,
I tedeschi lo hanno preso;
È morto senza sorprendersi.
Il vento, il vento soffia,
Tra le tombe il vento soffia,
La libertà arriverà presto;
E allora usciremo dall'ombra.
L’anagrafe
mi ha permesso di ascoltare chi era giovane in quegli anni, chi fece una scelta
e la portò avanti con forza e convinzione. Ho letto, chiesto ed ascoltato.
Purtroppo ancora oggi sento dichiarazioni sconfortanti su ciò che è accaduto in
Italia dal 1943 alla primavera del 1945. Non solo politici, che l’ignoranza e la malafede sono per loro strumenti
utili per raccogliere attenzioni e consensi, bensì anche da educatori,
insegnanti, colleghi, rappresentanti del clero, delle istituzioni, del mondo
del lavoro e persone “comuni” che incontro.
No,
non sono vittime di disinformazione
e campagne di mistificazione, sono
semplicemente superficiali, distanti, disoneste e qualunquiste. Questa è una
colpa! Partigiani e Repubblichini non erano uguali, non
possono essere equiparati! Chi ha appoggiato e sostenuto quel che rimaneva del regime fascista non è come chi si
opponeva alle camicie nere ed al
loro padrone dalla croce uncinata. Non
si trattava di un scontro fra eserciti, comunque deprecabile. Non era una
rivalità fra tifoserie, ma una scelta
decisiva e netta. I partigiani,
uomini e donne, socialisti, comunisti, cattolici, laici e repubblicani
lottavano, insieme per un ideale e
per uno scopo comune, per una fede politica e sociale. I fascisti si schierarono dalla parte
opposta, in antitesi a tutto ciò, in antitesi a qualsiasi fede politica o
ideale, perché il fascismo è
un’aberrazione, è il contrario di tutto questo, perché opprime le fedi e
gli ideali altrui.
C’era una parte giusta ed una sbagliata!
La
parte di chi voleva cambiare ed ha liberato il nostro paese donandogli libertà e democrazia non può essere equiparata a quella di chi serviva un regime odioso e responsabile di immani
tragedie! Civiltà e diritto non sono accostabili alla barbarie ed alla sopraffazione.
La
parte di chi combatteva per la dignità e
la libertà di una nazione e del suo
popolo era quella giusta. Chi difendeva la tirannide
e voleva perpetuarla era la parte sbagliata.
Ricordiamolo! Ricordiamo la Storia e
rendiamo onore a chi è morto e si è sacrificato per la libertà, per la
democrazia ed il nostro futuro!
Nessuna pacificazione è possibile, non esiste una memoria che possa essere
condivisa. I martiri chiedono vendetta. E le storie non sono altro che “asce di guerra da disseppellire” come
hanno scritto i Wu Ming.