Per chi ancora sostiene che i disegni degli albi Bonelli siano monotoni e prevedibili:
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martedì 26 marzo 2024
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sabato 25 gennaio 2014
Dragonero # 5 - 8
Torno, finalmente, a parlare di Dragonero, la
serie fantasy della Sergio Bonelli Editore.
Come scritto in precedenza i primi quattro albi componevano un’unica lunga storia, una sorta di romanzo grafico dallo stile
dark/steampunk, dove il fantasy incontrava un’indagine dal sapore di spionaggio
a tinte fosche.
Dal numero 5 si è arrivati a definire meglio il
taglio della serie, che ha mostrato ampi margini di narrazione, con temi
e tematiche varie e stimolanti, dal sapore decisamente più fantasy, con accenni,
gustosi, di Sword & Sorcery che si sono integrati bene con Ian
Aranill, Gmor e gli altri protagonisti della serie. Albo dopo albo il mondo
dove hanno luogo le missioni e le avventure di Ian “uccisore di draghi”
ha preso sempre più forma, anche grazie alle mappe e cartine inserite nelle
pagine iniziali ed al relativo blog, on line da molto tempo prima che la serie
iniziasse la sua vita in edicola.
In particolare, dopo i primi quattro albi, si è
cominciato a respirare nelle ambientazioni e nelle tavole quell’aria fantasy
che mancava in Italia, offrendo inoltre al lettore splendidi disegni e una
galleria di personaggi veramente interessante e di buon auspicio per i mesi a
venire.
Se è vero che la sensazione di essere “fuori tempo
massimo” permane, ovvero il dispiacere di avere tra le mani un fumetto
espressamente fantasy molto tempo dopo rispetto al resto dell’Europa, mi
sento di essere moderatamente ottimista, poiché quanto letto fin ad ora mi
sembra interessante e quando, almeno, incontro belle storie, mi reputo un
lettore fortunato.
Ovviamente siamo un po’ lontani da capolavori su
queste pagine già presentati, specie pensando all’area francofona, ma Luca
Enoch e Stefano Vietti stanno svolgendo un lavoro che merita
attenzione e rispetto, anche perché mescolano elementi rodati e novità con un
certo mestiere, dando opportuno spazio ai disegnatori e permettendo a Giuseppe
Matteoni di regalarci invitanti copertine, tra cui quella, bellissima, del numero
8 “Il Fascino del Male”.
Gmor, ai “vecchi” lettori di Nathan Never come
me, ricorda fin troppo Branko, ed anche le dinamiche fra lui e Ian sono
speculari a quelle presenti fra i due agenti Alfa, ma il resto dei personaggi,
compresi quelli di contorno, donano il loro contributo alla buona resa delle
storie, arricchendo la narrazione e mantenendo “tonico” il ritmo, persino nei
passaggi di raccordo, spesso non banali e ben utilizzati a livello di
sceneggiatura.
Per quanto riguarda Ian, invece, sembra che
il discorso sia ancora aperto, nel senso che lo stiamo scoprendo passo dopo
passo, intuendo o ammirando le sue capacità e qualità, anche se il quadro non è
ancora (volutamente?) ben chiaro.
Mi soffermo un po’ sull’ultimo albo uscito, il numero
8, già ricordato, poiché i disegni di Antonella Platano (altra
vecchia conoscenza nathaneveriana) mi sono molto piaciuti. La sua rappresentazione
grafica della Driade, il “male” per l’appunto, è tanto inquietante da
risultare fascinosa ed affascinante, come solo nelle tavole di Dampyr sono
abituato a vedere (a proposito, a breve conto di ritornare a scrivere di
Harlan e soci!). In questo albo sembra tutto girare per il verso giusto,
anche il “classico che più classico non si può”, anche il “già visto” o il “già
letto” svolgono al meglio la loro parte e rendono una delizia una storia
onesta e perciò efficace.
Tensione e attesa, mistero e sorpresa per una storia
decisamente alla Vietti, resa molto bene dalla Platano e che ci fa affezionare
sempre di più a questa serie, che, lo ammetto, mi sembrava una forzatura, per i
motivi di cui sopra, ma che ora mi dispiacerebbe se dovesse interrompersi.
Le scene sulla neve sono uno spettacolo e le ho
rimirate più volte. Che belle!
venerdì 20 settembre 2013
Dragonero - L'Uccisore di draghi
Dragonero # 1-4
Con il numero in edicola questo mese si conclude la
prima, lunga, storia di Dragonero, serie fantasy della Sergio
Bonelli Editore.
L’esordio di Dragonero, attraverso quattro
albi, è stato positivo da un punto di vista della qualità degli albi e
della storia, ben scritta, sceneggiata e disegnata, nonostante qualche
inevitabile “leggerezza” dal punto di vista della resa grafica e della
composizione dei dialoghi. Su questo punto teniamo presente che una storia in
quattro albi, della Sergio Bonelli, è composta da un numero
considerevole di tavole, che vengono disegnate e rifinite in un tempo
molto lungo, per cui disegnatore e sceneggiatore/creatore dei
dialoghi a volte faticano a mantenere sempre lo stesso livello e garantire
perfetta continuità.
Ricordiamo che si tratta di un esordio per la serie
regolare, non per il personaggio, Ian Aranill, ed i suoi compagni,
poiché il “romanzo a fumetti” omonimo uscì nel 2007 (un’era
geologica fa nel mondo in cui viviamo! ed anche nel mondo delle “nuvole parlanti”),
pertanto sarebbe difficile esprimere un’opinione o anche solo semplici
impressioni senza tenerne conto, specie per chi, come me, si era abbastanza
esaltato per quel corposo e avvincente albo, dal sapore epico ed avventuroso,
che solo in parte ho ritrovato in questi primi numeri.
Intendiamoci, sono senza dubbio un estimatore del
lavoro svolto da Luca Enoch, Stefano Vietti e, per quanto
riguarda i disegni, da Giuseppe Matteoni e Luca Malisan, per cui
soggetto e sceneggiatura, curati e ben resi, sono sicuramente soddisfacenti
e la parte grafica, anche tenendo conto come già detto della notevole
quantità di tavole, è più che gradevole, con alcuni passaggi veramente mirabili
(paesaggi ed interni della fortezza della Nera Signora soprattutto).
Pertanto il livello è buono, in alcuni
momenti tende al buonissimo, ma sono ancora alla ricerca di una vera e propria
caratterizzazione dei personaggi e del mondo di Dragonero, che per ora
non è all’altezza di quanto mostrato nel 2007. Alcune ridondanze nei
dialoghi e nelle situazioni hanno appesantito la lettura, un po’ di superficialità
nel presentare e far uscire di scena personaggi e la relativa fretta nel
concludere scontri e “resa dei conti” mi hanno lasciato perplesso, ma ho
fiducia nel prosieguo della saga, più per fiducia in Enoch, poiché ho il
timore che Vietti possa cedere alla tentazione di introdurre sottotemi e
saghe parallele (come fatto in Nathan Never per intenderci).
Le basi sono un incontro fra classico e
tradizionale (impero, città libere, razze in conflitto fra loro, gruppo
eterogeneo di protagonisti) e una certa attenzione alle peculiarità più
moderne (steampunk, ottima interazione fra i protagonisti, approfondimenti
personali e tematiche ecologico-moderniste ad esempio).
Rimane comunque che il mondo di Dragonero
trasmette fascino e ha tratti veramente coinvolgenti, presenta aspetti
peculiari e grandi potenzialità che, se ben utilizzate e caratterizzate,
potrebbero donare ai lettori soddisfazioni e ore di emozioni. Inoltre la
presenza di una tecnologia che richiama decisamente il genere steampunk
e l'uso maturo della magia sono elementi più che positivi della serie.
sabato 13 luglio 2013
Dragonero n.2
È uscito il n.2 di Dragonero, la serie
fantasy creata da Luca Enoch e Stefano Vietti per Sergio Bonelli
Editore.
L’ho letto e confermo le buone impressioni espresse
a proposito del n.1.
I disegni di Giuseppe Mattoni, che firma anche la
copertina, sono molto belli, puliti ed essenziali senza essere banali e
sottolineano efficacemente una sceneggiatura accattivante e divertente,
dove gli eventi procedono con giusta velocità e qualche pausa utile per entrare
ancora meglio nel mondo di Ian “uccisore di draghi”.
È la seconda parte di una storia in quattro uscite,
pertanto ora ci si aspetta ancora più azione e che la vicenda decolli
definitivamente. Interessanti le caratterizzazioni dei personaggi e delle etnie
e razze, come nella tradizione fantasy, con un occhio al classico ed un
rimando alle nuove frontiere della narrativa di genere.
Le aspettative per Dragonero sono alte e
potrebbero inficiare il giudizio su una serie che, al momento, si presenta
“popolare” nel senso più positivo dell’espressione. Ovvero godibile da un
pubblico potenzialmente vario e vasto, con una narrazione che richiama
l’avventura classica e di buona leggibilità, intrattenendo senza grosse pretese
ma neanche cadendo nel ripetitivo e nel banale.
Quantomeno per sapere come si conclude la missione che Ian ed i suoi compagni hanno intrapreso!
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