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mercoledì 15 novembre 2017
mercoledì 28 giugno 2017
mercoledì 8 giugno 2016
mercoledì 18 marzo 2015
sabato 26 aprile 2014
Guernica, la Guerra Civile e Vittorio Giardino
« È lei che ha fatto questo orrore?»
«No, è opera vostra »
(Risposta di Picasso all'ambasciatore tedesco Otto Abetz, in visita al suo studio,
di fronte ad una fotografia di Guernica)
L’anniversario del bombardamento di Guernica,
avvenuto il 26 aprile 1937 ad opera della Legione Condor della Germania
Nazista e della Aviazione Legionaria dell’Italia Fascista, è l’occasione
per leggere, o rileggere, “No Pasarán” di Vittorio Giardino.
È un racconto a fumetti, una graphic novel a tema
storico, dove gran parte di ciò che viene presentato non è realmente
accaduto, sebbene tutto sarebbe potuto accadere come rappresentato. Mi
riferisco al ruolo dei brigatisti internazionali di Giustizia e Libertà,
ai bombardamenti dei fascisti italiani su Barcellona, l’influenza del KGB sui
settori della fazione repubblicana, l’azione della “quinta colonna” franchista,
l’effettivo evolversi della guerra e dello scontro fra le parti protagoniste
della Guerra Civile Spagnola.
Vittorio Giardino, con maestria narrativa e
rappresentativa, ci mostra l’orrore della storia, i complotti orditi nel
costruirla, l’assurdità delle logiche politico-militari, la responsabilità
degli italiani nell’appoggio militare del fascismo a Franco, la giusta
posizione dei repubblicani, l’inumanità politica e le ambiguità dei comunisti e
dei sovietici in particolare nel difendere queste posizioni, la dignità umana,
e più in generale una visione umanistica, viste come unica possibile Resistenza.
Un senso etico permane la narrazione, che si
sviluppa abilmente, evitando eccessive semplificazioni, moralismi inutili ed
anzi rappresentando al meglio i temi e le tematiche che, per quanto legate al
momento storico rappresentato, si elevano a messaggio eterno e costante
per tutti quanti hanno in odio violenza, sopraffazione, totalitarismo e
ingiustizia.
Conosco, si fa per dire, la Guerra Civile
Spagnola, essenzialmente grazie a quanto letto durante l’adolescenza, “Per
chi suona la campana” e “Omaggio alla Catalogna” sono i testi
principali da cui è stata sollecitata la mia curiosità. Romanzi, quello di Hemingway
e di Orwell, a cui poi si aggiungerà il film “Terra e Libertà” di
Ken Loach, che mi hanno aiutato ad entrare in contatto con una vicenda
della storia europea trascurata nei programmi delle nostre scuole, ancora
considerata forse troppo scomoda, a causa del ruolo avuto dall’Italia Fascista.
Quella guerra, per certi versi, fu l’antipasto degli
orrori della Seconda Guerra Mondiale, tra cui i bombardamenti di intere
città e della popolazione civile, fatto allora ancora “eccezionale” e non “di
routine”. In No Pasarán ad essere bombardata è Barcellona e non
la cittadina basca di Guernica, ma le analogie sono evidenti e ben mostrate da
Giardino.
Ernest Hemingway pose in epigrafe al suo “Per chi
suona la campana” un pensiero di John Donne:
“Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è
un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata
dall’onda del Mare, l’Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato
al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d’uomo mi
diminuisce, perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare mai a chiedere
per chi suona la campana:
Essa suona per te.”
Questa suggestione pervade anche “No Pasarán”, che ne
diviene un’autentica resa per immagini e narrazione, infatti l’antieroe Max
Fridman (da leggere anche le altre storie di cui è protagonista), è
al centro di una trama fitta ed intricata, dove non tutto è funzionale
alla risoluzione del “mistero”, ma dove molto ci parla di lui, della sua
personalità e di temi che trascendono il contesto, per toccare corde e temi
“universali”.
L’opera è stata più volte ristampata (Rizzoli
Lizard) per cui facilmente reperibile, sia on line che nelle librerie/fumetterie,
ed è ovviamente consigliatissima!
Ad aggiungere qualità e motivi per gustare
quest’opera ci sono i disegni, tanto semplici e splendidamente colorati
da rasentare la perfezione per cura dei dettagli, delle espressioni e
delle pose. Giardino è consapevole del suo talento, ma lo mette in campo
con intelligenza e gusto, evitando di esagerare, ovvero non cerca la tavola ad
effetto, che lasci a bocca aperta, ma bensì mette in primo piano un immane lavoro
di studio e costruzione delle scene, sia quelle d’azione che quelle un po’
più statiche, regalandoci intere pagine che destano ammirazione e stupore.
Inoltre possiamo ammirare un personaggio femminile,
la giornalista belga Claire Blon, molto moderno per gli anni 30 e a dir
poco incantevole.
Nel video seguente musica e testo di una delle canzoni più
rappresentative dello spirito di chi combatté per la Repubblica e la Democrazia
ed immagini di quella tragedia che fu la Guerra Civile Spagnola.
sabato 22 marzo 2014
Fontainebleau - Editoriale Cosmo
C’è la possibilità che non sia il genere che si
preferisce, magari non ci è mai passata per la testa l’idea di acquistare e
leggere un fumetto che si ispiri all’horror, per di più di quello
classico, senza splatter o mostri particolari. Ma “Fontainebleau”, per
la sceneggiatura di Christophe Bec ed i disegni di Alessandro Bocci,
una possibilità se la merita!
Inserita in una nuova collana, a colori, edita dalla
Editoriale Cosmo, dedicata all’horror, alla fantascienza, al fantasy,
questa graphic novel rispetta e si ispira ai classici racconti e film
dell’orrore, con più di un rimando a “La Casa” (Sam Raimi) e a “Suspiria”
(Dario Argento).
Elementi gotici e qualche cliché narrativo si incontrano con
testi ben scritti, efficaci, dialoghi semplici ma non banali e che conducono il
lettore lungo una storia che, seppure non particolarmente originale, presenta
una trama intrigante e “conosciuta” quanto basta per far sì che se ne
possa godere ogni pagina, assolvendo al meglio il compito di intrattenere ed
inquietare.
I personaggi ben caratterizzati e la struttura
circolare del racconto, presentato in prima persona dal protagonista,
aiutano ogni tipologia di lettore a farsi coinvolgere ed apprezzare i bei
disegni di Alessandro Bocci. L’autore italiano, già conosciuto tra le
altre cose per il suo lavoro sulle tavole di Dampyr, si esalta sia nella
resa degli interni che nella rappresentazione dei paesaggi naturali, a cui si
affianca una accuratezza nella resa dei volti e delle espressioni da conservare
e rimirare più volte.
Il colore valorizza ancora di più ogni tavola e rende
questo lavoro un piccolo gioiello, a suo modo un nuovo “classico”.
sabato 1 giugno 2013
Eloisa di Montfort
Purtroppo
nelle edicole della città dove vivo si è fatto attendere più del dovuto, ma
finalmente l’ho letto.
Eloisa di Montfort - Il ponte del diavolo, pubblicato
dalla Editoriale Cosmo, che
merita un plauso ed un incoraggiamento per il lavoro che sta facendo, di
proposta e riproposta di
storie a fumetti degne di essere gustate (disegni
e sceneggiature veramente apprezzabili!).
In
questa sede ho già parlato de Il Vampirodi Benares e Masquerouge (a
proposito è uscito il secondo albo e cambia il disegnatore), ora è il turno di
una pubblicazione che merita la
definizione, ormai affermata ed anche un po’ di moda, di graphic novel.
Eloisa di Montfort - Il ponte del diavolo, inserito
nella Serie Nera della
casa editrice, presenta tutte le
storie finora prodotte con protagonista Eloisa di Montfort,
eroina medievale creata nel 2010 dallo sceneggiatore francese Richard Marazano e dal disegnatore spagnolo Alfonso Font (peraltro ammirato anche in una
storica serie popolare come Tex).
L’albo, in vendita ad un prezzo accessibile (€ 4,90 per 176 pagine) è composto da tre parti, corrispondenti ad altrettanti episodi intitolati rispettivamente Gli arcieri del pozzo delle anime, Il ponte del diavolo e Lo spettro del crociato, realizzati tra il 2010 ed il 2012.
Le
sceneggiature sono veloci, non
particolarmente elaborate ma efficaci e niente affatto banali, per quanto
facciano riferimento a caratteri e suggestioni ampiamente utilizzati e
presentati. I disegni di Alfonso Font,
dal tratto pulito e morbido si fanno
apprezzare anche nel bianco e nero
scelto per questa edizione (non è una novità, l’originale francese è a colori),
incontrandosi bene con la scrittura
precisa e coinvolgente di Richard Marazano.
Il fumetto si sviluppa in una interessante e insolita Italia medievale, in città come Milano e Lucca e dintorni, e poi su una nave a vele vagamente fascinosa. È essenzialmente un fumetto d'avventura, tendente al realistico ed ambientato in un contesto storico preciso, ben descritto e mostrato, ma non mancano azione, duelli, suggestioni fantasy (compagnia eterogenea in missione, arcieri, magia e mistero) e legate a leggende e credenze popolari.
Il fumetto si sviluppa in una interessante e insolita Italia medievale, in città come Milano e Lucca e dintorni, e poi su una nave a vele vagamente fascinosa. È essenzialmente un fumetto d'avventura, tendente al realistico ed ambientato in un contesto storico preciso, ben descritto e mostrato, ma non mancano azione, duelli, suggestioni fantasy (compagnia eterogenea in missione, arcieri, magia e mistero) e legate a leggende e credenze popolari.
La protagonista è la bella e sfuggente Eloisa di Montfort, un'abile arciera che nasconde qualche segreto e risorse insospettabili. La accompagnano nelle sue vicende furfanti, abili arcieri, giovani innamorati, individui misteriosi ed altri personaggi che rendono le tre storie proposte più che godibili e coinvolgenti al punto giusto, senza richiedere particolari sforzi ed anzi che esaltano una lettura agevole e appagante, in grado di accogliere chi legge e farlo sentire a suo agio.
Secondo
me le migliori sono le prime due storie! Così mi sono esposto e chiudo!
martedì 23 aprile 2013
Persepolis: storia di un’infanzia in Iran
Persepolis, di Marjane
Satrapi, è di fatto un classico della narrazione
a fumetti, originale ed insolito, ma rispettoso di una tradizione,
franco-belga in particolare, quanto basta. Pubblico e privato, autobiografico e
ricostruzione storica si incontrano e si uniscono per coinvolgere ed accogliere
il lettore, che impara molto su una bambina e poi giovane donna e su un paese,
l’Iran, al quale stereotipi e
superficialità non rendono giustizia.
![]() |
| Marjane Satrapi |
Al
di là del piacere e del divertimento di leggere una bella storia, quello che mi rimane di Persepolis è l’incrocio tra
culture differenti (Iran-Europa, Persiani-Arabi) e diversi modi di narrare e
raccontare la Storia e la propria esperienza personale.
Probabilmente la vita dell’autrice e le sue esperienze giustificano e ci fanno
comprendere l’elemento multiculturale
dell’opera, dove sono presenti ironia e drammaturgia, caricature e realismo,
per una narrazione in prima persona accattivante, che esalta ricostruzione storica ed autobiografia, mescolate tra loro per
un prodotto completo e meritevole di occupare uno spazio nelle nostre librerie.
Tutto
viene esaltato da una semplicità formale,
di raffinata fattura, sotto il punto di vista grafico e narrativo,
anche quando vengono trattati temi complessi e vicende drammatiche,
testimoniando come il fumetto sia un’espressione
artistica in grado di poter raccontare con efficacia il nostro mondo, le
sue diverse realtà e la vita dei suoi abitanti, tanto e forse più del cinema,
della letteratura o della cronaca giornalistica (si veda a questo proposito la recente iniziativa del “Corriere della Sera”)
Marjane Satrapi è nata a
Rasht, Iran, nel 1969. A quattordici anni, dopo l’infanzia passata a Teheran,
si è trasferita a Vienna per sfuggire all’oppressione del regime dittatoriale
degli ayatollah. Dal 1994 vive in Francia, dove lavora come autrice e illustratrice
e collabora a numerosi giornali e riviste.
Di seguito le copertine dell'edizione in 4 volumi della Lizard usciti fra il 2002 ed il 2003

domenica 2 dicembre 2012
Gaza 1956. Note ai margini della storia
Autore: Sacco
Joe
Traduttore: Daniele
Brolli
Editore: Mondadori
Strade Blu - 2010
Rafah è una città
palestinese nella Striscia di Gaza, posta sul confine con l'Egitto.
Rafah è stata più volte spianata dai
bulldozer ed è considerata un luogo emblematico del conflitto che vede
protagonista lo stato di Israele
contrapposto, dal 1948, ai suoi vicini “arabi”. Sepolti negli archivi,
giacciono i ricordi di un sanguinoso incidente che ebbe luogo nel 1956, in
occasione del quale soldati israeliani uccisero 111 palestinesi. Joe Sacco in quest’opera grafica si
impegna nello sforzo di ricostruire quanto accadde quel giorno a Rafah,
cercando di rivelare i suoi aspetti drammatici e l’oggettiva impossibilità di
pervenire ad una verità condivisa su questo conflitto pluridecennale: nello
specifico, quanto avvenne in quel luogo si trattò di un massacro a sangue
freddo o di uno spaventoso errore?
Joe Sacco in quest’opera grafica, ci illustra
di fatto, cinquant'anni di storia, morte, bugie, violenza: questo
reportage-inchiesta mostra il susseguirsi serrato di guerre, fa ascoltare le
voci di profughi, sopravvissuti, vedove e capi religiosi, facendo toccare con
mano il cuore pulsante di una tragedia, ancora tremendamente, nervosamente,
attuale
Sono
essenzialmente due le riflessioni che mi sono nate dalla lettura di quest’opera,
per la prima prendo a prestito le parole di Harry Truman: "Io ho molta paura che
gli ebrei siano come tutti i diseredati. Quando saranno in cima saranno
intolleranti e crudeli come la gente è stata con loro, quando loro erano sotto".
Quanto alla seconda il mio
pensiero va, d’istinto, al film Rashomon
di Kurosawa, poiché l’autore di Gaza 1956 riesce, non so quanto
volontariamente, a presentarci una efficace dimostrazione sulla relatività e
sulle mille sfaccettature della verità. Inoltre leggere e vedere come i vari
testimoni e narratori dei fatti in oggetto, per diretta o indiretta esperienza,
si contraddicano a vicenda, inventino e rielaborino dati e vicende, con
esagerazioni, con aggiunte ed omissioni, a volte colpevoli, simultaneamente mi
ha provocato fastidio, fatto nascere una certa repulsione per determinati usi e
costumi e reso maggiormente consapevole come non ci possa essere una verità,
una condivisione reale, alla base di qualsiasi accordo o trattato che coinvolga
quei popoli e quelle zone. Non esprimo valutazioni sullo
stile di Sacco, riconoscibile dal
tratto quasi fotografico ed efficace anche quando si prende la libertà di scomporre
vignette e didascalie.
Un’ultima annotazione riguardo a
chi, mostrando superficialità e poca onestà culturale, “sponsorizza” questo
lavoro di Sacco per sostenere la
Palestina, i Palestinesi e la loro “causa”: attenzione, nessuna delle due parti
in conflitto ne esce bene dalle pagine di Gaza
1956, anzi forse sono proprio i Palestinesi stessi a rischiare di uscirne
peggio, soprattutto se si applicasse alla lettura un certo schematismo, quando
non pigrizia e faciloneria, che spesso è l’anticamera della faziosità più
urticante.
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