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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Ero
contento. Quella sera avevo un appuntamento. Qualcuno da toccare, da
guardare, con cui parlare. Con cui dimenticare la morte, pane
quotidiano.
La donna mi
piaceva. Mi era piaciuta fin dalla prima volta che l’avevo vista in
un caffè di Panama City. In quell’occasione accompagnava l’uomo
corpulento che ci aveva dato le istruzioni necessarie e le parole
d’ordine per passare in Costa Rica, e da lì proseguire fino al
confine settentrionale dove ci saremmo uniti al grosso della brigata.
(Luis
Sepúlveda, “Incontro
d'amore in un paese in guerra” - trad. Ilde Carmignani)
Lasciai
cadere il tempo sul tuo nome, come
si adagia il marmo sulla terra e l’acqua
si sparge sulle braci. Mi vestii di
lutto come le donne che disfano le
culle vuote da tanto le guardano; e vidi il
sangue scendere finalmente sulla ferita, come
la cera che si rapprende sul palmo della mano prima
di perdersi nelle dita in polvere. Se ti
dimenticai, fu perché volli qualcuno che mi chiamasse,
un corpo che fosse un altro sul mio corpo,
una voce offerta per la mattina. Ma niente,
ma nessuno. Se il tempo non si fosse
abbattuto sul tuo nome, avrei potuto almeno
ora ricordarti – poiché non c’è lapide
senza corpo né cenere che non abbia arso.
E la casa è oggi più fredda che mai:
lasciai passare il tempo sul tuo nome,
e non c’è focolare, non c’è nido, non ci sono figli
che si possano perdere da me, né candele
per riempire di memoria questo silenzio.
(Maria
Do Rosario Pedreira – Trad. Mirella Abriani)
(Isidoro Bianchi -
Allegoria con Cherubini Alati, c. 1635)
Vorrei avere le ali ed esplorare gli spazi vivere la libertà deliziosa degli
uccelli! Staccarmi dalla terra e solcare tutti i mari sorvolando i tropici, sulle terre polari! Costruire un nido in
primavera, e poi disfarlo. E passare anno dopo
anno senza ricordare cosa
fosse!... Che esistenza
deliziosa! Vorrei avere le ali! (Concha Méndez)
Resta con me, non
andartene. Già bolle il caffè
turco della notte eresiarca, come azzurre fiammelle
di ponce sfavillano le lampadine giranti
del Luna Park. Non affogare nel ròtor,
nel grinzo gorgo dei casamenti
impazziti, dove scurrili bellocce
si impinzano di fricandò e di
soffritti. A tante storie consunte
si aggiunga anche questa, ma resta, furbastra barbiera e
giumenta: imbrattami di noia, di
falsa gioia, di paroline spumose e
posticce, perché, come in tempi
lontani, io mi senta stupidamente felice. (Angelo
Maria Ripellino)
Ma ecco l’ora della notte, quando dal profondo dello spazio si sporge il volto della terra scarruffato, impervio, che dobbiamo consolare noi con le nostre veglie tristi e i
lumi fiochi di un firmamento cittadino. Il vento degli abissi neri e viola agita gli orti risecchiti, porta il gemito per le vie dei gatti, sbatte le imposte sconficcate, fuori delle pareti chi s’attenta vede il vento, la lanterna, gli ubriachi. Dici, che m’ha portato questo giorno? o nulla o poco più di quel che lascia apparire e sparire nei giorni bassi ostinati la cortina di pioggia aperta e chiusa, alberi, brani di città, carriaggi, persone, pioggia nella pioggia, fumo.
Gustave
Caillebotte, “Strada di Parigi, tempo piovoso”, 1877 - The
Art Institute of Chicago
Cominciai a
camminare senza meta, percorrendo strade che mi sembravano più vuote
che mai, convinto che se non mi fossi fermato, se avessi continuato a
camminare, non mi sarei reso conto che il mondo che credevo di
conoscere non c’era più.
(Carlos Ruiz
Zafón - in “Il Gioco dell’Angelo", trad. Bruno Arpaia)
Tancredi
e Clorinda, 1761, olio su tela, 195×261, Lagrenée,
Louis-Jean-François - Galleria Statale Tretyakov, Mosca
L’episodio
di Tancredi che uccide Clorinda è uno dei punti più alti della
“Gerusalemme Liberata” per la sua carica emotiva, tragica
e morale. La narrazione mescola eroismo e vulnerabilità, amore e
morte, in una sintesi perfetta del dramma epico di Torquato Tasso.
La
morte di Clorinda è il culmine di una tensione tra il conflitto
esterno della guerra e quello interiore dei sentimenti, offrendo una
riflessione profonda sul destino umano e sul ruolo della grazia
divina.
Propongo
il combattimento di Tancredi e Clorinda sulle note di Monteverdi: la
musica e le voci del soprano e dei due tenori sono parte di
un’esperienza emozionale.
WILLIAM GOODE A tutti nel villaggio pareva, senza
dubbio, ch’io andassi qua e là, senza scopo. Ma qui accanto al fiume si possono
vedere al tramonto i pipistrelli dalle morbide ali
svolazzare a zig-zag – devon volare così per acchiappare del
cibo. E se avete mai perduto il cammino di
notte nel profondo del bosco accanto al guado
di Miller e infilato più strade, dovunque la luce della Via Lattea
scintillasse, tentando di trovare il sentiero, capireste che io cercavo la via con lo zelo più serio, e che tutto il
mio errare era un errare a questo scopo.
“La
vita dell'uomo d'oggi non è favorevole all'approfondimento. Essa
rinunzia alla calma e alla contemplazione, è vita di inquietudine e
di fretta, un gareggiare senza scopo e senza significato. Chi resta
solo un attimo fermo, è già superato nell'attimo seguente. E con le
urgenze della vita esteriore, si rincorrono anche impressioni,
esperienze, sensazioni. Siamo sempre dietro alla novità, ci domina
quanto è ultimamente accaduto, ed è dimenticato quel che lo
precedeva, prima che si avesse il tempo di distinguerlo, non diciamo
di comprenderlo. Viviamo da sensazione a sensazione. E si
infiacchisce il nostro acume, si ottunde il nostro sentimento del
valore, nella caccia al sensazionale.”
“Un’altra
locomotiva, potente questa, da espresso, con due gran ruote voraci,
sostava sola, sbuffando dal fumaiolo un denso fumo nero che saliva
dritto, lento lento nell’aria tranquilla.”
“Quante
persone! Altra folla, una folla infinita in mezzo al rollio dei
vagoni, al fischio delle locomotive, al ronzio del telegrafo, al
suono dei campanelli! Era come il gran corpo di un gigante sdraiato
sulla terra, la testa a Parigi, le vertebre lungo tutti i binari, le
membra aperte delle diramazioni, i piedi e le mani a Le Havre e agli
altri capolinea. Passava e ripassava, meccanico, trionfale, dritto
verso il futuro con matematica esattezza, ignorando volontariamente
quanto di umano restava ai suoi due estremi nascosto ma tenace,
l’eterna passione, l’eterno delitto.”
“Agli
orari regolamentari i treni passavano incrociandosi ormai sui due
binari, la circolazione era stata completamente ripristinata.
Passavano inesorabili, indifferenti nella loro meccanica onnipotenza,
senza sapere nulla di quei drammi, di quei delitti. Che importanza
avevano alcuni sconosciuti tra la folla caduti durante il cammino,
schiacciati sotto le ruote?! I morti erano stati rimossi, il sangue
lavato, si ripartiva per andar laggiù, verso il futuro.”
“Non
importavano le vittime schiacciate dalla locomotiva in corsa! Non era
comunque diretta verso il futuro, incurante del sangue versato? Senza
guida, in mezzo al buio, come una bestia cieca e sorda scagliata
contro la morte correva, correva, carica di carne da cannone, di
soldati già rimbambiti di stanchezza, sbronzi, che cantavano.”