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giovedì 18 agosto 2016

Giallo, Noir & Thriller/33




Titolo: Il Ritorno dei Tre
Autore: Carlo Callegari
Editore: Time Crime Fanucci - 2014

I tre divertenti protagonisti del primo romanzo ritornano insieme per combinarne altre, se possibile infilandosi in situazioni ancora più grottesche e con un contorno di personaggi che, come si diceva una volta, “valgono il prezzo del biglietto”.
Dopo il primo episodio gli elementi comici, quasi surreali ma ancora più plausibili, delle avventure del Bambola, del Boa e di Tony il nano si arricchiscono e offrono al lettore ulteriori spunti per risate, azione, violenza e “giustizia”.
Lo scenario è Padova e le sue vicine campagne, con pioggia e nebbia annesse, sul cui sfondo si muovono traffici di vario genere, bische clandestine, night club e periferie urbane ed umane.

A sostenere tutta la vicenda è l’accattivante simpatia dei tre protagonisti, il contorno di gangster, pagliacci del circo, bulli adolescenti, una parrucchiera strozzina, un manipolo di guardaspalle ed il timbro irriverente, dissacrante e grottesco di Callegari.

L’autore riesce a dosare e gestire i ritmi comici coniugando in modo efficace tensione-azione-risate, in un noir grottesco ed ispirato che non può non invitare alla risata.


venerdì 15 luglio 2016

Giallo, Noir & Thriller/32



Titolo: La Banda dei Tre
Autore: Carlo Callegari
Editore: Time Crime Fanucci - 2013

Per omaggiare un genere, celebrarlo, le strade percorribili sono essenzialmente due. La prima consiste nel proporre un’opera che ne contenga gli elementi, le basi e i caratteri rappresentandoli al meglio ed in modo tanto classico ed elegante da rischiare di ritrovarsi con una fotocopia di qualcos’altro, magari ottima, ma che non contenga nulla che le faccia meritare di essere ricordata. La seconda, forse più rischiosa ma a mio parere maggiormente stimolante, è riuscire ad offrire un prodotto che come quello nel primo caso abbia tutto ciò che è proprio di un genere, ma mescoli gli ingredienti in modo originale fino al punto di avere di fronte qualcosa che stravolga stilemi e situazioni, personaggi e ambientazioni. Non mi riferisco ad una semplice parodia, ma a qualcosa di più, che segna un punto a favore dell’artista che la produce.

È questo il caso di Carlo Callegari con “La Banda dei Tre”, per le edizioni Fanucci-Time Crime.
Uno sberleffo divertito e divertente al genere hard-boiled, dove situazioni assurde, ambientazioni metropolitane, caratteri surreali ed elementi noir vengono abilmente shakerati per un romanzo che fa ridere, intrattiene e non si fa mancare situazioni pulp, in una trama che ha tutte le basi di una crime novel che si rispetti.
I toni da commedia e gli ingredienti di una detective story si incontrano e si dosano a vicenda, senza timore di lasciare spazio gli uni agli altri ed anche a situazioni grottesche, fino ad accenni di farsesco che servono per spingere il lettore a godersi ogni pagina. Non manca il sangue, anzi se ne trovano generose dosi, così come le risate.

Fin dai componenti della banda del titolo, improvvisata e legata a fattori contingenti, questi veramente propri del genere, crimine e commedia convivono e si fanno strada in quello che in fondo è un buon noir metropolitano, nel quale l’autore è consapevole di certe esagerazioni e “situazioni limite” che offrono una prospettiva per così dire obliqua su un genere letterario che viene esaltato da una scrittura corrosiva ed ironica, ma anche precisa nei dettagli forti, che cattura il lettore, lo fa anche ridere, senza scivolare nello scherzo o nel rischio del burlesco.
Un romanzo dissacrante, scritto con padronanza e competenza, perciò un apprezzabile esempio all’interno del genere noir, che riesce ad andare oltre l’omaggio, tanto sono curati anche i personaggi secondari e le ambientazioni.


Claudio Bambola è un agente della narcotici infiltrato a Padova. Dopo due anni di duro lavoro sta per portare a termine una retata da prima pagina che finalmente gli permetterà di cambiare vita: il sequestro di una partita da venti chili di cocaina purissima. Ma nello scambio della droga si intromette una gang di mafiosi russi, i fratelli Makarovic, e tutti i piani saltano. Durante la sparatoria Bambola uccide uno dei tre fratelli, e per sopravvivere si vedrà costretto a chiedere aiuto alle stesse persone che prima doveva incastrare: Tony Piccolo, un nano spacciatore e pistolero, e Silvano Magagnin detto il Boa, ex tossicodipendente convertitosi ai furti in appartamento e in perenne crisi mistico-religiosa, che diventeranno i suoi nuovi quanto improbabili compagni d'avventura. In un vorticoso susseguirsi di avvenimenti e colpi di scena, la banda dei tre verrà coinvolta in inseguimenti e sparatorie al limite del grottesco, sullo sfondo di una Padova notturna e di confine. (da ibs.it)




venerdì 17 giugno 2016

Giallo, Noir & Thriller/31



Titolo: A casa del diavolo
Autore: Romano de Marco
Editore: Time Crime  (Fanucci) 2013
“A Casa del Diavolo” ha il merito di una scrittura agile, a tratti scattante che facilita la lettura e stimola l’immaginazione del lettore, senza esagerare ma concedendogli di figurarsi le vicende come se stesse guardando una serie TV. Non un film noir od un thriller, ma una serie TV, perché di questa prende sia gli elementi positivi che i limiti.
Ovvero la trama è sufficientemente stimolante, non particolarmente originale, ma la narrazione in prima persona risulta efficace ed una scelta indovinata, in particolare perché a condurla non è il solito detective o rappresentante delle forze dell’ordine, bensì un trentenne borioso e vanesio. La soggettiva del protagonista, adeguatamente antipatico ma comunque tollerabile, conduce la lettura e narra la storia con un certo ritmo, non sincopato ma neanche troppo lento, per un noir italiano che si fa godere e leggere con piacere. D’altra parte nonostante qualche colpo di scena non si trova un adeguato approfondimento dei caratteri e delle loro azioni. Probabilmente l’autore ha così preferito, ma rimane una certa perplessità di fondo, anche perché forse qualche capitolo in più per inquadrare meglio il contesto e chi lo anima non avrebbe guastato. Quella che dovrebbe essere la “conclusione” con relativo disvelamento, se non vera e propria spiegazione, giunge un po’ frettolosa e a mio avviso artefatta, nonostante gli elementi per prepararla e farla assaporare ci fossero tutti.

Una fosca vicenda ancora meno che “di provincia”, personaggi ambigui e a tinte scure, un contesto isolato dove i punti di riferimento sono tanto labili quanto difficilmente riconoscibili. L’ambientazione è suggestiva ed utilizzata bene, così da richiamare, come dallo stesso autore esplicitato, esempi mirabili del cinema italiano, come anche della letteratura di genere, da cui attinge con competenza. Ma nel momento in cui prova a metterci del proprio si avverte una vaga debolezza, che comunque non compromette un positivo esito.


Consapevole di non essere di fronte ad un capolavoro, il lettore può godersi la disavventura di un direttore di banca, pieno di sé e volgarmente materiale, che viene punito per la propria arroganza ed egoismo. D’altra parte da un laureato in economia che aspira a diventare reggente di una prestigiosa filiale di un istituto di credito non ci si può aspettare che risulti amabile e simpatico o che sia appassionato di poesia, attratto dalla Storia medievale o anche solo che apprezzi i valori umani oltre mutui agevolati, tassi d’interesse o transazioni economiche.


domenica 21 aprile 2013

Giallo, Noir & Thriller/10




Titolo: Venti corpi nella neve
Autore: Pasini Giuliano
Editore: Time Crime - 2012


Si parte da un piccolo fatto, una vicenda che può apparire come minuscola, quasi trascurabile seppur tragica per giungere alla Storia.
“Venti corpi nella neve” unisce una scrittura per così dire anglosassone, asciutta, lineare, al limite dell’essenziale ad una sensibilità italiana, con un’ambientazione che, a parte l’appennino bolognese, è riconoscibile come tante piccole realtà locali del nostro paese.
Un romanzo che affonda le radici nelle pagine più sanguinose della storia del Ventesimo secolo e che ci presenta un protagonista, il commissario Serra, impegnato a rifugiarsi da un passato che ritorna e costretto ad affrontare i demoni che agitano la sua anima ed il suo cuore.
Ma come? Di nuovo? Forse questo elemento non è propriamente originalissimo, ma lo è la modalità con cui Pasini confeziona un racconto non banale, serio, ben strutturato e discretamente approfondito, dove temi ed atmosfere si uniscono in modo convincente. I dialoghi efficaci e coinvolgenti, i personaggi quasi tutti riusciti e credibili ed i riferimenti storici, dosati con sapienza, inseriti in capitoli brevi facilitano la lettura.

A chi storce, o storcerebbe, il naso per l’elemento “soprannaturale”, ovvero la “danza” che vede Serra rivivere gli ultimi istanti di vita di alcune vittime, dico che non è grazie a questa che si risolve il caso, bensì è una sorta di ostacolo, quasi una condanna per il commissario. Ci sono, a dirla tutta, elementi già visti, letti e che cominciano a stancare e rischiano di divenire fastidiosi stereotipi, ma li considero alla stregua di tributi da pagare ad un genere un po’ affollato e che sforna periodicamente una miriade di proposte, non sempre degne di essere commentate. Comunque la lettura ed il coinvolgimento non ne vengono danneggiati e poi è pur sempre un giallo-thriller, qualcosa di comune ad altre opere e romanzi ci deve pur sempre essere. 

Magari in prossimi romanzi (“Venti corpi nella neve” è un esordio) Giuliano Pasini ci proporrà altro e qualcosa di più.

Voto: 7,5

Giuliano Pasini
Vedi anche:

giovedì 10 gennaio 2013

Giallo, Noir & Thriller/6



Titolo: I Dannati non muoiono
Autore: Nisbet Jim
Traduttore: Bruna Ferri e Olivia Crosio
Editore: Time Crime - 2012

Trama che si sviluppa rapida, senza tentennamenti, divagazioni o descrizioni che non siano strettamente legate alla vicenda.

Jim Nisbet ci propone con I Dannati non muoiono un hard-boiled classico, veloce e brioso, con alcuni passaggi veramente scoppiettanti e trascinanti. Forse la scrittura non è al suo meglio, ma il detective privato coinvolto, suo malgrado ed inaspettatamente, in una storia torbida di morte, sesso e segreti da far rimanere tali, è un bel personaggio. Martin Windrow, questo il suo nome, in una San Francisco nebbiosa e soffocante si presenta a noi ricoperto di ferite e cicatrici, sia metaforiche che reali, e viene accompagnato da una serie di altri personaggi ben descritti e delineati, per ottenere una storia che va dritta all’obiettivo.

Da apprezzare come, nonostante il tema toccato sia scivoloso (sessualità, perversioni, torture e ricatto), l’autore eviti ogni volgarità ed anzi ci faciliti la discesa e la seguente risalita in una dimensione torbida, dove osserviamo quello che accade e tifiamo, spudoratamente, per il buon Martin Windrow.

Voto: 7

Jim Nisbet