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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
“Era
un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del
Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce.
Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo
quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i
genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era
decisamente salao,
che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi
andando in un'altra barca che prese tre bei pesci nella prima
settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il
vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a
trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela
serrata all'albero. La vela era rattoppata con sacchi di farina e
quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.”
(Il
vecchio e il mare,
di Ernest Hemingway – trad. Fernanda Pivano)
“Sul
finire dell'estate di quell'anno eravamo in una casa in un villaggio
che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto
del fiume c'erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole,
e l'acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla
casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che
sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli
alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell'anno e si
vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si
sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che
marciavano e poi la strada nuda e bianca se non per le foglie.”
(Addio
alle armi,
di Ernest Hemingway – trad. Fernanda Pivano)
(Risposta di Picasso all'ambasciatore tedescoOtto Abetz, in visita al suo studio,
di fronte ad una fotografia di Guernica)
L’anniversario del bombardamento di Guernica,
avvenuto il 26 aprile 1937 ad opera della Legione Condor della Germania
Nazista e della Aviazione Legionaria dell’Italia Fascista, è l’occasione
per leggere, o rileggere, “No Pasarán” di Vittorio Giardino.
È un racconto a fumetti, una graphic novel a tema
storico, dove gran parte di ciò che viene presentato non è realmente
accaduto, sebbene tutto sarebbe potuto accadere come rappresentato. Mi
riferisco al ruolo dei brigatisti internazionali di Giustizia e Libertà,
ai bombardamenti dei fascisti italiani su Barcellona, l’influenza del KGB sui
settori della fazione repubblicana, l’azione della “quinta colonna” franchista,
l’effettivo evolversi della guerra e dello scontro fra le parti protagoniste
della Guerra Civile Spagnola.
Vittorio Giardino, con maestria narrativa e
rappresentativa, ci mostra l’orrore della storia, i complotti orditi nel
costruirla, l’assurdità delle logiche politico-militari, la responsabilità
degli italiani nell’appoggio militare del fascismo a Franco, la giusta
posizione dei repubblicani, l’inumanità politica e le ambiguità dei comunisti e
dei sovietici in particolare nel difendere queste posizioni, la dignità umana,
e più in generale una visione umanistica, viste come unica possibile Resistenza.
Un senso etico permane la narrazione, che si
sviluppa abilmente, evitando eccessive semplificazioni, moralismi inutili ed
anzi rappresentando al meglio i temi e le tematiche che, per quanto legate al
momento storico rappresentato, si elevano a messaggio eterno e costante
per tutti quanti hanno in odio violenza, sopraffazione, totalitarismo e
ingiustizia.
Conosco, si fa per dire, la Guerra Civile
Spagnola, essenzialmente grazie a quanto letto durante l’adolescenza, “Per
chi suona la campana” e “Omaggio alla Catalogna” sono i testi
principali da cui è stata sollecitata la mia curiosità. Romanzi, quello di Hemingway
e di Orwell, a cui poi si aggiungerà il film “Terra e Libertà” di
Ken Loach, che mi hanno aiutato ad entrare in contatto con una vicenda
della storia europea trascurata nei programmi delle nostre scuole, ancora
considerata forse troppo scomoda, a causa del ruolo avuto dall’Italia Fascista.
Quella guerra, per certi versi, fu l’antipasto degli
orrori della Seconda Guerra Mondiale, tra cui i bombardamenti di intere
città e della popolazione civile, fatto allora ancora “eccezionale” e non “di
routine”. In No Pasarán ad essere bombardata è Barcellona e non
la cittadina basca di Guernica, ma le analogie sono evidenti e ben mostrate da
Giardino.
Ernest Hemingway pose in epigrafe al suo “Per chi
suona la campana” un pensiero di John Donne:
“Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è
un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata
dall’onda del Mare, l’Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato
al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d’uomo mi
diminuisce, perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare mai a chiedere
per chi suona la campana:
Essa suona per te.”
Questa suggestione pervade anche “No Pasarán”, che ne
diviene un’autentica resa per immagini e narrazione, infatti l’antieroe Max
Fridman(da leggere anche le altre storie di cui è protagonista), è
al centro di una trama fitta ed intricata, dove non tutto è funzionale
alla risoluzione del “mistero”, ma dove molto ci parla di lui, della sua
personalità e di temi che trascendono il contesto, per toccare corde e temi
“universali”.
L’opera è stata più volte ristampata (Rizzoli
Lizard) per cui facilmente reperibile, sia on line che nelle librerie/fumetterie,
ed è ovviamente consigliatissima!
Ad aggiungere qualità e motivi per gustare
quest’opera ci sono i disegni, tanto semplici e splendidamente colorati
da rasentare la perfezione per cura dei dettagli, delle espressioni e
delle pose. Giardino è consapevole del suo talento, ma lo mette in campo
con intelligenza e gusto, evitando di esagerare, ovvero non cerca la tavola ad
effetto, che lasci a bocca aperta, ma bensì mette in primo piano un immane lavoro
di studio e costruzione delle scene, sia quelle d’azione che quelle un po’
più statiche, regalandoci intere pagine che destano ammirazione e stupore.
Inoltre possiamo ammirare un personaggio femminile,
la giornalista belga Claire Blon, molto moderno per gli anni 30 e a dir
poco incantevole.
Nel video seguente musica e testo di una delle canzoni più
rappresentative dello spirito di chi combatté per la Repubblica e la Democrazia
ed immagini di quella tragedia che fu la Guerra Civile Spagnola.
Sorrise come soltanto i veri timidi sanno
sorridere.
Non era la risata facile dell’ottimista
né il rapido sorriso tagliente dei testardi ostinati e dei malvagi.
Non aveva niente a che fare col sorriso equilibrato,
usato di proposito, del cortigiano o del politicante.
Era il sorriso strano, inconsueto, che sorge dall’abisso profondo, buio,
più profondo di un pozzo, profondo come una miniera profonda,
che è dentro di loro.
(“Di là dal fiume e tra gli
alberi”, Ernest Hemingway, 1950)