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venerdì 17 novembre 2023

Peso del dolore

 


"Ognuno di noi vive la propria vita portandosi dietro il peso del dolore che ha provato. Ci sono anche quelli che non provano niente e che non portano alcun peso: basta un'occhiata per capire chi sono. Sembrano automi, sono diversi dagli altri. Quelli che portano un peso li riconosci dal colore; dall'incedere pieno di grazia."

(Banana Yoshimoto, “Il dolce domani” - trad. Gala Maria Follaco)





sabato 19 agosto 2023

Un'illusione

 


Quando una persona soffre di un'illusione, si chiama pazzia.
Quando molte persone soffrono di un'illusione, si chiama Religione.
(Robert M. Pirsig, “Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta”, trad. Delfina Vezzoli)




domenica 15 gennaio 2023

5 anni fa, per lei, per chi non c'è più o è lontano

 

Dolores, Edizioni BD, 2022 - Testi: Micol Arianna Beltramini - Disegni e colori: Francesca Ciregia



...

But it's bad and it's mad

And it's making me sad

Because I can't be with you




domenica 20 novembre 2022

Anche con il dolore, anche sotto la pioggia

...

The sun still rises

Even with the pain

I'll tell you one thing

We ain't gonna change love

The sun still rises

Even through the rain

...


...

Il sole sorge ancora

Anche con il dolore

Ti dirò una cosa

Non cambieremo amore

Il sole sorge ancora

Anche sotto la pioggia

...



mercoledì 7 settembre 2022

Dice che il dolore



Dice che il dolore fortifica. Ti fa le ossa, dice. Diventi uomo. Dice. Forse è per questo che non piango. In questi ultimi anni io ho avuto un sacco di lutti. Pezzi di cuore che si sono persi per strada. E ogni pezzo, è un pezzo di questa corazza. Tipo un'armatura. E tu pensi che è fico, che alla fine diventi invincibile. Sono i Cavalieri dello Zodiaco che ci hanno fregato, a noi. Lo vedi? Non ti dicevano che l'armatura è pesante. Che ti rallenta. Ti isola. Ti paralizza. Strato dopo strato, il dolore ti trasforma in una specie di monolite corazzato.

Ao? C'è qualcuno?”

In fondo alla cassaforte però tu stai sempre lì.


Zerocalcare






lunedì 9 agosto 2021

Citazioni Cinematografiche n.419

Lei si sente sempre in colpa. Sempre responsabile di quello che succede. Ma non tutto nella vita può essere determinato da noi. Noi facciamo quello che possiamo fare. Forse bisognerebbe imparare ad aspettare e non avere sempre un compito. Bisognerebbe imparare ad oziare che non significa essere passivi. Ma avere un rapporto più rilassato con la vita, con il mondo, eh? Che ne dice? 

(Giovanni/Nanni Moretti in "La stanza del figlio", di Nanni Moretti - 2001)



 

mercoledì 18 marzo 2020

sabato 23 settembre 2017

giovedì 20 luglio 2017

Le Storie #58 - Il Sangue dei Mortali


Tavole bellissime in una sceneggiatura efficace che sa alternare azione e momenti di analisi e approfondimento. Il numero 58 della collana Le Storie, in edicola a luglio.


Romanzi, film o fumetti che mettano in risalto il dolore, la sofferenza e la tragedia della guerra sono diffusi e la pubblicazione di un ulteriore albo che si inserisca in questo filone potrebbe passare inosservata, o essere accolta con freddezza perché valutata come una ripetizione di cliché narrativi e drammaturgici ormai un po' stantii.
Personalmente ritengo che, purtroppo, ci sia sempre ancora necessità di evidenziare il male di un conflitto, l'assurdità della violenza dell'Uomo sul suo simile e sulla Natura, se poi si affronta il tema basandosi sull'opera che è alla base della Cultura e della Letteratura occidentale, il rischio di “già visto” o di “già letto” si fa tangibile, ma in questo albo grazie alla bravura e al coraggio di sceneggiatore e disegnatore si annulla.


Giancarlo Marzano e Tommaso Bianchi con “Il Sangue dei Mortali” prendono l'Iliade e la smontano, con grande rispetto, demitizzando tutto ciò che è possibile, rendendola una storia “altra”, dove i protagonisti sono appunto i mortali. Ragazzi che diventano uomini, guerrieri che devono affrontare sé stessi nel combattimento contro altri guerrieri che sono uomini, mariti di donne che vivono il dolore di una perdita, padri di figli che divengono orfani per mano di altri padri, per poi a loro volta vivere la guerra in prima linea. Non si trascurano i “civili”, con le loro virtù ed i loro difetti, coraggiosi e probi o disonesti e meschini, mentre i vari Agamennone, Ulisse, Achille di omerica memoria vengono raffigurati per quello che sono o sono stati tutti i generali, i comandanti che hanno condotto una guerra sulla pelle dei sottoposti, degli inferiori, chiamandoli a sacrifici a cui loro stessi puntualmente si sottraggono.




Le tavole di Tommaso Bianchi, molto abile nell'uso del bianco-nero e delle ombre, rendono efficacemente ogni tema, ogni momento, ogni sentimento e sensazione, con grande perizia nella realizzazione dei volti, dei costumi, degli accessori e delle scene, sia quelle di movimento che quelle maggiormente meditative e di analisi, approfondendo la riflessione e l'approccio narrativo e drammaturgico che risulta evidente nella bella sceneggiatura di Giancarlo Marzano.


Il Sangue dei Mortali” è uno degli albi più belli della collana “Le Storie” e a mio parere il migliore in questa prima parte di 2017.


Cantami o dea... La Storia delle Storie, l'archetipo di tutte le guerre, consacrato dal mito, dalle gesta degli eroi gloriosi e semi-divini. Quante volte, per studio e per passione, abbiamo percorso con lo sguardo e col pensiero i versi del grande Omero? Torneremo laggiù, sotto la rocca d'Ilio, ma questa volta per vedere da vicino ciò che è sempre rimasto invisibile: il coraggio e la paura, l'astuzia e la forza dei comuni mortali! (da sergiobonelli.it)




venerdì 10 febbraio 2017

Sussurri e Grida (1972)


Si può definire la tematica dei film di Ingmar Bergman perlomeno limitata, poichè, di fatto, verte pressochè esclusivamente sulla difficoltà, forse l'impossibilità dell'uomo di realizzare un'autentica comunione con i suoi simili, con il Divino e perciò, infine, con sè stesso.

Ciò che fa la differenza e che quindi ci autorizza a considerare il regista svedese un autentico maestro, è la serie di variazioni sul tema, tanto che anche film che ad una prima analisi sembrano molto simili, forse addirittura ripetitivi, rivelano allo spettatore che abbia la necessaria calma e la giusta disposizione d'animo, spunti e suggerimenti sempre nuovi.


Non fa naturalmente eccezione "Sussurri e Grida", attraverso il quale Bergman presenta tale tema tramite il dolore ed il trauma cui sono sottoposte quattro donne, che si trovano riunite in una villa dotata di un grande parco all'inizio del 900.
Tre di loro sono sorelle, una è la domestica a servizio presso la villa. Una delle sorelle, Agnese, sta morendo tra terribili sofferenze, bisognosa delle cure che le altre due non riescono o non intendono offrirle, chiuse ed impermeabili come sono, una, Karin, in una autopunitiva nevrosi, l'altra, Maria,  nella sua fatua leggerezza, che si riversano nel rapporto con gli uomini ed il loro corpo.
Questo perché, come si diceva, nella variazione specifica dell'opera sul tema, il film è anche una esposizione sul rapporto che ognuna di queste donne ha con il proprio corpo. Agnese non ha più il controllo sul suo, divenutole una trappola insopportabile, mentre Karin, pur non malata, vive come se lo fosse, odiando la propria corporeità (come viene efficacemente mostrato), specie in rapporto al marito. Non è da meno Maria che pur mostrandosi più solare, maggiormente carnale, si serve della propria bellezza, segnando la sua relazione con il marito e gli amanti con la menzogna e la superficialità.
Quindi il corpo di fronte al disfacimento fisico e la morte e al terribile interrogativo se alla dissoluzione della corporeità, malata, mutilata o distorta nell'essere agita, corrisponda una analoga dissoluzione, distruzione dell'anima. In altre parole se esista qualcosa oltre la morte, se esista un'anima e dove finisca una volta conclusasi la vita.

Fin qui potrebbe sembrare una semplice variazione, come si è detto, magistralmente supportata da lunghe dissolvenze in chiusura ed in apertura, con le tonalità del rosso a far da contraltare alle vesti bianche. Ma interviene un altro elemento, ad "evitare" che il tutto possa risolversi in un "interno" alla Strinberg. Ovvero la quarta donna: Anna è il personaggio che permette un salto espositivo e dialettico, aggiungendo qualità e ulteriore profondità ad un'opera prettamente bergmaniana.
Lei è l'unica ad occuparsi di Agnese sempre e comunque, senza nulla chiedere in cambio. L'unica a porsi, in modo sinceramente legato al suo essere credente e allo stesso tempo pragmatica e pratica delle vicende della vita, di fronte alla morte con amore, tenerezza e conforto.

Una pietà di fronte al dolore ed alla morte che viene rappresentata attraverso una delle immagini più belle del film. Anna accoglie Agnese sul proprio grembo, come una Maria fa con il proprio figlio morto. Una "Pietà" al femminile quindi, nel rovesciamento dell'iconografia cristiana, ovvero con Anna/Maria con il seno scoperto e Agnese/Cristo totalmente coperta dai lenzuoli e dal corpo di chi l'accoglie.

Le attrici sono superbe.
Harriet Andersson (Agnese) incontra maggiormente i miei personali favori, per la sua incredibile capacità di andare oltre l'obiettivo e donare umanità e calore ad ogni inquadratura.

Non sono ovviamente da meno Ingrid Thulin (Karin), Liv Ullman (Maria) e Kari Sylwan (Anna), che insieme alla già citata Andersson riescono a recitare al meglio i propri caratteri, con in più l'umiltà di non prevaricare l'una sull'altra.



Un'ultima annotazione per gli interni, con le ampie sale, le tappezzerie ed i drappi rossi, i mobili antichi, e gli esterni, ovvero il giardino, il prato e gli alberi secolari, esaltati dalla essenziale fotografia premiata con l'Oscar.

sabato 17 settembre 2016

Il Ricordo del Dolore

Kwai Chen: Hai perso qualcosa nell'acqua, figliolo?
Nathan Never: Scusate, maestro Kwai Chen. Non mi ero accorto di voi. Ero assorto nei miei pensieri.
Kwai Chen: Lo vedo. Sembri molto triste.
Nathan Never: Sì... Io pensavo a mia moglie che non c'è più... e a mia figlia, scomparsa nel nulla... maestro, non riesco a dimenticare il passato...
Kwai Chen: Questo rientra nell'ordine naturale delle cose, Nathan... anche il ricordo del dolore ha la sua importanza...
Nathan Never: Perché, Maestro? Non capisco...
Kwai Chen: Perché il dolore è sempre presente intorno a noi... e noi dobbiamo essere sempre presenti di fronte al dolore.
Nathan Never: Questo significa che noi dovremo rivivere per sempre le nostre sofferenze?
Kwai Chen: No. Perché non abbiamo soltanto ricordi di dolore... Pensare al passato solo per rievocare il male sofferto, è come precipitare in un abisso... quando vi siamo dentro, l'oscurità ci sommerge e non vediamo una via d'uscita... ma poi gli occhi si abituano al buio, e quando finalmente alziamo la testa, vediamo sopra di noi una luce... che ci indica la via d'uscita... Quando avrai raggiunto quell'uscita, Nathan, avrai sconfitto il dolore, ma il ricordo ti insegnerà a contemplare l'abisso senza paura...e a camminare sul suo ciglio senza più cadere.


Nathan Never (anni dopo): Sagge parole, maestro Kwai Chen, se solo avessi capito dopo tanti anni dove sono diretto... Se sto risalendo l'abisso verso la luce... o se riesco soltanto a camminare sul fondo.

(da “L'Abisso delle Memorie”, Nathan Never n° 18 – novembre 1992)