Visualizzazione post con etichetta Spagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Spagna. Mostra tutti i post

domenica 17 ottobre 2021

Cibo #14

donnesullorlo03
María Barranco in “Donne sull'orlo di una crisi di nervi” di Pedro Almodóvar - 1988

 

venerdì 16 aprile 2021

Incipit 16/100

Mi chiamo Boris Balkan e in passato ho tradotto La Certosa di Parma. A parte questo, le critiche e le recensioni che scrivo escono sui supplementi letterari e sulle riviste di mezza Europa, organizzo corsi estivi sugli scrittori contemporanei in varie università, e ho pubblicato alcuni libri sul romanzo popolare dell'Ottocento. Niente di spettacolare, temo; soprattutto di questi tempi in cui i suicidi si travestono da omicidi, i romanzi vengono scritti dal medico di Roger Ackroyd, e troppa gente si impegna a pubblicare duecento pagine sulle appassionanti esperienze che vive guardandosi allo specchio.”

(Il Club Dumas, di Arturo Pérez-Reverte – trad. Ilide Carmignani)




venerdì 9 aprile 2021

Incipit 15/100

“Non sarà forse stato l'uomo più onesto e neanche il più caritatevole della terra, ma era un uomo valoroso. Si chiamava Diego Alatriste y Tenorio e aveva combattuto come soldato nei vecchi battaglioni di fanteria durante le guerre delle Fiandre. Quando lo conobbi tirava a campare a Madrid, dove lo si poteva assoldare al prezzo di quattro maravedì per lavori di poco lustro, soprattutto come spadaccino per conto di chi non aveva l'abilità o il fegato necessari per risolvere da sé i propri contenziosi.”

(Capitano Alatriste, di Arturo Pérez-Reverte – trad. Roberta Bovaia)



 

sabato 23 aprile 2016

Volver - 2006



È nota la potenza espressiva contenuta e abilmente trasmessa in buona parte dei film di Pedro Almodóvar, soprattutto quelli che cominciano ad avere qualche anno sulle spalle. Se da più giovane era soprattutto quella che mi attirava e spingeva a vedere le sue opere e a farmi uscire dalle sale cinematografiche quasi ubriaco di immagini e parole, nel corso delle primavere che si sono succedute nella mia vita ho imparato ad emozionarmi e ad apprezzare la delicatezza ed il tocco raffinato che il regista spagnolo possiede nel raccontare, descrivere e rappresentare l’universo femminile.

La sua vicinanza ed il suo “amore” per le donne è evidente nei due film premiati con l’Oscar. Tutto su mia madreParla con lei, rispettivamente onorati come miglior pellicola straniera e per la miglior sceneggiatura originale, sono con tutta probabilità le pellicole che lo hanno spinto a proporre al pubblico, nel 2006, il suo Volver.

“Le donne per me sono l’origine della vita e anche di tutta la fiction possibile, perché ho vissuto tutta la mia infanzia circondato da donne che raccontavano storie e cantavano. È questo l’universo che ho voluto omaggiare in Volver”

Il film fu premiato a Cannes per la miglior sceneggiatura, tanto delicata e semplice come pochi registi sono in grado di fare, quando la tematica di vita, amore, morte, dolore e “resurrezione” rischia di rendere pesante lo svolgersi di una trama.


Volver non è semplicemente una commedia, non è un film drammatico di quelli che devono far scendere lacrime presto asciugate, bensì una sorta di ibrido mélo, dove Almodóvar riesce, come è stato solito fare, a mescolare generi differenti in maniera equilibrata e armonica, ammiccando anche al noir.
I litigi, le bugie, i crimini del cuore ma non solo, i tradimenti e gli affetti delle sue donne sono tanto reali nella loro coinvolgente quotidianità, quanto immersi in una dimensione magica, quasi surreale, dove convivono drammi privati, segreti, toccanti esempi di generosità e solidarietà e fantasmi.

Volver, come tornare. Tornare alla vita in senso assoluto, alla vita familiare e a quella dimensione rurale e domestica da cui ci si era allontanati. Tornare all’amore e ad un senso profondo di essere donne, più forti perché si è lottato contro un mondo troppo maschile, che non ha trovato di meglio che prevaricare ed opprimere il femminile di una società e di una realtà, verso cui si prova affetto ma anche paura.


Anche grazie alla recitazione di Carmen Maura e di Penelope Cruz (quest’ultima probabilmente nella sua migliore interpretazione), vengono messi da parte gli eccessi, le citazioni e i “trucchi di regia” cui il cinema di Almodóvar precedentemente ci aveva abituato. A farla da padrone, in senso stilistico, è anzi una certa elegante sobrietà, la semplicità che si unisce alla sicurezza di un regista che governa la materia ed il materiale, narrativo ed umano, che ha fra le mani.
Diverse sono le scene che meritano di essere gustate e godute, in un film dove la naturalezza di alcune inquadrature stupisce per come si incontri con temi profondi, quasi ancestrali e fondanti sul tema della vita e degli sconvolgimenti patiti dalla stessa.

Fin dalla prima sequenza si rimane affascinati e la toccante colonna sonora fa il resto.


martedì 9 giugno 2015

Domani


“Domani”. La parola
libera, vacante, senza peso,
si muoveva nell’aria,
così senz’anima e corpo,
senza colore né bacio,
che l’ho lasciata passare
al mio fianco, nel mio oggi.
Ma all’improvviso tu
hai detto: “Io, domani…”
E tutto si è animato
di carne e di bandiere.
Mi si precipitavano
addosso le promesse
di seicento colori,
con vestiti alla moda,
nude, ma tutte
ricolme di carezze.
In treni o gazzelle
mi giungevano – acute,
suoni di violini –
snelle speranze
di bocche verginali.
O veloci e grandi
come navi, di lontano,
come balene
da mari remoti,
immense speranze
d’un amore senza termine.
Domani! Che parola
vibrante, tutta tesa
di anima e carne rosata,
corda dell’arco dove
tu hai messo, acutissima,
arma di venti anni,
la freccia più sicura
quando hai detto: “Io…”

(Pedro Salinas – trad. Emma Scoles)


lunedì 24 giugno 2013

Ho un nuovo eroe!



È ormai ufficiale! Non posso più nascondermi o fare finta di nulla.
Devo fare outing! (che va tanto di moda)

Ho un nuovo eroe: Diego Alatriste y Tenorio, più conosciuto come il Capitano Alatriste.
 
il Capitano Alatriste interpretato da Viggo Mortensen
A me, che pensavo non avrei avuto altro Capitano che Harlock, è capitato di incontrare Alatriste e non ho saputo resistere al suo fascino taciturno e alla sua abilità nel duello.

La saga del Capitano Alatriste è opera dello scrittore spagnolo Arturo Pérez-Reverte, che ambienta le avventure del protagonista, del suo fido Íñigo e degli altri personaggi che gli ruotano attorno, nella Spagna del XVII secolo, in parabola discendente dopo secoli di gloria e splendore.

Le vicende si svolgono a Madrid, la capitale di quella che allora era ancora una potenza politica, economica e militare, ed in altre zone d’Europa (Breda e Venezia ad esempio), tra congiure ed intrighi di corte, campagne militari e minacce dell'Inquisizione.

Il valoroso capitano ed il giovane paggio, che funge da voce narrante delle storie, sono personaggi che mi hanno conquistato. Non da meno gli amici, colleghi e sodali di Alatriste, ben tratteggiati e caratterizzati, così come i vari antagonisti e nemici del mio nuovo eroe.


Sono circa a metà della saga, almeno per quanto riguarda i libri pubblicati in Italia (da Adriano Salani e Marco Tropea), coinvolgente ed emozionante, che riesce a rinnovare la tradizione del romanzo picaresco, dove l'avventura ritorna a incantare, nei termini umanamente eroici dei migliori romanzi di cappa e spada, con un protagonista che possiede un suo codice d'onore, spesso dimenticato da una violenza sempre più impersonale, sempre più meccanica, sempre più disumana. Ci sono riferimenti e personaggi storici precisi e le ricostruzioni riescono ad essere allo stesso tempo un affresco del tempo che fu ed un affettuoso e malinconico omaggio a quella Spagna, ormai perduta.

Arturo Pérez-Reverte
Pérez-Reverte “gioca” con temi e suggestioni note e conosciute: l'eroe triste e solitario, i cattivi mascherati, i duelli all'ultimo sangue, i confronti tra uomini d'onore, le amicizie virili, donne bellissime e pericolose, i prototipi della letteratura d'avventura. Può sembrare stucchevole, ma chi ha bisogno di azione, coinvolgimento, colpi di scena, di avventura pura ma non ingenua ed ha consumato ore e diottrie su Dumas e Salgari, ma anche Conrad e Verne ha di che essere lieto.


Io non ho potuto evitare di essere conquistato dal Capitano Alatriste che, per quattro soldi, mette la sua spada (e la daga o ‘biscaglina’) al servizio “di chi non aveva l’abilità o il fegato necessari per risolvere da sé i propri contenziosi….oggi un marito cornuto, domani una causa o un’eredità incerta, debiti di gioco saldati a metà con tutta una serie di annessi e connessi”.







Quindi attendo il momento giusto per leggere e gustare la prossima avventura, poiché, ormai, anche a quelli come me, “non resta che batterci”.