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giovedì 16 gennaio 2014

Le Storie # 16 Friedrichstrasse


Con grande piacere accolgo il ritorno della coppia Bilotta e Mosca nella serie “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.



Dopo l’intensa “Il lato oscuro della luna”, un vero gioiello di poesia e umanità, Alessandro Bilotta alla sceneggiatura e Matteo Mosca ai disegni ci regalano “Friedrichstrasse”, una storia drammatica, da apprezzare per la capacità di suscitare sensazioni e offrire una trama ricca ed intrigante dove non mancano colpi di scena e momenti veramente emozionanti.



L’albo è dichiaratamente ispirato al bellissimo “Le vite degli altri”, del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck, un capolavoro di dramma e poesia, a livello visivo e di sceneggiatura. Ambientazione e trama sono le stesse, ovvero la Germania Est patria del socialismo e la pervasiva azione della STASI (Ministerium fűr Staatssicherheit, Ministero per la Sicurezza dello Stato).



Quello che avvince e convince il lettore è la precisa sceneggiatura, che si risolve in una storia con momenti intensi, dove il senso del dramma e le emozioni suscitate vengono esaltate in una trama con tratti polizieschi ed intimisti. Il “compagno capitano” Friedrich (suggestivo il collegamento con la via da cui il titolo dell’albo) e la cantante “di regime” Marlene Becker ci mostrano tutta la loro umanità, il loro vissuto e le loro vite “ai tempi del Muro”, senza nasconderci anche gli abissi ed i traumi che li hanno resi quello che sono e che poi li portano ad azioni e scelte che il lettore scopre e osserva, impossibilitato a non entrarci dentro e farsene conquistare.



Come detto non mancano colpi di scena ed eventi imprevisti, ma tutto nella trama sapientemente disegnata ed ampiamente valorizzata da tavole precise e rigorose, in grado di ricostruire interni ed esterni in modo molto fedele e rispettoso della realtà, ma anche di rappresentare turbamenti ed emozioni profondamente umane.


Sono molto sensibile a quel periodo storico e mi lascio catturare da certe ambientazioni, per cui non nascondo di essermi gustato l’albo per intero, dispiacendomi che non ci fosse qualche altra pagina a disposizione di sceneggiatore e disegnatore, anche solo per prolungare il piacere di una narrazione che coglie a piene mani dalle tecniche cinematografiche, che ha riferimenti vari e vincenti (sia letterari che di altro tipo) e che avrebbe anche potuto approfondire le psicologie di altri personaggi (funzionari della STASI e familiari di Friedrich ad esempio).



Una “scena” che mi ha particolarmente convinto ed emozionato? Il tentativo di suicidio di Marlene, all’ultimo momento salvata da chi aveva il compito di spiarla!