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lunedì 30 ottobre 2023

Citazioni Cinematografiche n.535

Vedi, Luca, Firenze non è fatta solo di belle automobili e di gelati, come pensate voi ragazzi. Firenze è l'essenza umana che diventa divina, è la bellezza che prende forma. E tu, anche tu, puoi far parte di questo mondo. Perché chi immagina, chi crea aiuta gli altri a comprendere il grande progetto di Dio.

(Arabella/Judy Dench in “Un tè con Mussolini”, di Franco Zeffirelli - 1999) 








lunedì 7 marzo 2022

Citazioni Cinematografiche n.449

Lady Bracknell: Sono in vita i genitori?

Jack: Io li ho persi entrambi.

Lady Bracknell: Perderne uno, signor Worthing, può essere considerata una disgrazia. Ma perderli entrambi è sbadataggine!

(Lady Bracknell/Judy Dench e John (Jack) Worthing/Colin Firth in “L'importanza di chiamarsi Ernest”, di Oliver Parker - 2002)



















martedì 10 settembre 2019

James Bond - Skyfall e Spectre



Ormai sette anni fa, alle prime settimane di vita di questo blog, presentai un post celebrativo dei primi 50 anni del James Bond cinematografico. In quell'occasione feci una veloce e del tutto personale disamina dei film fino a quel momento presentati al pubblico. Con un po' di leggerezza ed in fondo senza neanche prendermi particolarmente sul serio assegnai addirittura un voto ad ogni film.
A lungo è stato uno dei post maggiormente letti, o anche solo intercettati, per cui, sempre giocando, ma non troppo, riprendo quell'opera, parlando, sinteticamente degli altri due film nel frattempo usciti nelle sale, in attesa dei prossimi.

Via alla musica ed alle parole!
Agente 007 – Skyfall (2012) voto 7+: Daniel Craig ha creato e definitivamente imposto il suo James Bond. Abbandonata l'ironia, la spavalderia, il tono sarcastico del primo Bond (l'originale?), qui si ha di fronte un uomo molto più vicino alla realtà, non più invincibile e con punti deboli e qualche problema che non sa esattamente come gestire. Per alcuni cade un mito, per altri la mutazione è apprezzabile. Personalmente un po' mi manca quella disinvoltura e quel divertimento che viene a mancare, ma il film è apprezzabile. A patto di accettare che sia in tutto e per tutto un action movie, con più livelli di lettura, una serie di stratificazioni, che lo allontanano dalla spy-story classica e forse anche troppo semplicistica per questi tempi, e magari anche per il pubblico attuale. Il confronto con i precedenti interpreti del più famoso agente al servizio di Sua Maestà è probabilmente poco consono, sebbene divertente da fare, dal momento che siamo di fronte ad un'altra cosa, ad una rinascita vera e propria, come mostrato chiaramente nel film. Per quanto riguarda azione e tensione, queste non mancano, così come le scene di inseguimento e di duello, con un villain suggestivo, sebbene a mio parere Javier Bardem a tratti sembra gigioneggiare oltre il sopportabile. Bene gli altri interpreti, con Judy Dench (M) in un ruolo insolito e dai risvolti psicanalitici.



Agente 007 – Spectre (2015) voto 6-: quanto di buono, o comunque di maggiormente originale visto nel precedente qui si perde. Sembra che a regista e sceneggiatori interessi solo l'azione in quanto tale, con trascuratezza nella scrittura del plot ed una certa svogliatezza nel gestire e approfondire il nostro amato Bond. Daniel Craig continua nella sua strada, con maggiore atletismo e meno ironia e sarcasmo, riuscendoci anche bene, ma viene sprecato, sottoutilizzato e mal gestito il sempre apprezzabile Christoph Waltz, villain che avrebbe meritato una migliore sceneggiatura. Qualche esagerazione di troppo, non calata nell'adeguato contesto e ritmo, fanno storcere il naso, come se ci si fosse rimangiati quanto fatto in precedenza, forse non convinti o non sicuri di dove volersi dirigere. Allora ci si affida alle scene d'azione, alle belle auto lanciate a folli velocità in centri storici, qualche inquadratura ad effetto ed altri stratagemmi per coprire una certa insicurezza e povertà di idee. Non proprio un passo falso, perché l'insieme comunque intrattiene nonostante la lunghezza, ma ci si potrebbe aspettare di meglio.


lunedì 6 febbraio 2017

Citazioni Cinematografiche n.186

Armande: La tua cannella sembra rancida.
Vianne: Non è cannella, è uno speciale tipo di peperoncino.
Armande: Peperoncino nella cioccolata calda?
Vianne: Mm-hm, ti tirerà un po' su.

(Armande Voizin/Judi Dench e Vivianne Rocher/Juliette Binoche in "Chocolat", di Lasse Hallström - 2000) 



venerdì 10 gennaio 2014

Philomena


TramaIrlanda, 1952. L'adolescente Philomena viene mandata in convento per essere 'riportata sulla retta via', poiché è rimasta incinta. Ancora molto piccolo, il bambino viene dato in adozione a una benestante famiglia americana. Da allora, Philomena non si è data pace e ha speso cinquanta anni in inutili ricerche. Grazie all'incontro con il giornalista Martin Sixsmith, incuriosito dalla sua storia, la donna si imbarcherà in un'avventura che la porterà in America dove scoprirà la straordinaria storia di suo figlio...

Negli anni passati il Cinema britannico riusciva a parlare del contemporaneo, di sè e delle vicende che si svolgevano nel paese della regina Elisabetta II pressoché esclusivamente attraverso le opere di Ken Loach e Michael Winterbottom, ma anche di Mike Leigh.

Tale capacità di rappresentazione e autorappresentazione ultimamente è da imputare a Stephen Frears, prima con “The Queen” e poi con “Philomena”, in questi giorni nelle sale, dopo la partecipazione al Festival di Venezia, dove purtroppo hanno preferito premiare un documentario piuttosto che questo straordinario, intenso ed emozionante film.

“Philomena” presenta una immensa Judi Dench, attrice sorprendente per autorevolezza, intensità, tempi recitativi e mimici perfetti, affiancata da un altrettanto bravo Steve Coogan, comico tv (come a confermare che dietro ogni “buffone” c’è un talento drammatico che aspetta solo di esprimersi).

La sceneggiatura dello stesso Coogan e di Jeff Pope è calibrata alla perfezione, alternando momenti drammatici e commoventi a brevi e riusciti momenti “leggeri”, dove i tratti comici lasciano prendere fiato quel tanto che basta per poter seguire la storia, vera e vissuta, di una donna irlandese e del profondo amore che prova per un figlio crudelmente portatole via ancora bambino e che lei, ormai anziana, cerca di ritrovare al di là dell’oceano, in quegli Stati Uniti meta della diaspora degli “uomini e donne dell’isola smeraldo”.

I due protagonisti (la Dench e Coogan) funzionano insieme alla perfezione, presentando allo spettatore due caratteri tanto lontani tra loro, tanto differenti da riuscire abilmente a mescolare humour e pathos, ironia e commozione, speranza e dolore. 

Questo anche grazie alla regia attenta, astutamente classica e quasi invisibile, perciò maledettamente efficace, di Stephen Frears, in ottima forma e in grado di evitare qualsiasi concessione alla “Tv del dolore” ed ai sentimentalismi da accatto. Il regista, messo da parte il sarcasmo, i toni taglienti e  la “cattiveria” di precedenti lavori (i consigliati “Rischiose abitudini” o “Tamara Drewe” ad esempio), ci dona un film quasi ovattato, aderente alla realtà ma rispettoso dei protagonisti e dello spettatore, che viene accolto con garbo e tatto in una vicenda privata, esposta con maestria e senso del limite, in grado di riflettere e far riflettere, emozionare e farsi portatore non solo di una storia, ma anche di tratti umani tanto vicini a noi da far quasi male.

Le lacrime fanno capolino, le emozioni non mancano e sono di quelle che lasciano il segno e si fanno ricordare.



Stephen Frears