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lunedì 22 settembre 2025

Citazioni Cinematografiche n.634

 

English: Che vuoi ragazzo?
Frank: Il mastino mi ha mandato a lavorare qui.
English: Ma tu sai leggere, ragazzo?
Frank: Sì, se è roba scritta in inglese, ragazzo.
English: Tu tratti tutti come Wolf?
Frank: Voleva entrare in intimità... io no!
English: Porta quel carrello alle celle.
Frank: Non fanno venire qui a leggere?
English: Tu vedi sedie in giro?
Frank: Come mai?
English: Perché questa è la Roccia, Amico! E qui per loro devi fare solo una cosa: scontare la pena! E il tempo... non passa mai. La Roccia fa un effetto diverso a seconda dei tipi: o gli tira fuori la forza o li spezza in due.
Frank: E a te che effetto ha fatto? Che succede quando si esce?
English: Io non esco più. Dieci anni fa... stavo in un bar in Alabama, e due stronzi hanno cominciato a darmi addosso. È stato il loro primo sbaglio. Tirarono fuori i coltelli, ed è stato il secondo sbaglio. Non sapevano neanche usarli, e questo è l'ultimo sbaglio che hanno fatto. Io ho avuto due condanne a novantanove anni... ti pare che possa uscire?
Frank: Potevi avere le attenuanti della legittima difesa...
English: Quegli stronzi erano bianchi, amico! Erano come te! Quando arrivai qui, mi misero in una di quelle celle buie, nel blocco D, dopo un po' cominciai a uscire di cervello. Mi tagliai il tendine di Achille per venirne fuori. Capirai quando vedrai il blocco D.
Frank: Dimmi una cosa, hai finito di ammazzare bianchi?
English: Perché?
Frank: Be', sai com'è, è meglio saperlo, prima di voltarti un'altra volta le spalle!

(English/Paul Benjamin e Frank Morris/Clint Eastwood in “Fuga da Alcatraz”, di Don Siegel - 1979)





lunedì 30 giugno 2025

Citazioni Cinematografiche n.622

 

Un buon capitano deve saper usare il cervello non la frusta.

(Generale Tadamichi/Ken Watanabe in “Lettere da Iwo Jima”, di Clint Eastwood - 2006)





lunedì 26 dicembre 2022

Citazioni Cinematografiche n.491


Callaghan: Se lei mi permette io avrei da fare.

Cap. McKay: Non in questo reparto.

Callaghan: Come?

Cap. McKay: È stato trasferito al personale.

Callaghan: Al personale? Li ci mandi i deficienti.

Cap. McKay: Ho lavorato al personale per 10 anni!

Callaghan: Già..

(Ispettore "Dirty" Harry Callaghan/Clint Eastwood e Cap. McKay/Bradford Dillman in “Cielo di piombo, ispettore Callaghan”, di James Fargo - 1976)






lunedì 27 dicembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.439

Callaghan: Fate i bravi, posate l'artiglieria.

Rapinatore: Che cosa?

Callaghan: Sì, sennò dovrete fare i conti con noi tre.

Rapinatore: Con chi? Con voi tre?

Callaghan: Con Smith, Wesson e me..

(Ispettore “Dirty” Harry Callaghan/Clint Eastwood in “Coraggio... fatti amazzare”, di Clint Eastwood - 1983)




lunedì 20 dicembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.438

    Sai, Phillip, come ragazzino americano, hai il sacrosanto diritto di mangiare zucchero filato e andare sulle montagne russe.

    (Robert 'Butch' Haynes/Kevin Costner in “Un mondo perfetto”, di Clint Eastwood - 1993)





lunedì 29 ottobre 2018

Citazioni Cinematografiche n.274

Quando devo sparare, la sera prima vado a letto presto. 
(Il Monco/Clint Eastwood in "Per Qualche Dollaro in più", di Sergio Leone - 1965)



mercoledì 10 ottobre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #3 - Charlie Parker


Quando ero adolescente e per diversi anni a seguire il volto di Forest Whitaker in “Bird”, il film di Clint Eastwood, era quello di Charlie Parker. Quel collage di scene dalla vita di Parker mi rimase dentro a lungo, per l'interpretazione del protagonista e per la musica che lo accompagnava. Un passaggio fondamentale della non lunga vita e carriera artistica di Charlie Parker avviene alla fine degli anni quaranta, quando decide di unire il vigore del bepop alle atmosfere sognanti e romantiche tipiche di un'orchestra.

Ebbe l'intuizione di far dialogare il suo sax alto con suoni più morbidi e compositi, operazione di dubbia riuscita e su cui incombevano critiche e aperte ostilità, persino da parte dei colleghi ed amici. Ma Charlie Parker, da conoscitore ed amante di Béla Bartók, Arnold Schoenberg e Igor Stravinsky, nonché dei suoni distintivi della musica da camera, mostrò la sua arte e la voglia di andare oltre i confini della musica jazz. Oltrepassò gli allora angusti spazi definiti per il suo strumento, per la sua musica e ne reinventò morfologia e sintassi, di fatto rendendo la strada un po' più aperta e libera per chi venne dopo.
Provate ad ascoltare Laura per credere. 


 

lunedì 24 ottobre 2016

Citazioni Cinematografiche n. 171

“Sono venuto a morire con te. O a vivere. Morire non è cosa difficile per gente come noi; vivere è difficile, quando la propria gente è stata massacrata e distrutta. I governi non vivono insieme, gli uomini sì. I governi non mantengono la parola e non combattono lealmente, io invece sono venuto per offrire a te la scelta e per avere una proposta. Sono venuto per dirti che, come sono pronto a combattere, così sono pronto a vivere in pace.”

(Josey Wales/Clint Eastwood in “Il Texano dagli occhi di ghiaccio”, di Clint Eastwood - 1976)



lunedì 29 agosto 2016

Citazioni Cinematografiche n. 163

Mandy: non dovresti essere il giornalista, quello distante dai fatti e sempre obbiettivo?
John: obbiettivamente penso che in questo caso stiano accusando un uomo solo per la sua sessualità!
Mandy: una cosa che a Manhattan non succederebbe proprio...

(John Kelso/John Cusack e Mandy Nichols/Alison Eastwood in “Mezzanotte nel giardino del bene e del male”, di Clint Eastwood - 1997)   

   

lunedì 5 maggio 2014

Citazioni Cinematografiche n. 43


“Io sono cattivo, incazzato e stanco. Sono uno che mangia filo spinato, piscia napalm e riesce a mettere una palla in culo ad una pulce a 200 metri.”

(Tom “Gunny” Highway/Clint Eastwood in “Gunny”, di Clint Eastwood - 1986)

 

lunedì 31 marzo 2014

Citazioni Cinematografiche n. 38


"Avete mai fatto caso che ogni tanto si incrocia qualcuno che non va fatto incazzare? Quello sono io".

(Walt Kowalski/ Clint Eastwood in “Gran Torino”, di Clint Eastwood - 2008)

 

lunedì 10 febbraio 2014

Citazioni Cinematografiche n. 31


“Fate molto male a ridere. Al mio mulo non piace la gente che ride. Ha subito l'impressione che si rida di lui. Ma se mi promettete di chiedergli scusa, con un paio di calci in bocca ve la caverete”.

(Joe/Clint Eastwood in “Per un pugno di dollari”, di Sergio Leone – 1964)


lunedì 1 luglio 2013

Cose per cui vale la pena vivere


Cose per cui vale la pena vivere.

Il buon vecchio Woody Allen, in “Manhattan”, elenca le cose per cui vale la pena vivere:

“eh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un'ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... il buon vecchio Groucho Marx tanto per dirne una, e Joe Di Maggio e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potato Head Blues... i film svedesi naturalmente... L'educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo, il viso di Tracy...”.

Io penso che le cose per cui valga la pena aver vissuto e resistere a vivere ancora un po’ siano le seguenti:

…a parte i figli, la famiglia, l’amore, l’amicizia, la pace nel mondo ed altre cose serie e meno serie buone per andare a Miss Italia o Amici…

Capitan Harlock, Goldrake, la Juventus, le figure Panini, i Panini al prosciutto a scuola, la Cioccolata, i Simpsons, la Birra Moretti, frequentare l’Università a Urbino, i film di Bud Spencer e Terence Hill,  Del Piero che segna al volo contro la Fiorentina, il Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 35 di Čajkovskij, Dire alla prof di chimica che non mi fregava un c***o della sua materia, Giocare a calcio con un gruppo di studenti giapponesi in un campus americano, il Cinema la domenica pomeriggio, la Sigla di Mazinga, Natalie Merchant, i Soliti Sospetti (Kevin Spacey/Roger "Verbal" Kint), la Torta di mele, le Camminate sulle Alpi Giulie, Attraversare mezza Europa in furgoncino per incontrare una ragazza, Guccini, i Film di Kieślowski, Michel Platini, Nathan Never, Clint Eastwood, la Senape, i Lego, l’Ispettore Coliandro, la Marcia di Radetzky di Joseph Roth, Dormire, le Salsicce, Because the Night, Rutger Hauer/Roy Batty in Blade Runner (Io ne ho viste cose che voi umani…); i Creedence Clearwater Revival; lo Stinco alla birra al “Mastro Birraio” di Cesena; la Piadina con lo squacquerone, il Braulio, Salisburgo innevata, il Porto di Muggia di notte, Urbino in primavera, Passeggiare in una notte silenziosa, Fare colazione con la pizza avanzata dalla sera prima, Travestirsi e fare filmini stupidi con gli amici, Juventus-Ajax del 22 maggio 1996, Giocare a chi trattiene più a lungo il respiro, la Gita in bicicletta Dobbiaco-Lienz, l’accoppiata Pizza+Gelato, le Zucchine grigliate, il suo broncio quando dici o fai qualcosa di stupido, Riuscire a strapparle un sorriso con qualcosa di ancora più stupido, le belle Sorprese.











sabato 13 aprile 2013

Torna a casa Batman!




Adam West nei panni di Batman, nella serie televisiva anni '60
N. ha qualche anno più di me, gli piace andare al cinema a vedere i film con i supereroi. È una delle poche cose che gli donano soddisfazione.

In effetti N. non ha molte cose di cui essere lieto. Vive con i genitori in un appartamento poco fuori dal centro, e la finestra della sua camera (dove sono stato diverse volte fin da bambino) si affaccia sopra un ponte ferroviario, alquanto trafficato. Fa il tifo per una squadra di calcio dal glorioso, antico, passato ma che ora dovrebbe avere come sponsor una marca di ascensori, considerando la velocità con cui passa, ogni stagione, da una categoria all’altra (la serie A la vede saltuariamente). Ha dovuto sostenere tre volte l’esame per la patente, e da quando l’ha avuta ha sempre guidato una Panda bianca a benzina, solo che adesso non la può più usare perché inquina troppo, per cui va a piedi o usa l’autobus. Ha avuto due sole morose, una per 15 minuti in seconda media, l’altra per 15 anni, ma poi lei l’ha lasciato per uno che aveva una Panda a metano. Ogni inverno si prende l’influenza, qualunque nome le venga dato. Da quando si è diplomato ha sempre lavorato nel mobilificio di un amico del marito della sorella di una cugina di una collega di sua madre (perché senza le giuste conoscenze un lavoro non si trova!), in ufficio mi dice, ma non so esattamente cosa faccia. Il prete della parrocchia dove andavamo a catechismo gli diceva sempre che era rumoroso e maleducato, sua nonna per questo lo riempiva di schiaffoni, e credo che lo farebbe anche ora che è quasi 2 metri e pesa 130 chili (N. non la nonna, tantomeno il prete che invece era basso e pelato e gli puzzava l’alito di vino).

Insomma, per ritornare al punto, N. non si perde un film di supereroi. Qualche volta l’ho accompagnato al cinema, questo prima che nel tempo libero mi dedicassi a fare figli (in precedenza mi sono molto esercitato, tanto è vero che mi è venuto il gomito ed il polso del tennista, anche se non ho mai giocato a tennis). Negli ultimi anni c’è stato un fiorire di film con supereroi, alcuni molto divertenti, altri che mi lasciano perplesso, ma nel complesso io ed N. abbiamo passato delle belle serate, comunque più appaganti di quelle trascorse a confessarci fantasie sulla figlia del fotografo che aveva la bottega vicino casa sua. Quel fotografo, tra l’altro, si divertiva a stimolare tali fantasie mettendo in bella mostra ritratti della conturbante figlia.
by Fan Boy - Figures in Action
In buona sostanza dal 2005, quando è ricominciata la saga di Batman, ad opera di Christopher Nolan, N. non si è perso un episodio, dopo aver lanciato insulti al “Batman e Robin” con il povero George Clooney insieme a me. Ho visto tutti e tre i film diretti da Nolan, il primo al cinema con N., il secondo in DVD sempre con N. (ero già preda dell’attuale madre dei miei figli), il terzo, l’ultimo uscito, in DVD ma da solo, giacché ormai le sale cinematografiche sono luoghi di cui ho perso memoria, quasi perduti, antichi luoghi mitici di cui comincio a mettere in dubbio l’esistenza, ed il fatto che siano mai esistiti. Ora però è giunto il momento di mettere le carte in tavola e, a costo di far soffrire un amico, proferire la dura verità, o quantomeno quella che ritengo tale dal mio punto di vista.

La trilogia di Batman di Nolan, ovvero “Batman Begins” (2005), “Il cavaliere oscuro” (2008) e “Il cavaliere oscuro - Il Ritorno” (2012), sono spettacolari film di Batman, ma Batman non c’entra una cippa!

Nel primo le parti più riuscite e più interessanti sono quelle dove c’è Bruce Wayne (psicanalisi da cappuccino compresa), il secondo, un film con sontuosi mezzi tecnici ed effetti dove la vera star è Joker, è praticamente un remake non dichiarato di Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo” (1971, diretto da Don Siegel), dove tra l’altro Clint Eastwood recita meglio di quanto Christian Bale faccia Batman, mentre il terzo è un film su Occupy Wall Street e relativi corollari, con un Batman sempre più solitario e sempre più nevrotico che si fa rubare la scena da Bane, “cattivo/villain” con una certa presenza scenica. In quest’ultimo film si scopre la componente reazionaria del mascherato miliardario e quindi di Nolan stesso, che dopo aver presentato Bane come un “indignato” a capo di una rivolta popolare, per quanto sadico e crudele leader di un branco di feroci “senzatetto”, dopo averlo fatto vincere gli mette in bocca il proposito di far saltare in aria la città appena restituita ai cittadini. Quasi fosse un pazzo terrorista qualsiasi, alla moda araba, di quelli che tanto piacciono a mr. Nolan ed ai reazionari che vogliono proteggere i valori, gli investimenti ed i miliardi, dell’Occidente. 

Con "Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno" viene fuori, nel migliore dei casi e lasciando da parte le interpretazioni e la inspiegabile ricerca di significati reconditi cari ai fan di Nolan, un polpettone in stile action-movie, peraltro spettacolare ma meno coinvolgente dei film di Tony Scott, che era un vero ed onesto regista di film d'azione, volutamente esagerati e con tratti anche ingenui che accolgono lo spettatore più che blandirlo.
Nolan, nei tre film dove c’è (anche) Batman, reitera la sua idea di cinema: con scaltrezza e abilità nasconde, sotto le vesti di studio psicologico dei personaggi e di attenzione ai particolari, la volontà di spiazzare lo spettatore, ingannarlo e confonderlo. Dilata trama e vicenda per decostruire la visione e far sì che chi guarda si senta intelligente, oppure dica di essersi goduto il film per non fare la figura dell’ignorante.

Per cui, caro N., amico di lunga data, so che quando si guardano certi film bisognerebbe goderseli per quello che sono e non per quello che potrebbero essere (ma l’intelligenza e la capacità di analisi che ce l’abbiamo a fare?), bisognerebbe fare appello alla sospensione dell’incredulità (ma quando i poliziotti escono dalle fogne pettinati come nemmeno da un coiffeur di provincia e con gli abiti come appena stirati, non ti viene voglia di mandare tutti a fare cose col sedere?) e farsi trasportare dalla sontuosità delle scene e della colonna sonora, ma ci meritiamo un Batman così? I supereroi esigono un po’ di rispetto, o quantomeno dovrebbero chiederlo, e se non possono farlo loro almeno lo facciano gli spettatori e gli appassionati come te, altrimenti andiamo a vedere i film di Lars Von Trier (solo per fare un esempio, ci mancherebbe!).
by Fan Boy - Figures in Action

venerdì 8 marzo 2013

Film di Guerra. 2 di 4


Seconda puntata con la mia selezione di Film di Guerra. Tocca a quello che viene definito il secondo conflitto mondiale.

SECONDA GUERRA MONDIALE

Una guerra lunga, dove gli episodi che si possono trasferire sul grande schermo sono molti, collocabili praticamente in ogni scenario (città e regioni europee, mari ed oceani, deserti, monti e pianure, in Asia ed in Africa). Lo sviluppo dell’industria e della tecnologia permise di renderla una guerra “spettacolare”, adatta ad essere poi rappresentata al cinema. Segnalo film molto diversi tra loro, ma che hanno in comune un’attenzione più o meno preponderante sull’aspetto “intimo” o “particolare” di un’esperienza tragica.

Lettere da Iwo Jima (2006) di Clint Eastwood.
Speculare e di gran lunga superiore al parallelo “Flags of Our Fathers” dello stesso Eastwood. La guerra, una battaglia dal punto di vista del nemico (operazione in realtà non nuova), resa al meglio, con rara sensibilità, lucidità narrativa, onestà intellettuale. Su tutto giganteggia la figura del generale Kuribayashi (Ken Watanabe), che ci accompagna durante il film che presenta i soldati giapponesi, uomini (non più “musi gialli”) con tutti i loro sentimenti e i doveri, i dubbi, i conflitti, ammirevolmente orchestrati in un racconto corale tanto asciutto quanto libero nella struttura drammaturgica. Siamo lontani da ogni retorica, da intenti agiografici e da roboanti mitografie (intesi mister Spielberg?).

Il giorno più lungo (1962) di Registi vari.
Film tutto sommato sobrio e realistico, che segnalo più per affetto ed omaggio ad un’infanzia di cinema vissuta insieme a mio padre. Frammentarietà stilistica (4 registi) e taglio cronachistico tolgono tensione alla rappresentazione di un evento epocale (sbarco in Normandia), ma ne sono anche un pregio, poiché si evita spettacolarizzazione e retorica a beneficio di una piccola lezione di storia. Comunque da non disprezzare la parata di “stelle del cinema” coinvolte.

Europa Europa (1991) di Agnieszka Holland.
Non un film bellissimo, ma utile nel senso più positivo dell’espressione. Da una storia vera, un’opera che alterna momenti di grande spessore, passaggi grotteschi ed ironici e pagine un po’ troppo teatrali, quando non trascurabili. La personale epopea, attraverso la guerra, di un giovane ragazzo ebreo, che riesce a farsi passare, alternativamente, da appassionato bolscevico e da puro rappresentante della razza ariana. Opera che sa farsi portatrice di un messaggio di cui la nostra epoca, con i suoi pericolosi rigurgiti di razzismo, mostra di aver bisogno.

Tutti a casa ( 1960) di Luigi Comencini.
Uno dei più importanti film italiani. Ironico, grottesco, drammatico e pietas si incontrano e fondono insieme per una storia tutto sommato corale con Alberto Sordi più misurato del solito. Una pagina fondamentale della recente storia italiana, l’8 settembre 1943 ed i mesi che seguirono, presentata attraverso il viaggio, fisico, metaforico ed insieme metastorico di un militare che passa da mediocre comprimario a protagonista partecipe degli eventi, con conseguente assunzione di responsabilità e di oneri.

La Grande Fuga (1963) di John Sturges.
Basato su una storia vera (americanamente modificata), la più grande fuga da un campo di prigionia tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Un film eccitante e coinvolgente, senza pause o passaggi a vuoto, onesto ed illustrativo quanto basta, ma da godere fino in fondo. Ottimi attori e buona sceneggiatura. Indimenticabile Steve McQueen, sfrontato, simpatico e coraggioso come sapeva essere.

Steve McQueen ne "La Grande Fuga"

Vi aspetto per la terza parte!