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giovedì 25 aprile 2024

25 aprile - Non dimenticate!

 


Il 28 giugno 1960, Sandro Pertini, allora presidente della Camera, pronunciò un discorso sui valori della Resistenza e dell’antifascismo nella vita democratica del Paese.

In quell’occasione, di fronte alla folla genovese che protestava contro il congresso del Movimento Sociale Italiano, Pertini disse: “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. E ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta costituzionale”.








martedì 14 novembre 2023

Amore ed una creatura selvatica


“Non amate mai una creatura selvatica, signor Bell,“ lo ammonì Holly. "E’ stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche bestiola selvatica. Un falco con un'ala spezzata. E una volta un gatto selvatico adulto con una zampa rotta. Ma non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuol bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il cielo.”

(Colazione da Tiffany, Truman Capote – trad. Bruno Tasso) 




venerdì 11 novembre 2022

Incipit 98/100

 

“E' l'ultima domenica del luglio 1925, un pomeriggio caldo e assolato. L'orologio del campanile sopra la cupola della chiesa batte le tre e mezza. Le strade sono deserte. Un tram arranca faticosamente su per la salita che corre lungo il lato occidentale del cimitero, confinante con l'ampia piazza in cui si trovano il mercato coperto e il teatro. Una donna scende alla fermata e rimane lì, in piedi.

Anna.”

(Conversazioni private, di Ingmar Bergman – trad. Laura Cangemi)







venerdì 23 settembre 2022

Incipit 91/100

“C'è sempre stata parecchia confusione nella mia famiglia, anche nei nomi. Come si chiama mio figlio? <Franz> o <Frank> lo chiama indifferentemente sua madre. Quando lo chiama così, ho l'impressione di essere tra stranieri: una signora che non conosco chiama il figlio di chissà chi, per dirgli chissà che cosa. Affari loro. La figlia si chiama Titti. Anch'io la chiamo così, ma non so perché. Perché il suo vero nome è Monica. Tra Monica e Titti non c'è nessuna relazione. Quando chiamo <Titti> provo una sensazione che mi disturba: un padre sconosciuto, attraverso di me, chiama una figlia che non ho mai visto, e le dirà qualcosa che non ascolto.”

(Il canto delle balene, di Ferdinando Camon)



venerdì 1 aprile 2022

Incipit 66/100

C'era una guerra contro i turchi. Il visconte Medardo di Terralba, mio zio, cavalcava per la pianura di Boemia diretto all'accampamento dei cristiani. Lo seguiva uno scudiero a nome Curzio. Le cicogne volavano basse, in bianchi stormi, traversando l'aria opaca e ferma. – Perché tante cicogne? – chiese Medardo a Curzio, – dove volano? Mio zio era nuovo arrivato, essendosi arruolato appena allora, per compiacere certi duchi nostri vicini impegnati in quella guerra. S'era munito d'un cavallo e d'uno scudiero all'ultimo castello in mano cristiana, e andava a presentarsi al quartiere imperiale. – Volano ai campi di battaglia, – disse lo scudiero, tetro. – Ci accompagneranno per tutta la strada.”

(Il Visconte Dimezzato, di Italo Calvino)




venerdì 23 aprile 2021

Incipit 17/100

“In autunno mi ha telefonato mia sorella, che vive ancora nel villaggio nella valle circondata dalla foresta dove sono nato e cresciuto”.

(Gli anni della nostalgia, di Kenzaburo Oe – trad. Emanuele Ciccarella)



 

mercoledì 10 marzo 2021

Giallo, Noir & Thriller/81


Titolo: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome

Autore: Alice Basso

Editore: Garzanti - 2015

Ero molto incuriosito dal successo della serie dedicata a Vani (Silvana) Sarca, a firma di Alice Basso, per cui ne ho letto il primo romanzo.

Mi sono divertito, molto, ed allo stesso tempo ho anche apprezzato la scelta dell'autrice di coniugare in modo brillante e funzionale una trama “rosa” ed una “gialla”, entrambe presenti in “L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome”.

Il romanzo quindi, a conti fatti, non è propriamente un giallo-thriller, almeno non interamente, poiché dedica molte pagine ad altro che poco attiene al genere. Questo risulta ad una prima valutazione, con l'elemento rosa (come definirlo meglio non saprei) che risulta un po' fastidioso se non stucchevole. Rimane comunque parecchio da godere, dal momento che all'interno di questa parte del romanzo il lettore ha la possibilità di conoscere ed entrare in confidenza con la protagonista, con la sua audacia e sfrontatezza, con la sua arguzia ed anche i suoi lati più deboli, nascosti da una forza interiore che viene esaltata dalla scelta di indumenti di colore nero e da un trucco marcato.


Facevo riferimento ad una trama “gialla”. Questa viene introdotta dal caso della sparizione di una scrittrice che dice di parlare con gli angeli e che di questi sostiene di trascrivere i messaggi. Ebbene Vani viene coinvolta in tale vicenda, porgendo quindi a chi legge una storia dove umorismo, caratteri coinvolgenti, acutezza intellettuale ed altro ancora si incontrano e si mescolano per un stile brillante che non lascia indifferenti. La storia ha qualche passaggio che può sembrare sottotono o addirittura noioso, ma una volta entrati in empatia con Vani ed il commissario Berganza (condensato di una serie di commissari entrati nell'immaginario) la lettura non può che essere più che piacevole.

Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: da piccoli indizi che sembrano insignificanti, coglie l'essenza di una persona, riesce a mettersi nei suoi panni, pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un'empatia profonda, un intuito raffinato, uno spirito di osservazione fuori dal comune, sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ne ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un'importante casa editrice. Scrive libri per altri. L'autore le consegna la sua idea, il materiale su cui documentarsi e lei riempie le pagine delle stesse identiche parole che avrebbe utilizzato lui. Un lavoro svolto nell'ombra. E a Vani sta bene così. Anzi, preferisce non incontrare di persona gli scrittori per cui lavora. (da illibraio.it)

venerdì 29 gennaio 2021

Incipit 5/100

“Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c'è un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorkese. Era una stanza sola affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d'afa in treno. Le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c'erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L'unica finestra dava sulla scala di sicurezza. Ma, anche così, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la chiave di quell'appartamento; per triste che fosse, era un posto mio, il primo, e lì c'erano i miei libri, i barattoli pieni di matite da temperare, tutto quello che mi occorreva (o così almeno pensavo) per diventare lo scrittore che volevo diventare.”

(Colazione da Tiffany, di Truman Capote – trad. Bruno Tasso)



 

 

sabato 12 dicembre 2015

Ventiquattr'ore nella vita di una donna


Titolo: Ventiquattr'ore nella vita di una donna
Autore: Stefan Zweig
Traduttore: Berta Burgio Ahrens
Editore: Garzanti - 2015

Racconto/romanzo breve dello scrittore austriaco Stefan Zweig, ne ritengo “Ventiquattr'ore nella vita di una donna” uno dei suoi più avvincenti e riusciti, trascurando la sensazione di essere di fronte ad un “esercizio di stile” su un tema ed un caso quasi da scuola di retorica.
Scritto nel 1927, si narra di una donna e del suo incontro con un uomo, un giovane, dominato dalla passione per il gioco d’azzardo, nell'atmosfera opprimente e febbrile del Casinò di Monte Carlo. Lei lascerà tutto della sua confortevole e privilegiata vita da ricca borghesia europea, per stare accanto all'uomo che ha salvato da un probabile suicidio? Lui si rivelerà degno delle attenzioni e dell’amore di questa donna? Se il cuore della narrazione fosse limitato a questo, ci si troverebbe a leggere di una storia tragico-romantica con magari qualche pagina opportunamente spruzzata di rosa e vagamente, qua e là, condita con dettagli e immagini di passione erotica e di sentimenti esasperati.

In questo caso, invece, Zweig, con un artificio narrativo semplice ma, allora come oggi, efficace, ci fa raccontare la vicenda dalla donna stessa protagonista delle turbolente e a loro modo esaltanti 24 ore del titolo, ormai anziana. Più propriamente lei racconta di sé e di quanto ha vissuto a un interlocutore pressoché sconosciuto, ma che lei ritiene essere l’unico possibile destinatario della sua narrazione.

Una confessione, il racconto di un amore, di una ossessione che l’ha travolta e trascinata in una spirale di tormento ed estasi. Non è tanto la descrizione degli effetti del demone del gioco sul fisico e lo spirito di un personaggio essenzialmente fragile ed esposto ad avvincere il lettore, ma la rinnovata capacità dello scrittore austriaco di indagare ed esprimere i dettagli ed i trascorsi dell’animo umano. La signora narrante svela un singolo episodio del suo passato, ma così facendo si procura l’occasione per mostrare come un dettaglio possa rappresentare e sintetizzare l’intero corso di una vita.
Al limite di un processo di espiazione, le cui pagine catturano il lettore in un crescendo di tensione psicologica, protagonisti sono i conturbanti e complessi meccanismi che dominano la mente e l’anima umana quando si trova in balia delle passioni, siano esse originate dall'amore, con tutta la sua incontrollabile sensualità, o quelle legate al gioco d’azzardo, con tutta la loro carica distruttiva
Un racconto che si definisce anche come riflessione sul proprio presente e su quanto vissuto, perché “invecchiare non significa altro che non avere più paura del proprio passato”.


Primi anni Venti. Uno scandalo sconvolge la sonnolenta vita di un lussuoso hotel della Costa Azzurra: Madame Henriette, moglie e madre irreprensibile, fugge nottetempo con un giovane bellimbusto francese appena conosciuto. Subito, la tresca infiamma il pettegolezzo tra i villeggianti: unico a prendere le difese della donna è il narratore-protagonista. Colpita dall'accaduto, Mrs. C., una distinta gentildonna inglese, decide di confessare proprio a lui il suo più intimo e scandaloso segreto: il racconto delle ventiquattr'ore che trent'anni prima cambiarono per sempre la sua vita. Alternando con maestria tensione narrativa e sottile indagine psicologica, Zweig ci regala un racconto moderno e appassionato sull'imprevedibilità del destino e la forza incontrollabile dei sentimenti. (da garzantilibri.it)

sabato 4 luglio 2015

Sovvertimento dei sensi


Titolo: Sovvertimento dei sensi
Autore: Stefan Zweig
Traduttore: Berta Burgio Ahrens
Editore: Garzanti - 2015

"Del più gran segreto del mio sviluppo spirituale il libro non dice una parola: per ciò mi misi a sorridere. Tutto vi è detto bene, ma l'essenziale manca. Mi descrive, ma non mi spiega. Parla di me, ma non mi rivela. L'accurato registro contiene duecento nomi: ma ne manca uno, quello da cui ebbe vita l'impulso creativo, il nome di chi determinò il mio destino e che adesso mi richiama con forza alla mia gioventù. Di tutto fu detto, eccetto che di chi mi diede la parola e attraverso il cui fiato io parlo: e mi sentirei colpevole se vigliaccamente continuassi a tacere".

Torno a proporre un’opera di Stefan Zweig, autore che credo possa ambire ad occupare un po’ di spazio nel mio cuore, o comunque nei miei pensieri.

Il suo stile elegante, a tratti “alto”, in questo “Sovvertimento dei sensi” reso ancora più affascinante dall’impegno di Berta Burgio Ahrens nella traduzione, mi soddisfa e mi raggiunge per donarmi appagamento e allo stesso tempo lasciarmi con il desiderio di gustare altre pagine, così dense e coinvolgenti. In merito alla scrittura mi permetto di aggiungere che la scelta di una certa cura nel tradurre un autore raffinato come Zweig, con momenti narrativi al limite del solenne ma che possono essere resi “alla portata” di tutti senza tradirne l’essenza, può consentire di rendere maggiormente fruibili le sue opere, anche all’attuale popolo di lettori e aspiranti, auspicabili tali.

Stefan Zweig riesce a basare la sua narrazione unicamente sul vissuto del protagonista, del cui monologo il romanzo è costituito, creando un coinvolgente ritmo narrativo, che pone il lettore ad assorbire una serie di eventi e dinamiche intime e private dei personaggi presentati.
I “fatti” e gli avvenimenti passano ad un certo punto in secondo piano, per lasciare l’onore della ribalta alle reazioni emotive ed alle esperienze e vicende psicologiche che quegli stessi fatti ed avvenimenti hanno generato nella profonda umanità ed individualità di chi si trova a viverle.

A conti fatti ci si trova di fronte ad un breve romanzo di formazione, nella tradizione del Bildungsroman di liceale memoria, dove Zweig, abilmente e finemente, riesce a proporre il tema del desiderio e dell’amore, dell’impossibile convivenza fra passione e morale, con al centro l’incontro di un giovane studente con un appassionato professore di letteratura. L’omosessualità doveva essere una questione delicata da proporre alla metà degli anni 20 del novecento, per cui la mia ammirazione aumenta, soprattutto per la maestria nel presentare e analizzare desiderio, conflitto, turbamento e senso di colpa che compongono una ardente passione, dotata di irreprimibile e a tratti oscura forza.

Mi sono immaginato quale ambientazione una città come Heidelberg, sede della più antica università tedesca

Nella Berlino di inizio Novecento, il giovane Roland de D. vive perso in un turbine di dissoluzione e oblio. Fino a quando suo padre decide di iscriverlo alla piccola università di una sonnolenta città di provincia. Qui Roland si appassiona alle lezioni di un rispettabile e affascinante professore di letteratura. Il professore accoglie benevolmente il giovane e tra i due si sviluppa un rapporto intimo e amichevole, ma anche profondamente contraddittorio, sconvolto dagli improvvisi cambi d'umore del professore che sempre più spesso ripudia il giovane protetto. Roland è disorientato, non comprende il motivo di questa "confusione dei sentimenti" che, presto, diventa un doloroso tormento interiore. Ne capirà il motivo solo all'indomani di una sconcertante rivelazione del suo mentore. (da ibs.it)


sabato 21 febbraio 2015

Tramonto di un cuore


Titolo: Tramonto di un cuore
Autore: Stefan Zweig
Traduttore: Berta Burgio Ahrens
Editore: Garzanti - 2015


L’immagine scelta per la copertina (un particolare di “Signora con ventaglio” di Gustav Klimt) potrebbe risultare fuorviante, ma l’ambientazione della storia raccontata (anni 20 del 900) e la comprensibile necessità di attrarre potenziali lettori mi fanno pensare che si riveli adeguata.

La definisco fuorviante perché questo racconto ci mostra e ci descrive, in modo implacabile, duro, ma al medesimo tempo scorrevole e coinvolgente, quanto di più lontano dalla leggerezza e serenità ispirata dalla figura femminile ritratta possa essere vissuto da un uomo.

“Tramonto di un cuore” fin dal suo incipit, che considero uno dei migliori, dei più incisivi che ricordo di aver letto, ci fa entrare nel vortice di pensieri e sensazioni del protagonista, il tarchiato agente di commercio signor Salomonsohn, e del suo autore, l’austriaco Stefan Zweig.

Attenzione alla resa della psicologia del protagonista, sia all’interno della riflessione su sé stesso, sia nella rappresentazione del suo rapporto con gli altri, la moglie e l’adorata figlia in particolare. È proprio la figlia ad innescare l’irreversibile processo di auto annullamento e “abbruttimento” del padre, sconvolto dallo scoprire che la sua “bambina”, quella che gli aveva donato un’altra vita, ha segreti da nascondere e, cresciuta, non rientra più nella sua visione di genitore dedito alla felicità filiale.

Una prova di sintesi drammaturgica che giunge direttamente al lettore ed ai suoi piccoli e grandi “drammi”.



“Una notte, il vecchio Salomonsohn, ricco borghese austriaco in villeggiatura a Gardone, sorprende la figlia mentre esce dalla stanza d'albergo di uno sconosciuto. Padre amorevole, egli ha consacrato ogni sforzo, ogni momento della propria vita ad assicurarle un futuro agiato. Ma ora, ossessionato da immagini di grottesca promiscuità, è incapace di accettare ciò che la sua mente, in un furioso ritornello, continua a ripetergli: sua figlia è cresciuta, è ormai una donna. E più Salomonsohn rifiuta di parlarne, più, dentro di lui, si fa strada un violento senso di rivalsa. Solo, abbrutito, preda di un'avarizia dei sentimenti ancor prima che dei beni materiali, il vecchio padre precipita in un baratro di livida impotenza, incapace sia di recuperare il rapporto con la figlia, sia di chiedere ragione a chi gliel'ha rapita.” (da garzantilibri.it)