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lunedì 14 marzo 2022

Citazioni Cinematografiche n.450

Kate: Stiamo per davvero per dire alla Presidente degli Stati Uniti che tra poco più di sei mesi l'intera umanità e ogni altra specie vivente saranno completamente estinte?

Randall: È esattamente quello che... che stiamo per fare.

(dott.ssa Kate Dibiasky/Jennifer Lawrence e dott. Randall Mindy/Leonardo DiCaprio in “Don't Look Up”, di Adam McKay - 2021)





lunedì 13 dicembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.437

Jeremiah Naehring: Che cos'è che la provoca? Le parole? Le critiche?

Edward Daniels: I nazisti.

Jeremiah Naehring: Sì anche quelli e naturalmente i ricordi, i sogni. Lo sapeva che la parola trauma viene dal greco, vuol dire ferita. E qual è la parola tedesca per sogno? Traum, ein traum. Le ferite possono creare mostri, e lei, lei ha tante ferite, agente. E non è d'accordo che quando uno vede un mostro... lo deve fermare?

(Jeremiah Naehring/Max von Sydow e Edward Daniels/Leonardo DiCaprio in “Shutter Island”, di Martin Scorsese - 2010)




lunedì 4 gennaio 2021

Citazioni Cinematografiche n.388

 Finché avrai ancora un respiro, combatti. Tu respiri. Continua a respirare. 

(Hugh Glass/Leonardo Di Caprio in "Revenant - Redivivo", di Alejandro González Iñárritu - 2015)



 

lunedì 9 aprile 2018

Citazioni Cinematografiche n.245


Carl Hanratty: Come hai fatto, Frank? Come hai fatto a superare quell'esame da avvocato in Louisiana?  
Frank Abagnale Jr.: Tu che ci fai qui? Senti, mi dispiace per tutto quello che ti ho fatto passare. Carl Hanratty: Se torni in Europa morirai nella prigione di Perpignan, se provi a scappare negli Stati Uniti ti rispediamo ad Atlanta per 50 anni.  
Frank Abagnale Jr.: Lo so.  
Carl Hanratty: Ci ho messo 4 anni per organizzare la tua liberazione, ho dovuto convincere i miei capi al FBI e il procuratore generale che non saresti scappato...  
Frank Abagnale Jr.: Perché lo hai fatto?  
Carl Hanratty: Sei solo un ragazzo.  
Frank Abagnale Jr.: Sì, ma non sono tuo figlio. Avevi detto che saresti andato a Chicago...  
Carl Hanratty: Mia figlia non può vedermi questo fine settimana, va a sciare.  
Frank Abagnale Jr.: Hai detto che aveva 4 anni, stai mentendo.  
Carl Hanratty: Aveva 4 anni quando me ne sono andato, ora ne ha 15. Mia moglie si è risposata 11 anni fa. Vedo Grace una volta ogni tanto.  
Frank Abagnale Jr.: Io non capisco...  
Carl Hanratty: Ma certo che capisci. A volte è più facile vivere nella menzogna. Ti lascerò volare stasera, Frank. Non proverò neanche a fermarti, perché so che lunedì sarai a lavoro.  
Frank Abagnale Jr.: Ah sì? E come fai a saperlo?  
Carl Hanratty: Guarda, Frank. Nessuno ti dà la caccia.

(Carl Hanratty/Tom Hanks e Frank Abagnale Jr./Leonardo Di Caprio in "Prova a prendermi", di Steven Spielberg - 2002)




 

lunedì 22 maggio 2017

Citazioni Cinematografiche n.200

Benjamin Kapanay: Il mio cuore mi dice che le persone, in fondo, sono buone. La mia esperienza suggerisce il contrario. Mi dica come la vede lei, Mr. Archer. Nella sua carriera di giornalista ha trovato che le persone sono in fondo buone? Danny: No. Direi che sono solo persone.

(Benjamin Kapanay/Basil Wallace e Danny/Leonardo di Caprio in "Blood Diamond - Diamanti di Sangue", di Edward Zwick - 2006) 



martedì 11 marzo 2014

Leonardo Di Caprio non ha vinto l'Oscar



Non che sia una questione così importante o essenziale per dare un senso a questi tempi, che sembra che un senso non l’abbiano, ma ora tento di delineare quelle che, a mio parere, sono le due principali ragioni che hanno “impedito” a Leonardo Di Caprio di ricevere quest’anno il premio Oscar come miglior attore protagonista.

Al netto di altre motivazioni e questioni, legate al business hollywoodiano e ai vari “giochi” in cui sono impegnate le Major cinematografiche e “poteri forti” vari, sono dell’opinione che il buon Leo Di Caprio nell’ultima cerimonia non avesse poi tante speranze di ricevere (finalmente?) l’Oscar per la sua interpretazione in “The Wolf of Wall Street” di Martin Scorsese.

Hollywood tende ad emozionarsi, farsi empaticamente colpire e coinvolgere da attori e attrici che mortificano sé stessi, ingrassano o dimagriscono in modo evidente e clamoroso, che si “imbruttiscono” per meglio interpretare il proprio ruolo, si “nascondono” dietro un pesante lavoro di trucco e mistificazione del proprio fisico, edulcorano e “ingabbiano” la recitazione. Nel corso degli anni si ha l’esempio di Robert De Niro in “Toro Scatenato” (sempre Martin Scorsese), oppure di Dustin Hoffman in “Rain Man”, più recentemente abbiamo assistito alla premiazione di Christian Bale, ex pugile tossicomane e problematico in “The Fighter”, e di Charlize Theron per la sua interpretazione in “Monster”. L’elenco potrebbe continuare, con nomi più o meno eccellenti, ma il concetto è che spesso viene premiato l’attore o l’attrice che supera i propri limiti fisici, “si tratta male” e stravolge la propria immagine, sia in senso estetico che interpretativo e di ruolo (ruoli scomodi, ai margini, pericolosamente borderline e così via.)











Quest’anno, sfortunatamente per Leonardo Di Caprio, in gara c’era Matthew McConaughey per quanto messo in campo in “Dallas Buyers Club”. Da molti considerato uno degli uomini più belli del mondo, l’attore statunitense è praticamente irriconoscibile, causa un evidente e massiccio dimagrimento, un “imbruttimento” notevole e il ruolo, abbastanza scomodo, di un texano omofobo che contrae l’AIDS ed inizia un proprio personale percorso di “malato” e di uomo. McConaughey ha vinto l’Oscar.


Seconda ragione, secondo me, legata più direttamente al tipo di film in cui l’attore in corsa per l’Oscar recita, è da far risalire a come viene presentata la vicenda in “The Wolf of Wall Street”.

Il film di Martin Scorsese racconta, illustra, mostra, ma non esprime giudizi, non presenta una “morale”, non impartisce una lezione o lancia ammonimenti o avvertimenti. È una storia, che viene proposta per quello che è. Scorsese prende le distanze, per quanto serve, dagli avvenimenti e li presenta al pubblico, senza esprimere una propria opinione.


Questo, alla fine, è risultato un limite. Hollywood conosce i vizi e le aberrazioni, le vuole vedere e mostrare, desidera che vengano presentate le peggiori qualità del genere umano, spinge affinché gli uomini e le donne vengano esposti nei loro limiti e si mostrino mentre commettono ogni tipo di nefandezza. Ma, allo stesso tempo, Hollywood esige che venga presentata anche la redenzione, oppure il giusto castigo per chi ha commesso peccati e si è macchiato di gravi colpe, al limite che venga emessa, dal regista e nella sceneggiatura, una chiara condanna del “cattivo” e delle azioni da lui compiute. Un po’ di puritanesimo cinematografico insomma.

Oliver Stone l’aveva capito, quando nel 1987 girò “Wall Street”, con Gekko/Michael Douglas, che infatti vinse l’Oscar per questa interpretazione. Anche perché è evidente per tutto il film che Gekko è il “cattivo”, colpevole, tra le altre cose, di traviare e ingannare il giovane Bud/Charlie Sheen.

In “The Wolf of Wall Street” non vi è alcuna condanna, neppure un po’ di biasimo nei confronti del personaggio messo in scena da Leonardo Di Caprio. Credo che questo abbia influito, perciò anche quest’anno niente Oscar per il pur bravo e coinvolgente attore di Los Angeles.