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sabato 26 aprile 2014

Guernica, la Guerra Civile e Vittorio Giardino


« È lei che ha fatto questo orrore?»
«No, è opera vostra »

(Risposta di Picasso all'ambasciatore tedesco Otto Abetz, in visita al suo studio, di fronte ad una fotografia di Guernica)

L’anniversario del bombardamento di Guernica, avvenuto il 26 aprile 1937 ad opera della Legione Condor della Germania Nazista e della Aviazione Legionaria dell’Italia Fascista, è l’occasione per leggere, o rileggere, “No Pasarán” di Vittorio Giardino.

È un racconto a fumetti, una graphic novel a tema storico, dove gran parte di ciò che viene presentato non è realmente accaduto, sebbene tutto sarebbe potuto accadere come rappresentato. Mi riferisco al ruolo dei brigatisti internazionali di Giustizia e Libertà, ai bombardamenti dei fascisti italiani su Barcellona, l’influenza del KGB sui settori della fazione repubblicana, l’azione della “quinta colonna” franchista, l’effettivo evolversi della guerra e dello scontro fra le parti protagoniste della Guerra Civile Spagnola.

Vittorio Giardino, con maestria narrativa e rappresentativa, ci mostra l’orrore della storia, i complotti orditi nel costruirla, l’assurdità delle logiche politico-militari, la responsabilità degli italiani nell’appoggio militare del fascismo a Franco, la giusta posizione dei repubblicani, l’inumanità politica e le ambiguità dei comunisti e dei sovietici in particolare nel difendere queste posizioni, la dignità umana, e più in generale una visione umanistica, viste come unica possibile Resistenza.

Un senso etico permane la narrazione, che si sviluppa abilmente, evitando eccessive semplificazioni, moralismi inutili ed anzi rappresentando al meglio i temi e le tematiche che, per quanto legate al momento storico rappresentato, si elevano a messaggio eterno e costante per tutti quanti hanno in odio violenza, sopraffazione, totalitarismo e ingiustizia.

Conosco, si fa per dire, la Guerra Civile Spagnola, essenzialmente grazie a quanto letto durante l’adolescenza, “Per chi suona la campana” e “Omaggio alla Catalogna” sono i testi principali da cui è stata sollecitata la mia curiosità. Romanzi, quello di Hemingway e di Orwell, a cui poi si aggiungerà il film “Terra e Libertà” di Ken Loach, che mi hanno aiutato ad entrare in contatto con una vicenda della storia europea trascurata nei programmi delle nostre scuole, ancora considerata forse troppo scomoda, a causa del ruolo avuto dall’Italia Fascista.

Quella guerra, per certi versi, fu l’antipasto degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, tra cui i bombardamenti di intere città e della popolazione civile, fatto allora ancora “eccezionale” e non “di routine”. In No Pasarán ad essere bombardata è Barcellona e non la cittadina basca di Guernica, ma le analogie sono evidenti e ben mostrate da Giardino.

Ernest Hemingway pose in epigrafe al suo “Per chi suona la campana” un pensiero di John Donne:

“Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata dall’onda del Mare, l’Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: 
Essa suona per te.”

Questa suggestione pervade anche “No Pasarán”, che ne diviene un’autentica resa per immagini e narrazione, infatti l’antieroe Max Fridman (da leggere anche le altre storie di cui è protagonista), è al centro di una trama fitta ed intricata, dove non tutto è funzionale alla risoluzione del “mistero”, ma dove molto ci parla di lui, della sua personalità e di temi che trascendono il contesto, per toccare corde e temi “universali”.


L’opera è stata più volte ristampata (Rizzoli Lizard) per cui facilmente reperibile, sia on line che nelle librerie/fumetterie, ed è ovviamente consigliatissima!

Ad aggiungere qualità e motivi per gustare quest’opera ci sono i disegni, tanto semplici e splendidamente colorati da rasentare la perfezione per cura dei dettagli, delle espressioni e delle pose. Giardino è consapevole del suo talento, ma lo mette in campo con intelligenza e gusto, evitando di esagerare, ovvero non cerca la tavola ad effetto, che lasci a bocca aperta, ma bensì mette in primo piano un immane lavoro di studio e costruzione delle scene, sia quelle d’azione che quelle un po’ più statiche, regalandoci intere pagine che destano ammirazione e stupore.

Inoltre possiamo ammirare un personaggio femminile, la giornalista belga Claire Blon, molto moderno per gli anni 30 e a dir poco incantevole.

Nel video seguente musica e testo di una delle canzoni più rappresentative dello spirito di chi combatté per la Repubblica e la Democrazia ed immagini di quella tragedia che fu la Guerra Civile Spagnola.

sabato 22 marzo 2014

Fontainebleau - Editoriale Cosmo



C’è la possibilità che non sia il genere che si preferisce, magari non ci è mai passata per la testa l’idea di acquistare e leggere un fumetto che si ispiri all’horror, per di più di quello classico, senza splatter o mostri particolari. Ma “Fontainebleau”, per la sceneggiatura di Christophe Bec ed i disegni di Alessandro Bocci, una possibilità se la merita!

Inserita in una nuova collana, a colori, edita dalla Editoriale Cosmo, dedicata all’horror, alla fantascienza, al fantasy, questa graphic novel rispetta e si ispira ai classici racconti e film dell’orrore, con più di un rimando a “La Casa” (Sam Raimi) e a “Suspiria” (Dario Argento).

Elementi gotici e qualche cliché narrativo si incontrano con testi ben scritti, efficaci, dialoghi semplici ma non banali e che conducono il lettore lungo una storia che, seppure non particolarmente originale, presenta una trama intrigante e “conosciuta” quanto basta per far sì che se ne possa godere ogni pagina, assolvendo al meglio il compito di intrattenere ed inquietare.

I personaggi ben caratterizzati e la struttura circolare del racconto, presentato in prima persona dal protagonista, aiutano ogni tipologia di lettore a farsi coinvolgere ed apprezzare i bei disegni di Alessandro Bocci. L’autore italiano, già conosciuto tra le altre cose per il suo lavoro sulle tavole di Dampyr, si esalta sia nella resa degli interni che nella rappresentazione dei paesaggi naturali, a cui si affianca una accuratezza nella resa dei volti e delle espressioni da conservare e rimirare più volte.

Il colore valorizza ancora di più ogni tavola e rende questo lavoro un piccolo gioiello, a suo modo un nuovo “classico”.


sabato 1 giugno 2013

Eloisa di Montfort



Purtroppo nelle edicole della città dove vivo si è fatto attendere più del dovuto, ma finalmente l’ho letto.


Eloisa di Montfort - Il ponte del diavolo, pubblicato dalla Editoriale Cosmo, che merita un plauso ed un incoraggiamento per il lavoro che sta facendo, di proposta e riproposta di storie a fumetti degne di essere gustate (disegni e sceneggiature veramente apprezzabili!).

In questa sede ho già parlato de Il Vampirodi Benares e Masquerouge (a proposito è uscito il secondo albo e cambia il disegnatore), ora è il turno di una pubblicazione che merita la definizione, ormai affermata ed anche un po’ di moda, di graphic novel.

Eloisa di Montfort - Il ponte del diavolo, inserito nella Serie Nera della casa editrice, presenta tutte le storie finora prodotte con protagonista Eloisa di Montfort, eroina medievale creata nel 2010 dallo sceneggiatore francese Richard Marazano e dal disegnatore spagnolo Alfonso Font (peraltro ammirato anche in una storica serie popolare come Tex).

L’albo, in vendita ad un prezzo accessibile (€ 4,90 per 176 pagine)  è composto da tre parti, corrispondenti ad altrettanti episodi intitolati rispettivamente Gli arcieri del pozzo delle anime, Il ponte del diavolo e Lo spettro del crociato, realizzati tra il 2010 ed il 2012.


Le sceneggiature sono veloci, non particolarmente elaborate ma efficaci e niente affatto banali, per quanto facciano riferimento a caratteri e suggestioni ampiamente utilizzati e presentati. I disegni di Alfonso Font, dal tratto pulito e morbido si fanno apprezzare anche nel bianco e nero scelto per questa edizione (non è una novità, l’originale francese è a colori), incontrandosi bene con la scrittura precisa e coinvolgente di Richard Marazano.

Il fumetto si sviluppa in una interessante e insolita Italia medievale, in città come Milano e Lucca e dintorni, e poi su una nave a vele vagamente fascinosa. È essenzialmente un fumetto d'avventura, tendente al realistico ed ambientato in un contesto storico preciso, ben descritto e mostrato, ma non mancano azione, duelli, suggestioni fantasy (compagnia eterogenea in missione, arcieri, magia e mistero) e legate a leggende e credenze popolari.
 
La protagonista è la bella e sfuggente Eloisa di Montfort, un'abile arciera che nasconde qualche segreto e risorse insospettabili. La accompagnano nelle sue vicende furfanti, abili arcieri, giovani innamorati, individui misteriosi ed altri personaggi che rendono le tre storie proposte più che godibili e coinvolgenti al punto giusto, senza richiedere particolari sforzi ed anzi che esaltano una lettura agevole e appagante, in grado di accogliere chi legge e farlo sentire a suo agio.

Secondo me le migliori sono le prime due storie! Così mi sono esposto e chiudo!

martedì 23 aprile 2013

Persepolis: storia di un’infanzia in Iran


Qualche sera fa ne ho rivisto la trasposizione cinematografica, per cui mi è tornata la voglia di rileggere il libro, il graphic-novel, come ormai possiamo “tranquillamente” dire e scrivere.

Persepolis, di Marjane Satrapi, è di fatto un classico della narrazione a fumetti, originale ed insolito, ma rispettoso di una tradizione, franco-belga in particolare, quanto basta. Pubblico e privato, autobiografico e ricostruzione storica si incontrano e si uniscono per coinvolgere ed accogliere il lettore, che impara molto su una bambina e poi giovane donna e su un paese, l’Iran, al quale stereotipi e superficialità non rendono giustizia.

Marjane Satrapi
Al di là del piacere e del divertimento di leggere una bella storia, quello che mi rimane di Persepolis è l’incrocio tra culture differenti (Iran-Europa, Persiani-Arabi) e diversi modi di narrare e raccontare la Storia e la propria esperienza personale. Probabilmente la vita dell’autrice e le sue esperienze giustificano e ci fanno comprendere l’elemento multiculturale dell’opera, dove sono presenti ironia e drammaturgia, caricature e realismo, per una narrazione in prima persona accattivante, che esalta ricostruzione storica ed autobiografia, mescolate tra loro per un prodotto completo e meritevole di occupare uno spazio nelle nostre librerie.

Tutto viene esaltato da una semplicità formale, di raffinata fattura, sotto il punto di vista grafico e narrativo, anche quando vengono trattati temi complessi e vicende drammatiche, testimoniando come il fumetto sia un’espressione artistica in grado di poter raccontare con efficacia il nostro mondo, le sue diverse realtà e la vita dei suoi abitanti, tanto e forse più del cinema, della letteratura o della cronaca giornalistica (si veda a questo proposito la recente iniziativa del “Corriere della Sera”)



Marjane Satrapi è nata a Rasht, Iran, nel 1969. A quattordici anni, dopo l’infanzia passata a Teheran, si è trasferita a Vienna per sfuggire all’oppressione del regime dittatoriale degli ayatollah. Dal 1994 vive in Francia, dove lavora come autrice e illustratrice e collabora a numerosi giornali e riviste.


Di seguito le copertine dell'edizione in 4 volumi della Lizard usciti fra il 2002 ed il 2003



 

domenica 2 dicembre 2012

Gaza 1956. Note ai margini della storia



Titolo: Gaza 1956. Note ai margini della storia
Autore: Sacco Joe   
Traduttore: Daniele Brolli
Editore: Mondadori Strade Blu - 2010


Rafah è una città palestinese nella Striscia di Gaza, posta sul confine con l'Egitto.
Rafah è stata più volte spianata dai bulldozer ed è considerata un luogo emblematico del conflitto che vede protagonista lo stato di Israele contrapposto, dal 1948, ai suoi vicini “arabi”. Sepolti negli archivi, giacciono i ricordi di un sanguinoso incidente che ebbe luogo nel 1956, in occasione del quale soldati israeliani uccisero 111 palestinesi. Joe Sacco in quest’opera grafica si impegna nello sforzo di ricostruire quanto accadde quel giorno a Rafah, cercando di rivelare i suoi aspetti drammatici e l’oggettiva impossibilità di pervenire ad una verità condivisa su questo conflitto pluridecennale: nello specifico, quanto avvenne in quel luogo si trattò di un massacro a sangue freddo o di uno spaventoso errore?

Joe Sacco in quest’opera grafica, ci illustra di fatto, cinquant'anni di storia, morte, bugie, violenza: questo reportage-inchiesta mostra il susseguirsi serrato di guerre, fa ascoltare le voci di profughi, sopravvissuti, vedove e capi religiosi, facendo toccare con mano il cuore pulsante di una tragedia, ancora tremendamente, nervosamente, attuale

Sono essenzialmente due le riflessioni che mi sono nate dalla lettura di quest’opera, per la prima prendo a prestito le parole di Harry Truman: "Io ho molta paura che gli ebrei siano come tutti i diseredati. Quando saranno in cima saranno intolleranti e crudeli come la gente è stata con loro, quando loro erano sotto". 

Quanto alla seconda il mio pensiero va, d’istinto, al film Rashomon di Kurosawa, poiché l’autore di Gaza 1956 riesce, non so quanto volontariamente, a presentarci una efficace dimostrazione sulla relatività e sulle mille sfaccettature della verità. Inoltre leggere e vedere come i vari testimoni e narratori dei fatti in oggetto, per diretta o indiretta esperienza, si contraddicano a vicenda, inventino e rielaborino dati e vicende, con esagerazioni, con aggiunte ed omissioni, a volte colpevoli, simultaneamente mi ha provocato fastidio, fatto nascere una certa repulsione per determinati usi e costumi e reso maggiormente consapevole come non ci possa essere una verità, una condivisione reale, alla base di qualsiasi accordo o trattato che coinvolga quei popoli e quelle zone. Non esprimo valutazioni sullo stile di Sacco, riconoscibile dal tratto quasi fotografico ed efficace anche quando si prende la libertà di scomporre vignette e didascalie.


Un’ultima annotazione riguardo a chi, mostrando superficialità e poca onestà culturale, “sponsorizza” questo lavoro di Sacco per sostenere la Palestina, i Palestinesi e la loro “causa”: attenzione, nessuna delle due parti in conflitto ne esce bene dalle pagine di Gaza 1956, anzi forse sono proprio i Palestinesi stessi a rischiare di uscirne peggio, soprattutto se si applicasse alla lettura un certo schematismo, quando non pigrizia e faciloneria, che spesso è l’anticamera della faziosità più urticante.