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lunedì 4 settembre 2023

Citazioni Cinematografiche n.527

 

Io non sono un povero pezzo di merda, io sono meglio di tutti voi! Leggo meglio di voi. Imparo meglio di voi. Ragiono meglio di voi. E filosofeggio pure meglio di voi! E durerò più di voi! Ti credi che un po' di botte mettano fuori combattimento questo vecchio montanaro? Dovrai fare uno sforzo molto più serio, avvocato, per dimostrare che vali più di me!

(Max Cady/Robert De Niro in “Cape Fear”, di Martin Scorsese - 1991)





lunedì 13 dicembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.437

Jeremiah Naehring: Che cos'è che la provoca? Le parole? Le critiche?

Edward Daniels: I nazisti.

Jeremiah Naehring: Sì anche quelli e naturalmente i ricordi, i sogni. Lo sapeva che la parola trauma viene dal greco, vuol dire ferita. E qual è la parola tedesca per sogno? Traum, ein traum. Le ferite possono creare mostri, e lei, lei ha tante ferite, agente. E non è d'accordo che quando uno vede un mostro... lo deve fermare?

(Jeremiah Naehring/Max von Sydow e Edward Daniels/Leonardo DiCaprio in “Shutter Island”, di Martin Scorsese - 2010)




mercoledì 3 novembre 2021

Il rituale del tè, quel puntuale rinnovarsi degli stessi gesti e della stessa degustazione, quell'accesso a sensazioni semplici, autentiche e raffinate, quella libertà concessa a tutti, a poco prezzo, di diventare aristocratici del gusto, perché il tè è la bevanda dei ricchi così come dei poveri, il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite.
(Muriel Barbery, da "L’eleganza del riccio", trad. Emanuelle Caillat e Cinzia Poli)

Margot Robbie in “The Wolf of Wall Street”, di Martin Scorsese - 2013 

George Clooney in “Ave, Cesare!”, di Joel e Ethan Coen - 2016


lunedì 30 novembre 2020

Citazioni Cinematografiche n.383

    Mia madre era sempre così ubriaca che quando ci siamo decisi di farle fare un controllo medico hanno trovato il 2% di sangue nel suo alcol.

    (Rupert Pupkin/Robert De Niro in “Re per una notte”, di Martin Scorsese - 1983)




 

venerdì 31 luglio 2020

sabato 2 maggio 2020

Sul Cinema, 6 di 10

Mio padre mi portava al cinema di continuo. Mi ha raccontato del primo film che ha visto. È entrato in una sala buia e su uno schermo bianco ha visto un razzo volare nell'occhio dell'uomo nella Luna. Gli si è conficcato dentro. Ha detto che è stato come vedere i suoi sogni in pieno giorno.
(Hugo Cabret, dal film "Hugo Cabret", di Martin Scorsese - 2011)


lunedì 1 gennaio 2018

Citazioni Cinematografiche n.231

Il denaro vinto è molto più dolce del denaro guadagnato. 
(Eddie Felson/Paul Newman in "Il Colore dei Soldi", di Martin Scorsese - 1986)





giovedì 8 ottobre 2015

Cinema anni 90


Negli anni 90 la mia personale biografia si è molto arricchita: sono passato dalle scuole medie alle superiori (peggiorando notevolmente il mio rapporto con lo studio), ho miseramente interrotto la mia comunque non promettente carriera di sportivo, sono andato in vacanza senza genitori o educatori vari, mi sono iscritto all'università in una cittadina marchigiana che si fa definire “ducale” e di conseguenza mi sono allontanato dalla famiglia. Durante quel decennio ho vissuto un sacco di esperienze, di cui ancora porto i segni sul fisico e nell'anima, ma ne sono uscito vivo, tutto sommato combinando meno disastri di quelli di cui mi sarei reso protagonista nei periodi successivi.

Piccole cose, forse, se paragonate a quanto accaduto in quegli anni nel mondo. In fondo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Guerra del Golfo, Nelson Mandela presidente, il repentino aumento del numero di stati europei, la nascita di Google, la nazionale italiana di calcio che abbandona ai rigori i propri sogni di gloria in tre mondiali consecutivi, sono senza dubbio eventi maggiormente degni di essere ricordati rispetto alle vicissitudini del sottoscritto.

Fra quanto ho potuto sperimentare un posto importante lo occupa la mia frequentazione di sale cinematografiche. Abbandonata in quegli anni, anche se con un pizzico di rammarico, la grande stanza che fungeva da cinema parrocchiale, quel ragazzo ancora imberbe che ero si è fatto ammaliare dal cinema ancora più di prima. Volete mettere quanta emozione nello scegliere il film da vedere e poter selezionare in quale cinema andare? All'inizio degli anni 90 c’erano ancora poche multisala e comunque non vicine a dove vivevo, perciò il gusto era controllare, su un quotidiano o affidandosi alle attualmente ormai vetuste locandine, quali film erano in programmazione, in quali sale e a che ora (rigorosamente proiezione unica dal martedì al venerdì, doppia il sabato sera e pomeridiana solo la domenica). A dire il vero non cambiò nulla per quasi tutto il decennio, almeno per quanto riguarda le mie personali abitudini, poiché, come accennato, spesi i miei anni universitari in una città che non poteva che accogliere piccoli cinema, limitando la mia frequentazione di sale più grandi e dotate di multiprogrammazione alle sporadiche visite ad amici che frequentavano atenei in più prestigiose e grandi città.

Insomma gli anni 90 sono stati per me molto intriganti ed “attivi”. Il cinema non lo è stato da meno, anzi ha aggiunto sapore a quanto vivevo. Penso di poter dire che in quegli anni abbia saputo rinnovarsi, sperimentare ed esprimere la sua potenzialità, riuscendo a rappresentare un periodo e le sue peculiarità storiche e sociali, regalando una serie di film che è corretto definire “cult”.

Film di cui i nati fra i 70 e gli 80 citano ancora le battute a memoria, di cui hanno preso a modello acconciature, abiti o gesti, con i più temerari che ci si basavano sopra tesi di laurea o possibili futuri lavorativi, e che ancora rimpiangono quando scorrono sullo smartphone i titoli ora in programmazione. 

Non posso ricordarli tutti, tantomeno posso aver visto la totalità di quelli usciti nel periodo (vi erano comunque anche parecchie schifezze), quindi ne propongo due per anno, (vale quello di produzione) dal 1990 al 1999, con particolare riguardo al gusto personale e a questioni autobiografiche.

Si parte!

1990
Quei Bravi Ragazzi (Goodfellas) di Martin Scorsese
La Stazione di Sergio Rubini 

1991
Il Silenzio degli Innocenti (The Silence of the Lambs) di Jonathan Demme
Lanterne Rosse di di Zhāng Yìmóu

1992
Malcolm X di Spike Lee
La Moglie del Soldato (The Crying Game) di Neil Jordan

1993
Tre Colori - Film Rosso/Blu/Bianco (trilogia) di Krzysztof Kieslowski
Lezioni di Piano (The Piano) di Jane Campion

1994
Pulp Fiction di Quentin Tarantino
Hong Kong Express di Wong Kar-wai

1995
I Soliti Sospetti (The Usual Suspects) di Bryan Singer
Seven di David Fincher

1996
Trainspotting di Danny Boyle
Il Paziente Inglese (The English Patient) di Anthony Minghella

1997
La Vita è Bella di Roberto Benigni
Febbre a 90° (Fever Pitch) di David Evans

1998
Il Grande Lebowski (The Big Lebowski) di Joel e Ethan Coen
Hana–Bi - Fiori di Fuoco di Takeshi Kitano

1999
Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick
Tutto su mia Madre (Todo sobre mi madre) di Pedro Almodóvar



























lunedì 29 settembre 2014

Citazioni Cinematografiche n. 64


Jake: Tu ti scopi mia moglie?
Joey: Cosa?!
Jake: Tu ti scopi a mia moglie?
Joey: Come fai a chiedermi una cosa così? Come fai? Io sono tuo fratello. Dove lo trovi il coraggio per chiedermi una cosa del genere?
Jake: ...E dimmelo.
Joey: Io non ti rispondo. No, a questo non ti rispondo. È stupido.
Jake: ...Tu sei molto furbo, Joey. Tu mi dai un sacco di risposte ma la risposta giusta non me la dai. Te lo chiedo un'altra volta. Te la sei scopata sì o no?
Joey: Io non ti rispondo. Questa è una domanda da squilibrato, tu sei malato, io non sono tanto malato, io non ti rispondo. Io non ti dico un accidente. Io me ne vado via. Se chiama Lenore, dille che sono andato a casa. Io non ci sto in questo manicomio con te, sei malato tu, mi fai pena sul serio. Lo sai che dovresti fare? Cerca di scopare di più e di mangiare di meno. Così non avrai problemi in camera da letto e non te la prenderai con me e con tutti quanti gli altri. Hai capito, stronzo che non sei altro? Tu stai dando i numeri. Brutto stronzo.

(Jake LaMotta/Robert De Niro e Joey LaMotta/Joe Pesci in “Toro Scatenato”, di Martin Scorsese – 1980)



lunedì 28 aprile 2014

Citazioni Cinematografiche n. 42


"Ci sono tre modi di fare le cose qui: il modo giusto, il modo sbagliato e il modo in cui le faccio io".

(Sam "Asso" Rothstein/Robert De Niro in “Casinò”, di Martin Scorsese - 1995)
 


 

martedì 11 marzo 2014

Leonardo Di Caprio non ha vinto l'Oscar



Non che sia una questione così importante o essenziale per dare un senso a questi tempi, che sembra che un senso non l’abbiano, ma ora tento di delineare quelle che, a mio parere, sono le due principali ragioni che hanno “impedito” a Leonardo Di Caprio di ricevere quest’anno il premio Oscar come miglior attore protagonista.

Al netto di altre motivazioni e questioni, legate al business hollywoodiano e ai vari “giochi” in cui sono impegnate le Major cinematografiche e “poteri forti” vari, sono dell’opinione che il buon Leo Di Caprio nell’ultima cerimonia non avesse poi tante speranze di ricevere (finalmente?) l’Oscar per la sua interpretazione in “The Wolf of Wall Street” di Martin Scorsese.

Hollywood tende ad emozionarsi, farsi empaticamente colpire e coinvolgere da attori e attrici che mortificano sé stessi, ingrassano o dimagriscono in modo evidente e clamoroso, che si “imbruttiscono” per meglio interpretare il proprio ruolo, si “nascondono” dietro un pesante lavoro di trucco e mistificazione del proprio fisico, edulcorano e “ingabbiano” la recitazione. Nel corso degli anni si ha l’esempio di Robert De Niro in “Toro Scatenato” (sempre Martin Scorsese), oppure di Dustin Hoffman in “Rain Man”, più recentemente abbiamo assistito alla premiazione di Christian Bale, ex pugile tossicomane e problematico in “The Fighter”, e di Charlize Theron per la sua interpretazione in “Monster”. L’elenco potrebbe continuare, con nomi più o meno eccellenti, ma il concetto è che spesso viene premiato l’attore o l’attrice che supera i propri limiti fisici, “si tratta male” e stravolge la propria immagine, sia in senso estetico che interpretativo e di ruolo (ruoli scomodi, ai margini, pericolosamente borderline e così via.)











Quest’anno, sfortunatamente per Leonardo Di Caprio, in gara c’era Matthew McConaughey per quanto messo in campo in “Dallas Buyers Club”. Da molti considerato uno degli uomini più belli del mondo, l’attore statunitense è praticamente irriconoscibile, causa un evidente e massiccio dimagrimento, un “imbruttimento” notevole e il ruolo, abbastanza scomodo, di un texano omofobo che contrae l’AIDS ed inizia un proprio personale percorso di “malato” e di uomo. McConaughey ha vinto l’Oscar.


Seconda ragione, secondo me, legata più direttamente al tipo di film in cui l’attore in corsa per l’Oscar recita, è da far risalire a come viene presentata la vicenda in “The Wolf of Wall Street”.

Il film di Martin Scorsese racconta, illustra, mostra, ma non esprime giudizi, non presenta una “morale”, non impartisce una lezione o lancia ammonimenti o avvertimenti. È una storia, che viene proposta per quello che è. Scorsese prende le distanze, per quanto serve, dagli avvenimenti e li presenta al pubblico, senza esprimere una propria opinione.


Questo, alla fine, è risultato un limite. Hollywood conosce i vizi e le aberrazioni, le vuole vedere e mostrare, desidera che vengano presentate le peggiori qualità del genere umano, spinge affinché gli uomini e le donne vengano esposti nei loro limiti e si mostrino mentre commettono ogni tipo di nefandezza. Ma, allo stesso tempo, Hollywood esige che venga presentata anche la redenzione, oppure il giusto castigo per chi ha commesso peccati e si è macchiato di gravi colpe, al limite che venga emessa, dal regista e nella sceneggiatura, una chiara condanna del “cattivo” e delle azioni da lui compiute. Un po’ di puritanesimo cinematografico insomma.

Oliver Stone l’aveva capito, quando nel 1987 girò “Wall Street”, con Gekko/Michael Douglas, che infatti vinse l’Oscar per questa interpretazione. Anche perché è evidente per tutto il film che Gekko è il “cattivo”, colpevole, tra le altre cose, di traviare e ingannare il giovane Bud/Charlie Sheen.

In “The Wolf of Wall Street” non vi è alcuna condanna, neppure un po’ di biasimo nei confronti del personaggio messo in scena da Leonardo Di Caprio. Credo che questo abbia influito, perciò anche quest’anno niente Oscar per il pur bravo e coinvolgente attore di Los Angeles.