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lunedì 26 marzo 2018

Citazioni Cinematografiche n.243

Libanese: A me a scola me piacevano solo l'imperatori: Augusto, Tito, Adriano...
Freddo: A me no! Erano tutti matti!
Libanese: Sì però era gente che pensava en grande a Fre'!
Freddo: No, no, finivano sempre male, poi mica in guera eh, sempre così pe' e stronzate...
Libanese: Che ne sai magari ce capita pure a noi così.
Freddo: Che te pensi de esse' n'imperatore? Oddio un po' de manie de grandezza ce l'hai.
Libanese: Le manie de grandezza ce l'hanno avute tutti quelli c'hanno cambiato a storia...
Freddo: Tipo?
Libanese: Mussolini, Hitler, te ce metto pure Stalin, eh...
Freddo: Sì, e mettece pure Mao Tse-tung...
Libanese: Mao Tse-tung è comunista però c'ha du' palle così... Dittatori, vabbè, ma che male c'è a esse dittatori?
Freddo: No, no, coi dittatori nun me ce ritrovo proprio.
Libanese: Eh, lo so, lo so! Pare che nun te conosco... Come te conosco io, nun te conosce nessuno, Fre'!

(Il Libanese/Pierfrancesco Favino e Il Freddo/Kim Rossi Stuart in "Romanzo Criminale", di Michele Placido - 2005) 



giovedì 15 settembre 2016

Giallo, Noir & Thriller/34



Titolo: Onora il Padre
Autore: Giancarlo De Cataldo
Editore: Einaudi - 2008

Giancarlo De Cataldo è conosciuto principalmente per “Romanzo Criminale”, ma ovviamente ha scritto molto altro.
“Onora il Padre”, ripubblicato da Einaudi nel 2008, era inizialmente apparso, circa 8 anni prima, nella collana Gialli Mondadori firmato dallo stesso De Cataldo con uno pseudonimo.
Non credo sia corretto, ancor meno consigliabile, esprimere un parere od un giudizio su un romanzo accostandolo ad un altro, sebbene del medesimo autore, per cui l’unica nota che esprimo è che si nota come nella trama e caratterizzazione dei personaggi, De Cataldo stesse ancora percorrendo la sua personale strada che lo avrebbe portato ai più recenti risultati.
Nel dettaglio: trama e sviluppo della vicenda sono tipici dello psyco-thriller di stampo anglosassone, anche se letto oggi, questo tipo di scrittura sembra un po’ troppo datato e da solo non basta a catturare il lettore.
I tempi drammaturgici non convincono del tutto e quelli che potrebbero essere elementi atti a creare tensione narrativa si risolvono, purtroppo, in un certo appesantimento nello sviluppo della vicenda, che a mio parere non “decolla” del tutto. L’attenzione ai caratteri è appena abbozzata ed in più di un’occasione sembra non sufficiente ad evitare un sapore di già visto e già letto, con il lettore che rischia di rimanere deluso. Qualche luogo comune di troppo infastidisce e molte situazioni, nella loro tipicità in questo tipo di romanzo, avrebbero probabilmente necessitato di una maggiore elaborazione, a partire dalla location romagnola (stereotipi sulla Riviera compresi).


I due principali personaggi, il serial killer ed il giovane e valente criminologo commissario Colonna, invece di dare origine ad un serrato confronto a distanza, potenzialmente stimolante per quanto abbastanza “topico”, si incontrano pressoché subito, a meno di un terzo del romanzo, anche se il funzionario di Polizia non se ne rende conto.
Questo elemento porta, di fatto, ad un depotenziamento della vicenda, inoltre la scelta dell’autore di inserire due tipologie di ricerca/indagine eseguite da Colonna, quella di un assassino seriale e quella del proprio padre, appare forzata e poco stimolante, dato che il commissario risulta in diversi passaggi abbastanza antipatico, nel senso peggiore dell’espressione, poiché risulta difficile provare empatia o anche solo simpatia per questo personaggio.
Viceversa le pagine in cui a parlare direttamente è il serial killer, nella sua leggermente forzata delirante visione, risultano maggiormente riuscite, anche se un po’ pesanti alla lettura.
I personaggi di contorno, che variano dalla anatomo patologa bella e ovviamente sedotta dal giovane criminologo in trasferta, ai vari poliziotti che sembrano essere presenti solo per creare movimento, fino al vicequestore troppo prevedibilmente in distonia con Colonna, non riescono a fare breccia e la lettura procede un po’ stanca, a tratti infastidita.
Da leggere senza particolari pretese, magari per rilassarsi qualche ora, meglio se preso in prestito in biblioteca.


Perché, uccidendo le sue vittime, l'assassino che i giornali chiamano «il Figlio dei fiori» ascolta sempre un dimenticato brano psichedelico del 1972? Che cosa sono il Giusto Ritmo e la Legge? Che cosa nasconde la tranquilla Casa di riposo Giovanni Pascoli, dove vegetano anziani con gli acciacchi piú diversi? Ce la farà il giovane e intuitivo Matteo Colonna, che cerca di immedesimarsi nell'assassino, a resistere all'orrore di ciò che sarà costretto a scoprire? (da einaudi.it)