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lunedì 23 dicembre 2024

Citazioni Cinematografiche n.595

 

Forse si diventerebbe persone migliori se ci si accontentasse di essere come si è.

(Alma/Bibi Andersson in “Persona”, di Ingmar Bergman - 1966)









lunedì 26 giugno 2023

Citazioni Cinematografiche n.517

 

Non me ne andrò mai da questa casa, hai capito!? Perché io non lo voglio superare il complesso di Edipo!
(Michele Apicella/Nanni Moretti in “Sogni d'oro”, di Nanni Moretti - 1981)






lunedì 6 marzo 2023

Citazioni Cinematografiche n.501

 

Sam: Perché io e quelli che amo scegliamo persone che ci trattano come fossimo nulla?
Charlie: Perché accettiamo l'amore che pensiamo di meritarci.
Sam: Allora perché non mi hai mai chiesto di uscire?

(Sam/Emma Watson e Charlie/Logan Lerman in “Noi siamo infinito”, di Stephen Chbosky - 2012)




lunedì 15 agosto 2022

Citazioni Cinematografiche n.472

 

Ava: Non sono mai stata fuori dalla stanza in cui sono.

Caleb: Se uscissi dove vorresti andare?

Ava: Non sono sicura. Sono tante le opzioni. Forse una strada affollata o l'incrocio trafficato di una città.

Caleb: Un incrocio trafficato?

Ava: È una cattiva idea?

Caleb: No... non è quello che mi sarei aspettato...

Ava: Un incrocio trafficato fornirebbe una concentrata ma mutevole visione della vita umana.

Caleb: People-watching.

Ava: Sì.

(Ava/Alicia Vikander e Caleb Smith/Domhnall Gleeson in “Ex Machina” di Alex Garland - 2015)




lunedì 3 gennaio 2022

Citazioni Cinematografiche n.440

Certo, sono un'imbrogliona, una bugiarda, una ladra... ma sono onesta.

(Marnie/Tippie Hedren in “Marnie”, di Alfred Hitchcock - 1964)






sabato 5 dicembre 2020

Dipendenza

 


Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico è l'alcool o la morfina o l'idealismo.

(Carl Gustav Jung)

 


martedì 19 maggio 2020

Guardare #5

Massimo Troisi e Massimo Bonetti in “Le vie del Signore sono finite” di Massimo Troisi - 1987

venerdì 18 gennaio 2019

La comodità e l'arroganza dell'ignoranza

L'ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”
(Charles Darwin – L'Origine dell'Uomo)

Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni”
(Bertrand Russel)

"Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”
(William Shakespeare – Come vi pare)


Sapete chi sono Dunning e Kruger? No, niente a che fare con la nazionale di sci austriaca, tanto meno con il Bayern Monaco od il processo di Norimberga, poiché David Dunning e Justin Kruger sono due psicologi della Cornell University. A loro si devono una serie di studi che hanno portato alla formulazione di quello che viene studiato e ricordato come l'Effetto Dunning-Kruger.

Nel 1999 i due studiosi fecero una serie di esperimenti sociali, che li portarono a formulare, all'interno dell'articolo “Unskilled and unaware of it: How difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments” una serie di ipotesi, procedimenti e risultati che generarono la definizione del Dunning-Kruger Effect, ovvero una forma di distorsione cognitiva.
Viene definita come il fatto che “le persone traggono conclusioni errate e fanno scelte sbagliate ma la loro incompetenza li priva della capacità metacognitiva di realizzarlo. Gli incompetenti di conseguenza soffrono di superiorità illusoria, considerando le loro competenze superiori alla media, molto più di quanto non siano in realtà. Per contrasto le persone molto competenti sottovalutano le loro capacità, e soffrono di inferiorità illusoria. Questo causa una situazione viziosa, in cui le persone incompetenti si considerano molto superiori alle persone veramente competenti. Il fenomeno spiega anche perché la competenza vera possa indebolire la fiducia in se stessi, in quanto le persone competenti presumono sbagliando che gli altri abbiano un livello di comprensione e abilità almeno equivalente alle loro. Se ne desume che la distorsione cognitiva degli incompetenti deriva da un errore di valutazione su se stessi, mentre la distorsione cognitiva dei competenti deriva da un giudizio errato sugli altri”.


In buona sostanza i ricercatori ipotizzarono che, per una data competenza, le persone inesperte:
  • tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità;
  • non si renderebbero conto dell'effettiva capacità degli altri;
  • non si renderebbero conto della propria inadeguatezza.

Ovvero: più uno non sa niente di un argomento, non ha vere capacità, più crede di saperla lunga. Secondo Dunning e Kruger gli incompetenti hanno questa doppia fregatura: l’abilità necessaria per riuscire bene in una attività è di fatto identica a quella necessaria per valutare i risultati. Quindi gli ignoranti, gli incompetenti tendono a non riconoscere la reale competenza altrui e sono più superbi, sovrastimando le loro poche conoscenze e loro insufficienti abilità. Quindi si sentono migliori anche di quelli che sono competenti ed hanno adeguate conoscenze e competenze su un determinato argomento o materia. Questi individui tendono a dimenticare, sottovalutare o, anche peggio, negare il fatto che sia necessario saper fare bene qualcosa per essere in grado di giudicare come la fanno gli altri. La stessa ragione, in fondo, per cui gli studenti non hanno la facoltà di darsi da soli i voti agli esami.

Quindi gli incompetenti, secondo quanto ipotizzato e provato tramite esperimenti, prove e verifiche (ovvero secondo il metodo scientifico applicato agli studi psico-sociali) da Dunning e Kruger, non giudicano la propria abilità in base all’effettivo confronto dei risultati a lungo termine con quelli del resto delle persone. Al contrario, partono con una idea preconcetta, ed in gran parte dei casi infondata, sul proprio grado di preparazione (“sono bravissimo”) e tendono a cercare conferme (inesistenti) nei risultati. 

 
Se tutto ciò rimanesse confinato in un campus studentesco, o in dispute fra amici e colleghi, i risultati e gli effetti potrebbero essere trascurabili o facilmente rimediabili. Ma se l’effetto Dunning-Kruger si verifica e si propaga in vari ambiti pubblici e/o privati, specie se in grande scala, gli effetti rischiano di essere drammatici. Magari ci si limita a qualcuno che si convince di poter essere un ottimo selezionatore della Nazionale di calcio italiana. Che cosa ci vuole? So io chi e come farli giocare! (barbieri, tassisti e baristi ne sono un chiaro esempio). Poi magari si passa a qualcuno che cova ambizioni maggiori, tipo risolvere il problema del traffico nella propria città, o proporre un innovativo ed allo stesso tempo efficace metodo per smaltire l'immondizia, o produrre energia economica e pulita senza sforzo e così via. Che incompetenti i politici, gli scienziati e gli studiosi! So io cosa fare! Quante volte l'abbiamo sentito dire, o magari noi stessi l'abbiamo detto.


Poi magari un gruppo di questi individui si incontra, per caso o per destino, e si fa prendere la mano. Accade che ci prendono gusto, si fanno forza (?) l'uno con l'altro, si complimentano vicendevolmente per le loro pensate e la loro sicurezza (anche detta arroganza), quindi si organizzano, formano una rete, fanno proseliti e trovano supporto. Supporto a qualunque argomento sballato scaturito dalla propria incompetenza, così che quella rete diventa sempre più grande, tutti questi incompetenti riuniti finiscono per crederci veramente, si convincono e sostengono a vicenda. Ed in questa dinamica si radicalizzano, rafforzandosi nell'idea che chi non la pensa come loro è in malafede, è corrotto, è al soldo di qualche oscuro potere, e che le evidenze contrarie sono fabbricate, manipolate da misteriosi gruppi di interesse. Magari potrebbero arrivare a mettere in dubbio l'utilità e l'azione dei vaccini, contestare decenni di studi in campo medico e le consolidate profilassi per evitare malattie e disturbi. Oppure si convincono che oscuri Poteri Forti tramano per impedire all'Italia di svilupparsi in campo economico, che chiunque abbia amministrato o governato le città, le Regioni, lo Stato, abbia amministrato la Giustizia o diretto Enti Pubblici e Privati sia un corrotto, un ladro, un mero esecutore di ordini e direttive emanate da oscure entità od eminenze grigie.

Addirittura un tale gruppo di ignoranti, incompetenti, arroganti, a digiuno pressoché totale di educazione civica e senza alcuna reale base di procedure amministrative e privi di conoscenze in tema di Costituzione della Repubblica, filosofia politica, riflessione sui principi del vivere civile e dell'agire democratico e analisi sociale, arriva a pensare di essere in grado di governare una Nazione come l'Italia. Ovvero di svolgere il compito di Ministri, Presidenti della Camera e del Senato, occupandosi di Politiche del Lavoro, di Opere Pubbliche, di Sanità e così via.
Sembra effettivamente assurdo, uno scenario da incubo, ammetterete, specie se tale gruppo, nell'esercizio del Potere, si accorda con un altro gruppo che, con maggiore perversa consapevolezza, agisce con fini evidenti per assecondarli e poi soverchiarli allo scopo di mettere in atto politiche ed azioni antidemocratiche, illiberali, misogine, xenofobe e tutto il repertorio di quella gentaglia.


Ma, sempre Dunning e Kruger, ci dicono che “gli incompetenti possono aumentare la propria consapevolezza sulla loro scarsa abilità, ma ciò avviene paradossalmente solo aumentando la propria competenza (le capacità metacognitive crescono insieme, parallelamente, alla capacità di avere una performance sempre migliore)”. Ovvero se un individuo comincia a studiare, se impara qualcosa su un argomento, se prova sul serio a cimentarsi in un’attività, finisce per rivedere le proprie valutazioni iniziali. Fino al punto di diventare più critico verso se stesso, quindi si mette in discussione e magari si rende conto di quanto si fosse sbagliato, di quanti danni ha direttamente o indirettamente provocato e cerca di rimediare. Francamente non ho molta fiducia nel gruppo a cui ho, chiaramente, fatto riferimento, ma forse potrebbe accadere.
Comunque non sono abbastanza competente per esserne certo.






mercoledì 25 luglio 2018

Giallo, Noir & Thriller/56

Titolo: Grado sotto la pioggia
Autore: Andrea Nagele
Traduttore: Monica Pesetti
Editore: Emons: - 2018


Emons: pubblica da qualche anno una collana denominata “Gialli Tedeschi”. Di alcuni romanzi che la compongono ho parlato in qualche occasione in questo blog. “Grado sotto la pioggia” è una delle ultime uscite di questa interessante serie, nonostante sia scritto da una autrice di lingua tedesca, l'austriaca Andrea Nagele, è ambientato pressoché totalmente in Italia, a Grado per l'appunto, con un breve passaggio narrativo nel vicino Carso sloveno.

Poco più di una settimana di narrazione, sotto una pioggia quasi continua, con i giorni che segnano i capitoli che al lettore offrono la vita, i dolori, le sofferenze, i misteri, i segreti e qualche gioia di vari e diversi personaggi, che a loro volta scandiscono la divisione in paragrafi dei capitoli.
Ci sono Franziska/Francesca che sta scoprendo di essere gravemente malata, subito dopo aver subito il tradimento del marito, il marito stesso e la sua amante che è anche il commissario di polizia incaricato delle indagini relative a scomparse, presunti omicidi e altro ancora, a seguire sono presenti il suo fidanzato ferito dall'infedeltà, una bambina di nemmeno dieci anni, una vecchia signora che soffre di deliri psicotici, un misterioso “attore svizzero”, vari amici parenti dei già citati personaggi ed anche il proprietario di un bar che, a suo modo, crea un collegamento fra vicende e vite che solo apparentemente dovrebbero scorrere per conto loro.

Tanti nomi che si susseguono, un po' troppe vite incasinate e problematiche che si intersecano tra loro in un romanzo che vorrebbe, potrebbe essere uno psicogiallo, ma che a volte privilegia l'elemento psico a scapito di quello propriamente giallo, complice anche qualche ripetizione di troppo. 


L'autrice conosce e sa descrivere la psiche, sia quella “ufficialmente sana” che quella disturbata e in preda a demoni e paure, conosce Grado ed ha il merito di descriverla e presentarla al lettore sotto una veste inedita, lontana da cliché e cartoline turistiche e soleggiate. Sceglie un giugno piovoso e dal cielo plumbeo per farci avvicinare alla “sua” cittadina balneare ed al commissario Maddalena Degrassi, di cui questo libro dovrebbe aprire la serie.
Il pur caparbio commissario, tenace e battagliero, tanto umano da tradire il fidanzato e da subire anche strani giochi del destino, sembra quasi condurre le indagini un po' a caso, più travolta dagli eventi che in grado (?!?) di gestirli e studiarli. Tanta attenzione ai personaggi, ai loro sentimenti, alla loro psiche, ma si giunge alla fine, alla conclusione non solo del romanzo, ma delle indagini ed alla soluzione dei vari misteri, o presunti tali, quasi per sbaglio, come se l'aspetto giallo/thriller fosse solo appena accennato e magari usato come pretesto per offrire altro. In una collana di gialli, tedeschi per l'appunto come detto, ci si aspetta che l'ingrediente giallo sia ben presente, accompagni ed allo stesso tempo esalti e venga esaltato dall'indagine psicologica. Quest'ultimo a mio vedere non può risultare come l'unica e sola indagine presente nel romanzo, senza che quella poliziesco/investigativa o di altro sapore svolga un ruolo degno e ben sviluppato e delineato. Ci sono molti esempi di romanzi gialli dove i due elementi sono ben calibrati e miscelati, con soddisfazione del lettore. In “Grado sotto la pioggia” ho l'impressione che questo manchi.



Giugno. Un cielo plumbeo incombe su Grado e folate di aria umida attraversano la cittadina di mare. Negli ultimi tempi. Franziska non sembra godere di buona salute e ha da poco scoperto che suo marito Tommaso la tradisce. La malinconia l’ha investita come la pioggia incessante di questi giorni, e l’amico Stefano, proprietario del bar al porto, cerca di consolarla come può, a volte con un bicchiere di buon brandy. Franziska passa le sue giornate al balcone, e una sera al crepuscolo nota una figura nell’acqua. Sembra una ragazza dai capelli biondo argentati, e nei suoi quadri onirici la trasforma in una sirena.(da emonsaudiolibri.it)

mercoledì 20 giugno 2018

E invece no



L'Uomo Nero 
testo di Dario Brunori

Hai notato l'uomo nero
Spesso ha un debole per i cani
Pubblica foto coi suoi bambini
Vestito in abiti militari
Hai notato che spesso dice
Che noi siamo troppo buoni
E che a esser tolleranti poi
Si passa per coglioni.

Hai notato che gli argomenti
Sono sempre piu o meno quelli
Rubano, sporcano, puzzano e allora
Olio di ricino e manganelli.
Hai notato che parla ancora
Di razza pura, di razza ariana
Ma poi spesso è un po' meno ortodosso
Quando si tratta di una puttana.

E tu, tu che pensavi
Che fosse tutta acqua passata
Che questa tragica misera storia
Non si sarebbe più ripetuta
Tu che credevi nel progresso
E nei sorrisi di Mandela
Tu che pensavi che dopo l'inverno sarebbe arrivata una primavera
E invece no
E invece no

Hai notato che l'uomo nero spesso ha un debole per la casa
A casa nostra, a casa loro
Tutta una vita casa e lavoro
Ed è un maniaco della famiglia
Soprattutto quella cristiana
Per cui ama il prossimo tuo
Solo carne di razza italiana.

Ed hai notato che l'uomo nero
Semina anche nel mio cervello
Quando piuttosto che aprire la porta
La chiudo a chiave col chiavistello
Quando ho temuto per la mia vita
Seduto su un autobus di Milano
Solo perché un ragazzino arabo
Si è messo a pregare dicendo il corano.

E tu, tu che pensavi
Che fosse tutta acqua passata
Che questa tragica misera storia
Non si sarebbe più ripetuta
Tu che credevi nel progresso
E nei sorrisi di Mandela
Tu che pensavi che dopo l'inverno sarebbe arrivata una primavera
E invece no
E invece no.

E io, io che pensavo
Che fosse tutto una passeggiata
Che bastasse cantare canzoni
Per dare al mondo una sistemata
Io che sorseggio l'ennesimo amaro
seduto a un tavolo sui Navigli
Pensando in fondo va tutto bene
Mi basta solo non fare figli
E invece no
E invece no

E io, io che pensavo
Che fosse tutto una passeggiata
Che bastasse cantare canzoni
Per dare al mondo una sistemata
Io che sorseggio l'ennesimo amaro
seduto a un tavolo sui Navigli
Pensando in fondo va tutto bene
Mi basta solo non fare figli
E invece no
E invece no

Mi interessa in particolare la parte finale del testo. Prima è molto chiaro e condivisibile, ma tutto sommato già sentito in passato, nonostante una genuina autenticità ed originalità, oltre che tristemente attuale.
Il "salto" si attua quando l'ascoltatore viene in un certo modo invitato a guardare a sè, piuttosto che all'uomo nero del titolo. Sai, vedi, ne sei consapevole, ma cosa fai, realmente? Sei a bere un amaro, l'ennesimo, guardi e non fai niente, pensando che basti non fare figli per essere a posto. E Invece NO!


giovedì 22 febbraio 2018

Calcio, VAR, arbitri e psicologia sociale


A proposito delle frequenti polemiche e discussioni sul comportamento degli arbitri di calcio in merito a falli, rigori, ammonizioni ed uso del VAR, cito un passo del libro “L'Elefante Invisibile” (aut. Giuseppe Mantovani – ed. Giunti 1998), che prende a prestito e sviluppa studi e ricerche in ambito psicologico-sociale, a proposito del Costruzionismo Sociale e delle modalità attraverso le quali noi tutti creiamo, interpretiamo, diamo un senso e viviamo la nostra realtà di ogni giorno, quantomeno quella che definiamo tale.

Tre arbitri di baseball discutono di falli. Il primo dice: “Io li fischio quando li vedo”. Il secondo dice: “Io li fischio perché ci sono”. Il terzo non è d'accordo: “Non ci sono finché io non li fischio”. Il primo arbitro pensa che identificare un fallo significhi percepire una realtà esterna, nei limiti consentiti dalle proprie capacità (“Prendo atto del fatto che è avvenuto un fallo”). Il secondo arbitro crede che le valutazioni siano il risultato di processi mentali oggettivi ed indiscutibili (“Vedo un fallo perché c'è”). Il terzo arbitro è, forse senza saperlo, un costruttivista. Egli pensa che le valutazioni siano costruite nel processo attraverso cui vengono elicitate. Potrebbe dire: “Il fallo esiste quando dico che c'è perché io sono l'arbitro e ho gli strumenti adatti (concettuali e pratici) per farlo esistere come fatto sociale; ho l'esperienza, la capacità e l'autorità per valutare se un fallo c'è o non c'è; posso sbagliare, naturalmente, un altro arbitro potrebbe decidere in un altro modo, ma un fallo è un fallo solo nel momento in cui io lo fischio”.

Tale concetto ed il costruzionismo sociale non significa affatto essere relativisti, tantomeno fatalisti come se fossimo impossibilitati a capire ed interpretare in modo definitivo ed indiscutibile la realtà. Essere coscientemente costruzionisti significa essere consapevoli delle operazioni attraverso cui noi strutturiamo la realtà, ovvero consapevoli delle ambiguità presenti in ogni quotidiana esperienza e situazione. Come scrisse Kenneth Gergen (1994) il costruzionismo sociale “richiama l'attenzione sulla molteplicità dei modi in cui il mondo è, e può essere, costruito”.

Magari alla prossima partita di calcio, dopo i sacrosanti insulti e le incazzature varie, potremmo pensarci.



giovedì 15 giugno 2017

Napoleone 20 anni fa

Al di sopra degli stagni, delle valli, delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari, al di là del sole, dell'etere e dei confini delle sfere stellate...”

Vent'anni fa, più esattamente vent'anni fa a settembre, arrivò in edicola il primo numero di una serie targata Bonelli intitolata Napoleone, con protagonista Napoleone Di Carlo, un albergatore ginevrino entomologo per passione, creato da Carlo Ambrosini.

La serie a cadenza bimestrale uscì in edicola fino al 2006, concludendosi con l'albo n°54.
Mi appassionai subito alla serie, al personaggio, al ritmo narrativo che faceva incontrare introspezione ed indagini poliziesche ed ai temi presentati.



Era un noir introspettivo, originale ed intrigante, non comune per il fumetto italiano, che riusciva a coniugare profondità e fruibilità, grazie ad eccellente scrittura e una serie di ottimi disegnatori, tra cui oltre oltre allo stesso Ambrosini, Paolo Bacilieri, Marco Nizzoli, Giulio Camagni, Gabriele Ornigotti e Pasquale Del Vecchio.

Evidenti i riferimenti alla psicanalisi junghiana, nonché al noir francese, alle atmosfere di Simenon, ed il debito nei confronti del Philip Marlow di Raymond Chandler.

Oltre al protagonista, non erano da trascurare almeno altri 4 personaggi della serie, ovvero le tre proiezioni della mente dello stesso Napoleone, presenti in ogni albo, ovvero Lucrezia, Caliendo e Scintillone, e la giovane Allegra, una ragazzina orfana di cui l'albergatore ginevrino diviene tutore.



La Sergio Bonelli lo scorso anno ha mandato in libreria un volume contenente una selezione di storie pubblicate all'interno della serie, inoltre sembra che prossimamente i vecchi e nuovi appassionati potranno godere di tre storie inedite.

Motivo ulteriore per ricordare Napoleone e celebrarne il ventennale!


sabato 19 dicembre 2015

La Signorina Else


Titolo: La Signorina Else
Autore: Arthur Schnitzler
Traduttore: Renata Colorni
Editore: Adelphi

Ogni volta che mi capita di parlare di montagna, o di guardare una cartina delle Dolomiti e “salta fuori” San Martino di Castrozza, il mio pensiero va a “La Signorina Else”, di Arthur Schnitzler.


Ad una prima considerazione il motivo è legato al dato che quanto narrato nel romanzo è ambientato proprio nella località trentina, che all’epoca della vicenda raccontata era ancora parte dell’Impero Austro-Ungarico (la stesura invece è del 1924, perciò i luoghi erano divenuti italiani).

Già questo sarebbe sufficiente a motivare l’associazione, ma si aggiunge un altro, non secondario elemento. Ovvero nella mia esperienza di passeggiate in montagna, per lo più in solitaria o in piccolo gruppo, spesso durante le ore di camminata mi sono trovato a dare ampio spazio a pensieri, riflessioni e considerazioni di varia natura. Frasi, brevi dialoghi, ricostruzioni o addirittura anticipazioni di eventi hanno di frequente affollato la mia mente, non so bene se stimolate da ciò che potevo ammirare o fattesi spazio nonostante quanto di bello e meraviglioso avessi intorno a me.

Più o meno è quello che accade alla giovane Else, ragazza di buona famiglia, rappresentante della borghesia viennese inizio 900. I suoi pensieri, i suoi struggimenti, il monologo interiore che copre la quasi totalità del romanzo, sono i protagonisti e mostrano quello che le passa per la testa, le intime sensazioni e le emozioni dell’ancora adolescente figlia di un noto avvocato che, a causa di una condotta non proprio irreprensibile, la mette in una spiacevole situazione. Romanzo quindi moderno, poiché il flusso interiore diverrà vero e proprio stile da lì a qualche anno, dopo essere stato anticipato e proposto dallo stesso Schnitzler ne “Il Sottotenente Gustl”, che ne è probabilmente il primo esempio nella letteratura in lingua tedesca.

Perciò i dilemmi ed il conflitto, che nascono in contemporanea e che hanno la meglio anche sulla logica e le ragioni apparentemente più rigorose, danno origine ad un dramma psichico, che Schnitzler rende in maniera semplice e particolareggiata e quindi efficace. Per di più presentandolo da un punto di vista privilegiato, ovvero la coscienza stessa della protagonista.



Educata alla virtù secondo le ferree regole imposte a una giovane donna di buona famiglia, Else viene costretta a contravvenire ai principi morali che le sono stati impartiti proprio dai genitori, che la obbligano a concedersi a un amico di famiglia. Uno dei testi brevi più significativi di Schnitzler (1862-1931) e dell'intera letteratura mitteleuropea. (da ibs.it)

sabato 15 dicembre 2012

Psicologia e Dita nel naso



Un breve post per giustificare agli occhi della comunità, e dei miei comprensivi genitori in particolare, i personali studi universitari in Psicologia Sociale.

Autorevoli studiosi sostengono che la, non sempre deprecabile, abitudine di mettersi le dita nel naso in auto mentre si guida o si è in coda al semaforo, derivi dal fatto che chi è al volante tende a considerare l’autovettura un luogo “privato”, al pari di una camera da letto o di una toilette. Per cui ci si sentirebbe, senza fondata ragione, “protetti” da sguardi estranei.

mettersi le dita nel naso provoca conseguenze